Fabrizio Di Ernesto

Senato brasiliano discuterà a febbraio legge per il prezzo del carburante

Il nuovo disegno di legge brasiliano per regolarizzare il prezzo dei carburanti sarà discusso dal Senato a partire da febbraio. Ad annunciarlo il presidente della Camera alta del paese indiolatino Rodrigo Pacheco, il quale ha anche precisato che il testo sarà sottoposto a discussione e votazione in sessione plenaria.

Nel suo intervento Pacheco ha spiegato che all’inizio di febbraio il testo sarà sottoposto alla valutazione del Collegio dei capigruppo e che relatore del testo sarà il senatore Jaen Paul Prates.

Da quanto si apprende il progetto presentato da Jean Paul Prates punta “non solo a creare un programma di stabilizzazione, ma si pone l’obiettivo di ridurre la volatilità dei prezzi dei derivati ​​del petrolio, creare una nuova politica dei prezzi interni per la vendita ai distributori e prodotti petroliferi lavorati in Brasile”.

Secondo le stime del Senato lo scorso anno l’aumento dei prezzi del carburante nelle stazioni di servizio è stato di circa il 44% con la società locale Petrobras che ha aumentato per i distributori i prezzi della benzina del 4,85% e del diesel dell’8,08%, l’impennata dei prezzi dei carburanti ha avuto un impatto rilevante sul tasso di inflazione, che ha superato il 10% nel 2021.

Nello scorso anno l’inflazione in Brasile è stata del 10,06%, il dato più alto dal 2015 quando raggiunse il 10,67%.

Secondo l’Istituto brasiliano di geografia e statistica (Ibge), i combustibili, l’elettricità, gli affitti, il caffè e lo zucchero sono stati i settori in cui si sono registrati gli aumenti maggiori.

Libri: Le armi di ieri di Max Marambio

Le pagine di questo libro sono un’asciutta cronaca dell’epifania di una bandiera che continuava a sventolare in mezzo alla sconfitta di quel 1973. La loro realtà, con il passare del tempo, diventerà finzione, che è il miglior destino che la verità possa raggiungere. E questo libro ne renderà testimonianza.

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Venezuela denuncia sabotaggio impianti petroliferi

Le autorità venezuelane hanno denunciato un nuovo sabotaggio ai danni dell’industria petrolifera nazionale ed indicato nelle forze conservatrici di destra i responsabili dell’accaduto.

Nello specifico l’ex ministro degli Esteri di Caracas, Alí Rodríguez Araque, ha denunciato l’esplosione avvenuta lo scorso 11 gennaio presso il Poliducto de Oriente, situato nel comune di Naricual, nella città di Barcellona, ​​stato di Anzoátegui, un impianto quanto mai strategico visto che serve a rifornire di carburante tutti gli stati orientali del paese indiolatino.

“Questa azione criminale fa parte della guerra permanente diretta da gruppi appartenenti all’estrema destra venezuelana che, protetti dall’imperialismo nordamericano, cercano di boicottare gli importanti progressi che il governo bolivariano ha realizzato all’interno del nuovo sistema produttivo”, ha affermato Rodríguez Araque che ha poi aggiunto: “tutto questo si aggiunge alle sanzioni e alle minacce cui l’industria petrolifera venezuelana è stata sottoposta, negli ultimi cinque anni, con l’intento di interrompere tutte le operazioni condotte dalla Pdvsa (la compagnia petrolifera venezuelana) nelle sue diverse aree”.

Remigio Ceballos, vicepresidente del dipartimento per la Sicurezza e la Pace dei cittadini, ha invece spiegato che l’incendio è stato progressivamente controllato, grazie al lavoro svolto dalla Direzione per la Sicurezza del Pdvsa, dalla Polizia Nazionale Bolivariana (Pnb), dalla Polizia di Stato e da quella municipale.

Ucraina ed Europa: è ancora Usa contro Russia

Continuano ad aumentare le tensioni tra Usa e Russia per l’Ucraina, nuovo oggetto del contendere il futuro della sicurezza in Europa.

Nel corso del vertice di Ginevra sull’Europa il viceministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov, Mosca ha rilanciato tutte le sue richieste, in primis la garanzia che l’Ucraina non entri nella Nato mentre Washington, rappresentata dalla sottosegretaria Wendy Sherman, ha ribadito che ogni Paese ha il diritto di scegliere il suo futuro «senza veti terzi».

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Nicaragua: Ortega ha prestato giuramento per il nuovo mandato presidenziale

Continua in Nicaragua l’era Ortega.

