Fabrizio Di Ernesto
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Messico, Senato approva decreti attuativi per Guardia nazionale

Il Senato messicano ha approvato i decreti attuativi per la Guardia nazionale e le relative modifiche alla legge sulla sicurezza pubblica. Il testo passa ora alla Camera per il via libera finale.

I decreti attuativi sono stati varati con 114 voti a favore, un astenuto e nessun contrario; nello specifico le norme regolano il registro delle detenzioni ed il possibile uso della forza.

Nel corso del dibattito nella Camera alta è stato ribadito il carattere civile di questa nuova forza di polizia ideata dal governo di Andrés Manuel López Obrador per pacificare Messico in seguito all’ondata di violenza che solo nel 2018 ha causato più di 33mila morti.

In base a quanto stabilito da questi decreti questa polizia, creata ufficialmente lo scorso 26 marzo, l’uso della forza sarà possibile solo quando l’integrità fisica è al sicuro; inoltre viene stabilita la creazione di un record unico di criminologia a livello nazionale.

È inoltre fatto assoluto divieto di utilizzare la armi da fuoco nel corso di dimostrazioni pacifiche; sono inoltre state stabilite pene severe per i membri della Guardia nazionale che collaborano con la criminalità organizzata.

Inizialmente, la Guardia Nazionale sarà formata da soldati, marinai e membri della polizia federale, ma presto verranno reclutate nuove truppe. Inoltre, sarà guidato dal generale di brigata dello stato maggiore Luis Rodríguez Bucio, 62 anni, che andrà in pensione a settembre.

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Colombia: presidente Duque vuole modificare accordo con Farc

Il presidente colombiano Ivan Duque, in carica dallo scorso anno, punta a modificare l’accordo di pace con le Farc (Forza rivoluzionaria comune alternativa) creando un nuovo “patto nazionale”, anche senza il consenso della formazione armata e delle opposizioni.

Da quanto si apprende le riunioni in tal senso sarebbero iniziate ieri vedendo tra gli altri la presenza del presidente del Senato, Ernesto Macías che ha riferito che non è esclusa la possibilità di dar vita ad un’Assemblea costituente nazionale per ottenere modifiche all’Accordo di pace. È stato proprio Duque a proporre un nuovo “patto politico nazionale” con lo scopo di modificare l’accordo di pace firmato nel 2016 a L’Avana, dopo quattro anni di trattative. Gli incontri non includono la rappresentazione dell’opposizione o della FARC. Sono invece stati presenti Centro Democrático, Mira, Colombia Justa y Libres, Partito conservatore, Partito liberale, Radical Change e Partido de la U. Sono stati invitati anche l’ex ministro Aurelio Iragorri, l’ex presidente César Gaviria, l’ex presidente Andrés Pastrana e l’ex ministro Germán Vargas Lleras.

Macias ha riferito che Duque sarebbe però scettico sulla possibile modifica all’accordo.

Il senatore Alvaro Uribe Velez, uno dei principali oppositori del processo di pace in Colombia, ha detto che tra le modifiche l’accordo di pace ci sarebbe quello di facilitare il modello di estradizione , mentre Iván Cepeda, del Polo Democrático Alternativo, ha sottolineato che un patto politico “senza opposizione e senza forze alternative non deve essere definito nazionale”.

Da sottolineare che in questo momento il leader del partito Farc, Seuxis Paucías Solarte Hernandez, noto come Jesus Santrich, sta affrontando un processo giudiziario che potrebbe portare alla sua estradizione negli Stati Uniti, anche se il Tribunale speciale per la pace (Pec) il 17 maggio ha determinato la sua libertà e la garanzia di non estradizione in assenza di prove per il presunto crimine di traffico di droga.

Erdogan: pronti a produrre con Russia nuovo sistema missilistico

È destinata a rafforzarsi la collaborazione in ambito militare tra Ankara e Mosca. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha infatti riferito che il suo paese produrrà il sistema missilistico anti-aereo S-500 in cooperazione con la Russia. Parlando con la stampa locale il primo mandatario turco è anche tornato sul sistema missilistico S-400 confermando che l’acquisto del prodotto russo è “affare fatto”.

