Fabrizio Di Ernesto
Annunci

Cuba, presidenza durerà massimo 10 anni

Un massimo di due legislature da 5 anni ciascuna per presidente e vicepresidente. Questo l’intendimento del legislatore cubano nella riforma dell’ufficio presidenziale, l’obiettivo è quello di adeguare la nuova costituzione all’attuale realtà sociale ed economica del paese indiolatino.

La commissione dell’Assemblea nazionale cubana che ha avviato il processo di riforma ha stilato una bozza di 224 punti che prevede gradi cambiamenti politici e che per il presidente prevede lo status di “capo di Stato”

La commissione, che si compone di 33 membri è presieduta dal generale Raúl Castro Ruz; e comprende tra gli altri il Presidente del Consiglio di Stato e dei Ministri, Miguel Diaz-Canel Bermudez, e del secondo segretario del comitato centrale del partito, José Ramón Machado Ventura.

Il documento finale dovrebbe essere discusso dall’Assemblea nazionale la prossima settimana e, se approvata, sarà sottoposta a referendum popolare per ottenere il via libera da parte dei cittadini cubani.

La nuova costituzione si compone di un preambolo e 224 articoli, suddivisi in 11 titoli, 24 capitoli e 16 sezioni.

Altre modifiche proposte nella futura carta sono il riconoscimento della proprietà privata e il divieto di discriminare le persone a causa della loro identità di genere.

Annunci

I tedeschi non vogliono più i militari statunitensi in patria

Un tedesco, o quasi, su due non vuole più i militari statunitensi nel proprio paese.

Questo l’esito di un sondaggio secondo cui il 42% della popolazione tedesca ritiene che i militari a stelle e strisce, di fatto nel paese dal 1945, dovrebbero andarsene.

Attualmente sono circa 35mila i soldati dello zio stanziati in Germania.

Secondo il sondaggio condotto da YouGov solo il 37% degli intervistati è favorevole alla permanenza dei militari stranieri.

Sempre il sondaggio rivela che 3 tedeschi su 4 sono contrari ad un aumento della spesa della Nato, come invece chiesto dal presidente Usa Donald Trump.

Attualmente la Germania ospita, dopo il Giappone, più numeroso contingente di militari Usa all’estero.

Nelle scorse settimane nei pressi della base aerea di Ramstein, dove è presente il grosso delle truppe Usa in terra tedesca, si è svolta una grande manifestazione pacifica per chiederne la chiusura e la partenza dei soldati.

Brasile, Lula rimane in carcere e PT cerca candidato per le presidenziali

Alla fine Inacio Luiz Lula da Silva rimarrà in carcere e difficilmente potrà correre alle presidenziali di ottobre, con il PT, partito dei lavoratori che è alla disperata ricerca di un candidato in grado di vincere le elezioni.

A tal fine proprio oggi si terrà un vertice tra i dirigenti del PTper discutere gli ultimi sviluppi del caso di Lula, l’ex presidente attualmente in carcere, al centro di un serrato braccio di ferro giudiziario.

Il presidente del PT Gleisi Hoffman, spera ancora che a Lula sia concesso partecipare alle presidenziali anche se gli ultimi eventi sembrano allontare sempre di più questa possibilità. Ieri, domenica 8 luglio, dopo numerosi colpi di scena, il presidente della Corte d’appello di Porto Alegre, Carlos Eduardo Thompson Flores, ha annullato la decisione di procedere a una improvvisa scarcerazione di Lula. Un giudice della corte d’appello, Rogerio Favreto, aveva infatti ordinato nella mattinata di domenica la messa immediata in libertà dell’ex presidente operaio condannato a dodici anni e un mese di carcere per un caso di corruzione.
Lula è stato condannato con l’accusa di corruzione e riciclaggio di denaro per un caso centrato su un appartamento a tre piani nella città costiera di Guarujà. La sentenza in appello, di dodici anni e un mese di reclusione, aggravava quella di primo grado emessa dal giudice federale Sergio Moro. Secondo Moro, l’appartamento sarebbe stato dato a Lula dal gigante delle costruzioni Oas, come anticipo di una tangente da 2,2 milioni di dollari per avere garanzie su importanti contratti nella compagnia statale petrolifera Petrobras e in altre opere pubbliche. L’ex presidente si è consegnato alla polizia federale il 7 aprile, due giorni dopo l’ordine di arresto emanato da Moro.
La doppia sentenza contro Lula, come richiede la cosiddetta legge sulla “Fedina pulita”, gli impedisce in linea di principio di presentarsi alle presidenziali di ottobre. La stessa normativa garantisce però al condannato la possibilità di presentare un ricorso detto di “sospensione di ineleggibilità”.

