Fabrizio Di Ernesto

Ambasciatore Eduardo Martinetti Macedo: “Il Perù è un Paese straordinario cui le Pmi possono offrire molto ma anche ricevere molto”

Per gli speciali di Agenzia Stampa Italia abbiamo avuto il piacere di incontrare l’Ambasciatore peruviano in Italia, S.E. Eduardo Martinetti Macedo, che non solo ci ha illustrato le bellezze del suo Paese ma anche spiegato la crisi politica vissuta dal suo Paese nelle settimane scorse, ora brillantemente superata, e ribadito i grandi rapporti economici tra i due Stati sia per quanto riguarda la comunità peruviana in Italia sia in merito ai possibili investimenti che le Pmi nostrane potrebbero effettuare a Lima per rafforzare la loro bilancia commerciale

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Usa2020: avviata la transizione ma Trump non molla

«In America abbiamo elezioni libere e il risultato va rispettato, va onorato, perché gli americani non accetterebbero altro». Queste le parole di Joe Biden, del presidente eletto degli Usa, dopo che l’uscente Donald Trump ha avviato la transizione tra le due amministrazioni che avrà il suo apice il 20 gennaio con il passaggio ufficiale di consegne.

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Perù: presidente Sagasti ha avviato dialogo con le forze parlamentari

Il neopresidente cileno Francisco Sagasti ha avviato il dialogo con le forze parlamentari per traghettare il paese fuori dalla crisi politica e sociale in cui è precipitato.

Il ciclo dei dialoghi toccherà vari temi tra cui la lotta al Covid-19, le elezioni, la ripresa dell’economia, la sicurezza dei cittadini e l’istruzione.

Sagasti ha ricevuto nel Palazzo del Governo i rappresentanti parlamentari dell’Alleanza per il Progresso (App) e del Fronte Agrario Popolare (Frepap).

Al termine della riunione, il leader dell’APP, César Acuña, ha affermato di aver espresso il sostegno del suo gruppo politico a Sagasti e ha sottolineato che “sarebbe irresponsabile” per i membri del Congresso del suo partito non votare a favore della concessione della fiducia al governo di Violeta Bermúdez.

I colloqui proseguiranno nei prossimi giorni con gli altri sette movimenti presenti in Parlamento.

In base a quanto riferito dalla stampa a questi incontri prenderanno parte i presidenti del Congresso della Repubblica, della magistratura e del Consiglio nazionale di giustizia, nonché il Procuratore generale e il Difensore civico.

Nelle ultime settimane il Perù ha attraverso un periodo molto difficile che ha visto alternarsi al potere tre diversi Capi di Stato.

Cile: operatori sanitari entrano in sciopero

Gli operatori sanitari cileni hanno iniziato ieri uno sciopero che terminerà solamente quando il governo di Santiago accogliere le loro richieste.

Ad annunciarlo Patricia Valderas, leader della Federazione nazionale degli operatori sanitari (Fenats) del Cile, che ha spiegato che l’astensione dal lavoro è necessario per ottenere delle risposte decenti da parte del governo e che è stato deciso dopo il fallimento di numerosi negoziati con il ministero della Salute.

“Dopo otto mesi di colloqui con il ministero, tre mobilitazioni nazionali e due giorni di sciopero senza alcuna risposta soddisfacente da parte dell’attuale governo, abbiamo deciso di indire uno sciopero nazionale a tempo indeterminato”, precisa il comunicato diffuso dalla federazione.

Valderas ha sottolineato che gli operatori sanitari soffrono di precarie condizioni salariali e sanitarie, nonché della mancanza di risorse per garantire adeguate infrastrutture ospedaliere e i necessari dispositivi di protezione. Il presidente di Fenats ha anche ribadito che i funzionari soffrono anche per il sovraffollamento nei luoghi di lavoro, “il sovraffollamento negli spazi di lavoro ci avvicina già alla preoccupante cifra di 30mila dipendenti contagiati, compreso l’aumento di diversi decessi negli ultimi mesi”.

Paraguay e Argentina dialogheranno per aprire le frontiere

I vertici del ministero per le migrazioni del Paraguay si recherà in Argentina per discutere con la controparte l’apertura del confine.

