Fabrizio Di Ernesto

Usa ritirano oltre 9mila soldati dalla Germania

Il presidente statunitense Donald Trump ha firmato nella notte l’ordine che prevede il ritiro di 9500 militari statunitensi di stanza in Germania; a breve verranno dislocati in altri paesi, la meta più probabile appare la vicina Polonia.

Ad annunciare la scelta dell’inquilino della Casa Bianca il dipartimento della Difesa a stelle e strisce tramite il portavoce del Pentagono, Jonathan Hoffman, che ha dichiarato come il piano, “aumenterà la deterrenza nei confronti della Russia, rafforzerà la Nato, rassicurerà i nostri alleati, e potenzierà la flessibilità strategica degli Usa e quella operativa del Comando europeo degli Stati Uniti”. Hoffman ha aggiunto che “i leader del Pentagono intendono illustrare il piano alle commissioni Difesa del Congresso nelle prossime settimana, per poi intraprendere consultazioni con gli alleati della Nato”.

Ufficialmente la scelta di Trump è collegata alla sua scelta di diminuire gli investimenti statunitensi nell’ambito della difesa comune in ambito diplomatico ma più realisticamente riflette le crescenti tensioni diplomatiche tra Washington e Berlino, che hanno la loro origine sul fronte commerciale, ma anche dal maggiore protagonismo politico della Germania nel contesto dei processi comunitari europei.

Va inoltre considerato che da anni tra i tedeschi serpeggia il malumore per la presenza dei militari statunitensi nel paese, retaggio della vittoria alleata nella II Guerra mondiale e dell’imperialismo bellico statunitense.

USA: Trump inciampa di nuovo in un tweet

Un tweet di Donald Trump mette il presidente statunitense di nuovo al centro di polemiche per il suo uso ossessivo del social network.

L’inquilino della Casa Bianca ha infatti postato un video in cui alcuni dei suoi sostenitori inneggiano al white power, slogan dei suprematisti bianchi che nel pieno delle proteste e degli scontri legati al «Black lives matter» suona ancora più razzista, con il presidente che ha commentato aggiungendo «Great people».

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Venezuela e Cina festeggiano 46 anni di relazioni diplomatiche

Venezuela e Cina celebrano i 46 anni di relazioni diplomatiche e colgono l’occasione per ribadire la sintonia tra il governo di Caracas e quello di Pechino.

“Abbiamo consolidato un rapporto di cooperazione, fratellanza e solidarietà. Con il comandante Chávez inizia la formazione di fondi speciali basati sullo scambio di energia con la Cina”, ha spiegato il vicepresidente venezuelano, Delcy Rodríguez.

Nel corso delle celebrazioni sempre la Rodriguez ha poi continuato: “In nome del presidente Nicolás Maduro e del popolo venezuelano, la nostra più profonda gratitudine per quello che è stato il sostegno della Cina contro il blocco imperiale che cerca di attaccare il nostro popolo. Non concepiamo uno spazio per la vita nazionale venezuelana in cui non sia presente l’impronta del rapporto e della cooperazione con la Cina. Solo un mese fa abbiamo ricevuto il sesto volo della cooperazione Cina-Venezuela per combattere Covid-19. Cosa sarebbe stato della lotta contro la pandemia in Venezuela se non fosse stato per la cooperazione con la Cina?”.

La cerimonia ha visto coinvolti diversi ministri dell’esecutivo chavista e l’ambasciatore cinese nel paese indiolatino Li Baorong.

Da parte sua, l’ambasciatore cinese ha sottolineato l’eroica lotta del liberatore Simón Bolívar, “oggi in Venezuela, continua il pensiero e l’eredità del Libertador, guidando il popolo venezuelano nella sua difesa della patria. Oggi in Cina, il nome di Bolivar e le sue gloriose imprese sono ancora vivi nella memoria e nel cuore del popolo cinese”.

Russia al voto per nuova Costituzione

La Russia è al voto, fino al I luglio, per il referendum sull’approvazione della riforma costituzionale; a causa dell’emergenza legata al Covid-19 il voto per la prima volta si svolge in differita.

