Fabrizio Di Ernesto
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Energia: Opec manterrà tagli alla produzione di petrolio per tutto il 2019

Per tutto il 2019 rimarranno in vigore i già decisi tagli alla produzione petrolifera. Lo ha reso noto l’Opec, l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, al termine dell’incontro che si è svolto ad Abu Dhabi.

Parlando in merito a questa decisione il ministro del Petrolio iracheno Thamer Ghadhban ha sottolineato come non sia trattato di una decisione presa all’unanimità dai paesi membri ma presa a maggioranza.

Già prima della riunione, convocata per una semplice revisione degli impegni, l’Iraq e la Nigeria avevano annunciato la volontà di ridurre la propria produzione petrolifera senza ulteriori spiegazioni mentre l’Arabia Saudita aveva annunciato la volontà di portare la produzione a 9,89 milioni di barili al giorno già nel mese di ottobre.

Il principe saudita Abdulaziz bin Salman, rappresentante di Riyad, ha dichiarato che il principale obiettivo strategico nella politica petrolifera del suo paese “è sempre stato quello di promuovere la stabilità del mercato”.

Bin Salman ha anche dichiarato che il suo Paese manterrà i tagli fino alla fine dell’anno, quando verrà effettuata una nuova revisione nella prossima riunione della commissione convocata per dicembre.

La sedicesima riunione del comitato Opec è stata presieduta dal ministro saudita e dal suo omologo russo, Alexander Novak. La misura mira a bilanciare il mercato e prevenire il calo dei prezzi del greggio in un momento di forte oscillazione sui mercati.

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Da Washington due settimane di proroga a Pechino

Non aumenteranno più l’1 ma il 15 ottobre le tariffe a carico di merci d’importazione cinese dal valore complessivo di 250 miliardi di dollari. La proroga è stata annunciata ieri, 11 settembre, dal presidente Usa Donald Trump che ha parlato di «gesto di buona volontà» giunto in risposta ad una richiesta avanzata dal vicepresidente cinese Liu He.

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Gnerre:maccartismo all’italiana, mai collaborato con Savoini o la Lega

Già al centro di un’inchiesta per il presunto reclutamento di miliziani filorussi da inviare in Donbass, Orazio Maria Gnerre è ora di nuovo al centro delle cronache giornalisti per via della diffusione di una telefonata con Gianluca Savoini nel corso della quale stavano concordando la partecipazione ad un evento culturale.

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Argentina: Cristina Kirchner propone di stabilire nuovo ordine sociale

In vista delle elezioni presidenziali argentine di ottobre è tornata a parlare l’ex presidente Cristina Fernández de Kirchner sottolineando la “necessità di fare un grande sforzo tra tutti per ordinare il paese, non nel vecchio ordine, ma in qualcosa di nuovo, diverso e migliore di noi”. Per l’ex prima mandataria di fronte alla grave situazione economica del paese è necessario infatti un totale ripensamento del contratto sociale per permettere all’Argentina di ripartire.

Parlando nella città di Posadas, capoluogo della provincia di Misiones, nel nord-est dell’Argentina, per presentare il suo libro “Cordiali saluti”, ha insistito sulla necessità di fare un grande sforzo tra tutti per risistemare il paese.

La Kirchner ha poi polemicamente chiesto come sia stato possibile che l’attuale maggioranza sia riuscita a perdere in poco tempo tutti i progressi fatti dal paese in oltre 40 anni, spiegando che i cittadini “non votano un presidente per incolparne un altro ma nella speranza di risolvere i propri problemi”.

L’ex prima mandataria del paese, che ha retto tra il 2007 e il 2015, ha fatto riferimento al Fondo monetario internazionale (Fmi) e alle relazioni del paese con l’agenzia ricordando che suo marito aveva cancellato 47 anni di debiti nel 2005 aggiungendo “attualmente abbiamo 10 miliardi di dollari di debito che in 3 anni e mezzo potrebbero diventare oltre 50”.

