Fabrizio Di Ernesto

Russia e Iran siglano intesa per cooperazione nel settore petrolifero

La Russia e l’Iran, rispettivamente tramite la Zarubej Neft e la compagnia petrolifera nazionale Nioc, hanno siglato un importante memorandum d’intesa per la cooperazione nel settore al fine di agevolare lo sviluppo dei campi petroliferi del paese medio-orientale di Shadegan e Ragsefid.

Da tempo Mosca e Teheran hanno intensificato la cooperazione politica ed economica in vari settori anche grazie alla comunione d’intenti sulla Siria e sul futuro del presidente Bashar al Assad che ha notevolmente contribuito ad avvicinare i due paesi.

Sul piano economico la cooperazione si concentra anzitutto sul settore energetico. Tra maggio e giugno i due paesi hanno avuto scambi di visite nel quadro della Commissione mista russo-iraniana per il petrolio per discutere lo stato della cooperazione tra i due paesi nel settore.
L’Iran ha finora firmato memorandum d’intesa con quattro società russe per lo sviluppo dei suoi campi di petroliferi e a gas: Lukoil per i giacimenti di Ab Teymour e Mansouri; Zarubezhneft per i giacimenti di Aban e West Paydar; Tatneft per i campi di Dehloran e Shadegan; Gazprom per i giacimenti di Cheshmeh Khosh e di Changouleh.

La Russia è il paese che più ha aumentato le relazioni con l’Iran dopo la cancellazione delle sanzioni economiche legate al programma nucleare. I due paesi stanno discutendo la realizzazione di progetti comuni nel settore industriale per un totale di 10 miliardi di dollari. Per quanto riguarda il comparto energetico Mosca sta valutando investimenti per 20 miliardi di dollari in progetti di produzione ed esplorazione di petrolio e gas naturale dell’Iran.

Difesa, nel Golfo esercitazione congiunta Gran Bretagna Qatar

Sono in corso nelle acque del Golfo le esercitazioni militari congiunte tra la marina militare del Qatar e quella della Gran Bretagna. Le esercitazioni prevedono due diverse fasi: la prima composta da lezioni e corsi che si tengono nella base navale internazionale Hamad e riguarda le operazioni antincendio, di inventario e le comunicazioni. La seconda fase riguarda le esercitazioni nelle acque nazionali di sminamento e di superamento dell’artiglieria navale nemica.

L’operazione viene svolta nell’ambito di una serie di accordi siglati in passato tra i due paesi. A giugno la marina del Qatar ha svolto esercitazioni navali con gli Usa mentre pochi giorni fa con quella francese.

Per Doha queste esercitazioni appaiono molto importanti in un momento in cui i paese della regione hanno tagliato i rapporti diplomatici con il Qatar.

La rottura delle relazioni diplomatiche con Arabia Saudita, Emirati arabi, Bahrein ed Egitto ha rafforzato il riavvicinamento tra Doha e Teheran e la Turchia, con Erdogan che ha invitato i paesi dell’area a riprendere le relazioni diplomatiche.

L’avvicinamento all’Iran ed alla Turchia che sta raffreddando i rapporti con la Nato, potrebbe però avere conseguenze sulle prossime esercitazioni internazionali con i paesi del Patto Atlantico. Difficilmente infatti la Nato potrebbe condividere informazioni e strumentazioni con un paese che poi potrebbe riferire queste informazioni a potenziali nemici.

L’area del Golfo quindi appare sempre più ingarbugliata.

Le difficoltà di fare impresa in Italia. La storia della Enosis

Ipotizziamo che abbiate l’idea per un business vincente e mettiate su la vostra impresa. Ipotizziamo che le cose vadano bene e possiate permettervi il lusso di assumere dipendenti.

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Gabrielli, PS, meno del 29% istituti di vigilanza hanno certificazione in regola

Solo 393 istituti di vigilanza privata su 1367, ovvero appena il 28,74%, sono in regola con la certificazione prevista dalla normativa vigente. Questo il monito lanciato dal Capo della Polizia Franco Gabrielli in una circolare emessa dal Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica sicurezza.

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Difesa, ancora militari turchi in Qatar

Continuano ad arrivare militari turchi a Doha, dopo che il Qatar ha rotto i rapporti diplomatici con latri paesi della regione, Arabia Saudita in primis.

In virtù di un accordo tra i due paesi oggi è arrivato nel paese il quinto contingente militare proveniente da Ankara nella caserma della brigata Tareq Ben Zayad, impegnata in attività di addestramento. L’emittente televisiva “al Jazeera” fa sapere che la cooperazione tra Doha e Ankara nel campo della Difesa rientra in una visione comune per la sicurezza nella regione, nonostante la richiesta di alcuni paesi del Golfo di chiudere la base turca.

Appare ovvio come la strategia turca sia quella di ergersi sempre più a guida della regione, anche se Arabia Saudita ed Iran difficilmente permetteranno che ciò avvenga; in quest’ottica però si inserisce il tour che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, effettuerà nei paesi del Golfo, ufficialmente  nel tentativo di ripristinare il dialogo tra Qatar e Arabia Saudita.

