Fabrizio Di Ernesto

L’Iran inizierà ad arricchire l’uranio al 60%

In seguito al sabotaggio subito dallo stabilimento di Natanz Seyed Abás Araqchi viceministro per gli affari politici iraniani ha annunciato che Teheran inizierà ad arricchire l’uranio del 60% in questa struttura.

Il rappresentante del governo iraniano ha riferito che: “Attraverso una lettera, l’Iran ha annunciato al direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), Rafael Grossi, che inizierà ad arricchire l’uranio al 60%”.

Il pronunciamento del diplomatico segue l’incidente che questa domenica ha interessato la rete elettrica del complesso nucleare di Sharid Ahmadi Roshan, della centrale nucleare di Natanz, nell’omonima regione dell’Iran centrale. Secondo i primi rapporti dei servizi iraniani dietro il sabotaggio ci sarebbe il servizio di intelligence israeliano (Mossad).

“Altre 1000 centrifughe, con il 50% di capacità in più, verranno aggiunte alle macchine di Natanz, oltre a sostituire quelle danneggiate”, ha aggiunto il politico iraniano.

Lunedì scorso, l’ambasciatore iraniano presso le organizzazioni internazionali con sede a Vienna, Kazem Qaribabadi, ha spiegato che, nonostante l’atto di sabotaggio, l’arricchimento dell’uranio non si è fermato nell’impianto.

Dallo scorso gennaio, la Repubblica islamica ha iniziato ad arricchire l’uranio al 20%, in base alla Legge sull’azione strategica per revocare le sanzioni, approvata dal Parlamento iraniano nel novembre 2020. Successivamente, l’Aiea ha affermato che il paese iraniano potrebbe facilmente arricchire l’uranio oltre il 20%, anche fino al 90%.

L’Iran ha gradualmente ridotto i suoi impegni nucleari un anno dopo che l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ritirato il suo paese dal patto Jcpoa firmato nel 2015, e ha imposto una politica di sanzioni e misure coercitive unilaterali contro l’Iran.

Brasile: sospesi i decreti di Bolsonaro sulle armi

Il giudice brasiliano Rosa Weber della Corte Suprema Federale (STF) del Brasile ha sospeso diverse parti di quattro decreti a favore di una maggiore flessibilità e di un maggiore accesso alle armi per i brasiliani varati dal presidente Jair Bolsonaro.

I quattro decreti sono stati varati lo scorso gennaio dal Capo dello Stato ed ora saranno analizzati dalla plenaria dell’Stf a partire da questo venerdì quando saranno analizzati anche altri ricorsi presentati da partiti e organizzazioni di opposizione contro la politica sulle armi di Bolsonaro.

I decreti sarebbero dovuti entrare in vigore oggi ma il giudice Weber ha deciso di bloccarlo poco prima.

Nello specifico il giudice ha cancellato la parte che ha aumentato il limite di armi che i civili possono acquisire da quattro a sei e da sei a otto quelle per la polizia e altri agenti di sicurezza. Sospesa anche

la parte che autorizzava il trasporto simultaneo di due armi invece di una; un’altra che estendeva il limite delle munizioni che possono essere acquisite da cacciatori e tiratori sportivi, e un comma che permetteva agli enti e alle scuole di tiro di acquistare munizioni in quantità illimitate.

Secondo Rosa Weber esiste una correlazione tra l’agevolazione dell’accesso alle armi da fuoco e la diffusione di queste tra le organizzazioni criminali, l’aumento della criminalità, della criminalità violenta e dei tassi di omicidio.

Quello delle armi è un tema molto presente nel mandato di Bolsonaro. Da quando è in carica il presidente brasiliano ha firmato più di 30 tra decreti e leggi per rendere più flessibile l’accesso alle armi, molti dei quali sono stati ostacolati dal Congresso.

Secondo i dati dell’Istituto Igarapé, in Brasile ci sono 1,2 milioni di armi in possesso dei cittadini, il 65% in più rispetto alla fine del 2018.

Ecuador: Guillermo Lasso vince le presidenziali

Con oltre il 52% delle preferenze il banchiere Guillermo Lasso ha vinto le elezioni presidenziali in Ecuador battendo lo sfidante Andrés Arauz che si è fermato poco sopra il 47%.

