Fabrizio Di Ernesto

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Monthly Archives: marzo 2021

Accordo Russia-Cinasulla produzione dello Sputnik V

La lotta al Coronavirus rafforza l’intesa geopolitica tra Russa e Cina. Mentre l’Europa continua a tergiversare sul vaccino russo Sputnik V, Mosca e Pechino hanno infatti siglato un’intesa per produrne 60 milioni di dosi.

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Venezuela: Maduro offre petrolio in cambio di vaccini

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha annunciato l’avvio di un programma per l’acquisto di vaccini contro il coronavirus in cambio di petrolio.

“Il Venezuela ha le petroliere, i clienti che comprano il greggio e dedicherebbe una parte della sua produzione per comperare i vaccini di cui ha bisogno il paese”, ha detto il presidente nel corso di un discorso trasmesso dalla televisione nazionale; rassicurando la popolazione che per garantire la vaccinazione di massa il Venezuela “non abbiamo bisogno di chiedere l’elemosina a nessuno”.

Attualmente Caracas ha siglato accordi con l’istituto russo Gamaleya per la fornitura dello Sputnik V e con la Cina per Sinopharm; il paese indiolatino inoltre ha avanzato la propria candidatura ad ospitare la fase tre dei test volontari per due prodotti frutto della ricerca cubana, il Soberana 2 e Abdala.

Da alcune settimane si parla inoltre del possibile avvio di vaccini tramite il meccanismo Covax dell’Organizzazione mondiale della Salute (Oms). Si tratta del farmaco AstraZeneca, che il Venezuela potrebbe comunque ricevere dopo aver estinto il debito con l’Organizzazione panamericana della salute (Ops).

Da ultimo però Maduro ha detto che il Venezuela ha il suo piano sull’approvvigionamento di vaccini contro il nuovo coronavirus e non accetterà quei prodotti responsabili di “disastri nel mondo”, e non autorizzati dalle autorità scientifiche nazionali. “Il Venezuela ha autorizzato un insieme di vaccini che sono quelli che possono entrare”, ha detto il presidente, “solo vaccini approvati e sicuri per il nostro popolo. Nessun vaccino che sta causando disastri nel mondo sarà ben accolto, e non darò nomi”, ha sottolineato.

Ecuador: in vista del ballottaggio Arauz avanti di 7 punti

A due settimane dal ballottaggio presidenziali ecuadoregne il candidato dell’opposizione Union for Hope (Unes), Andrés Arauz, avrebbe un vantaggio di sette punti percentuali rispetto al rivale di destra Guillermo Lasso.

Secondo un sondaggio condotto dalla Perfiles de Opinion Arauz avrebbe attualmente il 37,87% dei voti mentre il candidato dell’alleanza Creo-Psc sarebbe fermo al 30,19 anche se un terzo degli elettori è ancora indeciso e quindi ogni previsione sembra essere azzardata.

Il sondaggio condotto nelle aree urbane, dove di solito la destra è in vantaggio, è stato condotto tra il 23 ed il 24 marzo e presenta un margine di errore di circa il 2% con un’accuratezza del 95%.

Il primo turno è stato vinto da Arauz che ha ottenuto poco meno del 33% dei voti mentre Lasso si è fermato al di sotto del 20% ottenendo il diritto a correre per il ballottaggio dopo un lungo riconteggio dei voti superando per poche migliaia di voti il candidato di Pachakutik, Yako Pérez.

Il nuovo presidente guiderà il paese indio latino fino al 2025.

Venezuela: ribadito impegno per la pace interna

Il governo venezuelano ha ratificato mercoledì 24 marzo l’impegno a garantire la pace in tutto il suo territorio e ha avvertito che qualsiasi tentativo di violare l’integrità territoriale provocherà una risposta energica da parte delle autorità.

Tramite un comunicato stampa il ministro degli Esteri Jorge Arreaza ha condannato le dichiarazioni del ministero degli Esteri colombiano esprimendo la sua particolare attenzione alle recenti operazioni delle forze armate nazionali bolivariane (Fanb) nello stato Apure al confine con il territorio della Colombia.

L’esponente politico di Caracas ha ribadito che le operazioni delle forze armate nello stato di Apure hanno “il sostegno del popolo venezuelano, che ripudia le diverse forme di violenza derivate da più di settant’anni di guerra colombiana”.

Le operazioni della Fanb contro i campi di gruppi irregolari armati colombiani sono state effettuate nelle zone rurali al confine con l’obiettivo dichiarato di proteggere la popolazione civile dagli effetti negativi della violenza degli irregolari.