In base a quanto riferito dalla stampa turca Ankara avrebbe già inviato in Russia circa cento ingegneri, impegnati per lo sviluppo del nuovo sistema missilistico con gli esperti della Federazione russa. Nelle settimane scorse, il direttore generale di Rostekh, Sergej Chemezov, aveva aperto le porte ad un eventuale sviluppo congiunto del sistema missilistico con la Turchia.

Questa collaborazione rischia di rendere ancora più tesi i rapporti tra Ankara e Washington dopo che già in seguito all’acquisto degli S-400 il Pentagono aveva minacciato l’esclusione di Ankara dal programma di sviluppo dei caccia F-35 e l’imposizione di sanzioni. Il Pentagono sostiene che la presenza degli S-400 sul suolo turco sia incompatibile con quella di altri sistemi d’arma Nato e che potrebbe essere utilizzata dalla Russia per ottenere informazioni cruciali sulla vulnerabilità degli F-35.

Tutto il mondo è paese 14/05/2019

La puntata di martedì 14 maggio 2019 può essere riascoltata cliccando sul seguente link

La Lazio cala il 7 bello. Sua la Coppa Italia

Dopo ben 2180 giorni dal 26 maggio 2013, data in cui battè la Roma in finale la Lazio torna a vincere la Coppa Italia, la settima della sua storia ultracentenaria.

Con due gol nei minuti finali i romani vincono una partita non bella, pochissimi i tiri in porta con la Lazio che capitalizza al massimo gli unici tiri nello specchio della porta. La differenza con l’Atalanta sta tutta qui. Due tiri per parte, due gol i romani due legni i lombardi.

Con questo successo la Lazio salva una stagione partita tra proclami altisonanti di Lotito, la squadra a suo dire era una Ferrara ma che rischiava di lasciarli fuori dalle coppe europee la prossima stagione.

Dopo 5 minuti di recupero l’arbitro Banti fischia la fine ed inizia la festa sugli spalti del popolo biancoceleste.

L’Atalanta è stata sfortunata, quando i supplementari sembravano dietro l’angolo la Lazio spegne il sogno della Dea che ora nelle prossime due partite potrà, forse, consolarsi con la qualificazione in Champions league, degno coronamento di un triennio che ha visto i lombardi dare spettacolo in tutti i campi italiani. Applausi anche ai supporter atalantini che nonostante la sconfitta al termine della gara hanno chiamato i giocatori sotto la curva per ringraziarli per il percorso fin qui effettuato.

Pillola statistica con questo trofeo la Lazio porta a 15 i suoi titoli e diventata, dopo le tre grandi del nord, la squadra più titolata d’Italia.

 

La cronaca:

In un Olimpico vestito a festa come nelle grandi occasioni Atalanta e Lazio si sfidano nella finale secca per aggiudicarsi l’edizione 2018-19 della Coppa Italia.

Nonostante sia una finale già dai primi minuti le due squadre si danno battaglia con rapidi capovolgimenti di fronte anche se, fatta eccezione per un tiro di Gomez al 2’ bloccato in due tempi da Strakosha non si vedono tiri in porta.

Al minuto 23 si vede la Lazio un cross di Lulic dall’angolino alto dell’area di rigore viene colpito di testa dall’accorrente Leiva che però non trova lo specchio della porta.

Un munito dopo l’arbitro Banti di Livorno estrae il primo giallo della serata, il destinatario è il laziale Bastos per un brutto fallo su Gomez. Sulla punizione che ne consegue Atalanta vicinissima al gol prima con De Roon che colpisce il palo con la palla che aveva sbattuto anche sul braccio scomposto di Bastos, poi con la palla che rimane in area in un lungo batti e ribatti tra atalantini e laziali con Zapata che manda di poco a lato.

Al minuto 35 il primo cambio, Inzaghi richiama in panchina Bastos e manda in campo Radu, alla quinta finale di Coppa Italia in 11 anni di Lazio, che torna in campo dopo aver scontato la squalifica per il concitato finale nella partita dei quarti contro l’Inter.

Un minuto dopo l’atalantino Masiello viene ammonito per un fallo su Correa che correva verso la porta, la Lazio reclama il rigore ma Banti e il var sono di altro parere. Altri 60 secondi e l’arbitro estrae il terzo cartellino giallo della serata, il destinatario è il laziale Lulic colpevole di aver commesso il quarto fallo ai danni di Ilicic.

