Fabrizio Di Ernesto

Recensione, L’arsenale di Svolte di Fiungo di Loris Campetti

A quasi 50 anni di distanza dai fatti che lo hanno visto protagonista, il giornalista Loris Campetti mette nero su bianco, per i tipi di Manni Editori la sua vicenda storicopolitica che lo ha visto finire alla sbarra per terrorismo ed associazione sovversiva.
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Presidente iraniano Rohani: pronti a far ripartire prime attività dall’11 aprile

Fra una settimana, l’11 aprile, potrebbero riaprire in Iran le attività economiche a “basso rischio”. Lo ha dichiarato oggi il presidente Hassan Rohani.

L’Iran è il paese della regione mediorientale maggiormente colpito dall’emergenza Covid-19, e per limitare il contagio che ha raggiunto numeri record ha imposto misure molte severe che però hanno ovviamente messo a dura prova un’economia già colpita dalle sanzioni unilaterali imposte dagli Usa.

Parlando in diretta televisiva il primo mandatario iraniano ha spiegato: “Sotto la supervisione del ministero della salute, tutte quelle attività economiche a basso rischio riprenderanno da sabato; le altre invece potrebbero ripartire già dal 18. Da sabato prossimo intanto due terzi dei dipendenti del governo torneranno nei loro uffici. Tale decisione non contraddice il consiglio di rimanere a casa fatto dalle autorità sanitarie”.

Rohani per il momento non ha precisato quali sono le attività a basso rischio ma ha comunque ribadito che scuole, università e vari eventi sociali, culturali, sportivi e religiosi sono comunque chiusi e vietati fino al 18 aprile

Il ministero della Salute di Teheran ha dichiarato sabato che il bilancio delle vittime della Repubblica islamica è salito a 3.452 su un totale di 55.743 persone infette.

Funzionari iraniani hanno ripetutamente lamentato che molte persone hanno ignorato gli appelli per rimanere a casa e annullare i piani di viaggio per le vacanze del Capodanno iniziate il 20 marzo; proprio per questo le autorità sanitarie hanno avvertito dei rischi di una nuova ondata di infezioni da coronavirus nella Repubblica islamica. Il governo di Rohani si è astenuto dall’imporre un blocco alle città ma ha proibito i viaggi interurbani fino all’8 aprile. Divieto che ora sarà esteso fino al 18 aprile.

Venezuela, ora è scontro anche con la Ue

Venezuela sempre più isolata a livello diplomatico, ora infatti si è aperto uno scontro dialettico anche con l’Unione europea dopo che Bruxelles ha approvato il piano statunitense per la formazione di un governo di transizione nel paese indiolatino.

Jorge Arreaza, ministro degli Esteri di Caracas, ha infatti parlato di “aggressione di Washington contro la sovranità nazionale venezuelana” bocciando la decisione dell’Ue di assecondare i propositi della Casa Bianca.

Da parte sua l’Ue ha spiegato di voler sostenere la proposta a stelle e strisce “per raggiungere la pace nel paese attraverso i negoziati”; una posizione fermamente condannata dai vertici del paese sudamericano che hanno anche condannato “il silenzio dell’Europa alle iniziative incostituzionali e interventiste degli Stati Uniti”.

L’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza, Josep Borrell, ha spiegato che l’Unione europea giudica la proposta di “transizione democratica per il Venezuela” avanzata dagli Stati Uniti in linea con la posizione Ue di una ricerca di soluzioni pacifiche alla crisi attraverso un negoziato che porti alla nascita di un governo democratico grazie ad elezioni libere ed eque. Sempre l’eurocrate ha anche auspicato la rimozione delle sanzioni contro il Venezuela.

Naufragato il golpe di Juan Guaidò gli Usa sono tornato ad auspicare un cambio di governo in Venezuela proponendo di affidare a un Consiglio di stato eletto da tutti i partiti le funzioni di governo transitorio utile a convocare nuove elezioni “libere ed eque” a breve medio termine; anche se il primo passo per far partire il processo è quello di un’uscita di scena di Maduro, da anni nemico giurato di Washington, e di Guaidò. Il piano di transizione prevede anche l’espulsione “degli agenti dell’intelligence cubana” e il coinvolgimento “cruciale” delle forze di sicurezza, liberate dal ruolo di “persecutori del popolo” “forgiato dal regime”. In caso di successo della strategia, e dovendosi verificare “le condizioni”, la Casa Bianca si dice anche disposta a “limare” le sanzioni esistenti.

