Fabrizio Di Ernesto

Brasile: autorizzato invio militari nella regione di Yanomami

Il governo brasiliano ha autorizzato l’invio delle forze nazionali nella regione di Yanomami, nel nord del Paese, dove da settimane sono in corso forti conflitti tra le popolazioni indigene e i cercatori illegali di oro e pietre preziose (garimpeiros).

Secondo i media locali, il Ministero della Giustizia e della Pubblica Sicurezza ha autorizzato “l’uso della Forza Nazionale a sostegno della National Indian Foundation (Funai) nella terra indigena Yanomami. Partendo dal presupposto che la loro presenza è “essenziale per la salvaguardia dell’ordine pubblico”, gli agenti rimarranno sul territorio per un periodo di 90 giorni fornendo servizi, anche se in caso di necessità la loro presenza potrà essere prorogata.

Le autorità non hanno riferito il numero degli uomini inviati ma il corpo militare è composto da esponenti delle forze di polizia e da vigili del fuoco provenienti da tutto il paese ed avranno la loro sede nella città di Boa Vista, capitale del Roraima.

La regione Yanomami da 40 anni a questa parte vede un arrivo sempre cresce di cercatori d’oro abusivi e ciò ha portato negli ultimi mesi a conflitti sempre più tesi anche a causa della pandemia legata al Covid-19 poiché i garimpeiros non rispettano le “barriere sanitarie” poste dai nativi per impedire l’entrata del virus nelle loro terre. Il 10 maggio, i cercatori d’oro hanno attaccato a colpi di arma da fuoco la comunità di Palmiú, situata sulla strada per i campi illegali che hanno installato nel mezzo della giungla per estrarre l’oro; in conseguenza di ciò il giudice della Corte Suprema Federale, Luís Roberto Barroso, ha stabilito che il Governo dovrebbe adottare immediatamente “tutte le misure necessarie” per tutelare la vita, la salute e la sicurezza delle popolazioni delle terre Yanomami e di Munduruku.

Perù: vince Castillo un marxista quasi di destra

Con lo scrutinio fermo al 99,998% dei voti il marxista Pedro Castillo di Perù Libre appare come il nuovo presidente del paese indiolatino con il 50,204% delle preferenze battendo per un soffio Keiko Fujimori, espressione della aristocrazia e della borghesia locale.

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Cuba: sospesi i depositi in contanti di dollari

Il presidente della Banca Centrale di Cuba, Marta Sabina Wilson González, in una conferenza stampa, ha annunciato che di fronte all’intensificarsi del blocco economico degli Stati Uniti, la Banca Centrale di Cuba sospenderà temporaneamente il deposito in contanti dei dollari americani.

Sabina ha evidenziato che l’inserimento del Banco Financiero Internacional nell’elenco delle attività cubane sottoposte a limitazioni da parte del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, ha ulteriormente aggravato i rapporti tra i due paesi spiegando: “La banca ha dollari che non può depositare all’estero. Quel denaro ha valore solo quando viene depositato su conti esteri”, ricordando che dal 2005 ad oggi 35 banche hanno chiuso i rapporti con Cuba, 12 delle quali sanzionate con multe, mentre 24 lo hanno fatto durante l’amministrazione Trump.

Da parte sua, la Banca Centrale di Cuba (BCC), attraverso un comunicato ufficiale, ha aggiunto che il provvedimento, che entrerà in vigore il 21, è stato varato per proteggere il sistema bancario e finanziario cubano, e si applica solo alla moneta contante. La Bcc ha anche evidenziato l’impossibilità di effettuare versamenti internazionali del contante incassato nel territorio nazionale, provocando nell’ultimo anno un notevole incremento dello stesso nelle casse.

In precedenza, nelle liste nere unilaterali dell’amministrazione statunitense erano incluse anche entità finanziarie cubane come Fincimex e American International Services (Ais), che hanno portato alla sospensione delle rimesse inviate da società statunitensi da e verso Cuba.