Al minuto 40 sugli sviluppi di un calcio di punizione Zapata manda di poco alto sulla traversa. Sul rinvio la Lazio riparte con Leiva e lo stesso attaccante colombiano per fermarlo si prende il giallo.

Ad inizio ripresa la partita segue la falsa riga del primo, con l’Atalanta che al minuto 49 si fa vedere dalle parti di Strakosha con Castagne che però tira debole e senza troppe pretese.

Al minuto 56 cartellino giallo anche per Leiva che ferma con le cattive Hateboer.

Al minuto 66 mister Inzaghi si gioca la carta Caicedo sostituendo Immobile, il centroavanti della nazionale esce scuro in volto ma la sua non era certo stata una prestazione da ricordare in una stagione lontana dal rendimento cui ha abituato i tifosi biancocelesti.

Al minuto 76 Gomez tiene palla nell’aera dei capitolini per cercare lo spazio per il tiro e quando lo trova lascia partire un colpo che scheggia l’incrocio dei pali. Per i bergamaschi è il secondo legno della serata.

Al minuto 78 il tecnico dei romani manda in campo Milinkovic Savic al rientro dall’infortunio al posto di uno spento Luis Alberto. Passano 3 minuti e il serbo ripaga la fiducia del mister piacentino staccando di testa in modo imperioso su un calcio d’angolo e portando la Lazio in vantaggio con quello che di fatto è il primo tiro dei romani nello specchio della porta.

A quel punto Gasperini cerca di riprendere la gara e manda in campo Gosens e Pasalic per De Roon, Zapata e Castagne.

Al minuto 87 giallo per Marusic che ferma il neoentrato Gosens al limite dell’area di rigore biancoceleste.

Al minuto 89 la Lazio la chiude. Su una ripartenza Correa prende palla entra in area, aggira Gollini e tira in porta rendendo vano il goffo tentativo di intervento di Masiello sulla linea.

 

 

 

 

 

 

Formazioni:

Atalanta: Gollini, Masiello, Palomino, Djimsiti, Castagne, Hateboer, Freuler, De Roon, Gomez, Ilicic, Zapata. All.: Gasperini. A disp.: Berisha, Rossi, Reca, Gosens, Piccoli, Pessina, Mancini, Ibanez Da Silva, Colpani, Del Prato, Pasalic, Barrow.

 

Lazio: Strakosha, Luiz Felipe, Bastos, Acerbi, Leiva, Luis Alberto, Parolo, Lulic, Marusic, Correa, Immobile. All.: Inzaghi. A disp.: Guerrieri, Proto, Patric, Wallace, Durmisi, Caicedo, Milinkovic Savic, Badelj, Radu, Romulo, Pedro Neto, Cataldi.

Bogdan Benko, Ambasciatore sloveno in Italia: importante allargare cooperazione con le imprese del centro e del sud

Per le interessanti esclusive di Agenzia Stampa Italia, oggi proponiamno ai lettori l’intervista fatta a  S.E. Bogdan Benko, rappresentante di Lubiana a Roma. Molti i temi affrontati con Lui e tutti di attualità.

Il primo maggio la Repubblica di Slovenia ha compiuto 15 anni all’interno dell’Unione Europea, quanto la UE ha contribuito alla crescita del Paese e quanto la Slovenia è stato un valore aggiunto per la UE?

Per continuare a leggere cliccare qui —> http://www.agenziastampaitalia.it/speciali-asi/speciale/45226-bogdan-benko-ambasciatore-sloveno-in-italia-importante-allargare-cooperazione-con-le-imprese-del-centro-e-del-sud

Brasile: domani sciopero nazionale degli insegnanti

Previsto per domani, 15 maggio, in Brasile lo sciopero nazionale dell’educazione convocato dal Cnte, la Confederazione nazionale dei lavoratori dell’educazione, in segno di protesta contro il taglio di bilancio del 30% annunciato dal presidente Jair Bolsonaro.

Heleno Manoel Gomes de Araujo Filho, presidente della Cnte ha ribadito che lo sciopero includerà tutta l’intera rete educativa pubblica, sottolineando come diverse manifestazioni si svolgeranno in tutte le principali città del paese.

“Lo sciopero – ha dichiarato – serve a richiamare l’attenzione sulla distruzione della pensione e contro i tagli agli investimenti nell’istruzione in tutte le sfere e a tutti i livelli del nostro paese”.