Ingresso nella Nato alla base della sicurezza nazionale ucraina

Petro Poroshenko, presidente ucraino, ha firmato la legge sulla sicurezza nazionale di Kiev che pone tra gli interessi nazionali del suo paese l’ingresso nella Nato, l’alleanza atlantica braccio armato degli Usa, e nell’Unione europea.

Il documento è stato firmato a meno di una settimana dal vertice Nato-Ucraina, che si terrà a Bruxelles dall’11 al 12 luglio.

“Gli interessi nazionali fondamentali dell’Ucraina sono l’integrazione dell’Ucraina nello spazio politico, economico, giuridico e di sicurezza europeo, l’appartenenza all’Ue e alla Nato, lo sviluppo di relazioni di uguaglianza e mutuo vantaggio con altri Stati” hanno scritto i legislatori del paese ex sovietico.

La legge, che prevede anche la nomina di un ministro della Difesa civile, entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione, ma inizierà ad applicarsi dal I gennaio 2019.

La nuova norma prevede anche la possibilità di nominare dei civili nelle posizioni chiave del ministero della Difesa, forse per evitare possibili golpe organizzati dai vertici militari.

Il segretario del Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa dell’Ucraina, Alexandr Turchínov, ha sottolineato l’importanza di questa legge, in vista del vertice della Nato, a cui parteciperà una delegazione ucraina guidata dal presidente Poroshenko.

Per Maduro Usa pronti ad invadere Venezuela

Gli Usa sono pronti ad invadere il Venezuela, e l’operazione avverrebbe ad agosto.

Questa la denuncia fatta dal presidente indiolatino Nicolas Maduro.

Ieri un “ex alto funzionario degli Stati Uniti ha raccontato in modo dettagliato quando Trump ha proposto di invadere il Venezuela”, ha detto Maduro in un discorso tenuto alla alla Forza armata nazionale bolivariana (Fanb) ricordando che da mesi Washington ha stretto il cappio intorno al collo di Caracas contribuendo ad acuire una forte crisi economica e politica.

“Vigilare la frontiera, i mari, le terre, la stabilità politica, sociale e recuperare la stabilità economica sono le grandi sfide e missioni che impegnano i militari”, ha insistito Maduro citato dalla “Agencia venezolana de noticias”. Il presidente ha riportato gli estremi dell’indiscrezione filtrata ieri dalla Casa Bianca: l’ex alto funzionario ha raccontato inoltre che “Trump ha insistito in diverse riunioni private con il presidente colombiano uscente Juan Manuel Santos e con altri leader della destra imperialista”, tutti messi sotto pressione “perché accettassero la sua idea di un intervento militare in Venezuela”.

In base a quanto emerso Trump avrebbe sostentuo la necessità di un intervento militare nel corso di alcune discussioni in merito a nuove sanzioni economiche ai danni del Venezuela. I consiglieri di Trump però gli avrebbero fatto notare che una simile azione potrebbe ritorcersi contro Washington destabilizzando ancora di più la regione indio-latina che sta assistendo ad un vero e proprio riposizionamento geopolitico.

L’attuale amministrazione degli Stati Uniti ha da sempre esercitato una serrata pressione su Caracas, sia a livello bilaterale che multilaterale. A maggio la casa Bianca si è unita al coro delle denunce internazionali contro le elezioni presidenziali che hanno confermato Maduro nel suo incarico. Trump ha firmato un decreto che limita la capacità dei cittadini statunitensi di acquistare debito pubblico venezuelano. Il decreto vieta ai cittadini statunitensi di acquistare qualsiasi debito emesso dal governo venezuelano, compreso il passivo delle società controllate per oltre il 50 per cento dal governo, come nel caso della compagnia petrolifera di stato Pdvsa (Petroleos de Venezuela), che Caracas mette a garanzia nelle transazioni finanziarie. Appena prima, il presidente Usa aveva firmato un altro ordine per limitare all’esecutivo di Nicolas Maduro la vendita di debito pubblico o beni pubblici negli Stati Uniti. Le sanzioni si aggiungono a quelle adottate lo scorso marzo e agosto e colpiscono il debito nel settore petrolifero, l’unico sostentamento dell’economia venezuelana. Nessun divieto di vendita di greggio venezuelano però è stato previsto tra i due paesi.

Nei mesi scorso l’amministrazione Usa ha anche cercato di far sospendere Caracas dall’Osa, l’Organizzazione degli stati americani, anche se per il momento è stato avviato solo l’iter.

