Fabrizio Di Ernesto

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I miei libri

portaerei Formalmente l’Italia è uno Stato indipendente e sovrano che ripudia la guerra. Forma e sostanza, però spesso non coincidono tra loro; come può infatti essere considerato sovrano un Paese che all’interno dei suoi confini ha concesso oltre cento installazioni militari ad una nazione straniera, gli Usa, che qui ha portato migliaia di propri uomini armati di tutto punto? Da queste basi nel corso degli anni, inoltre sono spesso partite azioni militari contro altre nazioni, guerre mascherate da operazioni di pace o perfino da interventi umanitari che hanno spesso visto i nostri uomini in prima fila per via di patti di mutuo soccorso sottoscritti decenni prima quando il Mondo era molto diverso da quello attuale. All’interno di questi presidii poi, spesso sono state collocati, in alcuni casi vi si trovano ancora, ordigni nucleari, e ciò, nonostante Roma abbia sottoscritto il trattato di non proliferazione nucleare e quindi non potrebbe detenerli.
L’Italia non è diventata la Portaerei Nato del Mediterraneo dall’oggi al domani, è una storia che si protrae dal 1945, questo volume ne ripercorre le tappe, svelando anche interessanti retroscena.

Petrolio C’è un filo rosso che storicamente unisce Tripoli e Roma. Cento anni fa le truppe del Regno d’Italia, non senza difficoltà, sbarcarono sulle coste libiche con il compito di dare al nostro Paese, che mezzo secolo prima aveva riacquistato la propria unità, quell’impero coloniale proprio di ogni grande potenza europea.
Da allora i rapporti tra le due sponde del Mediterraneo sono continuati in modo pressoché ininterrotto, pur tra alti e bassi. All’indomani della II guerra mondiale, sul piano politico i libici iniziarono a rinfacciare all’Italia la dura repressione operata dal fascismo nel tentativo di sottomettere tutto il Paese, mentre a livello economico l’Eni ed altre aziende italiane iniziarono a piantare le tende nel deserto libico. Dopo il 1969, e il colpo di Stato guidato dal Gheddafi, i rapporti diplomatici si inasprirono a tal punto che l’anno successivo i coloni italiani ed i loro eredi furono non solo espropriati di tutti i beni ma anche espulsi dalla Libia.
Nonostante nel tempo i rapporti economici tra i due Paesi siano sempre rimasti ottimali, con Gheddafi che già negli anni ’70 acquisì un buon pacchetto azionario della Fiat, la strada della pacificazione politica è stata molto più lunga e tortuosa e solo negli ultimi dieci anni, anche grazie ai buoni uffici tra Berlusconi e Gheddafi, si sono normalizzati.
Oggi sull’asse Roma-Tripoli viaggiano immigrati, gas, petrolio e soprattutto soldi, con la Libia che ha iniziato ad investire pesantemente nel nostro Paese mentre l’Italia si fa carico di operazioni sempre più onerose, come ad esempio la famosa autostrada costiere fortemente voluta da Gheddafi. Cento anni fa la Libia era una nostra colonia, oggi la situazione sembra quasi essersi capovolta.

Alba C’era una volta l’America latina come giardino di casa degli Usa, e questo non succedeva nemmeno troppi anni fa, fino alla fine del secolo scorso la situazione, eccezion fatta per la ribelle Cuba, era quella. Oggi però il mondo, ad oltre 500 anni dai viaggi di Cristoforo Colombo sta riscoprendo il Continente indio latino. Personaggi come Chávez, Lula, Morales o gli eredi di Perón stanno portando i loro paesi verso una nuova dimensione, acquisendo un ruolo autonomo e sempre più importante sullo scacchiere mondiale. Il risveglio politico, economico e sociale degli ex cugini poveri di Washington sta anche spostando gli equilibri geopolitici globali, con il Brasile già lanciato verso la conquista di un posto tra i Paesi
più ricchi del mondo e il Venezuela che sta facendo di tutto per emularlo; non a caso a livello continentale sono sempre di più i motivi di attrito tra Brasilia e Caracas, che rappresentano due diverse concezioni politico-economiche: da una parte un liberismo moderato professato dalla prima e dall’altra il socialismo del XXI secolo di cui Chávez si è fatto non solo promotore ed interprete ma anche e soprattutto ideologo. In un mondo sempre più multipolare inoltre il risveglio dell’America latina ha scatenato gli appetiti di Cina, India e Russia che hanno da tempo iniziato la loro corsa alle risorse energetiche della regione.

copertina La politica estera italiana può essere vista sotto quattro diversi punti di vista: politico, militare, economico e finanziaro.
La linea politica e quella finanziaria oggi sono legati a doppio filo a quello dell’Unione europea che tramite l’Euro, il Mes ed il Fiscal compact ha sostanzialmente svuotato il nostro Parlamento di ogni sovranità politica e monetaria rendendoci succubi delle decisioni prese a Bruxelles da un ristretto gruppo di tecnici che operano in rappresentanza di determinate lobby.
La politica militare invece è totalmente dipendente a quella imposta dagli Usa tramite la Nato e l’Onu, senza considerare poi l’Eurogendfor, la nuova polizia sovranazionale creata da alcuni Stati europei con poteri e competenze pressochè illimitate.
Solo in campo economico l’Italia ha maggiore libertà di movimento anche se accordi commerciali con Paesi come l’Iran o la Siria vengono costantemente osteggiati.
Il bilancio però appare quanto mai negativo, con il nostro che oggi, come non mai in passato, appare un Paese in via di sottosviluppo.

SANTA MADRE RUSSIA cop  A 25 anni dalla caduta dell’Urss e dalla fine del comunismo, Mosca è tornata a recitare un ruolo di primo piano sullo scacchiere internazionale. Dopo le fallimentari esperienze di Gorbaciov e Eltsin la Russia era una nazione in declino e appariva destinata a diventare parte integrante del Terzo mondo, dopo essere stata per molti anni la seconda Potenza del globo. Quando tutto per i russi sembrava perso dal cilindro della storia è uscito fuori Vladimir Putin, fino al 1999 oscuro agente Kgb. Oggi al suo terzo mandato presidenziale, con la prospettiva di governare fino al 2024, il Nuovo Zar ha ridato alla Russia il suo antico splendore utilizzando il petrolio ed il gas, ovvero quei beni che la grande finanza internazionale aveva provato a spartirsi dopo la dissoluzione dell’Urss. Un politico così ovviamente non può piacere all’Occidente che non può far altro che accusarlo di non rispettare i diritti umani. Dalla sua parte ci sono però i russi che continuano a sostenerlo a spada tratta. Putin è riuscito a creare per il suo Paese una fitta rete di collaborazioni internazionali che hanno saputo mettere Mosca al riparo perfino dagli effetti delle sanzioni decise dall’Occidente come ritorsione dopo che il Cremlino ha riportato tra i confini nazionali la Crimea. Contrariamente a quanto i media, anche italiani, vorrebbero far credere Putin merita appieno un posto nella storia, e non del tutto in negativo.

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