Fabrizio Di Ernesto

Usa2020: Tra Trump e Biden vince la noia

«Sei poco intelligente», «Tu sei un bugiardo e un clown». Il momento in cui i due candidati alla Casa Bianca, il presidente uscente Donald Trump ed il democratico Joe Biden, si sono scambiati insulti reciproci è stato forse il più interessante di un confronto televisivo altrimenti noioso. Il dibattito Trump Biden, che si è tenuto a Cleveland, in Ohio, è durato in tutto 90 minuti, ed è stato caratterizzato da durissimi attacchi personali e ripetute interruzioni.
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Venezuela: presidente Maduro ha presentato legge “anti-blocco” all’Assemblea nazionale costituente

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha presentato all’Assemblea nazionale costituente (Anc) il progetto di legge costituzionale anti-blocco, con il quale la nazione sudamericana spera di affrontare e sconfiggere il blocco e le misure economiche coercitive unilaterali imposto dagli Stati Uniti.

“Questa Legge Costituzionale risponde a un’esigenza strategica dello Stato in virtù della multiforme aggressione che si sta compiendo contro il Venezuela. Il compito principale nei prossimi anni sarà quello di superare e superare il blocco e le sanzioni” ha spiegato l’esponente chavista illustrando il progetto di legge.

Il primo mandatario venezuelano ha spiegato che la legge anti-blocco cerca di stabilire meccanismi che, indipendentemente dal presidente statunitense, garantiscano il benessere, la distribuzione della ricchezza, la pace, la democrazia e la sovranità del popolo venezuelano. Maduro ha anche ricordato che il governo di Washington conduce una persecuzione politica e commerciale contro il Venezuela, che si concretizzata nelle misure coercitive unilaterali con cui cerca di distruggere lo Stato per appropriarsi della ricchezza venezuelana, creando una crisi interna e dando il via alla possibilità di un’invasione per stabilire un sistema neoliberista.

Maduro ha anche ribadito l’importanza delle elezioni parlamentari del 6 dicembre e dell’approvazione del disegno di legge anti-blocco da parte dell’Anc, al cui presidente, Diosdado Cabello, ha consegnato il documento alla presenza degli alti comandanti militari, vicepresidenti del governo, e diplomatici di altri paesi.

Rivolgendosi ai deputati Maduro ha detto: “Vi chiedo un dibattito, un dibattito vero per creare più consapevolezza, per generare forza per il futuro, per garantire alle persone il loro lavoro, la loro educazione, la loro salute, la loro cultura, il loro cibo, la loro vita sociale, la loro vita economica, per garantire al Paese la pace e la democrazia”.

Da parte sua, il presidente dell’Anc, Diosdado Cabello, ha annunciato l’immediata creazione di una commissione mista per rivedere il disegno di legge per la successiva approvazione nei prossimi giorni, e aiutare il paese ad affrontare “l’ultimo trimestre dell’anno e gli anni futuri”.

Il presidente Nicolás Maduro ha quindi sottolineato che la futura legge sarà in vigore per tutta la durata del blocco o che le sanzioni unilaterali degli Stati Uniti contro il Venezuela rimarranno in essere, e ha sottolineato che questo darà allo Stato gli strumenti per avanzare secondo modalità che consentano loro di deridere e sconfiggere il blocco internazionale.

Durante il suo discorso di questo giorno presso la sede dell’ANC, il presidente Nicolás Maduro ha denunciato gli effetti della guerra economica statunitense contro la nazione indiolatina parlando di “una guerra non dichiarata, invisibile, i cui effetti non li vediamo ma li sentiamo nella vita. È una guerra multiforme e come tutte le guerre, crudele e disumana”, ricordando che in cinque anni il blocco ha tagliato i finanziamenti al Paese e ha generato perdite del 99 per cento nel volume dei proventi in valuta estera. “In cinque anni, il blocco è riuscito a tagliare i finanziamenti al Paese, impedendo allo Stato di avere la valuta estera per acquistare cibo, medicine, rifornimenti e materie prime essenziali per l’attività economica” ha sottolineato il presidente, osservando che il blocco economico, finanziario e commerciale che è stato attuato contro il paese dal 2015 “è la materializzazione nel campo dell’economia di questa politica di guerra. Il suo obiettivo è soffocare l’economia fino a farla implodere e generare una crisi”.