Non appena il risultato è diventato certo il candidato della alleanza di destra Creo ha ringraziato la popolazione per il sostegno.

Commentando i risultati ufficiali del Consiglio elettorale nazionale (Cne), Lasso ha sottolineato che la vittoria “è una benedizione di Dio” aggiungendo “è un giorno in cui tutti gli ecuadoriani hanno deciso il loro futuro, hanno espresso con il loro voto la necessità di cambiamento e il desiderio di giorni migliori per tutti”.

“Voglio ringraziare gli ecuadoriani che mi hanno dato la loro fiducia, che lo hanno fatto in pace e che hanno dato al nostro Paese un messaggio forte: gli ecuadoriani credono nella democrazia e nella libertà”, ha aggiunto Lasso.

Il vincitore del secondo turno presidenziale ha anche ringraziato tutti i leader politici che hanno sostenuto la sua candidatura: “Ringrazio i gruppi indipendenti e volontari che si sono formati in tutto il Paese e con il loro lavoro hanno portato il messaggio della democrazia porta a porta e della prosperità. In qualità di presidente, mi dedicherò al progetto nazionale per ascoltare tutti. Tuti gli ecuadoriani trarranno beneficio dal cambiamento, da un paese libero, prospero e democratico. Oggi possiamo dormire tutti tranquilli”.

Erdogan val bene una…sedia

Ancora non si placano in Italia ed in Europa le polemiche per il cosiddetto «sofagate» al palazzo presidenziale di Ankara, dove nel corso di una visita ufficiale il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ha fatto accomodare su un divano la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, così come il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, mentre lui e il presidente del Consiglio Ue Charles Michel prendevano posto su due poltrone con le rispettive bandiere alle spalle.

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Draghi a Tripoli per curare gli interessi italiani

La prima visita all’estero del premier Mario Draghi si è svolta ieri in Libia, una scelta non solo simbolica visto che fino a 10 anni fa la nostra ex colonia era uno dei principali partner economici e commerciali dell’Italia mentre oggi a causa della guerra civile e della crescente influenza di Francia e Turchia il nostro paese è regalata in una posizione di secondo piano.

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Brasile: numero di miliardari cresciuti del 44% durante la pandemia

Durante la pandemia causata dal Covid-19 in Brasile il numero dei miliardari è cresciuto del 44%. Lo riferisce un articolo pubblicato da Forbes che sottolinea come nel gigante indiolatino appena 65 persone posseggano oltre 219 miliardi di dollari.

Secondo la rivista in un anno il numero dei miliardari nel paese è passato da 45 nel 2020 a 55 nel 2021 mentre nel paese più della metà della popolazione continui a soffrire la fame.

Commentando i dati il quotidiano Brasil de Fato ha spiegato che nel periodo preso in esame la ricchezza posseduta da questi ultraricchi è aumentato di oltre il 70% passando dai 127 miliardi dello scorso anno ai 219 attuali. Un dato questo ancora più allarmante se confrontato con quello relativo alla popolazione indigente; in uno studio sull’insicurezza alimentare e il Covid-19 in Brasile, preparato dal Brazilian Research Network on Food Sovereignty and Security (Red Penssan), si evince che più della metà della popolazione (116,8 milioni di persone) non è sicura di trovare cibo in tavola, e di queste oltre 19 milioni rischiano di morire di fame.

Accordo Russia-Cinasulla produzione dello Sputnik V

La lotta al Coronavirus rafforza l’intesa geopolitica tra Russa e Cina. Mentre l’Europa continua a tergiversare sul vaccino russo Sputnik V, Mosca e Pechino hanno infatti siglato un’intesa per produrne 60 milioni di dosi.

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Venezuela: Maduro offre petrolio in cambio di vaccini

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha annunciato l’avvio di un programma per l’acquisto di vaccini contro il coronavirus in cambio di petrolio.

“Il Venezuela ha le petroliere, i clienti che comprano il greggio e dedicherebbe una parte della sua produzione per comperare i vaccini di cui ha bisogno il paese”, ha detto il presidente nel corso di un discorso trasmesso dalla televisione nazionale; rassicurando la popolazione che per garantire la vaccinazione di massa il Venezuela “non abbiamo bisogno di chiedere l’elemosina a nessuno”.

