Fabrizio Di Ernesto
Annunci

Vertice in Siria contro il terrorismo

Il presidente siriano Bashar al Assad ha incontrato a Damaso i capi di Stato maggiore di Iran, Mohammad Hossein Bagheri, e Iraq, Othman al Ghanimi, per fare il punto sulla lotta al terrorismo. Tra i presenti anche il ministro della Difesa siriano Ali Abdullah Ayyoub.

Oltre a fare il punto sulla situazione in cui versa il paese, finalmente non più oppresso dalla guerra provocata dai terroristi islamici e parte dell’Occidente, le parti hanno anche gettato le basi per rafforzare il coordinamento tra i tre paesi in materia di lotta al terrorismo. “Le relazioni tra Siria, Iran e Iraq sono forti e sono state consolidate durante la guerra”, ha osservato nell’occasione Assad e questo incontro ha permesso la condivisione di “principi di cui i nostri paesi sono orgogliosi”. Il generale iraniano Bagheri, da parte sua, ha affermato che “difendere la Siria vuol dire anche difendere Iraq e Iran”, poiché “il terrorismo pone una minaccia per tutti e tre gli Stati” e per contrastarlo occorre un maggiore coordinamento. L’iracheno Ghanimi ha invece evidenziato come “la frontiera tra Iraq e Siria non costituisce e non costituirà un ostacolo per l’unità di due paesi che condividono storia, geografia, tradizione e destino”.

L’incontro sancisce il nuovo ruolo assunto da Teheran nella regione che dopo aver contribuito alla vittoria delle forze lealiste in Siria e riallacciato rapporti economici e politici con Baghdad appare sempre più come l’unico paese nella regione in grado di contenere l’espansionismo israeliano e quello saudita.

Annunci

Messico, per presidente Amlo finito neoliberismo

Il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador, Amlo, ritiene conclusa l’epoca del neoliberismo. Il primo mandatario di Città del Messico ha infatti annunciato: “Entrambe le cose sono abolite, il modello neoliberale e la sua politica economica di saccheggio, antipopolare e entreguista”, ipotizzando quindi l’inizio di una nuova politica economica per il suo paese che non sia più dettata dall’estero ed attraverso la quale i governanti possano muoversi più liberamente evitando così di generare nuova povertà nel paese.

Lopez Obrador ha ricordato che: “Durante tutto il periodo neoliberale non si parlava di pianificazione per lo sviluppo. I miei predecessori hanno seguito ricette che gli arrivavano dall’estero, erano altri che definivano l’agenda nazionale e imponevano le misure economiche da adottare”.

Lopez Obrador sembra davvero voler creare un Messico diverso da quello conosciuto fino ad adesso, legato politicamente ed economicamente agli Usa, anche in merito alla crisi venezuelana hanno evitato di riconoscere Guaidò quale nuovo presidente del paese smarcandosi da Washington.

Tutto il mondo è paese 12/03/2019

Per riascoltare la puntata di martedì 12/03/2019 cliccare sul seguente link

Ecuador annuncia uscita da Unasur

L’Ecuador ha annunciato la decisione di abbandonare l’Unasur, l’Unione delle nazioni sudamericane creata nel 2008 dall’ex presidente venezuelano Hugo Chavez.

A comunicarlo il presidente ecuadoregno Lenin Moreno che ha motivato la decisione con “il fallimento del disegno di integrazione regionale dell’Unasur, divenuta ormai una semplice piattaforma politica senza contenuti.  La decisione è immediata e quindi l’Ecuador fin da ora non parteciperò più alle attività dell’organizzazione e non verserà più la sua quota per il bilancio. Moreno ha anche spiegato che non facendo più parte del gruppo chiederà alla direzione di restituire il palazzo nei pressi della capitale Quito utilizzato come sede dell’organismo e annunciato che verrà rimossa la statua di Nestor Kirchner, ex presidente argentino e primo segretario generale dell’Unasur.