“Per me – ha aggiunto l’attuale candidata alla carica di vicepresidente – quello che dovremmo fare è vedere e rivedere i conti, chiedere dove sono i soldi, cosa ne è stato fatto. Nessuno dubita che il denaro sia arrivato. Il problema è chi dovrà pagare il debito. Non si può pagare a spese del popolo argentino”.

Nonostante Johnson, la Brexit è ancora lontana

Ad oltre tre anni da referendum del 23 giugno 2016 per portare la Gran Bretagna fuori dall’Europa ancora non si sa se la Brexit, già rinviata ed ora prevista per il 31 ottobre, avverrà e con quali modalità.

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Venezuela rafforza politiche sociali in vista del nuovo anno scolastico

Nonostante la crisi economica e i tentativi di destabilizzazione da parte di Usa e Colombia il governo bolivariano del Venezuela continua a portare avanti le proprie politiche sociali.

In vista dell’inizio del nuovo anno scolastico il governo di Nicolas Maduro ha, come di consueto, promosso la consegna di uniformi, materiale scolastico, medicine, testi e tutte le altre forniture per l’anno scolastico 2019-2020.

La notizia è stata data dal ministro dell’Istruzione Aristóbulo Istúriz che ha anche aggiunto che il governo porterà avanti anche i lavori infrastrutturali legati al comparto scolastico. Sempre l’esponente bolivariano ha precisato che l’esecutivo sta lavorando a pieno ritmo per garantire in tutto il paese l’inizio della scuola.

Istúriz ha anche riferito che da quest’anno gli insegnamenti di base saranno integrati da conferenze sulla salute contro tutte le malattie nelle scuole e nell’ambiente. A questo proposito, ha riferito che il paese sudamericano ha raggiunto il 97% di copertura vaccinale contro la poliomielite.

Con l’inizio del nuovo anno scolastico saranno anche inaugurati 50 nuovi istituti tutti in linea anche con il Pae, il programma di alimentazione scolastica.

Il ministro ha concluso il proprio intervento affermando: “Vogliamo che l’educazione sia sovrana, emancipatoria e decolonizzante e questo è l’orientamento che stiamo dando”.

Maduro accusa la Colombia di voler provocare un conflitto militare

Nuove scintille diplomatiche tra Venezuela e Colombia. Due giorni fa il primo mandatario bolivariano Nicolas Maduro aveva proposto ai leader della Farc di adoperarsi per un nuovo accordo di pace con Bogotà, proposta rispedita al mittente dai combattenti colombiani, con il governo della Colombia ha rilanciato lo scontro con il vicino.

Preso atto delle parole dei rappresentanti delle Farc e delle accuse di Bogotà, Maduro ha ora accusato, nuovamente, la Colombia di “voler provocare un conflitto militare” con il Venezuela mettendo in guardia i soldati dislocati sulle zone di confine, circa 2.200 chilometri totali.

Nel corso di una cerimonia militare a Caracas, l’erede di Maduro ha detto: “Non solo il governo di Bogotà ha impegnato la Colombia in una guerra di sfinimento, ma sta usando accuse infondate per minacciare il Venezuela e provocare un conflitto militare con il nostro paese”, ha detto Maduro durante una cerimonia militare a Caracas.

Le relazioni già tese tra il presidente chavista e il suo omologo colombiano Ivan Duque sono ulteriormente peggiorate dopo che la scorsa settimana gli ex leader delle Farc hanno formalmente respinto un accordo di pace del 2016 e annunciato un ritorno alle armi. Il primo mandatario colombiano ha accusato Maduro di “fornire riparo e sostegno ai ribelli”.

La Colombia è uno dei paesi che a gennaio ha riconosciuto il golpista Juan Guaidò quale presidente del Venezuela invitando più volte Maduro a lasciare la carica ed il paese.

Argentina: il governo rimanda il progetto di ristrutturazione del suo debito

Dopo aver annunciato pochi giorni fa la volontà di ristrutturare il proprio debito ed aver pubblicato domenica I settembre il decreto in Gazzetta ufficiale, l’Argentina fa un piccolo passo indietro, rimandando per il momento l’avvio della “reperfilacion”.

