Fabrizio Di Ernesto

Venezuela: Guaidò perde la guida del Parlamento e l’Occidente grida al golpe

Si rialza la tensione in Venezuela dopo che i deputati dell’Assemblea nazionale, il parlamento di Caracas, hanno deciso di voltare le spalle al golpista Juan Guaidò nel tentativo di normalizzare la situazione.

I deputati infatti hanno deciso di eleggere Luis Parra, esponente dell’opposizione antichavista che ha la maggioranza nella Aula, al posto di Guaidò quale presidente dell’assemblea; da segnalare che allo stesso Guaidò le forze di polizia avevano impedito l’ingresso in Parlamento in quanto autore di un colpo di Stato.

Nonostante l’autoproclamatosi presidente ad interim ha definito l’accaduto “un golpe contro il Parlamento, realizzato in associazione con la dittatura, avvenuto con il sequestro di un gruppo di deputati, senza quorum e privo di qualsiasi legalità costituzionale”, in pratica ribaltando le accuse che gli sono state mosse un anno quando ha assunto da solo la presidenza del paese.

Parra ha ottenuto i voti delle opposizioni, ma non quelle vicine a Guiadò, ed anche i 44 esponenti del partito del presidente eletto Nicolas Maduro.

L’elezione di un nuovo presidente è stata resa possibile da un accordo sottoscritto dalle opposizioni nel 2016 che prevedeva una rotazione annuale alla presidenza, che nel 2020 sarebbe dovuta andare alla minoranza interna. La perdita di questa carica da parte di Guaidò, eletto appunto un anno fa, però sancisce anche il suo ruolo di presidente ad interim in quanto presidente del Parlamento, (a norma di legge avrebbe anche dovuto indire nuove elezioni politiche ndr) motivo per cui gli uomini vicini al golpista hanno provato a bloccare il voto.

La vicenda ha ovviamente rilanciato lo scontro dentro e fuori il paese.

Gli Usa, la Ue, e i paesi del Gruppo di Lima hanno condannato l’operazione mentre Russia, Cina e India, hanno ribadito il sostegno al legittimo governo bolivariano.

Il mondo invita gli Usa alla calma

Gli Stati Uniti dovrebbero smettere di abusare della forza militare e cercare soluzioni attraverso il dialogo. Non ha usato giri di parole Wang Yi, ministro degli Esteri cinese, nel corso di un colloquio telefonico con l’omologo di Teheran Mohammad Javad Zarif, nel corso del quale ha ribadito il sostegno di Pechino al governo della Repubblica islamica.

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Grecia, Cipro e Israele hanno siglato il progetto per il gasdotto EastMed

Grecia, Cipro e Israele hanno ufficialmente siglato il progetto per la realizzazione del gasdotto EastMed. I rappresentati dei settori energetici dei 3 paesi hanno firmato l’accordo congiunto ad Atene.

Nello specifico questa infrastruttura trasporterà il gas dai depositi del Mediterraneo orientale nelle zone di sfruttamento cipriota e israeliano, alla Grecia ed altri paesi dell’Europa orientale e meridionale, tra questi l’Italia.

Il progetto prevede il coinvolgimento diretto anche del nostro paese che però per il momento non ha ancora ratificato l’accordo per la realizzazione del gasdotto EastMed che avrà una lunghezza di circa 1.900 chilometri, una profondità di tre ed una capacità di 10 miliardi di metri cubi all’anno.

Nonostante il ritardo italiano ora il progetto partirà dopo che i ministri Hatzidakis, Steinitz e Lakkotrypis, hanno dato il loro assenso.

Nelle intenzioni dei promotori questa infrastruttura dovrebbe garantire una forte indipendenza energetica dei paesi coinvolti e portare effetti benefici, anche se rischia di creare nuovi conflitti con la Turchia per via dei suoi interessi energetici. A tal proposito si è espresso il premier ellenico Kyriakos Mitsotakis, che ha dichiarato: “Il gasdotto Eastmed non intende essere una minaccia per nessuno”; l’accordo siglato dai tre include disposizioni che garantiscono la sicurezza del gasdotto e un regime fiscale comune.

Argentina: ottimismo per le misure economiche del nuovo presidente Fernandez

C’è ottimismo in Argentina per le misure economiche varate dal neopresidente peronista Alberto Fernandez che dovrebbe portare il paese fuori dalla crisi economica.