Davanti a Brenda Rocha, presidente del Supremo consiglio elettorale (Cse) Daniel Ortega, in compagnia del suo vice Rosario Murillo, ha prestato giuramento per il nuovo mandato presidenziale.

Il presidente Ortega ha ringraziato gli ospiti internazionali per la loro presenza nonostante l’atteggiamento ostile degli Usa sottolineando: “Quale orgoglio più grande avere qui presenti cittadini americani che lottano per la dignità e l’indipendenza del loro Paese. Biosgna avere il coraggio di partecipare e difendere il diritto internazionale”.

Alludendo alla persecuzione della Casa Bianca, Ortega ha esortato il suo omologo statunitense a rispettare i diritti umani, “devono rispettare ciò che la legge impone. È tempo che il popolo nicaraguense sia risarcito, non chiediamo elemosina ma giustizia, noi chiediamo di porre fine al blocco contro Cuba e il Venezuela”.

“La Corte Internazionale di Giustizia, quando il Nicaragua fece appello nel corso della guerra dove furono mutilati migliaia di fratelli, con una sentenza storica condannò il governo degli Stati Uniti per gli atti terroristici contro il popolo nicaraguense, diretti dalle forze dell’intelligence”, ha sottolineato il presidente del paese indiolatino ricordando l’invasione Usa subita dal suo paese. Nel suo discorso il politico sandinista ha ricordato anche il tentativo di omicidio contro il suo omologo venezuelano, Nicolás Maduro nel 2018, “non c’erano i diritti umani o l’Unione europea a respingere l’attentato contro nostro fratello Nicolás Maduro, sono criminali e non hanno perso la loro essenza di schiavista e colonialisti, non si rendono conto che i popoli hanno perso la paura e stanno combattendo per la loro libertà”, quindi ha parlato di Cuba spiegando: “il 90% dei paesi che fanno parte delle Nazioni Unite vota per porre fine al blocco di Cuba, il governo yankee deve soddisfare tale richiesta se rispetta in qualche modo il diritto internazionale, anche il blocco contro il Venezuela deve finire”.

Venezuela: opposizioni vincono le elezioni per il governatorato di Barinas

Il Consiglio elettorale nazionale (Cne) del Venezuela ha annunciato che il candidato di destra Sergio Garrido ha vinto le elezioni per il governatore dello stato di Barinas con il 55,36 per cento dei voti.

Il candidato del Tavolo dell’unità democratica (Mud) ha ottenuto poco più di 172mila voti mente il candidato governativo Jorge Arreaza, del Grande polo patriottico (Gpp) si è fermato sotto i 129mila.

Già prima che arrivasse la comunicazione ufficiale del Cne lo sconfitto, Arreaza, aveva riconosciuto la vittoria del rivale e ha ringraziato tutte le persone che hanno votato a suo favore per il loro sostegno.

“Le informazioni che riceviamo dalle nostre strutture del Psuv (Partito socialista unitario del Venezuela) indicano che, sebbene abbiamo aumentato i voti, non abbiamo raggiunto l’obiettivo”, ha scritto in un tweet l’ex ministro degli Esteri venezuelano.

Gli abitanti dello stato di Barinas sono dovuti tornare alle urne dopo che la Corte suprema di giustizia ha disposto l’annullamento dei risultati delle elezioni dello scorso 21 novembre avendo riscontrato delle irregolarità.

Con questo risultato su 23 governatorati in cui si divide il paese 19 sono legati alla maggioranza mentre quattro sono amministrati dalle opposizioni.

La Cina adeguerà il proprio arsenale nucleare

Le autorità di Pechino hanno annunciato che la Cina continuerà a modernizzare il proprio arsenale nucleare per motivi di sicurezza nazionale e ha invitato gli Stati Uniti e la Russia a ridurre i loro depositi nucleari.

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Haiti: governo conferma attentato contro il primo ministro Henry

Il governo di Haiti ha confermato che qualcuno ha cercato di attentare alla vita del primo ministro Ariel Henry. Il tutto sarebbe avvenuto nel corso delle celebrazioni per l’anniversario dell’indipendenza nella città di Gonaïves, nella parte orientale del piccolo stato caraibico, luogo dove nel 1804 fu firmata la dichiarazione di indipendenza del paese.

Stando a quanto riferito lo scorso primo gennaio il primo ministro, accompagnato dal suo seguito ufficiale, ha dovuto lasciare la chiesa di Saint Charles de Borome a Gonaïves, mentre nelle vicinanze si sentivano forti colpi di armi automatiche. Nei giorni precedenti le forze rivoluzionarie di Raboto avevano lanciato minacce contro il premier. In merito all’accaduto i media locali riferiscono di un morto e del ferimento di almeno quattro persone anche se il governo non ha dichiarato nulla in merito.