Il vicepresidente della Bcc, Yamilé Berra Cires ha aggiunto che l’attività commerciale è estremamente difficile in questa situazione sia per l’importazione e l’acquisto di merci a causa della chiusura di servizi, il rifiuto di rilasciare lettere di credito, e la richiesta di documenti aggiuntivi rispetto a quelli normalmente richiesti. A ciò inoltre si aggiunge l’aumento dei costi di transazione in quanto il paese non è in grado di effettuarli in dollari, e ciò comporta un ulteriore aumento poiché il paese è costretto a stabilire tassi di cambio con valute terze, e di conseguenza l’applicazione degli interessi per il cosiddetto “rischio paese”.

Da parte sua, il direttore generale del Minrex per gli Usa,

Carlos Fernández de Cossío, ha affermato che il blocco e le misure crescenti imposte da Washington contribuiscono a deprimere l’economia cubana, creando instabilità nelle condizioni di vita della popolazione e minando il settore finanziario aggiungendo: “inserirci nella lista dei paesi sponsor del terrorismo si traduce in un impatto pratico sul processo di pagamenti e incassi nella nostra attività commerciale e finanziaria internazionale. L’azione intrapresa oggi è legittima difesa”.

Messico, elezioni senza sorprese

Non ci sono state grandi sorprese nelle elezioni in Messico per il rinnovo della Camera dei 500 e 19mila cariche amministrative riguardanti 15 dei 32 governatori, 30 delle 32 assemblee legislative statali e i sindaci e consiglieri di 1.500 dei 2.500 comuni.

Poco o nulla da festeggiare per il presidente Andreas Manuel Lopez Obrador (Amlo) che ha parlato di “risultato insoddisfacente” nella Capitale, dovuto a suo dire da “un bombardamento di media ostili”; è andata meglio ma non troppo alla Camera dove il partito Morena ha perso la maggioranza dei due terzi mantenendo comunque quella semplice. Per il Capo dello Stato il risultato è dovuto al fatto che “la gente ha votato per la continuità dei programmi sociali, soprattutto per i poveri. E per garantire le risorse per le pensioni, i disabili, gli undici milioni di studenti provenienti da famiglie a basso reddito, per far sì che le medicine siano gratis per i meno abbienti e perché l’istruzione non torni mai più ad essere un privilegio”.

Il Gruppo Puebla, un forum politico e accademico composto da rappresentanti della sinistra politica indiolatina, ha inviato un saluto alle forze progressiste che sostengono il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador per la vittoria elettorale.

“Chiediamo alle forze progressiste e di centrosinistra di avanzare nella trasformazione dell’unità e affrontare questo nuovo periodo politico in Messico, segnato dalle gravi conseguenze locali e internazionali del Covid-19”, si legge nella nota che spiega anche che “questa azione sarà possibile solo con “a convinzione di combattere la disuguaglianza, la violenza, e promuovere la pace, la democrazia e la giustizia sociale”.

Perù, è sfida all’ultimo voto per le presidenziali

Nelle presidenziali in Perù è testa a testa tra il candidato di sinistra Pedro Castillo del Partido politico national Perù libreed il conservatore Keiko Fujmori di Fierza Popular con un risultato che vede il primo avanti con il 50,28% dei voti con il voto dei residenti all’estero che potrebbe ribaltare tutto, lo scrutinio di questi voti infatti vedeva Fujmori avanti con il 64,4% dei voti anche se erano state aperte meno del 30% delle schede.

Il voto segna una mappa ben precisa del voto con Fujmori nettamente più votato nelle zone urbane mentre Castillo ha operato la rimonta e il sorpasso grazie ai voti delle zone più rurali del paese.

Oltre che sui voti provenienti dall’estero la sfida potrebbe decidersi anche a suon di carte bollate, attualmente ci sono circa 300mila voti contesi di cui “l’80% a favore di Fujmori” almeno stando a quanto dichiarato dal candidato alla vicepresidenza Luis Gallareta.