La Turchia si è schierata apertamente a favore del Qatar nella crisi iniziata il 5 giugno scorso dopo che Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi ed Egitto hanno annunciato la rottura dei rapporti diplomatici con Doha, ritirando i propri ambasciatori. La mossa ha visto anche la chiusura dello spazio aereo, che per i paesi del Golfo ha implicato l’interdizione delle acque territoriali. Riad ha inoltre chiuso il proprio confine terrestre con il Qatar impedendo di fatto qualsiasi transito di merci. Tra i paesi che si sono adeguati alla linea dura contro il Qatar da segnalare anche lo Yemen guidato da Abd Rabbo Mansour Hadi e l’esecutivo libico di Al Baida, non riconosciuto dalla comunità internazionale.

Difesa, militari tedeschi hanno iniziato a lasciare base turca di Incirlik

I militari tedeschi di stanza in Turchia hanno iniziato a lasciare la base di Incirlik, nei pressi del confine orientale. Secondo la stampa turca alcuni Tornado tedeschi continueranno ad essere operativi nella base ancora per alcune settimane. La base aerea turca era stata utilizzata dalla Germania per le operazioni contro lo Stato islamico (Is), mentre ora il contingente ed i mezzi di Berlino di stanza in Turchia, anche a causa di alcuni attriti tra Ankara e la Nato e tra Ankara e Berlino si sposteranno in Giordania. Lo scorso 21 giugno il parlamento di Berlino ha approvato il piano per il ritiro delle truppe tedesche dalla base militare turca.

Il ministro della Difesa tedesco, Ursula von der Leyen (Cdu), ha presentato nelle scorse settimane un calendario per il trasferimento delle truppe, che prevede il trasferimento di parte del personale alla base giordana di al Asrak già entro la fine del mese.

Le tensioni degli ultimi mesi tra Turchia e Germania sono culminate lo scorso 7 giugno nel voto del governo tedesco per il ritiro dei militari dalla base aerea Nato di Incirlik, nella provincia sud-orientale turca di Adana.

La base militare di Incurlik è altamente strategica per la Nato, ed una delle basi europee in cui l’Alleanza atlantica custodisce alcune testate nucleari.

Nei giorni scorsi Ankara e Mosca hanno raggiunto un’intesa di massima per la a fornitura da parte russa dei sistemi missilistici anti-aerei S-400.

L’accordo tra Mosca e Ankara rischia ora di aprire difficili scenari geopolitici. La Turchia è infatti un paese Nato ed utilizza tecnologia militare atlantica che non può essere messa a disposizione di paesi non Nato, specialmente in favore di paesi come la Russia attualmente a rischio di scontro con l’Alleanza atlantica.

Di contro anche per la Russia potrebbe essere controproducente mettere a disposizione di un paese Nato la propria tecnologia militare. Va poi ricordato che da un anno a questa parte Erdogan è sempre più in viso ai paesi occidentali, sia per il modo in cui ha represso il tentato golpe dello scorso luglio sia per il referendum costituzionale che ha trasformato in senso presidenziale il sistema politico del paese.

Energia, al via ad Istanbul il World petroleum congress

Si è aperto oggi, domenica 9 luglio, nella città turca di Istanbul, il World petroleum congress, evento internazionale che ha richiamato l’interesse di molti governi e di esponenti di rilievo del settore petrolifero da tutto il mondo. Tra i presenti, a fare gli onori di casa, ministro dell’Energia turco, Berat Albayrak; tra gli ospiti di spicco da segnalare il ministro russo Aleksander Novak, ed il segretario di stato statunitense Rex Tillerson.

Domani, lunedì 10 luglio, è prevista la prima sessione plenaria del forum cui prenderà parte il russo Novak, l’amministratore delegato del colosso petrolifero statunitense ExxonMobil, Darren Woods, l’Ad di Saudi Aramco, Amin H. Nasser, e l’Ad di Shell, Ben van Beurden.

La plenaria di martedì 11 invece vedrà la presenza di Ahmed al Jaber, ministro di Stato e direttore generale della Adnoc di Abu Dhabi, l’Ad di Total, Patrik Pouyanné.

Nel corso delle altre sessioni saranno presenti Bob Dudley, Ad di Bp che parteciperà ad una sessione sulla “leadership” nel settore petrolifero;  Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie), e Mohammed Barkindo, segretario generale dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec), nel contesto del dialogo Aie-Opec; ed il ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz.
Come ha riferito il il Consiglio mondiale del petrolio (Wpc) in una nota, Tillerson riceverà un’onorificenza a Istanbul. “Rex Tillerson, ex presidente e amministratore delegato di Exxon Mobil avrà il giusto riconoscimento per il suo straordinario contributo all’industria del petrolio e del gas con la più alta onorificenza del World Petroleum Council, il premio Dewhurst”, si legge in una nota che sottolinea come Tillerson abbia svolto un lavoro egregio alla guida di Exxon Mobil negli ultimi dieci anni, prima di diventare segretario di Stato nella nuova amministrazione Usa guidata da Donald Trump. Al congresso parteciperanno oltre 5 mila delegati, inclusi 50 ministri, 500 amministratori delegati e più di mille operatori dell’informazione.

