Fabrizio Di Ernesto

Venezuela: governo denuncia smantellamento nuovo piano terroristico delle opposizioni

A quasi un anno dal tentato golpe di Juan Guaidò il Venezuela continua a vivere una situazione di forte incertezza sociale e politica.

Il governo di Nicolas Maduro è infatti tornato a denunciare nuovi piani terroristici orchestrati dalle opposizioni, nello specifico il piano prevedeva l’attacco ad una base militare nello stato di Surce da cui poi riorganizzare la lotta.

A denunciare i nuovi piani terroristici è stato il ministro della comunicazione Jorge Rodríguez che ha riferito dello smantellamento dell’operazione che ha avuto come oggetto un distaccamento della Guardia Nazionale. Parlando nel corso di una conferenza stampa il rappresentante del governo di Caracas ha presentato le prove di questo attacco che “avrebbe dovuto provocare un bagno di sangue” attraverso diverse aggressioni compiute da alcuni gruppi armati. Secondo quanto riferito dalla Rodriguez tra i promotori del tentato attacco ci sarebbero i politici Yanet Fermín e Fernando Orozco ma sarebbe stato progettato da Leopoldo López sotto l’approvazione del golpista Juan Guaidó.

Dopo il tentato golpe il governo venezuelano ha infiltrato diversi agenti sotto copertura proprio per cercare di anticipare le mosse delle opposizioni.

Argentina: oggi avvicendamento tra Macri e Fernandez alla presidenza

Avverrà oggi in Argentina l’avvicendamento tra il presidente uscente il liberista Mauricio Macri e quello entrante il peronista Alberto Fernandez. La cerimonia avverrà come da tradizione alla Casa Rosada.

Con il cambio di Capo di Stato ci sarà anche un forte mutamento della politica economica del paese dei rapporti con i vicini.

Ad officiare la cerimonia sarà il presidente del Senato e vicepresidente argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, già capo di stato prima di Macri.

Nelle presidenziali vinte nel 2015, Macri aveva promesso una lotta senza quartiere alla corruzione e una gestione onesta, volta a rimettere in ordine i conti del Paese, per “aprire l’Argentina al mondo ed ottenere gli investimenti esteri necessari ad una crescita produttiva virtuosa”. Alla fine tutto o quasi si era risolto con l’intervento del Fondo monetario internazionale (Fmi) che aveva imposto a Buenos

Aires severe misure di austerità, giudicate necessarie per un rapido ritorno all’equilibrio dei conti pubblici.

I risultati però non sono stati quelli sperati ed alla fine l’Argentina ha registrato un’inflazione  al 55%, un aumento della disoccupazione  del 9% e della povertà  del40%; inoltre molte imprese sono state costrette a chiudere i battenti.

Fernandez ha costruito la sua vittoria ponendo come priorità la lotta alla povertà, considerato un fenomeno paradossale nel Paese conosciuto come il “granaio del mondo”, e la ricostruzione di un modello produttivo, base di una nuova crescita e del rilancio dell’occupazione.

La principale sfida che attende il neopresidente è quella relativa al debito estero da molti considerato insostenibile tanto che molti analisti prevedono un nuovo default come quello del 2000.

Scontato che il nuovo governo riallaccerà i rapporti con quei paesi della regione, Venezuela in primis, che propongono un modello non liberista per allontanarsi da paesi come Colombia considerati bastioni di Washington.

Dem Usa sempre più vicini all’impeachment per Trump

Continuano gli attacchi dei Dem al presidente Usa Donald Trump. In un giorno che la speaker della Camera Nancy Pelosi ha definito “solenne”, i democratici hanno svelato e pubblicato gli articoli di impeachment contro l’inquilino della Casa Bianca al termine di 3 mesi di indagini: abuso d’ufficio e ostruzione del Congresso per l’Ucrainagate.

Per il momento i rappresentanti dell’Elefantino non hanno presentato prove, che probabilmente non ci sono, sui presunti tentativi del magnate di ostacolare l’indagine sul Russiagate contenuti invece nel rapporto Mueller. Ufficialmente i vertici del partito Democratico hanno preferito circoscrivere il caso anche per evitare spaccature nel voto in aula e possibili contraccolpi nei collegi più moderati nelle elezioni del 2020, una scelta che però lascia più di un dubbio nell’osservatore terzo.

Sdegnata la reazione di Trump che via social ha parlato di “Caccia alle streghe”, “follia”, e di “accuse ridicole”; a scatenare le ire di Trump anche il particolare, non secondario, che mentre i Dem formulavano le accuse lui riceveva il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov, incontro divenuto ancora più importante dopo che il segretario di Stato Mike Pompeo ha messo in guardia Mosca dall’interferire sulle prossime elezioni americane, minacciando misure di rappresaglia: in agenda ci sono il nuovo trattato per il controllo delle armi nucleari includendo la Cina (anche Francia e Gb ha suggerito Lavrov), l’Ucraina, la Siria, la Corea del nord, l’Afghanistan e il Venezuela.