Allo stesso modo, il documento evidenzia la prudenza con cui l’alto comando militare conduce azioni difensive, volte a garantire la sicurezza del popolo venezuelano.

Le autorità venezuelano hanno più volte chiesto alla Colombia di fare luce sulla situazione di abbandono in cui versano le zone di confine dove operano numerosi gruppi criminali impegnati in attività illegali come il contrabbando, lo sfruttamento illegale di minerali e il traffico di droga.

Argentina: arrestato l’ex capo della Marina Marcelo Srur per l’affondamento dell’ARA San Juan

Il Consiglio Generale di Guerra argentino che ha indagato sull’affondamento del sottomarino ARA San Juan, ha sanzionato l’ex capo della Marina, Marcelo Srur, con 45 giorni di “arresto rigoroso” per aver informato “in modo incompleto” il Ministero della Difesa degli eventi accaduti con il sottomarino. Questo quanto stabilito dalla sentenza.

Sempre la stessa sentenza ha stabilito il licenziamento dell’ex comandante del comando della Navy Submarine Force, il capitano Claudio Javier Villamide.

La legge 26.394 (sulla giustizia militare) è entrata in vigore nel 2008 e ha abrogato il codice di giustizia militare con modifiche al codice penale e al codice di procedura, che regola il funzionamento del Consiglio generale di guerra.

Dallo scorso 25 novembre, il Consiglio di Guerra ha analizzato, nelle udienze tenutesi al Libertador Building, la condotta e la responsabilità dell’ex capo della Marina, Marcelo Srur, nella scomparsa e nell’affondamento dell’ARA San Juan. Nel processo sono stati riconosciuti colpevoli anche l’ex capo della base navale di Puerto Belgrano, il contrammiraglio Luis López Mazzeo.

L’ARA San Juan ha comunicato con la terraferma per l’ultima volta il 15 novembre 2017, alle 7:30 ora locale, l’equipaggio era composto da 44 membri, incluso il comandante del sottomarino, il capitano di fregata Pedro Martín Fernández.

La nave è stata ritrovata il 17 novembre 2018, a più di un anno dalla scomparsa, a una profondità di 907 metri e 600 chilometri da Comodoro Rvadavia, nei pressi del luogo in cui ha dato i suoi ultimi segnali.

Piazza Sempione, il restyling della discordia

Piazza Sempione è il cuore pulsante del quartiere romano di Montesacro e di Città Giardino non a caso proprio lì si trova la sede del III Municipio.

Da decenni la piazza è rimasta uguale, tranne per alcune attività che vi si affacciano. Venendo da Porta Pia si ha davanti a sé la statua della Madonna della Misericordia, che si trova lì dal 1948, al centro della piazza. Dietro la statua c’è la chiesa dei Santi Angeli Custodi, sulla sinistra il Municipio e sulla destra una delle storiche facciate parlanti della Capitale, per la cronaca Nil Difficile Volenti.

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Venezuela chiede a Colombia di indagare su eventuali responsabilità nell’Operazione Gideon

A quasi un anno dall’Operazione Gideon, tentativo di invasione del Venezuela, Caracas continua a cercare i mandanti della vicenda e non smette di guardare a Bogotà.

Attualmente l’ufficio del procuratore colombiano ha stabilito che i cervelli dell’operazione Gideon sono stati l’ex ufficiale militare venezuelano Cliver Alcalá e l’ex vice Hernán Alemán. Partendo da questo assunto il ministro degli Esteri del Venezuela, Jorge Arreaza, ha chiesto questo martedì alle autorità colombiane di svolgere indagini per determinare le responsabilità del governo nella vicenda.

Attraverso il popolare social network Twitter il capo della diplomazia venezuelana ha fatto riferimento alle informazioni pubblicate sul portale news.canal1.com, sul processo promosso dalla Procura colombiana nei confronti di quattro implicati nel complotto.

Secondo Caracas le autorità colombiane fino ad oggi non avrebbero fatto quanto dovuto ed anzi nel corso delle indagini i golpisti avrebbero goduto della protezione delle autorità di Bogotà anche in considerazione del fatto che la Procura colombiana ha confermato che l’operazione militare, sventata dalle autorità venezuelane nel maggio 2020, era stata pianificata a Bogotá.

Secondo le informazioni pubblicate da vari media colombiani, la Procura del Paese sudamericano ha riferito dell’accusa di tre cittadini venezuelani, legati all’operazione Gideon, che hanno firmato un accordo preliminare per patteggiare sei anni di carcere per aver ammesso la propria responsabilità nell’addestramento dei mercenari per scopi criminali.