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Iran pronto a rivedere sua adesione al trattato sul nucleare

L’Iran è pronto rivedere la propria adesione al trattato sul nucleare firmato nel luglio 2015 con il gruppo dei 5+1 (Usa, Francia, Cina, Russia, Gran Bretagna e Germania). È stato lo stesso ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif a ribadire che l’atteggiamento di Teheran è legato a quello dell’Europa.

In base a quanto riferito da Zarif l’Iran potrebbe smarcarsi da alcune clausole già giovedì prossimo, il 5 settembre. Il rappresentante dalla Repubblica islamica ha ribadito che: “I colloqui con i partner europei sono ancora in corso e Teheran è nella fase finale delle decisioni su questa nuova riduzione. La possibilità che l’Iran ritorni completamente all’accordo nucleare rimane se l’Europa adotta misure adeguate”.

Lo scorso 8 maggio, il presidente dell’Iran, Hasán Rohaní, ha annunciato che il suo paese avrebbe smesso di conformarsi a due punti del Piano d’azione comune globale (Jcpoa): non avrebbe venduto per un periodo di 60 giorni di uranio arricchito o acqua pesante Il presidente ha anche avvertito che due mesi dopo, Teheran avrebbe continuato a rivedere il proprio impegno nel rispetto dell’accordo nucleare se i membri rimanenti non avessero adempiuto alla propria parte durante quel periodo.

Successivamente, il 7 luglio, funzionari iraniani hanno dichiarato che Teheran avrebbe iniziato ad arricchire l’uranio al di sopra del 3,6 percento, il livello stabilito dall’accordo nucleare. Inoltre, hanno assicurato che la riduzione dei loro impegni nell’ambito del patto del 2015 sarebbe continuata ogni 60 giorni.

Nel maggio 2018 l’amministrazione statunitense aveva abbandonato l’accordo dopo che il presidente Donald Trump ha accusato l’Iran di violare i termini dell’accordo nucleare a causa del presunto arricchimento di uranio da parte di Teheran.

Il Regno Unito, la Cina, la Francia, la Russia, la Germania e l’Iran hanno condannato la decisione di Washington e sono rimasti fedeli al patto nucleare del 2015, sebbene Teheran ritenga che i paesi europei che hanno firmato il patto non abbiano fatto abbastanza per salvarlo.

Difesa: Pyongyang vicina al possesso di un sottomarino lanciamissili

La Corea del nord starebbe assemblando un sottomarino capace di sparare missili balistici anche con testate nucleare e sarebbe molto vicina al suo obiettivo.

La tesi dei servizi di intelligence di Washington espressa dal gruppo di Beyond Parallel sarebbe avvalorata da alcune immagini satellitari del cantiere navale nordcoreano di Sinpo. Il sottomarino al centro del caso sarebbe già finito sui media nordcoreani lo scorso luglio in occasione di una ispezione del leader nordcoreano Kim Jong-un.

Sempre il satellite avrebbe evidenziato anche alcune navi di supporto al sottomarino ed una gru, il che, secondo gli esperti, significherebbe che a breve potrebbe essere condotto il primo test. Se Pyongyang riuscisse a dotarsi di questo mezzo per gli Usa e gli altri paesi sarebbe difficile riuscirne a controllare e monitorare gli spostamenti e soprattutto, secondo il think tank statunitense “rappresenterebbe un progresso significativo della minaccia balistica e nucleare nordcoreana, e complicherebbe la pianificazione difensiva nella regione”.

Nelle scorse settimane le autorità militari nordcoreane hanno condotto diversi teste balistici che hanno messo in apprensione i paesi della regione, in primis il Giappone che con il premier Shinzo Abe aveva parlato apertamente di violazioni delle risoluzioni delle Nazioni Unite, mentre il presidente statunitense Donald Trump aveva minimizzato il test.