Venezuela, continuano gli scontri in piazza

Continuano in Venezuela, da tre mesi a questa parte, gli scontri in piazza tra gli oppositori del presidente eletto Nicolas Maduro, e le forze di sicurezza venezuelano, mentre il contro dei morti è ormai arrivato a 91 unità, mentre è ormai indefinito il numero dei feriti.

Nonostante il volere del presidente, che rifacendosi al suo predecessore Hugo Chavez, vuole evitare che le forze di sicurezza aprano il fuoco contro i manifestanti le violenze degli oppositori, sostenuti in primis dagli Usa, prevedono provocazioni costanti ai danni delle forze militari che in alcuni casi sono costretti a reagire, soprattutto per garantire l’incolumità di terzi.

L’opinione pubblica mondiale, o quanto meno quella che emerge dai grandi media politicamente corretti e vicini agli Usa, sia quelli più conservatori che quelli progressisti, continuano a definire il governo venezuelano “un regime” seguendo uno schema ampiamente utilizzato negli ultimi anni contro Gheddafi, Putin e Assad.

Perfino il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni ha preso le difese dei manifestanti; ancor più assurda e provocatoria la posizione filo manifestanti assunta dagli esponenti del centrodestra italiano ricordando la loro posizione ai tempi del G8 di Genova, luglio 2002.

Di fatto il paese è spaccato in due: da una parte i “colectivos” gruppi armati filo governativi e i manifestanti ultraliberisti che seminano il terrore nelle piazze.

Le istituzioni per far luce sulle violenze hanno istituito un tribunale militare speciale per far luce sulle vicende di ambo le parti ma ovviamente le opposizioni hanno gridato al complotto anti manifestanti.

La Volkswagen torna in Iran

L’Iran, dopo la rimozione delle inique sanzioni internazionali, torna ad aprirsi all’economia mondiale. Dopo l’accordo siglato con la Total altro importante successo economico per Teheran che dopo 17 anni tornerà a vendere sul proprio territorio le vetture della tedesca Wolksvagen, grazie all’accordo stretto con l’importatore locale Mammut Khodro, già distributore di Scania.

Per il momento la commercializzazione riguarderà esclusivamente la Passat e la Tiguan.

Già da agosto i primi modelli saranno disponibili nelle concessionarie della capitale Teheran.

Da mesi l’Iran sta cercando di riaprire il proprio mercato interno alle vetture europee, anche perché quello automobilistico rappresenta un mercato fortemente in espansione con un potenziale di crescita che in pochi anni potrebbe far raddoppiare le vendite annuali.

“Le aziende giapponesi e italiane sono quelle che potrebbero avere un ruolo più importante nel mercato futuro”, ha spiegato tempo fa un portavoce dell’ente governativo per le politiche sul settore automobilistico all’agenzia Fars News, citando anche Austria, Francia, Germania e Turchia come i paesi in prima linea per far ripartire il settore dell’auto nell’area persiana.

Il costruttore di riferimento è l’Iran Khodro Industrial Group, il maggiore dell’area mediorientale (il settore rappresenta il 10% del prodotto interno lordo dell’Iran), che nel dicembre scorso ha accolto una delegazione di imprenditori italiani nei suoi stabilimenti nell’ottica di rendere più efficienti i processi produttivi e già sono in corso delle trattative per ampliare il numero e la varietà dei veicoli offerti sul mercato interno.

Nioc e Total verso accordo da circa 5 miliardi di dollari

La National irania oil company (Nioc) e la francese Total sono pronte a siglare un accordo da 4,8 miliardi di dollari per lo sviluppo del giacimento gasifero South Pars. Accordo che potrebbe essere siglato ufficialmente già nella giornata di domani.

La stampa iraniana riferisce che la cooperazione tra i due paesi potrebbe rappresentare un primo passo per la definitiva riabilitazione internazionale dell’Iran dopo gli anni dell’isolamento determinato delle sanzioni economiche volute da Washington contro il programma nucleare, peraltro a scopi civili, di Teheran.

Lo scorso novembre 2016, Total ha firmato un accordo preliminare per sviluppare il giacimento di South Pars in collaborazione con la cinese Cnpc e l’iraniana Petropars; mentre lo scorso aprile, il responsabile di Total, Patrick Pouyanné, ha dichiarato che la società sta cercando di sviluppare un proprio meccanismo per poter effettuare transazioni bancarie in Iran senza violare le sanzioni statunitensi.

Dopo il raggiungimento dell’accordo sul suo programma nucleare l’Iran sta provando a rilanciare il proprio comparto energetico. Teheran ha infatti bisogno di finanziamenti fino a 100 miliardi di dollari per sviluppare oltre 50 giacimenti di petrolio e gas naturale.