La giustizia colombiana ha stabilito che le menti del piano erano l’ex ufficiale militare Cliver Alcalá e l’ex deputato venezuelano Hernán Alemán e ha aggiunto che durante la pianificazione delle operazioni nella capitale colombiana si sono formati gruppi di 20 uomini, guidati da disertori dell’esercito e fuggitivi dalla giustizia venezuelana.

Secondo le autorità colombiane Jordan Goudreau, Airan Berry e Luke Alexander Denmam erano incaricati di addestrare circa 200 uomini in tattiche di combattimento, con lo scopo di entrare in territorio venezuelano e deporre il governo di Maduro.

Il piano, eseguito il 3 maggio 2020, è fallito dopo che le autorità venezuelane hanno rilevato l’incursione marittima dei mercenari al largo delle coste degli stati di La Guaira e Aragua.

Difesa: in calo vendite di armi ma gli Usa hanno aumentato il loro mercato

Nel periodo tra il 2016 ed il 2020 le vendite di macchine belliche come carri armati e sottomarini sono diminuite, su scala globale, dello 0,5% rispetto al lustro precedente. Lo riferisce l’annuale rapporto del Sipri, l’Isituto internazionale per le ricerche sula pace di Stoccolma che precisa come nonostante il calo generalizzato gli Usa abbiano aumentato la loro quota di mercato portandola al 37%, mentre la Francia è arrivata all’8,2 e la Germania al 5,5.

Russia e Cina invece hanno registrato un calo arrivando ad occupare rispettivamente il 20 e il 5,2% del mercato.

Per quanto riguarda gli acquirenti di queste armi l’Arabia Saudita, impegnata nella guerra per procura in Yemen ha aumentato gli acquisti del 61%, il Qatar del 36% mentre l’Egitto li ha aumentati di oltre il 130%.

La maggior parte delle macchine belliche sono vendute nei paesi mediorientali, Arabia Saudita in primis che ne ha comprate circa un quarto della produzione totale.

La Francia ha aumentato le vendite del 44% mentre la Germania le ha aumentate del 21% grazie alle commesse arrivate dalla Corea del Sud, dall’Algeria e dall’Egitto.

La quota di mercato dell’Italia è pari al 2,2% dietro anche al Regno Unito sceso al 3,3% ed Israele con il 3. Mosca ha visto scendere la propria quota di mercato nonostante l’incremento delle vendite in Cina, Algeria ed Egitto che non sono riuscite a compensare la contrazione nel mercato indiano.

Venezuela: commemorata giornata antimperialista bolivariana

Il Venezuela ha celebrato ieri, martedì 9 marzo, la giornata dell’antiperialismo bolivariano.

La giornata è stata istituita cinque anni fa dal presidente Nicolas Maduro con l’obiettivo di celebrare la resistenza del popolo contro l’imperialismo e l’interventismo degli Stati Uniti d’America “che – ha detto il primo mandatario – sembrano destinati dalla provvidenza ad affliggere l’America con la miseria in nome della libertà”.

Tramite il suo account sul popolare social network twitter Maduro ha aggiunto: “Nel giorno dell’antimperialismo bolivariano ammonisco il popolo: che nessuno si lasci ingannare e che nessuno abbassi la guardia. Il Venezuela non è una minaccia, noi siamo speranza!”.

Il presidente nel 2016 scelse di indire questa giornata perché un anno prima, il 9 marzo 2015 l’allora presidente statunitense Barack Obama aveva dichiarato il Venezuela “una minaccia insolita e straordinaria” decretando poi decine di misure coercitive unilaterali contro Caracas, che hanno causato gravi danni alla popolazione, denunciano esperti in difesa dei diritti umani.

In merito alle celebrazioni il ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino, ha twittato che, dalle forze armate nazionali bolivariane (FANB), “riaffermiamo noi veri antimperialisti, un retaggio del pensiero e dell’azione del nostro padre liberatore. Non siamo una minaccia … Siamo Libertà!”.

La Svizzera mette al bando il burqa

Con il 51,2% dei voti e 20 cantoni su 26 a favore gli elettori Confederazione elvetica hanno approvato il referendum sul testo di modifica costituzionale che vieta di celare il volto in tutti i luoghi pubblici, in particolare nelle strade, nei trasporti pubblici o negli stadi e riguarda anche tifosi e manifestanti. Niente più burqa o niqab per le strade della Svizzera quindi.
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