Nuove scintille tra Usa e Iran

Nonostante la pandemia legata al Covid-19 stia mettendo in ginocchio tutto il mondo gli Usa continuano ad attaccare diplomaticamente i loro avversari.

Ieri il presidente statunitense Donald Trump aveva accusato l’Iran ed i suoi alleati di aver avviato preparativi per attaccare le postazioni militari statunitensi in Iraq; oggi è arrivata la secca replica di Teheran.

Via Twitter Mohammad Javad Zarif ministro degli Esteri iraniano ha infatti ricordato che: “L’Iran agisce soltanto per legittima difesa, a differenza degli Stati Uniti che furtivamente mentono, barano e commettono assassinii”, aggiungendo che il suo paese non ha alleati ma “solo amici”.

“Non lasciatevi ingannare di nuovo – ha poi continuato – dai soliti guerrafondai. L’Iran non avvia nuove guerre, ma insegna lezioni a chi lo fa le guerre”.

La tensione tra Washington e Teheran è tornata a crescere nei giorni scorsi dopo che la stampa statunitense ha dato notizia del dispiegamento di batterie di missili Patriot a difesa delle basi della coalizione internazionale contro lo Stato islamico in Iraq. La decisione, non confermata ufficialmente, sarebbe stata presa dal Pentagono, per rispondere agli attacchi lanciati contro le basi militari statunitensi nel paese secondo Washington condotti da milizie sciite filo iraniane.

In particolare una batteria di Patriot sarebbe ora in fase di assemblaggio nella base di Ain al Assad nell’Iraq occidentale già colpita lo scorso gennaio dai missili iraniani in risposta all’assassinio del generale Soleimani operato dalle forze militari a stelle e strisce.

Venezuela: il parlamento vara governo di emergenza

In Venezuela il Parlamento, controllato dall’opposizione ha varato un governo di emergenza in contrapposizione con quello del presidente eletto Nicolas Maduro. Questo esecutivo, nelle intenzioni delle opposizioni dovrà affrontare la crisi sanitaria ed epidemiologica prodotta dalla pandemia di coronavirus che nel paese indiolatino fino ad oggi ha fatto registrare tre morti e poco meno di 150 contagiati.

Tra i promotori dell’iniziativa Juan Guaidò che poco più di un anno fa si è autoproclamato capo di Stato ottenendo incredibilmente il riconoscimento di una cinquantina di paesi, in primi gli Usa; Guaidò stesso ha spiegato che questo governo include tutti i settori politici e sociali del paese tranne Maduro.

Questo nuovo esecutivo, che rende la situazione nel paese ancora più complicata, è stato approvato dall’Aula dopo che dagli Usa il segretario di Stato Mike Pompeo ha parlato di un “quadro per la transizione democratica del Venezuela”, ovvero un documento che prevede la formazione di un consiglio ristretto di cinque persone che non comprende né Maduro, da sempre nemico di Washington, e nemmeno Gauidò che non è riuscito nel suo intento di destabilizzare il paese e riportalo nell’orbita della Casa Bianca.

Il deputato venezuelano Deyalitza Aray ha spiegato che questa proposta nasce dalla “necessità urgente di agire in modo immediato per realizzare azioni volte a contrastare il covid-19, che insieme all’emergenza umanitaria complessa potrebbero lasciare conseguenze inimmaginabili nel paese”.

Ismael Garca, altro deputato dell’opposizione ha provato a smorzare i toni precisando che l’iniziativca è stata presa per aiutare a costruire un’alternativa credibile nel paese” pur aggiungendo “la dittatura di Maduro ha permesso di distruggere la nazione e l’istituzione di uno stato criminale che svuota le casse della tesoreria nazionale e che ora sono perseguitati dalla giustizia internazionale” facendo riferimento alla taglia di 15 milioni di euro posta dagli Usa sulla testa di Maduro.

I deputati dell’opposizione hanno inviato il documento istitutivo del nuovo governo a tutti i ipaesi che hanno riconosciuto Gauidò quale presidente.

Gli Usa ancora contro Maduro che incassa però il sostegno internazionale

Continua lo scontro a distanza tra Usa e Venezuela, con il presidente Nicolas Maduro ed i suoi più stretti collaboratori accusati da Washington di essere a capo di un vero e proprio cartello della droga, con l’istituzione di una taglia di 15 milioni di dollari sul capo del primo mandatario di Caracas.