Una relazione diffusa dal Cepa, il Centro per le politiche economiche argentine, riferisce infatti che l’iniezione di denaro nei settori più vulnerabili e le iniziative intraprese per la classe media avranno un impatto positivo sul consumo della popolazione.

La ricerca analizza le prime azioni del nuovo esecutivo e i suoi riflessi sulla diagnosi ufficiale della crisi economica; dopo un’analisi degli articoli della Legge di solidarietà sociale e riattivazione produttiva e dei primi decreti presidenziali, il rapporto Cepa stima che un volume totale di 102miliardi di pesos argentini saranno utilizzati per rilanciare i consumi. Gli esperti sottolineano inoltro che il bonus di 5mila pesos per i pensionati al minimo da conferire a dicembre e gennaio e l’importo proporzionale che verrà assegnato a coloro che guadagnano fino a 19.068 pesos, raggiungerà il 60% dei pensionati.

Sempre il documento loda l’impatto dell’aumento dell’indennità universale per ogni figlio e dell’attuazione della carta alimentare per i bambini di età inferiore ai sei anni, nonché del congelamento dei costi di servizio, della riduzione dei prezzi dei medicinali.

Per quanto attiene alla classe media, gli analisti osservano che il bonus per i lavoratori del settore privato, calcolato tra 6.000 e 9.000 pesos potrebbero aumentare i consumi e ridurre il tasso di interesse della Banca centrale.

Osservato infine che non aumenterà il costo del lavoro e che anzi le aziende con meno di 25 dipendenti beneficeranno di una detrazione di circa 10mila pesos al mese.

Ucraina-Russia: Secondo scambio di prigionieri

Prove di disgelo tra Russia ed Ucraina, da circa cinque anni ai ferri corti per la vicenda legata all’indipendenza della Crimea. Le autorità di Kiev ed i rappresentanti dei separatisti filo-russi del Donbass hanno infatti deciso di procedere allo scambio di alcune decine di prigionieri.

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Morales critica decisione governo provvisorio boliviano di espellere diplomatici messicani e spagnoli

Il presidente boliviano Evo Morales, esautorato da un colpo di stato avvenuto dopo le elezioni di novembre, ha duramente criticato la decisione del governo provvisorio di La Paz si espellere i diplomatici di Messico e Spagna e di interrompere le relazioni diplomatiche con il Venezuela.

Per Morales l’espulsione di diplomatici del Messico e della Spagna da parte del governo de facto rappresenta “un atto di disprezzo per il diritto internazionale”.

Via Twitter Morales ha spiegato che: “Gli autori del colpo di stato cercano legittimità, ma esercitano solo violenza contro i paesi gemelli”.

Da parte la presidente ad interim Áñez ha giustificato l’espulsione dei funzionari delle ambasciate del Messico e della Spagna per aver “gravemente danneggiato la sovranità e la dignità del popolo boliviano con attività che violano la Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche”.

Sula vicenda la delegazione dell’Unione europea in Bolivia ha espresso “profonda preoccupazione” per l’escalation della tensione tra Bolivia e Spagna, che ha portato alla dichiarazione di “persona spiacevole” a funzionari diplomatici di entrambi i paesi.

Il governo spagnolo ha dichiarato sgradevoli tre diplomatici boliviani accreditati a Madrid e ha chiesto che lasciassero il paese, in risposta a quello che Madrid definiva un “gesto ostile”.

Nel tentativo di alleviare la tensione, il ministro degli Esteri del governo de facto della Bolivia, Karen Longaric, ha affermato che i rapporti con la Spagna “non possono fermarsi” e ha persino chiesto di “rafforzarli”.

Bolivia ha espulso ambasciatore messicano e il personale diplomatico spagnolo

Le autorità boliviane hanno deciso l’espulsione dell’ambasciatore messicano e del personale diplomatico spagnolo. Lo ha annunciato Jeanine Anez, presidente ad interim della Bolivia, che ha riferito anche che le persone colpite dal provvedimento di espulsione hanno ora 72 ore per lasciare il paese.

Una nota emessa dalla presidenza della Repubblica di La Paz ha definito “persona nel grata” l’ambasciatrice messicana María Teresa Mercado.

La decisione è stata presa per “danno alla sovranità dello stato boliviano”; tra il personale spagnolo invitato a lasciare il paese  anche il capo degli affari politici della Spagna, Cristina Borreguero; il console di Spagna in Bolivia, Álvaro Hernández, e i componenti della guardia di sicurezza del quartier generale diplomatico del paese europeo.

