Fabrizio Di Ernesto
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Brasile, al via privatizzazioni selvagge

Come era facilmente prevedibile vista la vittoria elettorale di Jair Bolsonaro, in Brasile sta per aprirsi una nuova era di privatizzazioni selvagge, anche se va precisato che quella relativa all’intera rete di infrastrutture aeroportuali brasiliane (Infraero) è stata ereditata dal governo precedente di Michel Temer.

Da qui al 2020 sono comunque 69 i progetti che, salvo ripensamenti dell’ultima ora, saranno privatizzati, a beneficio di grandi gruppi industriali locali ed internazionali.

Per quanto riguarda la rete ferroviaria è stato lo stesso Capo di Stato ad annunciare che l’asta dei dodici aeroporti, dieci terminali portuali, la ferrovia nord-sud e la rete di comunicazione integrata Aeronautica di comando, si terrà tra il 15 marzo e il 5 aprile di quest’anno.

Nei giorni scorsi il Ministero delle Infrastrutture carioca aveva annunciato la tempistica della gara d’asta.

Per quanto riguarda gli aeroporti da sottolineare come questi saranno tutti messi in vendita entro il primo trimestre dell’anno confermando il programma stilato dal PPI, Parcerias de Investimentos, il Programma per la partnership negli investimenti.

Dopo gli anni di Lula e Rousseff che avevano fatto del Brasile un gigante economico capace di primeggiare non solo nella regione ma anche a livello globale, ora il paese tornato nell’orbita politica di Washington sta tornando a politiche ultraliberiste che impoveriscono le casse statali e di conseguenza i progetti sociali a sostegno della popolazione.

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Tutto il mondo è paese 12/02/2019

Audio della puntata andata in onda il 12/02/2019 File audio

Usa pressano El Salvador per ridurre influenza cinese nella regione

John Bolton, attuale Consigliere per la sicurezza nazionale statunitense, ha telefonato al neo-eletto presidente salvadoregno Nayib Bukele, di origini palestinesi, per sottolineare la necessità, secondo Washington, di rafforzare la cooperazione bilaterale per contrastare la sempre più crescente influenza cinese nella regione.

Ne ha dato notizia lo stesso Bolton dicendo di aver colto l’occasione anche per congratularsi con Bukele per la recente vittoria elettorale. “Abbiamo discusso – ha spiegato il rappresentante della Casa Bianca – dei modi per rafforzare l’amicizia tra Usa ed El Salvador e collaborare per ripristinare la democrazia in Venezuela e contrastare le pratiche predatorie della Cina nell’emisfero”. Da parte sua Bukele ha replicato dicendo che “gli Usa troveranno in El Salvador non solo un alleato, ma anche un amico”.

Nelle ultime settimane, anche in concomitanza con la crisi venezuelana, Bolton ha intensificato i contatti con i capi di stato e di governo della regione indiolatina per rilanciare la posizione degli Usa nell’ex giardino di casa. Come conferma la telefonata a Bukele non è solo il Venezuela indipendente a preoccupare la Casa Bianca ma soprattutto la crescente influenza di Russia e Cina tra i paesi a sud del Messico.

Usa valutano possibilità di riaprire base militare di Aviano ai voli “ordinari”

L’amministrazione Usa sta valutando la possibilità di riaprire la base militare di Aviano, dove sono custodite bombe atomiche, ai voli “ordinari” dopo più di due anni dalla loro sospensione. Dalla primavera riprenderanno i test che termineranno a settembre.

I voli saranno effettuati per conto del Comando Trasporti degli Stati Uniti attraverso un rotatore Patriot Express da e verso la base ai piedi delle Alpi italiane. Se i risultati dovessero soddisfare le aspettative statunitensi i voli diventeranno permanenti.

Nell’autunno del 2016 fu interrotto il volo che settimanalmente collegava la base alla Germania e che permetteva agli uomini in forza nella base di spostarsi insieme alle loro famiglie. La sospensione del servizio ha inoltre comportato la cancellazione del volo regolare quasi gratuito per i viaggiatori idonei a volare in base allo spazio disponibile.