Unanimi i commenti di media ed esperti peruviani, che hanno evocato un “Paese spaccato” e un’opinione pubblica “polarizzata” e le scontate difficoltà a cui dovrà far fronte qualunque dei due candidati, non avendo una consistente presenza nel Congresso e destinato a formare un governo quasi sicuramente senza solida maggioranza parlamentare. Un lavoro di alleanze complesso aspetta dunque il vincitore, dato che il nuovo Parlamento di 130 membri emerso dalle elezioni dell’11 aprile è formato da ben undici partiti in conflitto fra loro e da tre indipendenti. 

Israele, al via nuova era politica

Dopo 12 anni Israele volta pagina chiudendo l’era di Benyamin Netanyahu con il nuovo governo guidato dal centrista Yair Lapid ed appoggiato anche dal partito arabo Raam.

Con una telefonata a mezz’ora dalla scadenza del suo mandato, Lapid ha avvisato in extremis il presidente Reuven Rivlin di essere riuscito a formare la coalizione di governo.

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Quasi pronto il centro di sicurezza Usa a Cipro

Procedono a grande ritmo i lavori a Cipro per la realizzazione del centro di intelligence e sicurezza realizzato dagli Usa in territorio cipriota, anche se l’apertura ufficiale è prevista fra oltre sei mesi, per la precisione il prossimo 16 gennaio come dichiarato dal ministro degli Esteri Nikos Christodoulides dopo aver ispezionato la struttura in costruzione con l’ambasciatore degli Stati Uniti Judith Garber.

Una volta completato il Centro di Cipro per la sicurezza della terra, dei mari aperti e dei porti (CYCLOPS) sarà utilizzato per formare il personale nelle tecniche di frontiera, doganali, marittime e di sicurezza informatica.

Gli Usa, che hanno finanziato la realizzazione della struttura, hanno scelto Cipro centro perché la nazione insulare del Mediterraneo si trova all’estremità sud-orientale dell’Europa e perché gode di buone relazioni con le nazioni del Medio Oriente.

Stando a quanto si apprende Cyclpos includerà attrezzature all’avanguardia e una struttura mobile per formare i funzionari su come proteggere al meglio i progetti infrastrutturali chiave e condurre indagini informatiche e screening delle frontiere. Gli Stati Uniti forniranno attrezzature e personale per la formazione.

Il portavoce del governo cipriota Kyriakos Koushos ha affermato che il presidente degli Stati Uniti Joe Biden considera Cipro un “partner significativo” nel rafforzamento della sicurezza regionale nel Mediterraneo orientale e si è impegnato a implementare ulteriormente le relazioni tra Washington e Nicosia.

Cipro e gli Stati Uniti hanno intensificato la collaborazione in ambito di sicurezza negli ultimi anni, anche grazie all’approvazione del Congresso del 2019 dell’Eastern Mediterranean Energy and Security Partnership Act, che ha sottolineato il sostegno degli Stati Uniti a un partenariato energetico tra Grecia, Cipro e Israele.

L’accordo tra Usa e Cipro prevede la fornitura da parte statunitense di finanziamenti per l’addestramento militare e la parziale revoca di un embargo sulle armi che è stato emanato alla fine degli anni ‘80 anni per impedire una potenziale corsa agli armamenti visto che parte dell’isola è occupata dalle truppe turche; in cambio Cipro ha concesso alla ExxonMobil la licenza per la ricerca di petrolio e gas in acque su cui Nicosia vanta diritti economici esclusivi.

Presidente Duque giustifica la polizia colombiana

Il presidente colombiano Ivan Duque è tornato sulle violenze registrate nel suo paese e sugli scontri tra polizia e manifestanti escludendo qualsivoglia intento violento da parte delle forze di sicurezza del suo paese elogiando “la loro professionalità ed il loro eroismo”.

Il primo mandatario ha spiegato: “Ci sono stati casi di abuso di autorità, ma i responsabili sono indagati, sono sanzionati e non mostrano una tendenza verso un sistema consolidato”.