Secondo il primo mandatario del paese indiolatino l’Unasur “è entrato in un tunnel senza uscita da un anno, la metà degli stati membri non partecipano né contribuiscono finanziariamente, la segreteria è senza titolare e il personale è andato diminuendo perché alcuni presidenti irresponsabili si sono intestarditi a nominare i loro amici”. Da gennaio 2017 l’attività istituzionale è paralizzata a causa di divisioni interne. Al termine del mandato del colombiano Ernesto Samper, non è stato possibile eleggere un nuovo segretario generale per mancanza di consenso.

Lo stallo istituzionale aveva portato, ad aprile 2018, i governi Argentina, Brasile, Cile, Perù, Colombia e Paraguay ad annunciare che avrebbero sospeso a tempo indeterminato la loro partecipazione alle attività dell’Unasur. Il processo di abbandono dell’Unasur da parte dell’Ecuador è iniziato formalmente l’11 marzo, con una lettera indirizzata dal ministro degli Esteri José Valencia a Diego Pary, ministro degli Esteri del paese che esercita la presidenza di turno, la Bolivia. L’iter formale di uscita dal trattato era stato intrapreso già dalla Colombia, il 10 agosto del 2018, poco dopo l’insediamento di Ivan Duque come nuovo capo dello stato. Bogotà denunciava nell’occasione che l’Unasur si era trasformata in una “cassa di risonanza del Venezuela”, in una critica della cifra politica del blocco.

Ecuador e Fmi hanno firmato accordo per prestito da 4 milioni

L’Ecuador e il Fondo monetario internazionale hanno siglato l’accordo per un prestito triennale da 4,209 milioni di dollari.

Lo riferisce il ministro dell’Economia dell’Ecuador, Richard Martinez. Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente dell’Fmi Christine Lagarde, ha offerto un quadro quasi idilliaco per gli ecuadoriani che potranno usufruire di questo accordo che nelle intenzioni sarà finalizzato alla modernizzazione dell’economia, la creazione di nuovi posti di lavoro e permesso un aumento della spesa sociale.

Nello specifico, l’accordo prevede l’erogazione immediata di 652 milioni di dollari, è destinato a rendere più dinamica l’economia proteggendo i settori economicamente più vulnerabili del paese. . I termini del prestito, segnala il quotidiano “El Telegrafo”, sono stati definiti nel quadro di una riunione tenutasi ieri con il vicepresidente per l’America Latina dell’organismo, Axel van Trotsenburg, alla quale sono stati presenti oltre allo stesso Martinez, anche il presidente Lenin Moreno ed il ministro per il Commercio estero, Pablo Campana.

Fino al 2006, ed all’avvento al potere di Alianza Pais, l’Ecuador aveva un rapporto molto stretto con il Fmi che influenzava notevolmente le politiche economiche e sociali del paese. Una delle prime misure del presidente Rafael Correa fu proprio quella di rompere con l’Fmi.

Difesa, spesa in aumento tra il 2014 ed il 2018

Le spese legate al comparto Difesa sono in costante aumento. Lo conferma il Sipri, l’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, nel suo consueto rapporto precisando che il volume dei commerci internazionali di armamenti nel periodo 2014-18 è aumentato del 7,8 per cento rispetto al 2009-13 e del 23 per cento in più rispetto al 2004-2008.

Dal documento emerge che nel periodo in esame i paesi che hanno esportato più armamenti sono stati gli Usa, la Russia, la Francia, la Germania e la Cina, mentre i paesi che hanno acquistate di più sono stati l’Arabia Saudita, l’India, l’Egitto, a sorpresa l’Australia e l’Algeria.

In particolare, fanno sapere dalla Svezia, nel periodo tra il 2014 ed il 2018 la vendita di armi verso il Medio Oriente è quasi raddoppiata aumentando dell’87% rispetto al quadriennio precedente. La crescita del commercio di armi verso una delle aree più instabili del mondo ha di fatto permesso di compensare il calo registrato in tutti gli altri continenti.