Bolivia: nuovo ricorso contro il Mas

Le autorità giudiziarie della Bolivia hanno ammesso un nuovo ricorso contro il Mas, Movimento al Socialismo, il partito politico dell’ex presidente Evo Morales; intento di questo nuovo ricorso quello di escludere definitivamente il partito dalla contesa elettorale.

Ad accettare il nuovo ricorso è stata la Seconda Camera Costituzionale della Corte di Giustizia di La Paz che esercitando così pressioni sul Tribunale Supremo Elettorale (Tse) affinché si pronunci sulla causa contro il Mas.

La richiesta di un nuovo pronunciamento contro il Mas per escluderlo dalle elezioni è stata presentata dalla senatrice Carmen Eva Gonzales che in precedenza aveva denunciato il candidato del Mas Luis Arce reo di aver diffuso a luglio un sondaggio violando, a suo dire, l’articolo 136 della legge elettorale che ne vieterebbe la diffusione.

Il Mas aveva fato ricorso contro questa denuncia definendo l’articolo “incostituzionale”, in seguito la il Tse aveva affidato il caso alla Corte costituzionale insieme ad analoghe denunce contro altre forze politiche, dichiarando che si sarebbe pronunciato solo dopo la Corte Costituzionale.

Salvo rinvii l’udienza dovrebbe tenersi il prossimo lunedì, il 5 ottobre, con il Mas che tramite il proprio portavoce Sebastián Michel si è detto tranquillo.

Dopo il golpe bianco dello scorso novembre che ha costretto il presidente Morales a lasciare il paese le forze reazionarie stanno cercando di mettere fuori legge il Mas anche se il candidato di questo, Arce, continua ad essere in testa a tutti i sondaggi con circa 10 punti di vantaggio sugli sfidanti.

Cile: popolazione favorevole a cambiare la Costituzione

L’82% dei cileni cambierebbe la Costituzione. Questo il risultato dello studio “Radiografia del cambiamento” e che mostra un deciso aumento rispetto al 2016.

La ricerca condotta dal Coes (Centro per gli studi sui conflitti e la coesione) dell’Università del Cile sancisce come oltre 4 cileni su 5 siano “d’accordo” o “fortemente d’accordo” in merito alla possibilità di rivedere la Carta Costituzionale. Lo studio si basa su indagini comparative tra il 2016 e il 2019 che hanno dimostrato che, dopo le manifestazioni dell’ottobre dello scorso anno, è cresciuto l’interesse popolare per la trasformazione della Costituzione.

Secondo i dati forniti, nel 2016 il 16 per cento della popolazione sottoposta alle indagini concordava con la legge e il 72 per cento voleva che cambiasse; nel 2019 i soddisfatti sono il sette per cento e quelli che aspiravano al cambiamento sono saliti all’82 per cento.

Commentando i risultati la ricercatrice del Coes, Claudia Heiss, ha assicurato che un tale risultato può essere riflesso a tutti i livelli di istruzione anche se appare molto più alto tra gli individui con istruzione di base e secondaria.

Lo studio ha evidenziato anche che la partecipazione delle persone ai movimenti sociali è aumentata, passando dal 21 al 39% in tutte le fasce di età, con una maggiore accentuazione tra i giovani e le persone in generale con più istruzione.

Sempre nel periodo preso in esame la percentuale di insoddisfazione per il modo in cui viene applicata la democrazia in Cile è aumentata dal 25% nel 2016 al 54% tre anni dopo; cresciuto anche il rifiuto dell’uso della forza e della repressione da parte delle forze di polizia verso marce pacifiche, dal 65 nel 2016 al 79% nel 2019.