L’itinerario pianificato è quello della tratta compresa dall’aeroporto internazionale di Baltimora / Washington Thurgood Marshall del Maryland alla base aerea di Ramstein, in Germania, ad Aviano per terminare alla base aerea di Al Udeid, in Qatar. I viaggi di ritorno ovviamente eseguiranno il percorso inverso.

Il programma Patriot Express ha fornito voli dagli Stati Uniti alle basi oltreoceano sin dagli anni ’60, ma ha subito numerosi cambiamenti di rotta, tagli e inversioni. Il programma esegue circa 20 diverse rotte in tutto il mondo. La base di Aviano è inserita nell’ambito del programma Space-A che

consente al personale militare e ad alcune categorie di dipendenti civili, dipendenti, veterani e altri di volare su aerei militari in aeroporti selezionati in attesa, quando le missioni e le merci lo consentono.

Difesa, Cina pronta ad equipaggiare portaerei con catapulte magnetiche

La difesa cinese sta studiando la possibilità di installare catapulte elettromagnetiche sulla portaerei Laoning.

Il nuovo sistema Emals di fatto renderebbe obsoleto il cosiddetto trampolino attualmente utilizzato sulla nave, l’unica operativa della marina di Pechino, che è un semplice ammodernamento della classe Ammiraglio Kuznetsov russa.

La notizia è stata diffusa dalla stampa locale che ha citato vertici della marina cinese. Secondo quanto riferito dalla stampa l’installazione del sistema Emals sulla Liaoning è necessaria a renderla una piattaforma di addestramento efficace per le portaerei cinesi della generazione successiva, a cominciare dalla Type 002.

L’installazione del sistema Emals sulla Liaoning e sulla Type 001 consentirebbe alle due navi di lanciare velivoli con un carico bellico e scorte di carburante superiori.

L’obiettivo della marina cinese è quella di dotarsi, entro il 2035, di una flotta di almeno 6 portaerei, aggiungendo alle due già esistenti quattro vascelli a propulsione nucleare per portare le proprie capacità di proiezione della forza più vicine a quelle della marina militare statunitense.

Brasiliani in piazza contro nuova condanna a Lula

I brasiliani sono tornati a protestare in strada in favore dell’ex amatissimo presidente Lula dopo la nuova condanna inflitta all’ex capo di Stato.

Dopo la sentenza del giudice Gabriela Hardt che ha inflitto a Luiz Inácio Lula da Silva, a 12 anni e 11 mesi di carcere per presunti atti di corruzione in sette stati del paese ci sono state manifestazioni spontanee in favore dell’uomo che aveva ridato la speranza di un futuro migliore ai brasiliani.

Le varie manifestazioni hanno visto la partecipazione di migliaia di persone che contestano l’operazione giudiziaria Lava Jato (mani pulite ndr) e la decisione del presidente Jair Bolsonaro di nominare il grande accusatore di Lula, Sergio Moro, neo ministro della Giustizia del paese carioca.

La manifestazione più grande si è tenuta nella città di San Paolo di fronte al quartier generale della del Partito dei lavoratori (PT), il movimento politico di Lula.

Durante la mobilitazione di piazza, l’ex candidato presidenziale Fernando Haddad ha ribadito che l’obiettivo è lottare per la liberazione di Lula e contro le politiche arretrate messe in atto dal nuovo governo brasiliano.

Altre città brasiliane in cui si sono svolte manifestazioni in sostegno di Lula sono state Porto Alegre, Florianópolis, Palmas, Curitiba, Belo Horizonte e Cuiabá.

A favore di Lula si sono esposti anche i senatori Jaques Wagner e Humberto Costa che hanno espresso il loro disaccordo con la sentenza e hanno definito l’ex primo mandatario “un prigioniero politico”.

Venezuela pronto a rispondere a sanzioni Usa

Il Venezuela è pronto a rispondere alle sanzioni imposte dagli Usa. Lo ha ribadito Manuel Quevedo, ministro del Petrolio e presidente legittimo del PDVSA, la compagnia petrolifera statale di Caracs di cui il golpista Guaidò ha cercato di assumere il controllo.