Nel suo rapporto il Sipri ha indicato in 67 i paesi che hanno prodotto e venduto armi all’estero, anche se il 75% delle vendite sono state effettuate da appena 5 paesi, che anche nella rilevazione precedente erano già i principali esportatori.

Tutto il mondo è paese 05/03/2019

E’ possibile ascoltare la replica della puntata di martedì 5 marzo 2019 cliccando su questo link

Difesa: al via esercitazione Ahmose tra Egitto e Regno Unito

Si sono aperte oggi le esercitazioni militari “Ahmose” che vedono impegnate le forze armate di Egitto e Regno Unito. La cerimonia di apertura si è svolta nella base militare di Mohamed Naguib, ad Alessandria d’Egitto.

Il programma prevede che le esercitazioni si svolgano per un periodo di 30 giorni e puntano a rafforzare la cooperazione tra i militari di Londra e quelli de il Cairo, facilitando la condivisione delle competenze negli scenari di guerra.

Le forze armate della corona inglese vi prendono parte con circa 165 uomini per aumentare l’efficacia nel contrasto del terrorismo che minaccia la regione nordafricana ed anche altre parti del mondo.

‘Ahmose’ segna l’inizio di maggiore cooperazione nel settore della difesa tra i due paesi, per sviluppare e garantire una regione più sicura, ha commentato l’ambasciatore britannico in Egitto, Geoffrey Adams. L’anno scorso, i ministeri della Difesa britannici ed egiziani hanno firmato il primo memorandum d’intesa per condurre esercitazioni militari congiunte, nel quadro degli sforzi per rafforzare la cooperazione anti-terrorismo.

Iran punta a ruolo strategico nel mercato energetico iracheno

L’Iran vuole recitare un ruolo strategico nel mercato energetico iracheno, in particolare per quanto riguarda la ricostruzione delle infrastrutture elettriche in Iraq.

Ad annunciarlo è stato Reza Ardakanian, ministro dell’Energia di Teheran spiegando: “In questo momento, stiamo progettando di svolgere un ruolo importante nella ricostruzione del settore elettrico dell’Iraq”, citando il memorandum d’intesa firmato lo scorso dicembre insieme al collega iracheno, Luai al Khatib, che prevede la prosecuzione per un anno delle forniture elettriche iraniane all’Iraq. Ardakanian ha citato la cronica carenza di energia in Iraq, citando la mancanza di servizi e i continui blackout che dal 2003 colpiscono su base giornaliera gran parte delle provincie del paese, comprese quelle industriali. La vicinanza dei principali terminal petrolifere iracheni al confine iraniano ha reso le forniture elettriche iraniane indispensabili per l’economia irachena.

La carenza di energia elettrica ha creato numerosi problemi nel sud del paese dove proprio per questo motivo si sono verificati frequenti scontri con le forze di sicurezza costati diverse decine di morti nella provincia di Bassora.
Secondo Ardakanian, l’Iran resta l’opzione migliore per i paesi limitrofi che soffrono di carenza di energia elettrica. “Negli ultimi anni abbiamo esportato oltre 6 miliardi di dollari di elettricità in Iraq”. L’Iraq importa da 900-1.300 megawatt di elettricità all’anno dall’Iran, secondo l’Agenzia statunitense per l’informazione sull’energia (Eia). Inoltre a differenza di altri Stati del Golfo produttori di petrolio che negli anni hanno ridotto il fenomeno detto del “flaring”, l’Iraq brucia più del 60 percento del gas associato, equivalente a 196.000 barili di petrolio equivalenti. Per far fronte ai ricorrenti blackout, a partire dal 2005 Baghdad ha fatto affidamento, oltre che sulle forniture elettriche, anche sul su gas importato dall’Iran per poter alimentare le proprie centrali elettriche.

Tutto il mondo è paese 26/02/2019

L’audio della puntata è disponibile al seguente link