Cina concede a Venezuela prestito da 5 miliardi per settore petrolifero

La Cina concederà al governo di Caracs un prestito da 5 miliardi di dollari per realizzare investimenti nel settore petrolifero. Lo ha riferito Simon Zerpa, il ministro dell’economia venezuelano.

In base a quanto riferito dal rappresentante del governo di Caracas le autorità hanno messo in marcia “finanziamenti specifici nel quadro di un credito speciale che il governo della Cina sta consegnando al Venezuela per un importo di 5 milioni di dollari”, destinati “a progetti di investimento diretti nella produzione”.
Zerpa ha poi precisato che nelle prossime settimane si concretizzerò la firma di “3 o 4 nuovi finanziamenti che avranno un impatto molto positivo nell’aumento della produzione petrolifera dell’Orinoco e in altre aree di produzione della Pdvsa”.

La produzione petrolifera è fondamentale nell’economia venezuelana, disponendo delle maggiori potenziali riserve di idrocarburi al mondo anche se da più di un anno la produzione è in netto calo per vari fattori.

A fine giugno, all’indomani della chiusura del nuovo accordo tra l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) e gli altri undici grandi produttori di greggio non iscritti al cartello, il Venezuela si è impegnato a raggiungere entro l’anno la quota di 1.972.000 barili al giorno. L’accordo, preso per equilibrare il mercato del greggio e accompagnare la ripresa dei prezzi, prevede che a partire dal 1 luglio si aumenti la produzione fino a un milione di barili al giorno, in modo da rispettare il livello di tagli stabilito il 30 novembre del 2016. Nel corso dei mesi infatti, la produzione mondiale è calata fino a quasi un milione in più di quanto stabilito, anche per la minore attività del Venezuela. Caracas si impegna quindi a produrre 1.972.000 di barili al giorno entro il secondo semestre del 2018.

Iraq, riconteggio manuale voti elezione 12 maggio

Ad oltre un mese e mezzo dalle elezioni dello scorso 12 maggio la Commissione elettorale irachena avvierà oggi il riconteggio manuale dei voti espressi alle elezioni parlamentari.

A comunicarlo il portavoce della Commissione elettorale di Baghdad, Laith Jabr Hamza, in un comunicato stampa. In base a quanto riferito dalle autorità le operazioni di verifica inizieranno nel governatorato di Kirkuk in Iraq settentrionale. Seguiranno, secondo un calendario ancora da determinare, i governatorati di Sulaymaniyah, Erbil, Dohuk, Ninive, Salah al Din e Anbar. Il riconteggio manuale dei voti è stato deciso il 6 giugno scorso dal parlamento iracheno, secondo cui le elezioni del 12 maggio, vinte dalla coalizione antisistema al Sairoon (“In cammino insieme”) del leader sciita Moqtada al Sadr, sono state viziate da brogli.

In seguito alle proteste la Suprema corte federale, il tribunale costituzionale dell’Iraq, ha disposto tra l’altro che, nelle operazioni di verifica delle schede, la Commissione elettorale sia sottoposta al controllo di un collegio di nove magistrati nominati dal Supremo Consiglio giudiziario iracheno.

Due giorni fa, lo scorso primo luglio, un magazzino di Kirkuk in cui erano depositate le schede elettorali in attesa del riconteggio è stato obiettivo del lancio di razzi e di un attacco suicida da parte di terroristi, che ha causato il ferimento di 14 agenti delle forze di sicurezza irachene. Tuttavia, le urne elettorali non sono risultate danneggiate. Il 10 giugno era stato il deposito della Commissione elettorale irachena di al Rusafa, quartiere orientale di Baghdad, ad andare distrutto in un incendio ritenuto di origine dolosa dalle autorità irachene.

India acquisterà sistema antiareo russo Triumf S-400

L’India è vicina all’acquisto del sistema d’arma antiaereo di fabbricazione russa Triumf S-400. Il Consiglio per le acquisizioni della difesa (Dac) dell’India, riunitosi sotto la presidenza del ministro, Nirmala Sitharaman, ha infatti dato la prima approvazione, con “minime variazioni”, alla compravendita, secondo quanto riferito dalla stampa di Nuova Delhi. Da quanto trapelato il valore dell’accordo sarebbe vicino ai 400 miliardi di rupie, circa 5 miliardi di euro.

Poche settimane fa Sitharaman aveva annunciato che le trattative erano entrate nella fase finale.

