Fabrizio Di Ernesto
Annunci

Tutto il mondo è paese 14/05/2019

La puntata di martedì 14 maggio 2019 può essere riascoltata cliccando sul seguente link

Annunci

La Lazio cala il 7 bello. Sua la Coppa Italia

Dopo ben 2180 giorni dal 26 maggio 2013, data in cui battè la Roma in finale la Lazio torna a vincere la Coppa Italia, la settima della sua storia ultracentenaria.

Con due gol nei minuti finali i romani vincono una partita non bella, pochissimi i tiri in porta con la Lazio che capitalizza al massimo gli unici tiri nello specchio della porta. La differenza con l’Atalanta sta tutta qui. Due tiri per parte, due gol i romani due legni i lombardi.

Con questo successo la Lazio salva una stagione partita tra proclami altisonanti di Lotito, la squadra a suo dire era una Ferrara ma che rischiava di lasciarli fuori dalle coppe europee la prossima stagione.

Dopo 5 minuti di recupero l’arbitro Banti fischia la fine ed inizia la festa sugli spalti del popolo biancoceleste.

L’Atalanta è stata sfortunata, quando i supplementari sembravano dietro l’angolo la Lazio spegne il sogno della Dea che ora nelle prossime due partite potrà, forse, consolarsi con la qualificazione in Champions league, degno coronamento di un triennio che ha visto i lombardi dare spettacolo in tutti i campi italiani. Applausi anche ai supporter atalantini che nonostante la sconfitta al termine della gara hanno chiamato i giocatori sotto la curva per ringraziarli per il percorso fin qui effettuato.

Pillola statistica con questo trofeo la Lazio porta a 15 i suoi titoli e diventata, dopo le tre grandi del nord, la squadra più titolata d’Italia.

 

La cronaca:

In un Olimpico vestito a festa come nelle grandi occasioni Atalanta e Lazio si sfidano nella finale secca per aggiudicarsi l’edizione 2018-19 della Coppa Italia.

Nonostante sia una finale già dai primi minuti le due squadre si danno battaglia con rapidi capovolgimenti di fronte anche se, fatta eccezione per un tiro di Gomez al 2’ bloccato in due tempi da Strakosha non si vedono tiri in porta.

Al minuto 23 si vede la Lazio un cross di Lulic dall’angolino alto dell’area di rigore viene colpito di testa dall’accorrente Leiva che però non trova lo specchio della porta.

Un munito dopo l’arbitro Banti di Livorno estrae il primo giallo della serata, il destinatario è il laziale Bastos per un brutto fallo su Gomez. Sulla punizione che ne consegue Atalanta vicinissima al gol prima con De Roon che colpisce il palo con la palla che aveva sbattuto anche sul braccio scomposto di Bastos, poi con la palla che rimane in area in un lungo batti e ribatti tra atalantini e laziali con Zapata che manda di poco a lato.

Al minuto 35 il primo cambio, Inzaghi richiama in panchina Bastos e manda in campo Radu, alla quinta finale di Coppa Italia in 11 anni di Lazio, che torna in campo dopo aver scontato la squalifica per il concitato finale nella partita dei quarti contro l’Inter.

Un minuto dopo l’atalantino Masiello viene ammonito per un fallo su Correa che correva verso la porta, la Lazio reclama il rigore ma Banti e il var sono di altro parere. Altri 60 secondi e l’arbitro estrae il terzo cartellino giallo della serata, il destinatario è il laziale Lulic colpevole di aver commesso il quarto fallo ai danni di Ilicic.

Al minuto 40 sugli sviluppi di un calcio di punizione Zapata manda di poco alto sulla traversa. Sul rinvio la Lazio riparte con Leiva e lo stesso attaccante colombiano per fermarlo si prende il giallo.

Ad inizio ripresa la partita segue la falsa riga del primo, con l’Atalanta che al minuto 49 si fa vedere dalle parti di Strakosha con Castagne che però tira debole e senza troppe pretese.

Al minuto 56 cartellino giallo anche per Leiva che ferma con le cattive Hateboer.

Al minuto 66 mister Inzaghi si gioca la carta Caicedo sostituendo Immobile, il centroavanti della nazionale esce scuro in volto ma la sua non era certo stata una prestazione da ricordare in una stagione lontana dal rendimento cui ha abituato i tifosi biancocelesti.

Al minuto 76 Gomez tiene palla nell’aera dei capitolini per cercare lo spazio per il tiro e quando lo trova lascia partire un colpo che scheggia l’incrocio dei pali. Per i bergamaschi è il secondo legno della serata.