In base alla nuova legge, se approvata, il presidente Vladimir Putin, al potere dal 1999, potrebbe rimanere al potere fino al 2036. Inoltre il nuovo testo conferirà maggiori prerogative al Parlamento, nuovi poteri al Consiglio di Stato, blinderà il principio d’immunità per gli ex presidenti, limiterà l’applicazione dei trattati internazionali a livello giuridico – favore del diritto russo – e definirà il matrimonio come un’unione tra “un uomo e una donna”.

Tra le altre norme contenute nella Costituzione quella sul salario minimo e l’indicizzazione delle pensioni.

“Il nostro obiettivo, il più importante, è fare in modo che il voto abbia risultati totalmente affidabili e legittimi”, ha tuonato Putin incontrando i nuovi membri della Camera Pubblica. “Non ci devono essere votazioni forzate nè un aumento artificiale dell’affluenza alle urne in modo che nessuno possa mai mettere in discussione la posizione espressa dai cittadini”.

La Commissione elettorale centrale della Russia intanto ha denunciato attacchi cibernetici al proprio sito web. “Segnaliamo: è in corso un attacco Ddos sul sito web della Cec”, ha riferito la Commissione, parole che sembrano confermare le accuse di Alexei Navalny, l’ex blogger anti-Putin che ha denunciato che il voto online – varato a Mosca e Nizhni Novgorod per ridurre il rischio contagio – è già stato falsificato da “registrazioni fasulle e pressioni esterne” ovvero grandi compagnie e partecipate statali che obbligano i dipendenti a votare e votare “in un certo modo”.

Il mondo dopo il lockdown: cosa succederà ora?

Il Covid-19 ed il lockdown ci hanno obbligato ad un repentino STOP, a pensare e quindi ripartire con consapevolezze diverse, generando forti mutamenti a livello globale. Geopoliticamente questo ha portato al rilancio della Cina che, colpita prima degli altri dal virus, sembra averlo saputo gestire meglio di tanti altri, facendo ripartire il proprio softpower sotto forma di aiuti umanitari. Un duro colpo invece per gli Usa, il cui sistema sanitario ha mostrato tutte le ataviche pecche che la “Obama Care” aveva (in parte) nascosto sotto il tappeto. L’emergenza coronavirus ha poi accentuato ancora di più le distanze in seno all’Unione Europea tra i paesi Mediterranei, Francia inclusa, e quelli cosiddetti Frugali.
Quali le prospettive, a settembre?

covid-19

Libia: Egitto pronto ad entrare in guerra

La crisi libica che dura ormai da quasi 10 anni, con la contesa tra Fayez al Sarraj e Khalifa Haftar che si è progressivamente trasformata in una guerra per procura condotta da diversi Stati, rischia di vedere ora l’Egitto entrare in armi nel Paese.

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Nave iraniana carica di cibo giunta nei pressi del Venezuela

Una nave iraniana carica di cibo è giunta nei pressi delle acque territoriali venezuelane; il carico è destinato al primo supermercato iraniano nel paese indiolatino. La notizia è stata confermata anche dall’ambasciata iraniana a Caracas.

Nelle settimane scorse l’Iran ha fornito 1,5 milioni di barili di carburante al Venezuela a causa del crollo delle operazioni di raffineria e al rafforzamento delle sanzioni da parte degli Stati Uniti, fattori che hanno reso più difficile per il Venezuela ottenere carburante sui mercati internazionali.

La nave Golsan, di proprietà di Mosakhar Darya Shipping Co, è partita lo scorso 15 maggio da Bandar Abbas.

Secondo alcune indiscrezioni l’Iran invierà due o tre spedizioni mensili di benzina al suo alleato chavista permettendo al paese persiano di consumare le proprie riserve ed al contempo permettere a Caracas di superare la mancanza di carburante.

Ovviamente la cooperazione tra i due paesi non è vista con piacere da Washington che ha già sanzionato unilateralmente i due paesi e che ora potrebbe cercare di vessarli ulteriormente.

Bolivia: da minatori ultimatum a governo per indire elezioni

La Federazione sindacale boliviana dei lavoratori delle miniere (Fstmb) ha esortato il governo a convocare le elezioni entro breve termine, in caso contrario scenderanno per le strade del paese.