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Esclusiva ASI, Ambasciatore Garcia de Alba, con nuovo accordo USMCA grandi opportunità anche per imprenditori italiani

Per le grandi esclusive di Agenzia Stampa Italia siamo tornati nella prestigiosa cornice dell’Ambasciata del Messico in Italia per incontrare S.E. Carlos Garcia de Alba, da cinque mesi rappresentante diplomatico del paese americano nel nostro paese.

Come sempre tanti i temi trattati nel corso dell’incontro, sia quelli bilaterali inerenti i rapporti sempre più stretti e proficui tra i due paesi sia quelli legati al posizione geopolitico di Città del Messico senza trascurare le peculiarità del paese e la sua storia.

Il Messico è la seconda economia dell’America Latina, dopo il Brasile, la 15esima economia mondiale in termini assoluti e l’11esima a parità di potere d’acquisto. Una popolazione di quasi 130 milioni di abitanti e le abbondanti materie prime ne fanno un attore internazionale imprescindibile. Il Suo Paese ha più volte chiesto, insieme ad altri Stati, una riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che permetta di allargare il numero dei membri permanenti dagli attuali cinque (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia e Cina) ad una serie di altri Paesi finora esclusi. Quali passi in avanti sono stati fatti in questo senso?

Il Messico è da tempo impegnato nel chiedere una revisione del sistema di funzionamento dell’ONU e, fortunatamente, da questo punto di vista non siamo soli, molti sono i paesi che avvertono questa necessità, tra questi anche l’Italia con cui lavoriamo insieme. Oggi il Consiglio di sicurezza dell’ONU riflette gli equilibri usciti da una guerra finita quasi 80 anni fa ma in questi decenni il mondo è molto cambiato. A parole i cinque membri permanenti (USA, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna ndr) si dicono favorevoli ad una revisione di questo sistema ma nei fatti poi hanno un atteggiamento diverso.
È in dubbio che oggi il mondo sia molto cambiato e noi continueremo a batterci affinché questi cambiamenti vengano riconosciuti, lo ripeto non siamo soli in questa battaglia anche l’Italia è con noi e anche se sono molti anni che si parla di una revisione del Consiglio di sicurezza noi vorremmo realizzarlo.

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Recensione: “Sogno e realtà dell’America Latina” di Vargas Llosa

È da poco disponibile in italiano, per i tipi della Liberilibri, il libello “Sogno e realtà dell’America” del premio Nobel 2010 Mario Vargas Llosa.
Scritto nel 2008, il volume dà modo all’autore di smentire diversi luoghi comuni sull’America indiolatina troppo spesso vista dagli europei secondo un approccio propagandistico e non realistico.

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Bielorussia pronta ad organizzare esercitazione militare in risposta alla Defender-20

Nel pieno dell’emergenza Covid-19 gli Usa e la Nato stanno svolgendo in Europa, anche se in tono ridotto rispetto ai preparativi, l’esercitazione militare Us Defender-20, una scelta che ha ovviamente provocato la reazione dei paesi che non fanno parte dell’Alleanza atlantica e che anzi da questa si sentono minacciati.

La Bielorussia, paese storicamente legato a doppio filo a Mosca, ha infatti annunciato l’intenzione di lanciare una serie di esercitazioni militari in risposta a Defender-Europe 20. La notizia è stata data dal ministro delle Difesa di Minsk Viktor Khrenin che ha riferito che un esercito di 6mila persone effettuare delle esercitazioni “non solo per valutare il livello di prontezza al combattimento, ma anche provare delle misure in risposta alle manovre multinazionali della Nato vicino ai nostri confini”.

Il programma iniziale del Defender-20, la più grande esercitazione Nato in Europa degli ultimi 25 anni, prevedeva anche attività di paracadutismo nella Repubblica di Georgia e varie manovre di difesa negli Stati baltici.

L’annuncio della Bielorussia è giunto a sorpresa, anche in considerazione del fatto che lunedì scorso anche la Russia aveva annunciato di aver annullato le manovre militari previste in primavera; tra i motivi che hanno spinto Minsk a tenere le proprie esercitazioni la decisione dell’Alleanza atlantica di ridurre ma non annullare del tutto le proprie esercitazioni.

Usa testano primo missile ipersonico

Le armi ipersoniche sono il futuro della difesa, e così dopo la Russia anche gli Stati Uniti hanno testato con successo la prima testata di questo tipo che, secondo il Pentagono, avrà un ruolo importante nel futuro sviluppo di questo tipo di tecnologia.

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