Al minuto 78 il tecnico dei romani manda in campo Milinkovic Savic al rientro dall’infortunio al posto di uno spento Luis Alberto. Passano 3 minuti e il serbo ripaga la fiducia del mister piacentino staccando di testa in modo imperioso su un calcio d’angolo e portando la Lazio in vantaggio con quello che di fatto è il primo tiro dei romani nello specchio della porta.

A quel punto Gasperini cerca di riprendere la gara e manda in campo Gosens e Pasalic per De Roon, Zapata e Castagne.

Al minuto 87 giallo per Marusic che ferma il neoentrato Gosens al limite dell’area di rigore biancoceleste.

Al minuto 89 la Lazio la chiude. Su una ripartenza Correa prende palla entra in area, aggira Gollini e tira in porta rendendo vano il goffo tentativo di intervento di Masiello sulla linea.

 

 

 

 

 

 

Formazioni:

Atalanta: Gollini, Masiello, Palomino, Djimsiti, Castagne, Hateboer, Freuler, De Roon, Gomez, Ilicic, Zapata. All.: Gasperini. A disp.: Berisha, Rossi, Reca, Gosens, Piccoli, Pessina, Mancini, Ibanez Da Silva, Colpani, Del Prato, Pasalic, Barrow.

 

Lazio: Strakosha, Luiz Felipe, Bastos, Acerbi, Leiva, Luis Alberto, Parolo, Lulic, Marusic, Correa, Immobile. All.: Inzaghi. A disp.: Guerrieri, Proto, Patric, Wallace, Durmisi, Caicedo, Milinkovic Savic, Badelj, Radu, Romulo, Pedro Neto, Cataldi.

Bogdan Benko, Ambasciatore sloveno in Italia: importante allargare cooperazione con le imprese del centro e del sud

Per le interessanti esclusive di Agenzia Stampa Italia, oggi proponiamno ai lettori l’intervista fatta a  S.E. Bogdan Benko, rappresentante di Lubiana a Roma. Molti i temi affrontati con Lui e tutti di attualità.

Il primo maggio la Repubblica di Slovenia ha compiuto 15 anni all’interno dell’Unione Europea, quanto la UE ha contribuito alla crescita del Paese e quanto la Slovenia è stato un valore aggiunto per la UE?

Per continuare a leggere cliccare qui —> http://www.agenziastampaitalia.it/speciali-asi/speciale/45226-bogdan-benko-ambasciatore-sloveno-in-italia-importante-allargare-cooperazione-con-le-imprese-del-centro-e-del-sud

Brasile: domani sciopero nazionale degli insegnanti

Previsto per domani, 15 maggio, in Brasile lo sciopero nazionale dell’educazione convocato dal Cnte, la Confederazione nazionale dei lavoratori dell’educazione, in segno di protesta contro il taglio di bilancio del 30% annunciato dal presidente Jair Bolsonaro.

Heleno Manoel Gomes de Araujo Filho, presidente della Cnte ha ribadito che lo sciopero includerà tutta l’intera rete educativa pubblica, sottolineando come diverse manifestazioni si svolgeranno in tutte le principali città del paese.

“Lo sciopero – ha dichiarato – serve a richiamare l’attenzione sulla distruzione della pensione e contro i tagli agli investimenti nell’istruzione in tutte le sfere e a tutti i livelli del nostro paese”.

I sindacati ricordano anche che queste nuove misure liberiste danneggiano alcune istituzioni scolastiche tanto che molte hanno dovuto sospendere le borse di studio di master e dottorati a causa della mancanza di risorse.

Argentina: ancora una sconfitta per gli uomini del presidente Macri

Le elezioni della provincia di Cordoba in Argentina hanno visto la vittoria del governatore uscente, il peronista Juan Schiaretti e la sconfitta del candidato sostenuto dal presidente Macri Mario Negri.

Schiaretti ha ottenuto oltre il 53% dei consensi che gli hanno permesso di ottenere il terzo mandato.

Negri, pur sostenuto dal presidente Macri ha detto di non essere il candidato del governo anche se in più occasioni ha tenuto comizi con il governatore di Buenos Aires, Maria Eugenia Vidal, tra i politici più vicini al Capo dello Stato. Di fatto per i candidati filo governativi si tratta dell’ottava sconfitta elettorale dell’anno; le precedenti si sono registrate nelle province di La Pampa, Neuquén, Río Negro, San Juan, Entre Ríos, Santa Fé e Chubut.

Il peronista Schiaretti ha comunque cercato di smorzare i toni ricordando che si tratta di una elezione locale cui non bisogna dare una visione nazionale pur ribadendo che “non può esserci nessuna repubblica senza Peronismo”.

