Fabrizio Di Ernesto

Ecuador, alle elezioni amministrative vittoria del blocco progressista

Le elezioni amministrative per rinnovare gli enti locali e i membri del Consiglio per la partecipazione cittadina e il controllo sociale (Cpccs) svoltesi in Ecuador segnano la vittoria delle forze progressiste.

Secondo i primi risultati diffusi dal Consiglio nazionale elettorale dell’Ecuador (Cne), il movimento Citizen revolution (Rc) ha vinto in sette delle ventitré province in cui si è votato ed ha eletto anche i sindaci di Quito e Guayaquil.

Nella regione di Pichincha, dove si trova la capitale, Paola Pabón è stata rieletta con il 27,95% dei voti, superando Guillermo Churuchumbi, candidato del movimento indigeno e plurinazionale Pachakutik che si è fermato al 25,56.

Tra le sorprese di questa tornata elettorale i risultati della regione di Guayas dove ha vinto la candidata di Cr, Marcela Aguiñaga, guida con il 34,46 per cento dei voti contro la candidata del Partito cristiano sociale (Psc) di Susana González, poco sopra il 25%.

Come sindaco di Quito si è affermato Pabel Muñoz, che ha superato l’altro candidato di sinistra Jorge Yunda. Per quanto riguarda il referendum, contrariamente a quanto previsto dai sondaggi il No avrebbe vinto per tutti i quesiti bocciando così le proposte del presidente Guillermo Lasso, peraltro già bocciate da sindacati e associazioni di categoria.

Pubblicità

Venezuela, Maduro ha celebrato l’anniversario della Rivoluzione bolivariana

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha commemorato il 24esimo anniversario della Rivoluzione Bolivariana ricordando il giuramento del comandante Hugo Chávez nel 1999 e definendola “la rifondazione del paese”.

“Celebriamo 24 anni di Rivoluzione permanente e impegno irreversibile per la Nuova Patria. Oggi possiamo affermare che tutto il sacrificio e il lavoro per realizzare il progetto bolivariano promosso dal nostro Comandante Chávez stato giusto”.

Il primo mandatario ha poi aggiunto che “24 anni fa si è accesa la luce per un popolo”, dividendo questo periodo in quattro diverse fasi: periodo di risveglio delle ribellioni popolari e militari; rifondazione della patria; periodo di resistenza attiva; e rinascita nazionale. In questo lasso di tempo ha poi spiegato: “il periodo di governo di Hugo Chávez Frías ha dimostrato che un altro modello alternativo al capitalismo era possibile”.

Maduro ha anche precisato che “il Venezuela si rispetta e non accetta modelli coloniali sulla sua industria del gas e del petrolio, sulla sua economia e sul nostro paese”, rivolgendosi al governo degli Stati Uniti che applica sanzioni per far soffrire la popolazione”.

Perù, dal Parlamento no a nuove elezioni

Nonostante la crisi politica che sta attanagliando il Perù e le violenze registrate nelle strade e nelle piazze il Congresso ha respinto la proposta di indire nuove elezioni. Nel corso di una riunione plenaria i voti favorevoli sono stati 54 mentre 68 parlamentari hanno espresso contrarietà e due si sono astenuti. La decisione respinge anche l’invito lanciato dall’Osa, l’Organizzazione degli Stati americani, di indire nuove elezioni entro la fine dell’anno.


La proposta respinta proponeva che il primo turno si tenesse a dicembre 2023 e il secondo a febbraio 2024. In base a questo, il nuovo governo e il Parlamento avrebbero assunto le loro funzioni a partire dal I aprile 2024. Di fronte a questa situazione, il presidente del Parlamento, José Williams, ha fissato una nuova sessione per esaminare e votare un progetto di anticipo del voto presentato dall’opposizione di sinistra di Perù Libre. Il testo propone elezioni immediate e una consultazione popolare per dare vita ad una Assemblea costituente, raccogliendo alcune delle richieste della protesta che infiamma il Paese dal giorno della destituzione e dell’arresto del presidente Pedro Castillo.