A guidare la delegazione paraguaiana sarà Ángeles Arriola, Direttore generale della Migrazione; l’incontro si svolgerà martedì prossimo, il 24 novembre e vi prenderanno parte anche membri del governo di Asuncion, autorità del dipartimento immigrazione e di quello della sanità pubblica.
Il tema centrale dell’incontro sarà l’analisi della situazione epidemiologica di entrambi i paesi e decidere o meno una possibile riapertura, soprattutto per gli effetti economici subiti dalle regioni di Itapúa e Ñeembucú, in Paraguay.

Dal 2018 tra i due paesi è in vigore un accordo sullo scambio di informazioni in tema di migrazioni dopo la firma del documento tra il Direttore generale della Migrazione del Paraguay, Ángeles Arriola, e il capo delle Migrazioni Argentina Horacio García.

Nelle intenzioni delle parti l’incontro sarà il primo passo per avviare il processo di normalizzazione, duramente colpito negli ultimi mesi a causa della pandemia. Arriola è consapevole che la soluzione non sarà immediata e che dipenderà da entrambe le nazioni.

Il presidente Argentino, Fernandez, ha recentemente annunciato la chiusura delle frontiere fino a dicembre sia in entrata che in uscita.

Un cambio di presidenteper uscire dalla crisi

Con il nuovo presidente ad interim Francisco Sagasti, il quarto dal 2016 ad oggi, il Perù prova ad uscire dalla crisi politica nel quale è precipitato a causa della corruzione che sembra aver colpito la sua classe dirigente.

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Perù: il neopresidente ad interim Sagasti promette fatti concreti

Poche questioni concrete e urgenti per portare il Perù serenamente verso le elezioni dell’aprile 2021.
questo il senso di un discorso fatto oggi dal nuovo capo dello Stato ad interim del Perù Francisco Sagasti, già presidente del Congresso, dinnanzi ai parlamentari.

“Oggi non è un giorno di celebrazione, abbiamo assistito alla morte di due giovani che manifestavano pacificamente per difendere la democrazia”, ha detto Sagasti, “non possiamo tornare indietro ma sì possiamo prendere le misure affinché questo non si ripeta”.

Sagasti, che si insedierà ufficialmente domani avrà il difficile compito di amministrare il paese fino al prossimo aprile per permettere l’elezione di un nuovo presidente con l’obiettivo di “portare il paese a 200 anni dalla sua indipendenza a diventare una vera Repubblica con uguaglianza di opportunità per tutti”.

Sagasti è stato eletto oggi con 97 voti a favore e 26 contrari come presidente del Congresso, incarico che in assenza di un presidente eletto lo proietta direttamente come primo sostituto del Capo di Stato. Appartenente al conservatore Partido morado (Partito viola), Sagasti capeggiava l’unica lista di candidati sottoposta a votazione, composta anche da Mirtha Vasquez, del partito di centro sinistra Frente amplio, che assumerà a sua volta la presidenza del Congresso.

Sagasti prende il posto di Manuel Merino de Lama che meno di una settimana fa aveva preso il posto del presidente eletto Martin Vizcarra, al centro di un presunto caso di corruzione.

Politicamente parlando il paese andino sta attraverso un periodo molto complicato che ha visto avvicendarsi ben 4 presidenti dall’inizio di questa legislatura, nel 2016; una situazione che sta sfociando anche in una crisi sociale con numerose proteste e manifestazioni che nei giorni scorsi hanno registrato anche la morte di due manifestanti.

Due morti negli scontri in Perù

Continuano le violenze in Perù dove nella notte due manifestanti sono rimasti uccisi nel corso delle proteste contro la destituzione del presidente Martin Vizcarra, coinvolto in un presunto affare di corruzione e destituito da un voto del Congresso.

Proprio la destituzione del Capo dello Stato, avvenuta nei giorni scorsi, ha scatentato la piazza, con le forze politiche che sembrano non essere in grado di normalizzare il paese.