L’accordo indio-russo sul sistema Trumf risale al 2016. Con questi missili terra-aria a lungo raggio Nuova Delhi punta soprattutto a rafforzare la difesa lungo il confine con la Cina, che si estende per quasi quattromila chilometri. Pechino, a sua volta, ha già concluso nel 2014 un’intesa tra governi con Mosca per lo stesso sistema missilistico e ha già ricevuto le prime consegne. L’S-400 è considerato il più avanzato sistema d’arma antiaereo russo; è una versione aggiornata dell’S-300 systems. Prodotto da Almaz-Antey, è usato dalla Difesa della Russia dal 2007.
Tra il 2012 e il 2016, secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), la Russia ha fornito il 68 per cento delle armi importate dall’India. Dagli anni Sessanta Mosca è il più grande fornitore di Nuova Delhi, alla quale ha venduto armi per un valore di 65 miliardi di dollari. Dal 2007 gli Stati Uniti hanno conquistato una consistente fetta del mercato indiano con vendite per 15 miliardi di dollari. L’India sta cercando di diversificare le importazioni dalla Russia, a causa dei ritardi nelle forniture, dell’aumento dei costi in corso d’opera e della resistenza al trasferimento tecnologico; tuttavia, deve mantenere un ampio arsenale di armi di produzione russa e le sanzioni statunitensi possono essere di ostacolo.

L’S-400 è stato progettato come sistema d’arma capace di intercettare e colpire aerei da guerra e missili balistici e da crociera che volano a una velocità fino a 4,8 km/s (17.000 km/h). Il sistema può individuare fino a 36 obiettivi contemporaneamente (80 nelle nuove versioni) in un raggio che va da 30 a 400 km in base al tipo di missile utilizzato (quest’ultima distanza viene raggiunta con il missile 40N6 con compiti ABM e anti Awacs.

Messicani alle urne per presidenziali e politiche

Messicani domenica al voto per presidenziali e politiche, oltre che per scegliere 9 governatori, tra cui quello di Città del Messico e 1600 sindaci.

A tenere banco sono soprattutto le presidenziali con 4 protagonisti attesi che dovrebbero giocarsi la vittioria finale.

Il gran favorito appare Andrés Manuel López Obrador, già due volte candidato presidenziale che alla guida della coalizione populista di sinistra “Juntos haremos historia” ed in testa ai sondaggi. La stampa locale parla di lui come della “risposta messicana a Donald Trump”.

Il suo principale rivale appare Ricardo Anaya, 39enne candidato del Pan, partito di centrodestra.

Il Partito Istituzionale Rivoluzionario ha candidato Jose Antonio Maede, ex ministro degli Esteri e dello Sviluppo Sociale, giocando la carta del volto nuovo. Ma il candidato oficialista è solo al terzo posto nei sondaggi, e molto indietro rispetto al secondo.Qualche canches anche per il candidato indipendente Jaime Rodríguez , detto “El Bronco”, che è quarto nei sondaggi, ha deciso di giocare la carta della modernità e della multimedialità.

La legge messicana ha impedito una nuova candidatura di Pena Nieto, il giovane presidente telegenico che conclude il mandato con una popolarità bassissima, una corruzione ai massimi storici, mattanze di politici e giornalisti.

Argentina: sciopero generale blocca il paese

Lo sciopero generale indetto in Argentina contro la politica economica del presidente Mauricio Macri ha registrato un’adesione molto alta bloccando di fatto il paese. A proclamare lo sciopero è stata la Confederazione generale dei lavoratori (Cgt) ma tutte le sigle hanno aderito all’astensione dal lavoro. Ieri nel paese non hanno circolato autobus, metropolitana, taxi, treni e aerei; gli uffici pubblici e le banche sono rimaste chiuse.

“Lo sciopero è stato contundente in tutto il paese”, ha manifestato il triumvirato alla guida della Cgt composto dai segretari Juan Carlos Schmid, Héctor Daer, y Carlos Acuña, in una conferenza stampa tenutasi al termine della mobilitazione nella quale, nonostante la fortissima adesione, è stato evitato tuttavia il tono celebrativo.
Il direttivo della Cgt ha denunciato che “il programma economico del governo sta portando al disastro il popolo argentino, pregiudicando seriamente il lavoro, le piccole e medie imprese, il commercio, le economie regionali e i settori più vulnerabili”. Hector Daer a sua volta ha sottolineato che “queste politiche sono già state applicate in passato ed hanno avuto conseguenze negative”, e ha denunciato che il governo non manifesta “la volontà politica di difendere i lavoratori” e che “l’unica cosa che gli interessa in questo momento è il deficit”. “Il dialogo senza risposte non serve a nulla” ha invece dichiarato Carlos Acuña, facendo riferimento all’appello rivolto dal governo per scongiurare lo sciopero.