Nel paese indiolatino sono in corso proteste dallo scorso 7 dicembre quando il parlamento ha destituito il presidente Pedro Castillo e nominato al suo posto Dina Boularte. Da alloro sono state registrate oltre 60 vittime a causa degli scontri con le forze di polizia.

Hidden – Verità sepolte. Dal 2 febbraio al cinema

Agghiacciante ed avvincete. Si può riassumere così “Hidden – Verità sepolte”, il nuovo film di Roberto D’Antona prodotto da L/D production company in collaborazione con Amaranta Frame nei cinema da giovedì 2 febbraio.

Per continuare a leggere cliccare qui —> https://agenziastampaitalia.it/cultura/cinema/63722-hidden-verita-sepolte-dal-2-febbraio-al-cinema

Ancora un morto in Perù

Si registra ancora in morto in Perù a causa delle manifestazioni contro il governo.

Le autorità locali hanno infatti confermato che un uomo è rimasto ucciso negli scontri avvenuti sabato nella capitale Lima dove si sono registrati anche diversi feriti nel corso delle manifestazioni per chiedere le dimissioni del presidente designato Dina Boluarte.

“Siamo dispiaciuti per la morte di Víctor Santisteban Yacsavilca” recita una nota dell’organizzazione Defensoria del pueblo de Perù.

Quello di sabato è il primo morto registrato nella Capitale a causa delle manifestazioni iniziate lo scorso dicembre per chiedere ed ottenere le dimissioni di Boluarte, nominato dal Congresso, dopo la destituzione di Pedro Castillo dalla presidenza costituzionale. Sempre sabato ci sarebbe almeno un’altra persona rimasta gravemente ferita a causa delle manifestazioni attualmente in cura presso  l’ospedale Guillermo Almenara.

L’organizzazione non governativa (Ong) Coordinadora nacional de derechos humanos (Cnddhh) ha denunciato che la polizia ha picchiato coloro che si trovavano alla porta dell’ospedale Grau, oltre ad essere entrata nel centro sanitario “per arrestare un manifestante”.

“La repressione della polizia lascia un morto e diversi feriti da colpi alla testa nel centro di Lima. Il tipo di ferite prova che obbediscono agli ordini. Informiamo di aver segnalato l’accaduto alla Commissione interamericana per i diritti umani (Cidhe agli uffici delle Nazioni Unite in Perù”, ha precisato l’Ong sul proprio account Twitter.

Dall’inizio delle proteste sociali in Perù si sono registrati più di 60 morti e decine di feriti e arresti a seguito della repressione da parte della polizia e delle forze di sicurezza militari.

Perù: polizia ed esercito per sgombrare le strade

Il governo peruviano ha annunciato che saranno utilizzate le forze di sicurezza per liberare le strade che sono state bloccate dai manifestanti in tutto il paese nel corso delle proteste contro il presidente Dina Boluarte.

Attraverso un comunicato congiunto, i ministeri della Difesa e dell’Interno hanno riferito che la Polizia peruviana, con il supporto delle Forze Armate, sgombreranno le strade e le autostrade dichiarate in stato di emergenza.

“Chiediamo – si legge nel comunicato – a chi persiste in queste misure illegali di desistere, consentire lo sblocco pacifico delle strade ed evitare scontri con le forze dell’ordine che agiranno in difesa della legalità”.

Il provvedimento è stato annunciato mentre era in corso una mobilitazione nella capitale peruviana a cui hanno partecipato migliaia di persone provenienti da altre regioni del Paese, per chiedere le dimissioni della presidente Boluarte.