La sconfitta del candidato di Cambiemos rappresenta una brutta battuta d’arresto per il presidente Macri anche in considerazione del fatto che è stata proprio questa provincia ad incoronarlo presidente nel 2015. Nelle provincia di Cordoba è registrato l’8,6% dell’elettorato nazionale, il più grande dopo Buenos Aires, che ne ha il 37,01%.

Nelle legislative del 2017 Cambiemos aveva ottenuto il 48,47% dei voti, mentre i peronisti si erano fermati al 30,52%. Va comunque detto che il governatorato è un vero e proprio feudo peronista che lo amministrano ininterrottamente dal 1999. In quell’occasione vinse José Manuel de La Sota che dopo due mandati consecutivi passo la mano a Schiattarelli nel 2007; nel 2011 vinse di nuovo De la Sota che dopo un mandato lascio di nuovo la carica all’attuale governatore.

Tutto il mondo è paese 07/05/2019

Si può ascoltare la puntata dello scorso 7 maggio cliccando sul seguente link

Medio Oriente: Usa schierano B-52 in Qatar contro presunta minaccia iraniana

Gli Usa hanno schierato alcuni bombardieri B-52 nella base aerea americana di al Udeid in Qatar per contrastare le presunte minacce iraniane.

È stato il Comando centrale dell’aeronautica a stelle e strisce a mostrare i bombardieri B-52H Stratofortress che arrivavano nel Golfo Persico nella notte tra giovedì e venerdì. Altri bombardieri sarebbe invece atterrati in una diversa località non resa nota dal Pentagono ma sempre nel sud-ovest asiatico, anche se probabile si tratti della base di al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti. I velivoli sono giunti nel Golfo dalla base di Barksdale, in Louisiana.

Meno di una settimana fa, domenica 4 maggio, la Casa Bianca aveva annunciato la volontà di mandare il gruppo d’attacco della portaerei USS Abraham Lincoln nel Golfo Persico per contrastare Teheran. La Lincoln ieri, giovedì 9 maggio, ha attraversato il canale di Suez dirigendosi verso il Golfo Persico.

Due giorni fa l’Iran aveva annunciato la volontà di ritirarsi da parte dell’accordo sul nucleare che Washington ha abbandonato totalmente lo scorso anno. Nell’occasione il presidente Hassan Rohani ha dato ai leader europei una scadenza di 60 giorni per trovare un modo per proteggere l’Iran dalle sanzioni statunitensi contro la sua economia e l’industria petrolifera.

Doveroso precisare che l’arrivo nel Golfo delle forze navali statunitensi era stato programmato da tempo dal Pentangono. Il consigliere per la sicurezza nazionale americana, John Bolton aveva spiegato in un comunicato della Casa Bianca che le unità navali ed aeree sono state mandate “in risposta ad un certo numero di preoccupanti indicazioni” e per “inviare un segnale chiaro ed inequivocabile al regime iraniano. A qualsiasi attacco agli interessi degli Stati Uniti o dei loro alleati risponderemo con forza implacabile”.

Messico, furti di carburante diminuiti del 95%

Sembra scemare in Messico l’emergenza legata al furto di carburante grazie alle strategie messe in campo dal governo per contrastare le azioni illecite in diversi stati del paese. Il presidente Andrés Manuel López Obrador (Amlo), ha infatti riferito che il furto di carburante è diminuito del 95 per cento in tutto il paese.

L’emergenza nel paese centroamericano è iniziata a novembre e per sei mesi ha messo in crisi il Messico, ora i furti sono scesi a 4mila barili al giorno, in precedenza il picco più alto era stato di 800mila. Il primo mandatario ha riferito che “esistono ancora comunità in cui sono protette bande di criminali, ma stiamo svolgendo attività di sviluppo sociale”.

Nel corso di una conferenza stampa tenuta nello stato di Hidalgo, nell’est del paese, Lopez ha detto che mentre il furto di benzina nello stato è il primo crimine, è calato di oltre il 50%, nonostante le 53 comunità e i 10 comuni collegati al huachicoleo (il furto di carburante appunto ndr).

Il capo di stato ha inoltre assicurato che affronterà le cause della violenza e dell’insicurezza nel paese, nello specifico a Hidalgo sarà destinato un secondo schieramento operativo della Guardia Nazionale.

Negli ultimi mesi il governo del Messico ha intrapreso politiche contro il furto di carburante, in coordinamento con i governi federali; inoltre è stata implementata una strategia di sicurezza contro i rifornimenti di benzina clandestini, distribuiti in diverse regioni della nazione.