I Repubblicani per il momento fanno muro e difendono Trump pur non avendolo mai amato fino in fondo e parlano di “un tentativo fazioso, ingiustificato e patetico di rovesciare l’amministrazione Trump e i risultati delle elezioni del 2016”.

Tutto ora però è rinviato a gennaio quando il Senato sarà chiamato a giudicare la messa in stato d’accusa, la terza nella storia americana dopo quella di Andrew Johnson nel 1868 e Bill Clinton nel 1998 (Richard Nixon si dimise prima che la Camera votasse).

Il servizio che non vedRAI

È bufera sui social e nel mondo della politica dopo la diffusione della notizia che la Rai, per il momento, non intende trasmettere l’intervista esclusiva realizzata da Monica Maggioni, attuale Ad di RaiCom, al presidente siriano Bashar al Assad.

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Iran prova a reagire alle sanzioni Usa

Colpito dalle nuove sanzioni Usa che mirano ad affamare i popoli per piegarli alla volontà di Washington il governo della Repubblica Islamica dell’Iran prova a reagire diminuendo la dipendenza economica dagli introiti petroliferi, e alleviare le condizioni delle persone più povere.

Nelle settimane scorse a Teheran si sono svolte alcune proteste, fortemente ingigantite nella portata e nella partecipazione dai media occidentali, contro la perdita di potere d’acquisto della moneta locale e l’aumento dell’inflazione; per fronteggiare la situazione è sceso in campo direttamente il presidente Hassan Rohani che si è presentato davanti al parlamento con una manovra economica da 39 miliardi di dollari, cinque dei quali frutto di un prestito concordato con la Russia che lui stesso ha definito “di resistenza”.

“Questo – ha detto il primo mandatario – è un bilancio per resistere alle sanzioni riducendo al minimo la dipendenza dal petrolio. Questo budget annuncia al mondo che, malgrado le sanzioni, possiamo governare questo Paese. Volgiamo lasciare senza speranze Stati Uniti e Israele che invece

vogliono affamare la Repubblica islamica”.

Per quanto riguarda i contenuti della manovra, i media locali parlano di alcuni aumenti delle tasse, dismissioni di immobili di proprietà dello Stato e di aumenti agli stipendi dei dipendenti pubblici.

Secondo le stime delle autorità iraniane la manovra dovrebbe garantire un miglioramento alle condizioni di chi percepisce redditi bassi colpiti da un’inflazione intorno al 35% e da un crollo delle entrate del comparto petrolifero di circa il 40% a causa delle sanzioni statunitensi e dal presso del greggio.

Cina vieta sosta navi e velivoli militari Usa ad Hong Kong

Si fa sempre più acceso lo scontro diplomatico tra Pechino e Washington in merito ad Hong Kong; le autorità cinesi hanno infatti posto il divieto alle soste di navi e velivoli militari statunitensi ad Hong Kong in risposta alla decisione del presidente Usa Donald Trump di firmare l’Human Rights and Democracy Act in sostegno delle proteste anticinesi in corso nella città a sovranità cinese.

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha annunciato che Pechino imporrà anche sanzioni ad alcune organizzazioni non governative statunitensi accusate di aver svolto un “ruolo lampante” nei disordini sociali e politici in atto da mesi ad Hong Kong.

Per il governo di Pechino quanto firmato da Trump la scorsa settimana rappresenta una “grave violazione del diritto internazionale, ed una seria interferenza negli affari interni della Cina”. Il portavoce non ha escluso ulteriori misure ritorsive tese a “salvaguardare la stabilità e la prosperità di Hong Kong, e la sovranità della Cina”.

Le proteste in corso ad Hong Kong sono iniziate a marzo 2019 in seguito alla presentazione nel Consiglio legislativo di un controverso disegno di legge sulle estradizioni, e si sono intensificate a partire da giugno. In risposta alle contestazioni l’amministrazione lo ha in un primo tempo accantonato e poi, all’inizio di settembre, lo ha ritirato. Nel frattempo, tuttavia, la mobilitazione ha individuato anche altri obiettivi e richieste. Oltre al ritiro del disegno di legge, gli oppositori chiedono le dimissioni di Lam; l’introduzione del suffragio universale a Hong Kong; la fine del trattamento dei manifestanti alla stregua di sovversivi; l’istituzione di una commissione indipendente che indaghi sulle accuse di abuso della forza da parte della polizia durante le manifestazioni dei mesi scorsi.

Messico: presidente Lopez Obrador annuncia nuova politica economica

In occasione del suo primo anniversario alla guida del Messico il presidente Andrés Manuel López Obrador (AMLO), parlando nel distretto federale di Zocalo ha tracciato un bilancio del suo inizio di mandato e annunciato le nuove politiche economiche che intende seguire, sottolineando come la lotta alla corruzione intrapresa dal suo governo consente di finanziare programmi sociali e rafforzare l’economia nazionale.