Nel frattempo, il Coordinatore nazionale dei diritti umani in Perù (Cnddhh) ha presentato un rapporto sugli abusi commessi dalle forze di sicurezza peruviane, nel quadro delle manifestazioni antigovernative. Il documento, in nove punti, denuncia l’uso di munizioni come pallini di metallo e proiettili contro i manifestanti oltre ad episodi di tortura tra cui percosse ai cittadini detenuti e la loro esposizione al freddo senza riparo. Il Cnddhh ritiene anche l’esercito responsabile del massacro avvenuto ad Ayacucho il 15 dicembre 2022 e hanno avvertito che lo stato di emergenza e la militarizzazione favoriscono la violazione dei diritti umani. Secondo l’organizzazione, più di mille peruviani sono stati feriti a causa della repressione della polizia e dei militari nelle ultime proteste in quel paese.

Il Venezuela riparte. Rafforzate relazioni con Messico ed Argentina

A quattro anni distanza dal tentato golpe atlantico di Guaidò, il Venezuela, di Nicolas Maduto sembra pronto per tornare a recitare un ruolo di primo piano nel continente indiolatino.

Nell’ambito del VII Vertice dei Capi di Stato e di Governo della Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (Celac), che si è tenuto a Buenos Aires, il Ministro degli Esteri del Venezuela, Yván Gil, ha incontrato nella città di Buenos Aires i suoi omologhi del Messico, Marcelo Ebrard, e dell’Argentina, Santiago Cafiero, con l’obiettivo di rafforzare i rapporti di cooperazione con le due nazioni.

“Riaffermiamo la volontà dei nostri governi di continuare a lavorare per il rilancio dell’agenda bilaterale” ha riferito Gil aggiungendo: “a coronamento della nostra presenza al VII Vertice CELAC, abbiamo tenuto un incontro con Cafiero, ed abbiamo espresso congratulazioni e gratitudine per l’organizzazione dell’evento e abbiamo affrontato temi del nostro rapporto bilaterale insieme alle nuove sfide in regione”.

Dopo la vittoria elettorale di Lula in Brasile, ed il ritorno dei peronisti in Argentina sembra essere tornato a spirare un vento nuovo nel continente indiolatino che potrebbe non solo rafforzare la cooperazione tra i paesi dell’area ma anche nel resto del globo alterando gli equilibri attuali.

Perù, oggi marcia per chiedere le dimissioni del presidente Boularte

Migliaia di peruviani scenderanno oggi, martedì 24 gennaio, in strada per una grande marcia nazionale nella quale invocheranno le dimissioni del presidente designato Dina Boluarte; la popolazione, tra l’altro imputano al capo dello stato la repressione delle proteste che hanno provocato l’assassinio di oltre 60 persone.

Studenti, campesinos, indigeni e vari settori della società civile, si raduneranno in plaza 2 de mayo nella capitale Lima, anche se proteste simili sono previste un po’ in tutto il paese.

Il presidente dell’Assemblea regionale dei giovani di Cusco, Mauro Marucho, ha dichiarato che la repressione poliziesca “si fa sempre più acuta, si contano 62 morti per colpi di proiettili”.

“Come peruviano – ha aggiunto – mi dispiace che un governo dittatoriale arrivato a sparare sulla folla, stia cercando di calmare il paese. Ecco perché i nostri fratelli di tutto il paese, di tutti i dipartimenti, hanno deciso di venire nella capitale Lima per poter denunciare gli abusi e la repressione”.

Dopo l’arresto del presidente Pedro Castillo, destituito il 7 dicembre dal Congresso, che ha nominato al suo posto Boluarte, i peruviani si sono mobilitati per respingere quello che considerano un golpe contro la democrazia. Il nuovo governo però ha cercato di reprimere le proteste con la violenza delle forze di polizia.

Rappresentanza Ue parteciperà a vertice Celac

Una rappresentanza dell’Unione europea parteciperà al vertice della Comunità degli Stati latinoamericani e dei Caraibi (Celac), che si aprirà domani, martedì 24 gennaio, a Buenos Aires. Nell’ottica di Bruxelles questa potrebbe essere una nuova occasione per potenziare l’agenda tra le due regioni su energia, ambiente e consolidamento democratico.