Bielorussia: Lukashenko ha giurato tra proteste interne ed internazionali

Il discusso presidente Alexander Lukashenko ha prestato ieri giuramento per la sesta volta consecutiva come Capo di Stato della Bielorussia. La cerimonia è avvenuta in segreto nel palazzo presidenziale di Minsk, circondato da forze dell’ordine con tempi molto ridotti rispetto al passato.

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Nato soddisfatta per progressi nei colloqui tra Grecia e Turchia

Nonostante il continuo atteggiamento di sfida tenuto dalla Turchia nei confronti della Grecia la Nato è soddisfatta per i progressi registrati nei colloqui tra Atene ed Ankara volti ad evitare scontri nel Mediterraneo orientale, teatro di una disputa sulle risorse energetiche dei due paesi.

L’ottimismo è stato espresso dal numero uno dell’Alleanza atlantica Jens Stoltenberg nel corso di un colloquio con la stampa nel quale ha riferito che le parti hanno tenuto diverse riunioni nel quartier generale della Nato a Bruxelles per trovare un’intesa che eviti scontri armati.

Gli incontri si svolgono sotto la supervisione del primo ministro spagnolo Pedro Sanchez e sono, ha riferito sempre Stoltenberg, “colloqui tecnici militari che completano gli sforzi diplomatici condotti dalla Germania per risolvere la controversia sottostante”.

Negli ultimi mesi contrasti tra i due paesi sono sorti a causa delle esplorazioni per la ricerca di gas in acque greche su cui la Turchia vanta pretese territoriali; la tensione tra i due paesi ha portato a una crisi politico-diplomatica con i due paesi, membri della Nato che hanno organizzato esercitazioni militari alimentando i timori che possa scoppiare un conflitto armato. La tensione è in parte rientrata in questi giorni con Atene e Ankara martedì che hanno accettato di iniziare colloqui esplorativi per risolvere la controversia. Stoltenberg ha accolto con favore la mossa, mentre Sanchez l’ha definita “un passo significativo nella buona direzione”.

Bolivia: esportazioni scese del 28%

Bolivia sempre più in crisi economica.

L’Ine, l’Istituto nazionale di statistica, ha infatti certificato che nel periodo tra gennaio e agosto del 2020 il commercio estero del paese ha subito una contrazione del 28% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Secondo il bollettino del commercio estero dell’Ine, le esportazioni sono scese da 5.897 a 4.217 milioni di dollari mentre gli acquisti all’estero sono calati del 35 per cento passando da 6.573 a 4.247 milioni di dollari.

Per quanto riguarda le esportazioni l’istituto ha spiegato che il loro valore si è deprezzato a causa del calo globale della domanda di materie prime a causa della pandemia Covid-19, la componente principale delle vendite boliviane. A pagare dazio sono state soprattutto le esportazioni di gas naturale verso Argentina e Brasile; in netto calo anche le vendite di minerali grezzi e lavorati.

Sul fronte delle importazioni invece l’Ine ha riferito che la contrazione dell’economia boliviana ha determinato una diminuzione degli acquisti di beni strumentali e degli input industriali in generale, compresi i combustibili.

Sempre nei primi otto mesi dell’anno si è verificata in Bolivia una significativa diminuzione del deficit commerciale; attualmente tale indicatore è stato fissato a soli 30 milioni di dollari rispetto al saldo negativo di 676 milioni di dollari che il commercio estero boliviano ha avuto nei primi otto mesi dello scorso anno.

Usa2020: Trump si rafforza con la Pace di Abramo

Donald Trump in vista delle presidenziali di novembre fa «scoppiare la pace» in Medio Oriente e rafforza il sostegno dell’influente comunità ebraica statunitense.