L’Fstmb in un comunicato diffuso congiuntamente all’Obrera centrale Boliviana (Cob) hanno sollecitato l’autoproclamato presidente di fatto, Jeanine Áñez, a promulgare quanto prima la legge per permettere lo svolgimento delle elezioni già il prossimo 6 settembre.

I leader delle due organizzazioni, Orlando Gutiérrez e Juan Carlos Huarachi, hanno ribadito che il mandato della Anez è pro tempore e quindi è tempo che annunci il giorno in cui intende ridare la parola ai cittadini.

“O ci saranno elezioni nazionali democratiche o ci sarà uno sconvolgimento sociale”, ha dichiarato Orlando Gutiérrez, segretario esecutivo della Federazione dei minatori, aggiungendo che “la pandemia sta uccidendo le persone, ma la fame sta uccidendo ancora più persone e ciò è dovuto al fatto che non c’è stata una politica sanitaria efficace”.

Da parte sua, Huarachi ha chiamato le organizzazioni sociali a una lotta comune per difendere la salute e la dignità ammonendo: “A partire da oggi, gli operai sono pronti a combattere se la legge elettorale non sarà approvata”.

Le due organizzazioni hanno diffuso il loro ultimatum dopo che la Áñez non ha promulgato la legge che fissa il 6 settembre come data per le prossime elezioni, data indicata nel corso dei colloqui tra il Supremo tribunale elettorale e i partiti politici.

Deputati di diverse fazioni accusano la Anez di voler utilizzare il Covid-19 per rinviare le elezioni e mantenere più a lungo il potere.

Iran pronto ad aiutare Siria a superare sanzioni Usa

Il governo iraniano è pronto ad aiutare la Siria a riprendersi e superare le sanzioni poste in modo unilaterali dall’amministrazione statunitense rilanciando il commercio con Damasco e l’alleanza diplomatica con il paese.

Ieri Washington ha imposto nuove e più pesanti sanzioni ai danni del paese di Bashar al-Assad nell’ennesimo tentativo di ridurre ulteriormente le entrate del paese per negoziare con l’Onu l’usc ita dalla crisi e costringere il presidente a lasciare il paese.

Spiegando la posizione di Teheran Abbas Mousavi, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha sottolineato “nel momento in cui il mondo è preso dalla pandemia causata dal Coronavirus l’imposizione di sanzioni così disumane non farà che aggravare le sofferenze del popolo siriano. Continueremo la nostra cooperazione economica con la resiliente nazione siriana e il governo siriano e, nonostante queste sanzioni, rafforzeremo le nostre relazioni economiche con la Siria”.

L’Iran, da oltre 10 anni vittima delle sanzioni unilaterali imposte dagli Usa, è da tempo uno stretto alleato di Assad ed insieme alla Russia ha avuto un ruolo decisivo nella sconfitta dei terroristi islamici spesso sostenuti e finanziati da paesi occidentali.

Brasile: Senato approva riduzione orario lavoro e salari

Il Senato brasiliano ha approvato la legge che nel corso dell’emergenza Covid-19 permette agli imprenditori di ridurre l’orario di lavoro ed i salari dei dipendenti.

Nelle intenzioni dei legislatori la norma dovrebbe consentire ai datori di lavoro di non dover licenziare i sottoposti a causa dei mancati introiti. La nuova legge è stata approvata con 75 voti a favore e nessun contrario.

Nello specifico in base al testo votato gli imprenditori potranno sospendere i contratti in essere per 60 giorni o ridurre fino al 75% l’orario di lavoro ed una parte dei salari, in pratica quello tagliato in base all’orario effettuato, sarà a carico dello Stato. In caso di sospensione del contratto di lavoro l’imprenditore dovrà comunque continuare a versare la quota dell’assicurazione contro gli infortuni al dipendente.

La legge, Programma di mantenimento dell’occupazione di emergenza, rimarrà in vigore fino alla fine del 2020 quando, secondo le stime, la crisi causata dal Coronavirus sarà superata.

Attualmente il Brasile sfiora il milione di contagiati con oltre 45mila morti a causa della pandemia.