Duque ha condannato la violenza “da qualunque parte essa provenga”, pur sottolineando “la nostra polizia ha 128 anni. Ha una sua capacità operativa, sono eroi che hanno dovuto affrontare molte sfide”.

L’ultimo rapporto della Procura ha stabilito che tra il 28 aprile e il 30 maggio ci sono stati 48 decessi, di cui 20 legati alle proteste, nove erano sotto inchiesta e i restanti 19 non erano legati alle proteste sociali. L’organo inquirente ha anche riferito di 111 scomparsi nell’ambito delle proteste

L’organizzazione non governativa Temblores, che documenta la brutalità della polizia locale, sostiene che i 48 morti registrati nelle manifestazioni di piazza sarebbero stati commessi da agenti della forza pubblica, ai quali attribuisce anche 1.133 aggressioni fisiche, 1.445 arresti arbitrari e 47 lesioni oculari.

Per il capo dello Stato, le proteste nel suo Paese hanno origine dai problemi economici scatenati dalla pandemia di Covid-19, anche se si è astenuto dal menzionare gli errori politici del suo governo, come la presentazione di una riforma fiscale che andava a penalizzare i ceti più deboli.

Venezuela e Bolivia fanno il punto sulla cooperazione bilaterale

Le autorità del Venezuela e della Bolivia si sono incontrate a Caracas con l’obiettivo di rivedere l’agenda bilaterale per la cooperazione e la solidarietà in diverse aree politiche, sociali e commerciali, analizzando lo stato dei rapporti tra i due paesi. A darne notizia una nota diffusa dal ministero degli Esteri del paese chavista.

Da quanto si apprende l’incontro è stato presieduto dal viceministro degli Esteri Rander Peña e dall’ambasciatore boliviano a Caracas, Sebastián Michel. Entrambe le parti, riferisce la nota, “hanno coordinato azioni per continuare a rafforzare l’importante relazione bilaterale, come la tenuta della Commissione mista binazionale Bolivia-Venezuela”.

Tra le questioni esaminate anche quelle ancora in via di definizione nei settori dell’energia e dell’istruzione.

Il comunicato riferisce anche che la Bolivia parteciperà al Congresso dei Popoli del Mondo, che si svolgerà in Venezuela dal 21 al 24 giugno, nel contesto della commemorazione dei 200 anni della Battaglia di Carabobo.

Oman: per sedare le proteste il Sultano offre posti di lavoro

Per porre fine alle manifestazioni che da qualche giorno si verificano in Oman per il carovita, il sultano Haytham ben Tareq ha ordinato all’esercito di avviare l’arruolamento di circa 30 mila persone, offrendo loro posti di lavoro nell’istituzione militare.

Per ben Tareq in carica da appena un anno e mezzo si tratta della prima protesta popolare che si trova ad affrontare dopo esser subentrato al sultano Qabus.

 I media governativi hanno definito “sabotatori” i manifestanti che hanno preso parte alle manifestazioni nei giorni scorsi, criticando aspramente gli scontri tra polizia e manifestanti nella citta’ settentrionale di Sohar, per protestare contro disoccupazione e carovita in un Paese solitamente ai margini di tumulti di natura socio-economica e politica; le ultime si erano verificate nel 2011 nell’ambito delle cosiddette “Primavere arabe”.   

Per placare gli animi il sultano ha quindi ordinato al ministero della Difesa e ad altre istituzioni governative di creare 32.000 posti di lavoro nel corso del 2021. La popolazione locale conta quattro milioni e mezzo di abitanti, di cui il 40% sono stranieri. Come altri paesi della regione, l’Oman vive in uno stato di crisi economica aggravata dalla pandemia e dal calo del prezzo del petrolio.

Secondo le stime del Fondo monetario internazionale nel corso dello scorso il Pil del paese si è contratto di oltre il 6% mentre il debito pubblico è salito del 20% in due anni mentre la disoccupazione, anche a causa del grande ricorso alla manodopera straniera, è al 10%.