Attualmente Caracas ha siglato accordi con l’istituto russo Gamaleya per la fornitura dello Sputnik V e con la Cina per Sinopharm; il paese indiolatino inoltre ha avanzato la propria candidatura ad ospitare la fase tre dei test volontari per due prodotti frutto della ricerca cubana, il Soberana 2 e Abdala.

Da alcune settimane si parla inoltre del possibile avvio di vaccini tramite il meccanismo Covax dell’Organizzazione mondiale della Salute (Oms). Si tratta del farmaco AstraZeneca, che il Venezuela potrebbe comunque ricevere dopo aver estinto il debito con l’Organizzazione panamericana della salute (Ops).

Da ultimo però Maduro ha detto che il Venezuela ha il suo piano sull’approvvigionamento di vaccini contro il nuovo coronavirus e non accetterà quei prodotti responsabili di “disastri nel mondo”, e non autorizzati dalle autorità scientifiche nazionali. “Il Venezuela ha autorizzato un insieme di vaccini che sono quelli che possono entrare”, ha detto il presidente, “solo vaccini approvati e sicuri per il nostro popolo. Nessun vaccino che sta causando disastri nel mondo sarà ben accolto, e non darò nomi”, ha sottolineato.

Ecuador: in vista del ballottaggio Arauz avanti di 7 punti

A due settimane dal ballottaggio presidenziali ecuadoregne il candidato dell’opposizione Union for Hope (Unes), Andrés Arauz, avrebbe un vantaggio di sette punti percentuali rispetto al rivale di destra Guillermo Lasso.

Secondo un sondaggio condotto dalla Perfiles de Opinion Arauz avrebbe attualmente il 37,87% dei voti mentre il candidato dell’alleanza Creo-Psc sarebbe fermo al 30,19 anche se un terzo degli elettori è ancora indeciso e quindi ogni previsione sembra essere azzardata.

Il sondaggio condotto nelle aree urbane, dove di solito la destra è in vantaggio, è stato condotto tra il 23 ed il 24 marzo e presenta un margine di errore di circa il 2% con un’accuratezza del 95%.

Il primo turno è stato vinto da Arauz che ha ottenuto poco meno del 33% dei voti mentre Lasso si è fermato al di sotto del 20% ottenendo il diritto a correre per il ballottaggio dopo un lungo riconteggio dei voti superando per poche migliaia di voti il candidato di Pachakutik, Yako Pérez.

Il nuovo presidente guiderà il paese indio latino fino al 2025.

Venezuela: ribadito impegno per la pace interna

Il governo venezuelano ha ratificato mercoledì 24 marzo l’impegno a garantire la pace in tutto il suo territorio e ha avvertito che qualsiasi tentativo di violare l’integrità territoriale provocherà una risposta energica da parte delle autorità.

Tramite un comunicato stampa il ministro degli Esteri Jorge Arreaza ha condannato le dichiarazioni del ministero degli Esteri colombiano esprimendo la sua particolare attenzione alle recenti operazioni delle forze armate nazionali bolivariane (Fanb) nello stato Apure al confine con il territorio della Colombia.

L’esponente politico di Caracas ha ribadito che le operazioni delle forze armate nello stato di Apure hanno “il sostegno del popolo venezuelano, che ripudia le diverse forme di violenza derivate da più di settant’anni di guerra colombiana”.

Le operazioni della Fanb contro i campi di gruppi irregolari armati colombiani sono state effettuate nelle zone rurali al confine con l’obiettivo dichiarato di proteggere la popolazione civile dagli effetti negativi della violenza degli irregolari.

Allo stesso modo, il documento evidenzia la prudenza con cui l’alto comando militare conduce azioni difensive, volte a garantire la sicurezza del popolo venezuelano.

Le autorità venezuelano hanno più volte chiesto alla Colombia di fare luce sulla situazione di abbandono in cui versano le zone di confine dove operano numerosi gruppi criminali impegnati in attività illegali come il contrabbando, lo sfruttamento illegale di minerali e il traffico di droga.