Al summit parteciperà infatti anche il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, presenza che segue a poca distanza la visita dell’Alto rappresentante Ue Josep Borrell dell’ottobre scorso alla riunione dei ministri degli Esteri della Celac.   

Attualmente, come ricordato da Borrell, “l’Ue è la terza destinazione delle esportazioni latinoamericane e principale investitore nella regione, con accordi politici e commerciali con 27 dei 33 Paesi dell’area. Una regione a cui l’Europa deve dare l’attenzione strategica che merita”, con cui cooperare su temi globali come le questioni alimentare, energetica, la sicurezza e l’ambiente. Una partnership, che sempre per Borrell può contribuire “a rafforzare l’autonomia strategica di entrambe le regioni e a forgiare un’alternativa al sistema internazionale basato sulla rivalità tra Cina e Stati Uniti”.   

Negli equilibri tra Europa ed America indiolatina la rielezione di Luiz Inacio Lula da Silva (Pt) in Brasile, potrebbe essere un vantaggio; il primo mandatario brasiliano infatti spinge per una politica di salvaguardia comune dell’Amazzonia che coinvolga le otto nazioni sudamericane che condividono la responsabilità  di preservare il cosiddetto polmone del mondo (Bolivia, Colombia, Ecuador, Perù , Venezuela, Guyana, Guyana francese e Suriname), un aspetto che sta a cuore anche a Bruxelles. Anche in termini di approvvigionamento energetico l’America Latina ha molto da offrire. In particolare l’Europa è interessata sia alle potenzialità di approvvigionamento del vertiginoso sviluppo del bacino non convenzionale di Vaca Muerta, nella Patagonia argentina (seconda riserva di shale gas al mondo), sia alla possibilità di riaprire i canali delle forniture di petrolio dal Venezuela. Nel caso di Vaca Muerta l’obiettivo è quello di favorire lo sviluppo delle costose infrastrutture necessarie al trasporto oltreoceano del gas patagonico sotto forma di gnl (gas naturale liquefatto). Nel caso del Venezuela, il tema dell’energia si intreccia invece con quello dello stato di diritto, col sostegno Ue al processo di dialogo tra governo e opposizione attraverso il cosiddetto Gruppo di contatto.

Argentina, ribadita importanza gasdotto Néstor Kirchner

Il primo mandatario argentino Alberto Fernández, ha sottolineato giovedì l’importanza del gasdotto President Néstor Kirchner situato nella città di Doblas, nella regione della Pampa.

“Si tratta – ha spiegato – di un’opera centrale per il futuro dell’Argentina che ci garantirà di avere il gas che abbiamo dovuto importare per tutto questo tempo, perdendo valuta estera e risorse che possiamo utilizzare nella produzione e nel lavoro, che è ciò che conta di più per noi”.

Fernández ha parlato in occasione dell’avvio di un impianto di saldatura automatizzata di ultima generazione, utilizzato per la prima volta nel paese indiolatino, un sistema che, secondo gli esperti, alle imprese impegnate in questo progetto di raggiungere i livelli di produttività necessari per rispettare le tempistiche.

Il presidente ha anche ricordato l’importanza dell’investimento effettuato dagli imprenditori argentini per introdurre questa tecnologia in vista del suo completamento entro la metà del 2023, e permettere al gasdotto di continuare il suo percorso fino a Santa Fe da dove il gas sarà portato nel nord del paese ed anche in Brasile. Questo strumento, importato dagli Usa un livello produttivo e qualitativo costante e sarà utilizzato nelle sezioni uno e due del progetto, la più estesa; nello specifico si tratta del principale progetto energetico commissionato in Argentina negli ultimi 40 anni e amplierà la capacità del sistema di trasporto del gas naturale del 25%. Con un’estensione totale di 573 chilometri, farà risparmiare più di 2,9 milioni di dollari ogni anno e garantirà 10milaposti di lavoro diretti e altri 40mila per l’indotto tra la costruzione e l’aumento della produzione.