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Venezuela tratta con creditori esteri per far fronte alle obbligazioni delle società statali

Il governo venezuelano sta trattando con i creditori esteri per pagare le obbligazioni delle società statali.

Il vice vicepresidente chavista Delcy Rodríguez ha spiegato che il governo bolivariano conferma la sua piena disponibilità a rispettare gli impegni assunti con i possessori di titoli emessi dalla Repubblica, da Petróleos de Venezuela (Pdvsa) e da Electricidad de Caracas.

Nel corso di una conferenza stampa con il presidente di Pdvsa, Asdrúbal Chávez, e del Procuratore generale, Reinaldo Muñoz Pedroza, la Rodríguez ha ribadito la richiesta agli obbligazionisti di rivedere l’offerta annunciata dal governo bolivariano e unirsi all’invito a salvaguardare interessi reciproci nel rispetto di entrambe le parti.

Nel concreto la Rodríguez, ha proposto un’”offerta condizionale” per il pagamento delle obbligazioni delle due società statali al fine di garantire che gli investitori non siano interessati dalle sanzioni statunitensi che, dal 2017, hanno impedito la ristrutturazione del debito venezuelano.

“Il Venezuela è sempre stato caratterizzato dall’adempimento fedele dei suoi obblighi di pagamento per i servizi del debito estero, nonostante la multiforme aggressione criminale perpetrata contro il paese”, ha aggiunto, ricordando che nel 2017 era già stata annunciata l’intenzione di ristrutturare il debito, per cui “ha invitato gli obbligazionisti nazionali e internazionali e i loro rappresentanti a un processo di dialogo costruttivo al fine di ricercare formule che permettano di superare i limiti imposti dalle misure coercitive unilaterali adottate nei confronti del Paese ”.

Secondo la Rodríguez, la proposta avrà effetto solo se gli obbligazionisti che rappresentano più del 75% dell’importo principale approveranno l’offerta, invieranno una lettera di accettazione e accetteranno di sospendere i reclami pendenti che sono avanzati verso procedimenti legali contro il paese.

Gli investitori potranno accettare l’offerta entro la mezzanotte del prossimo 13 ottobre.

La Polonia, con la scusa di Navanlnyi, chiede di bloccare il North Stream2

Ora la Polonia vuole dettare l’agenda energetica all’Europa.

Utilizzando il pretesto dello strano “avvelenamento” del russo Aleksej Navanlnyi, uno dei tanti oppositori di Vladimir Putin, Varsavia vorrebbe che la Germania e l’Unione europea bloccassero la realizzazione del gasdotto North Stream2, attualmente in via di completamento tra la Russia e la Germania sfruttando il Mar Baltico.

Ad avanzare la richiesta il premier polacco Mateusz Morawiecki; secondo il primo ministro “non si può minacciare la Russia da lontano, puntando il dito, e poi rimanere invischiati nel progetto North Stream 2 con il gruppo Gazprom. L’unica via d’uscita razionale sarebbe, invece, archiviare il tutto”.

Ormai lanciato nel suo attacco contro la Russia Morawiecki è tornato sul presunto avvelenamento ai danni di Navalnyj sostenendo che questo costituisce “una sfida per l’intera comunità democratica europea”, sottolineando come questo gasdotto “renderà l’Ue dipendente dalle forniture di gas russo”. Tuttavia, per il primo ministro polacco, il pericolo maggiore è che la Russia, con il pretesto della cooperazione economica, “sta guadagnando influenza sul comportamento della Germania, uno dei più importanti partner economici e politici nell’Ue e nella Nato”. Il premier polacco ha poi concluso la sua invettiva contro Mosca asserendo: “Non è sufficiente prendere atto che la Russia “non accetta la democrazia e la libertà di espressione in senso occidentale” perché, secondo lui “con uno Stato che viola gli standard internazionali e il diritto internazionale non solo in patria, ma anche sul territorio dell’Ue e degli Stati membri della Nato, non è possibile avere un dialogo costruttivo”.