Il Fronte ampio, coalizione che riunisce diverse forze della sinistra peruviana, e l’Alleanza per il progresso (App) hanno presentato oggi una mozione di sfiducia nei confronti del nuovo presidente Manuel Merino e del governo guidato da Antero Flores-Araoz. La mozione propone la convocazione urgente di una sessione plenaria straordinaria del Congresso già nella giornata di oggi per discutere la destituzione di Merino e del nuovo esecutivo installato all’inizio di questa settimana. “Si tratta di una richiesta della massima urgenza, vista la gravissima crisi politica che il Paese sta attraversando a causa delle nostre stesse azioni”, si legge nella petizione.

Per l’approvazione della mozione è necessaria la maggioranza assoluta del Congresso (66 voti). In attesa del voto, il nuovo presidente del Congresso Luis Valdez ha già chiesto le dimissioni del presidente Merino. Valdez, come indica l’emittente televisiva “Canal N”, ha convocato i capigruppo per questa mattina con l’obiettivo di valutare le dimissioni del nuovo capo dello Stato e di “trovare una soluzione” per fare in modo che la crisi “non sfugga di mano” alle autorità.

Il Perù da anni vive una situazione politica molto traballante, tanto che Merino è il terzo presidente negli ultimi cinque anni, dopo che il Parlamento ha destituito per “incapacita’ morale” Vizcarra, il quale a sua volta era subentrato nel 2018 al dimissionario Pedro Pablo Kuczynski.   

Vizcarra era passato indenne meno di due mesi fa attraverso un primo tentativo di estrometterlo dal potere, sempre per ragioni assimilabili a corruttela, ma questa volta ben nove dei dieci partiti del Parlamento peruviano, hanno votato sì alla destituzione, raccogliendo 105 dei 130 voti disponibili.    Parte dell’opinione pubblica è subito scesa in piazza a Lima ed in altre città, gridando al “colpo di stato”, per una scelta sembrata eccessiva data l’accusa, non ancora provata dalla giustizia, di possibili tangenti ricevute da Vizcarra nel 2011 quando era governatore di Moquegua. In questi anni Vizcarra ha cercato di forzare la mano ai partiti impegnandoli in una riforma delle istituzioni e della giustizia a cui hanno palesemente mostrato di non voler partecipare; proprio per questo, secondo alcuni analisti, in vista delle elezioni generali dell’11 aprile 2021, i leader delle formazioni politiche hanno preferito concordare con Merino, presidente del Parlamento e ora capo di stato ad interim, una procedura di destituzione e poi la formazione di una coalizione governativa che contasse su una presenza chiara dei partiti.

Usa2020: ora è guerra di carte bollate

Dopo la sfida all’ultimo tra Biden e Trump per la presidenza degli Stati Uniti, risolta in favore del primo dalla Cnn in attesa dei risultati definitiva, ora tra i due è guerra a suon di carte bollate.

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Messico: polemiche dopo la repressione avvenuta a Cancun

Continuano in Messico le polemiche dopo le manifestazioni avvenute a Cancun e represse con violenza con il presidente Andrés Manuel López Obrador (Amlo) che ha prontamente chiesto un’indagine tempestiva sul comportamento tenuto dalla polizia lunedì.

Il governatore dello stato messicano di Quintana Roo, Carlos Joaquín González da parte sua ha condannato la repressione della polizia contro la protesta per l’omicidio di due donne a Cancun. Gonzalez ha spiegato che dopo l’azione della polizia in cui è rimasto ferito un giornalista che seguiva la protesta, ha rimosso dall’incarico il segretario della pubblica sicurezza di Quintana Roo, Jesús Alberto Capella Ibarra.

“Dobbiamo assicurarci che ciò non accada di nuovo e che i cittadini possano manifestare in modo libero e sicuro”, ha aggiunto González.

La repressione della polizia a Cancún ha attirato anche l’attenzione del presidente Amlo che, come accennato sopra, ha chiesto che venga condotta un’indagine tempestiva e che venga evitata l’impunità dei responsabili.

López Obrador ha anche avvertito che è più che evidente che le forze di sicurezza non possono sparare durante le manifestazioni.

Lo scorso fine settimana, due femminicidi si sono verificati a Cancun in meno di 24 ore e i corpi delle donne sono stati ritrovati sabato e domenica notte.

Questi brutali omicidi hanno innescato la protesta lunedì pomeriggio a Cancun, durante la quale diversi gruppi di donne hanno marciato per la città e sono state represse dalle forze di polizia.