“La formula utilizzata per porre fine alla corruzione e ridurre i costi del governo, ci consente di finanziare il bilancio, senza aumentare le tasse, senza aumentare il prezzo dei carburanti e senza indebitare il paese”, ha spiegato il primo mandatario che ha poi aggiunto che il governo “continuerà a promuovere progetti di sviluppo regionale per incoraggiare l’iniziativa privata e attrarre investimenti stranieri”.

“Il bilancio pubblico – ha continuato Amlo – non è più nella mani di pochi e viene utilizzato per soddisfare le esigenze della popolazione, i beni pubblici non saranno privatizzati e non dichiareremo guerra a nessuno, stiamo gettando le basi per trasformare la vita pubblica del Messico in modo legale, democratico e pacifico”.

Il Capo di Stato ha quindi ribadito che l’istruzione, la sanità e la pensione sono diventati diritti costituzionali grazie “alla riforma per aumentare lo status costituzionale dei diritti pensionistici degli anziani e delle persone con disabilità, nonché borse di studio per studenti poveri in tutto livelli scolastici”.

“Le principali riforme e leggi approvate dai legislatori sono state quelle legate alla lotta contro la corruzione. La legge di austerità repubblicana, l’estinzione della proprietà per recuperare e restituire i prodotti rubati alla popolazione; l’emendamento all’articolo 28 della Costituzione, per vietare il rimborso fiscale, la classificazione del furto di carburante, l’evasione fiscale e la frode elettorale come reati gravi. L’eliminazione della giurisdizione presidenziale in modo che possa essere perseguita per qualsiasi crimine” ha poi continuato Amlo.

Per quanto riguarda l’emigrazione e le relazioni con gli Stati Uniti, il presidente ha ricordato che i programmi sociali aiutano a ridurre il fenomeno migratorio, mettendo in evidenza le buone relazioni diplomatiche con il capo della Casa Bianca, Donald Trump. Inoltre, ha ribadito che la lotta contro il traffico di stupefacenti sarà rafforzata offrendo maggiori opportunità ai settori più marginali della società, nonché il modo di dialogare come alternativa per prevenire lo spargimento di sangue nella nazione.

Amlo ha poi concluso parlando di Evo Morales e del colpo di stato di cui è stato vittima, sottolineando “Evo è un nostro fratello, manteniamo la nostra posizione in suo sostegno ribadendo sì al militarismo no al militarismo”.

Difesa: Trump taglia i fondi al bilancio Nato

L’amministrazione statunitense di Donald Trump ha deciso di ridurre il proprio contributo al bilancio della Nato, la più longeva alleanza militare della storia.

La notizia arriva dai media statunitense che citano come fonti alcuni funzionari statunitensi e della stessa Alleanza Atlantica e dovrebbe essere ufficializzata la prossima settimana in occasione del vertice che si terrà a Londra anche per celebrare il settantesimo anniversario della Nato.

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Difesa: Russia ha mostrato prime armi ipersoniche

Grandi progressi in campo militare per la Russia; Mosca infatti ha varato la sua nuovissima testata a planata ipersonica Avangard, destinata, nelle intenzioni del presidente Vladimir Putin, a dare al colosso euroasiatico un forte vantaggio strategico nella nuova corsa agli armamenti.

Per suggellare il vantaggio raggiunto le autorità russe hanno invitato alla presentazione di questo nuovo strumento bellico una delegazione statunitense.

L’invito agli osservatori di Washington è stato consegnato nell’ambito del trattato Start sulle armi strategiche. Nei mesi scorsi la Russia aveva più volte manifestato l’intenzione di rinnovare questo accordo per evitare che gli Usa si possano sfilare come fatto un paio di anni fa con quello Inf sugli euromissili.

Una  nota del ministero della Difesa moscovita riferisce che la visita è avvenuta tra il 24 ed il 26 novembre e che tra pochi giorni ci sarà la consegna dell’Avangard alle forze armate.

Nello specifico si tratta di una testata capace di planare ad una velocità superiore a quella del suono, cambiando contemporaneamente rotta alla bisogna.

Ovviamente non mancano dubbi su questo tipo di arma, ad esempio fa notare l’esperto militare Alexander Gold, l’Avangard è disegnato per essere montata sul razzo Sarmat, non ancora in produzione, e dunque al momento costretta ad affidarsi ai missili di design sovietico; situazione in cui già si trovano il siluro nucleare Poseidon, il missile ipersonico Kinzhal e il razzo a propulsione nucleare Burevestnik.

Sebbene molti ritengano che queste armi “basate su nuovi principi della fisica” siano propagandistiche o poco più appare evidente che nel dubbio sulla loro efficacia rappresentino comunque una forte pressione sugli Usa che nella nuova corsa alle armi rischiano di rimanere indietro, tornando magari ai tempi di Ford e Carter quando l’Urss era di fatto la prima potenza mondiale a livello militare.

L’ambasciatore Sondland mette nei guai Trump

Si complica la corsa di Donald Trump verso il secondo mandato presidenziale. Il primo mandatario Usa sembra infatti sempre più a rischio impeachment.

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