Pochi minuti dopo l’annuncio, il Ministero degli Esteri messicano ha invitato Mercado a tornare nel suo paese per motivi di “sicurezza”.

La tensione tra i due paesi è in forte aumento da oltre un mese e la settimana scorsa le autorità di Città del Messico hanno deciso di ricorre alla Cig, la Corte internazionale di Giustizia, per intimare alla Bolivia di rispettare la sede ed il personale diplomatico a La Paz in seguito ad alcune ingerenze contrarie alla Convenzione di Vienna. La notizia è stata data da Marcelo Ebrard, ministro degli Esteri del Messico.

Quando il governo di Città del Messico aveva deciso di concedere asilo politico a Morales dopo le elezioni dello scorso novembre che lo hanno visto  vincitore ma esautorato dalla Anez che si è autoproclamata presidente, le autorità boliviane avevano parlato di “tentativo di destabilizzare il paese”.

Continuano le tensioni tra Messico e Bolivia

Non accenna a placarsi lo scontro diplomatico tra Messico e Bolivia scatenatosi dopo che il presidente boliviano Evo Morales ha ottenuto asilo politico in seguito al golpe di novembre in territorio messicano.

Le autorità di Città del Messico hanno deciso di ricorre alla Cig, la Corte internazionale di Giustizia, per intimare alla Bolivia di rispettare la sede ed il personale diplomatico a La Paz in seguito ad alcune ingerenze contrarie alla Convenzione di Vienna. La notizia è stata data da Marcelo Ebrard, ministro degli Esteri del Messico.

L’esponente del governo di Lopez Obrador ha menzionato vari casi di cattiva condotta da parte della controparte, sottolineando come la Convenzione di Vienna stabilisca l’inviolabilità delle missioni diplomatiche che di fatto sono territorio del paese ospitato.

Ebrard ha ricordato che “neanche nei peggiori momenti dei colpi di stato militari degli anni 70 e 80 era stata messa a rischio l’integrità di queste strutture. La Bolivia deve rispettare il diritto d’asilo come una decisione sovrana che si pone sempre in posizione sovraordinata rispetto “a qualsiasi altro principio internazionale”.

Quando il governo di Città del Messico aveva deciso di concedere asilo politico a Morales le autorità boliviane avevano parlato di “tentativo di destabilizzare il paese”.

Argentina: Parlamento approva legge di emergenza con poteri speciali per il presidente

Il Senato argentino, seguendo quanto già fatto dalla Camera, ha approvato la nuova legge di emergenza comprendere un pacchetto di misure economiche e nuovi poteri speciali per il presidente Alberto Fernandez, chiamato ad affrontare la crisi socio-economica che sta attraversando il Paese a causa delle politiche neoliberiste di Mauricio Macri.

La legge, nata da un’iniziativa del governo, concede al Capo dello Stato pieni poteri per rinegoziare il debito pubblico, aggiornare con decreto i pensionamenti, aumentare le ritenute alle esportazioni agricole e disegnare un nuovo diagramma dei tassi per i servizi pubblici.

Tra le misure previste da questo pacchetto la possibilità per l’amministrazione peronista di implementare un nuovo acquisto di dollari.

La misura, già approvata dalla camera bassa, è stata approvata dal Senato con 41 voti a favore e 23 contrari più un astenuto.

Come anticipato sopra la legge sospende anche la “mobilità della pensione” in vigore dal marzo 2018, una misura che ha favorito la crescita dell’inflazione.

Le tariffe dei servizi pubblici, aumentate in modo esponenziale dal governo Macri, sono ora congelate per 180 giorni.

Previsto un aumento delle aliquote fiscali sui beni personali e i beni degli argentini detenuti all’estero; istituito un piano di regolarizzazione del debito fiscale che prevede fino a 120 rate in favore delle piccole e medie imprese che si vedono condonati gli interessi.

L’Argentina, tra il 1989 e il 2002, ha approvato tre diverse leggi di emergenza, l’ultima delle quali estesa per una durata di ben 16 anni. Secondo gli esperti questa è la più grande nella storia del paese indiolatino che renderà però difficile la negoziazione con il Fondo monetario europeo.

«Get Brexit done», parola di Boris Johnson

La Brexit ci sarà nel 2020. E sarà blindata, senza più stallo, divisioni e soprattutto senza altri rinvii. Lo ha ribadito il premier britannico Boris Johnson parlando alla Camera dei Comuni, ora molto simile a lui dopo le elezioni della scorsa settimana.