Il rappresentante del governo bolivariano ha ricordato che i beni della compagnia appartengono al Venezuela ed al suo popolo e che “la legittima guida della società risponderà alle sanzioni imposte dal governo Usa tramite la sua controllata Citgo che ha sede a Hiuston”.

Quevedo ha spiegato che in caso di contratti che non potranno essere onorati a causa delle sanzioni proveranno ad essere rinegoziati con meccanismi in grado di aggirare le imposizioni statunitensi.

Il ministro ha poi ricordato che i lavoratori della difenderanno gli interessi venezuelani dall’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Il controllo del petrolio, la prima fonte di guadagno di valuta estera di Caracas, rappresenta sempre più il vero oggetto del desiderio degli Usa e della comunità internazionale che con la scusa di “ripristinare la democrazia nel paese”, vuole un governo con cui fare affari migliori e guadagnare di più.

Domani a Pyongyang nuovi colloqui tra Usa e Nord Corea

Si terranno domani a Pyongyang i nuovi colloqui tra il rappresentante Usa Stephen Biegun e quello nordcoreano Kim Hyok-chol. All’ordine del giorno le possibili concessioni che Washington potrebbe fare al paese asiatico come contropartita per la sua denuclearizzazione.

Secondo la stampa locale la Casa Bianca offrire la formale dichiarazione della fine della Guerra di Corea, conclusasi con un armistizio nel 1953, o avvallare il rilancio della cooperazione economica tra le due Coree, in cambio della conduzione di ispezioni internazionali presso i siti nucleari della Corea del Nord.

I colloqui serviranno anche a preparare il prossimo summit tra Donald Trump e Kim Jong-un, forse in Vietnam a fine mese.

Biegun si trova nella regione da ieri ed ha già incontrato i rappresentanti di Seul tra cui il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente sudcoreano Moon Jae-in, Chung Eui-yong. I due funzionari hanno discusso i dettagli dell’imminente summit tra il presidente Usa, Donald Trump, e il leader nordcoreano, Kim Jong-un.

La Corea del Nord ha promesso di distruggere tutte le proprie infrastrutture preposte all’arricchimento del materiale fissile e gli Usa vogliono assicurarsi che questo impegno venga onorato.

El Salvador, “palestinese” Bukele è il nuovo presidente

L’El Salvador ha un nuovo presidente, si tratta di Nayib Bukele, di origini palestinesi, candidato della Grande alleanza per l’unità nazionale (Gana).

Bukele, 37 anni, ha ottenuto oltre il 53% dei voti, staccando nettamente il secondo arrivato Carlo Calleja dell’Arena (Alleanza repubblicana nazionalista) che si è fermato poco sopra il 31% dei voti, mentre l’ex ministro degli Esteri Hugo Martines, del Fronte Farabundo Martì per la liberazione nazionale (Fmln) ha ottenuto poco meno del 14% dei consensi.

L’affermazione di Bukele rappresenta una svolta per il piccolo paese centroamericano visto che per 30 anni al potere si erano alternati l’Arena ed il Fmln.

Il giovane neopresidente vanta come esperienza un triennio da sindaco nella capitale San Salvador e sarà ufficialmente investito domani quando la commissione elettorale diffonderà i risultati ufficiali.

In passato Bukele, grande favorito della vigilia, ha militato nel Fmln partito dal quale è uscito dopo che i vertici avevano deciso di non sostenerlo nella corsa presidenziale preferendogli Martines
Bukele ha vinto in tutte e 14 le province di cui si compone El Salvador. Il voto tenuto nel fine settimana è stato salutato come”trasparente” e svolto in un clima di regolarità democratica dalla Missione di osservatori del Consiglio di esperti elettorali (Ceela).

Tutto il mondo è paese 20/01/2019

Replica della puntata di Tutto il mondo è paese del 29/01/2019

 

Tutto il mondo è paese 29/01/2019