I sindacati ricordano anche che queste nuove misure liberiste danneggiano alcune istituzioni scolastiche tanto che molte hanno dovuto sospendere le borse di studio di master e dottorati a causa della mancanza di risorse.

Argentina: ancora una sconfitta per gli uomini del presidente Macri

Le elezioni della provincia di Cordoba in Argentina hanno visto la vittoria del governatore uscente, il peronista Juan Schiaretti e la sconfitta del candidato sostenuto dal presidente Macri Mario Negri.

Schiaretti ha ottenuto oltre il 53% dei consensi che gli hanno permesso di ottenere il terzo mandato.

Negri, pur sostenuto dal presidente Macri ha detto di non essere il candidato del governo anche se in più occasioni ha tenuto comizi con il governatore di Buenos Aires, Maria Eugenia Vidal, tra i politici più vicini al Capo dello Stato. Di fatto per i candidati filo governativi si tratta dell’ottava sconfitta elettorale dell’anno; le precedenti si sono registrate nelle province di La Pampa, Neuquén, Río Negro, San Juan, Entre Ríos, Santa Fé e Chubut.

Il peronista Schiaretti ha comunque cercato di smorzare i toni ricordando che si tratta di una elezione locale cui non bisogna dare una visione nazionale pur ribadendo che “non può esserci nessuna repubblica senza Peronismo”.

La sconfitta del candidato di Cambiemos rappresenta una brutta battuta d’arresto per il presidente Macri anche in considerazione del fatto che è stata proprio questa provincia ad incoronarlo presidente nel 2015. Nelle provincia di Cordoba è registrato l’8,6% dell’elettorato nazionale, il più grande dopo Buenos Aires, che ne ha il 37,01%.

Nelle legislative del 2017 Cambiemos aveva ottenuto il 48,47% dei voti, mentre i peronisti si erano fermati al 30,52%. Va comunque detto che il governatorato è un vero e proprio feudo peronista che lo amministrano ininterrottamente dal 1999. In quell’occasione vinse José Manuel de La Sota che dopo due mandati consecutivi passo la mano a Schiattarelli nel 2007; nel 2011 vinse di nuovo De la Sota che dopo un mandato lascio di nuovo la carica all’attuale governatore.

Tutto il mondo è paese 07/05/2019

Si può ascoltare la puntata dello scorso 7 maggio cliccando sul seguente link

Medio Oriente: Usa schierano B-52 in Qatar contro presunta minaccia iraniana

Gli Usa hanno schierato alcuni bombardieri B-52 nella base aerea americana di al Udeid in Qatar per contrastare le presunte minacce iraniane.

È stato il Comando centrale dell’aeronautica a stelle e strisce a mostrare i bombardieri B-52H Stratofortress che arrivavano nel Golfo Persico nella notte tra giovedì e venerdì. Altri bombardieri sarebbe invece atterrati in una diversa località non resa nota dal Pentagono ma sempre nel sud-ovest asiatico, anche se probabile si tratti della base di al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti. I velivoli sono giunti nel Golfo dalla base di Barksdale, in Louisiana.

Meno di una settimana fa, domenica 4 maggio, la Casa Bianca aveva annunciato la volontà di mandare il gruppo d’attacco della portaerei USS Abraham Lincoln nel Golfo Persico per contrastare Teheran. La Lincoln ieri, giovedì 9 maggio, ha attraversato il canale di Suez dirigendosi verso il Golfo Persico.

Due giorni fa l’Iran aveva annunciato la volontà di ritirarsi da parte dell’accordo sul nucleare che Washington ha abbandonato totalmente lo scorso anno. Nell’occasione il presidente Hassan Rohani ha dato ai leader europei una scadenza di 60 giorni per trovare un modo per proteggere l’Iran dalle sanzioni statunitensi contro la sua economia e l’industria petrolifera.

Doveroso precisare che l’arrivo nel Golfo delle forze navali statunitensi era stato programmato da tempo dal Pentangono. Il consigliere per la sicurezza nazionale americana, John Bolton aveva spiegato in un comunicato della Casa Bianca che le unità navali ed aeree sono state mandate “in risposta ad un certo numero di preoccupanti indicazioni” e per “inviare un segnale chiaro ed inequivocabile al regime iraniano. A qualsiasi attacco agli interessi degli Stati Uniti o dei loro alleati risponderemo con forza implacabile”.