Iran riprenderà il programma nucleare

L’Iran è pronto a riprendere il programma nucleare che prevede l’arricchimento ad alto livello dell’uranio se il gruppo dei 5+1, ovvero Usa, Francia, Gran Bretagna, Russia, Cina e Germania non manterranno gli impresi presi nell’accordo sottoscritto nel luglio 2015.

Lo ha annunciato oggi, in occasione del primo anniversario dell’uscita di Washington dall’accordo, il presidente iraniano Hassan Rohani nel corso  di un discorso trasmesso in diretta televisiva. Nel suo intervento il primo mandatario iraniano ha dichiarato che i rimanenti firmatari hanno avuto 60 giorni per attuare le loro promesse di proteggere il petrolio e il settore bancario iraniano dalle sanzioni statunitensi. Rohani ha sottolineato che il paese reagirà in l’accordo sul nucleare venga nuovamente rinviato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ma ha affermato tuttavia che “Teheran è pronto per i negoziati sul suo programma nucleare”. Rohani ha inoltre aggiunto che il paese non venderà più uranio arricchito e acqua pesante ad altre nazioni.

La Francia ha già avvertito Teheran che, in caso di violazioni, la ripresa delle sanzioni è dietro l’angolo, inoltre non sono da escludere possibili nuove sanzioni contro la Repubblica islamica da parte di Donald Trump.

La decisione rientra nel quadro degli articoli 26 e 36 dell’accordo: il primo, in particolare, prevede che l’Iran possa riprendere totalmente o parzialmente le sue attività nucleari se una delle altre parti non rispetta i suoi obblighi.

CS GLORIA AL BRAVO PUEBLO

È in uscita per i tipi della Fuoco Edizioni il libro “Gloria al Bravo Pueblo – Come il Venezuela è caduto nel caos politico-economico” del giornalista e saggista Fabrizio Di Ernesto. Nel volume l’autore ripercorre gli ultimi anni della storia del paese venezuelano ricordando le tappe che hanno portato all’attuale situazione, uno Stato con due presidenti, tra gli errori di Nicolas Maduro, erede di Hugo Chavez, e le mosse della comunità internazionale, su tutti gli Usa, che hanno lavorato ai fianchi Caracas generando una forte crisi economica e portando il paese ad un passo dalla guerra civile.

 

Con piglio giornalistico, Di Ernesto ricostruisce gli avvenimenti che dalla morte di Chavez, marzo 2013, ad oggi hanno determinato la situazione attuale elencando numerosi dati economici per illustrare sia i tentativi fatti dal governo per cercare di frenare l’inflazione sia le mosse dell’Osa, l’Organizzazione degli Stati americani, e di Washington per vanificare questi sforzi.

 

Nel testo viene evidenziato anche il ruolo di Cina e Russia in questa crisi con i loro interessi economici ed infrastrutturali nel paese che per il Venezuela rappresentano una sorta di garanzia contro una possibile invasione statunitense o Nato dal territorio colombiano.

Copertina

Il volume: Dalla morte di Chavez, avvenuta nel marzo 2013, ad oggi nell’America indiolatina è stata realizzata una vera e propria controrivoluzione che ha riportato quasi tutti i paesi della regione sotto l’ombrello protettivo di Washington. La grande eccezione continua a rimanere il Venezuela di Nicolas Maduro, da anni sotto attacco da parte della comunità internazionale. Il libro ripercorre le vicende della presidenza del delfino del “novello Bolivar” per capire quella che è la reale situazione del paese tra crisi economica e politica e come si è arrivati all’autoproclamazione di Juan Guaidò, politico di secondo piano dell’opposizione locale, che dall’oggi al domani si è nominato “presidente ad interim” venendo subito riconosciuto come legittimo capo di Stato da Washington e quasi tutti i paesi dell’area e da quelli europei. Portando di fatto Caracas alle soglie di una guerra civile.

 

L’autore: Fabrizio Di Ernesto, classe 1976, è un giornalista e saggista. Ha scritto per numerose testate nazionali tra cui i quotidiani Rinascita e La Notizia, i periodici Area ed Eurasia, e per Agenzia Nova. Attualmente è componente della redazione del giornale on-line Agenzia Stampa Italia.

È autore di diversi volumi tra cui “L’ALBA del nuovo mondo. Come il continente Indio-Latino ha smesso di essere il giardino di casa degli Usa” pubblicato, sempre per i tipi della Fuoco edizioni, nel 2011 e di cui questo libro si pone come la naturale continuazione.