Il ministro della Giustizia, Berto Dorcé, ha prontamente annunciato l’apertura di un’inchiesta per individuare i presunti autori e complici dell’attentato al premier.

Già lo scorso 17 ottobre Henry aveva dovuto cercare riparo in fretta e furia mentre stava commemorando la morte del leader indipendentista Jean Jacques Dessalines.

Attualmente i cittadini di Port-au-Prince stanno vivendo mesi difficili contraddistinti da una forte polarizzazione politica con Henry, divenuto presidente ad interim dopo l’uccisione di Jovenel Moïse, lotta per unire le diverse forze.

Tra molti analisti serpeggia il timore che la situazione possa andare ulteriormente ad aggravarsi in vista delle elezioni che dovrebbe svolgersi entro il 2022.

Bolivia: esportazioni in crescita nel 2021

La Bolivia ha chiuso il 2021 facendo registrare una crescita nel comparto delle esportazioni. A riferirlo direttamente il presidente della Bolivia, Luis Alberto Arce, precisando che esaminando i dati fino a novembre le esportazioni hanno già superato i 9,9 milioni di dollari, la cifra più alta degli ultimi tre anni.

“Con speranza, lavoro e, soprattutto, con unità. Così abbiamo iniziato il 2022. A novembre 2021 le nostre esportazioni hanno superato i 9,9 miliardi di dollari, il dato più alto degli ultimi tre anni, con un avanzo commerciale di 1,729 miliardi” ha sottolineato il primo mandatario boliviano.

Dal canto suo, il viceministro del Commercio estero e dell’Integrazione, Benjamín Blanco, ha sottolineato che il Paese sudamericano batterà un record anche in termini di esportazioni negli ultimi 12 mesi, portandole a una cifra vicina ai 10 miliardi di dollari; “è una cifra che non si raggiungeva dal 2014, stiamo per battere un record dopo tanti anni che ci lascia anche con un saldo commerciale positivo di oltre 1,500 miliardi di dollari, da otto anni non avevamo un bilancio positivo per il nostro Paese”, ha precisato l’alto funzionario.

Il dato certifica una crescita nella capacità della Bolivia di vendere i suoi prodotti all’estero, alcuni dei quali hanno anche ottenuto importanti riconoscimenti internazionali e registrato prezzi competitivi sui mercati esteri, su tutti i prodotti agricoli in primis il cacao. Nelle intenzioni delle autorità boliviane a breve sarà il vino ad invadere i mercati europei.

Russia e Bielorussia si accordano per rafforzare i legami militari ed economici

Il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, e il suo omologo russo, Vladimir Putin, al termine di un faccia a faccia che si è svolto a San Pietroburgo hanno concordato di svolgere esercitazioni militari congiunte in territorio bielorusso, nonché di rafforzare la collaborazione economica bilaterale.

Nel corso del vertice l’uomo forte di Minsk ha ringraziato Putin per il sostegno fornite negli ultimi mesi di fronte alle misure coercitive unilaterali adottate da varie potenze occidentali.

Stando a quanto riferito dalla stampa di Mosca Lukashenko si è detto molto grato per quanto fatto dalla Russia soprattutto per aver sostenuto Minsk “in questo difficile momento delle sanzioni”. In merito a ciò il presidente bielorusso si è lamentato che i paesi occidentali continuano a “strangolare” il paese avendo già “introdotto cinque pacchetti di sanzioni e si sta parlando del sesto. Queste sanzioni sono stupide e inutili”. Nonostante ciò, però il Pil è aumentato “grazie alla Russia ed agli amici internazionali”.

Da parte sua Putin ha proposto di tenere esercitazioni militari congiunte sul territorio della Bielorussia, affermando che le relazioni tra i due paesi ne trarrebbero beneficio. Sempre il leader russo ha accolto con favore l’ammissione delle aziende bielorusse agli acquisti statali in Russia, affermando che “ciò espande significativamente le opportunità per le aziende bielorusse ed è anche vantaggioso per la Russia perché aumenta il livello di concorrenza nel mercato”.

Russia e Bielorussia hanno lavorato alla creazione dell’Unione statale dal 1996, ma solo negli ultimi tre anni le parti sono riuscite a superare le divergenze e hanno iniziato a muoversi verso accordi reciprocamente vantaggiosi.