Fabrizio Di Ernesto
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Colombia: da inzio anno uccisi oltre 150 esponenti società civile

Dall’inizio dell’anno in Colombia sono stati uccisi 155 leader della società civile, tra cui difensori dei diritti umani o attivisti politici. Numero che sale ad oltre 770 assassini dall’inizio del 2016 alla prima settimana del 2019.

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America indiolatina, paesi del Meccanismo di Montevideo ratificano posizione pro dialogo in Venezuela

I paesi del Meccanismo di Montevideo, un’iniziativa messa a punto da Messico, Uruguay e Paesi dei Caraibi (Caricom), al fine di contribuire in modo efficace allo sviluppo di un dialogo aperto e senza imposizioni, hanno ratificato la posizione a favore del dialogo in Venezuela. Una dichiarazione in tal senso è stata diffusa ieri dal ministero degli Esteri del Messico congiuntamente al governo dell’Uruguay.

I governi di Città del Messico e Montevideo hanno ribadito nella nota che il dialogo e i negoziati sono gli unici modi accettabili per raggiungere una soluzione pacifica alla situazione che sta vivendo la Repubblica Bolivariana del Venezuela, dove a gennaio Juan Guaidò si è autoproclamato presidente ad interim al posto di quello eletto Nicolas Maduro portando il paese sull’orlo di una guerra civile.

“I nostri governi votano affinché gli sforzi di dialogo in corso si svolgano all’interno di un quadro inclusivo di civiltà e pace, al fine di raggiungere soluzioni reali e democratiche che creino fiducia tra le parti”, sottolinea la nota del governo di Lopez Obrador.

I due paesi hanno anche ribadito il loro fermo impegno a collaborare e sostenere qualsiasi tipo di iniziativa di dialogo inclusivo tra i venezuelani che ha l’obiettivo di privilegiare la pace e il rispetto illimitato dei diritti umani.

Insieme ad altri 14 paesi della Comunità caraibica, il Messico e l’Uruguay hanno proposto il 6 febbraio il meccanismo di Montevideo, cui la Bolivia ha aderito. Questo di compone di quattro fasi per ricercare una soluzione pacifica in Venezuela: dialogo immediato, negoziazione, firma di accordi e attuazione con accompagnamento internazionale.

Media Usa: attacco a pozzi sauditi approvato da Iran

L’Iran è totalmente estraneo agli attacchi contro i pozzi petroliferi sauditi di Aramco pur avendolo approvato. La Cbs news infatti citando un anonimo funzionari Usa riferisce che il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, formalmente estraneo alla vicenda avrebbe approvato gli attaccji di sabato scorso a patto però che il suo paese non ne risultasse coinvolto. Nei giorni scorsi il segretario di Stato americano Mike Pompeo, volando verso Riyad, aveva definito gli attacchi di sabato scorso un “atto di guerra”.

La Cbs, che non ha precisato le sue fonti, avrebbe raccolto le testimonianze di diversi funzionari a stelle e strisce ed avrebbe come prove contro l’Iran alcune foto satellitari inedite che mostrano il Corpo della Guardia rivoluzionaria iraniana intento a preparare l’attacco dalla base aerea iraniana di Ahvaz. Secondo un rapporto del Pentagono il senso di quelle foto sarebbe emerso solo alcune ore dopo.

I media statali iraniani hanno riferito che Teheran lunedì scorso ha scritto lunedì a Washington con la media dell’ambasciata svizzera, negando qualsiasi ruolo negli attacchi e avvertendo che risponderà a qualsiasi azione contro di esso.

L’attacco è stato rivendicato dai ribelli Houthi, sostenuti da Teheran nella guerra civile in Yemen, ma sia Washington che Riyad addossano le responsabilità al paese sciita.

Oggi intanto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato “un sostanziale” inasprimento delle sanzioni contro l’Iran. In un messaggio su Twitter, Trump ha dichiarato: “Ho appena dato istruzioni al segretario del Tesoro di aumentare sostanzialmente le sanzioni contro l’Iran”. Ieri Trump ha dichiarato di non voler incontrare il presidente Hassan Rohani a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, la prossima settimana. “Non escludo mai nulla, ma preferisco non incontrarlo”, aveva detto l’inquilino della Casa Bianca a bordo dell’Air Force One.

Russia-Ucraina: Zelensky apre a nuovo scambio di prigionieri e ritiro truppe in Donbass

Russia e Ucraina potrebbero scambiarsi tutti i prigionieri e ritirare le truppe in Donbass. Lo auspica il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che spera anche in elezioni nelle aree di Donetsk e Luhansk.

Parlando con i media ucraini l’ex comico ha spiegato che questi importanti risultati potrebbe giungere già nel prossimo incontro dei leader del “Formato Normandia” che comprende Francia, Germania, Russia e Ucraina. “I passi principali – ha detto – devono essere fatti per risolvere la questione dello scambio dei prigionieri, nella formula tutti per tutti. La seconda decisione da prendere, a livello definitivo e con scadenze chiare, è quella sul disimpegno delle truppe, da Zolotye e Petrovskoye, sull’intera linea di contatto”. Il primo mandatario ucraino ha anche aperto alla possibilità di discutere la possibile organizzazione di elezioni locali nei territori attualmente controllati da Kiev.

Dall’aprile del 2014 l’Ucraina orientale vive una situazione di profonda instabilità e incertezza in seguito all’azione militare lanciata dalle autorità di Kiev per riprendere il controllo della regione dalle milizie delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk che sostengono l’indipendenza del Donbass. Gli accordi raggiunti a Minsk dal Gruppo di contatto trilaterale dell’Osce (Russia, Ucraina e le due autoproclamate repubbliche) prevedono un completo cessate il fuoco; il ritiro degli armamenti dalla linea di contatto nell’Ucraina orientale; lo scambio reciproco di tutti i prigionieri detenuti da entrambe le parti; delle riforme costituzionali che conferiscano uno statuto speciale alle autoproclamate repubbliche.

Venezuela: 12 milioni di firme per la campagna “No More Trump”

Sono oltre 12 milioni le firme raccolte nell’ambito della campagna venezuelana “No More Trump” terminata ieri. La campagna era stata lanciata per respingere le misure coercitive applicate dal governo degli Stati Uniti contro il paese indiolatino.

Le firme saranno ora presentate al segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu), Antonio Guterres dal vicepresidente venezuelano Delcy Rodríguez e dal ministro degli Esteri Jorge Arreaza che sono stati nominati dal presidente Nicolás Maduro nella sessione generale delle Nazioni Unite che inizia questa settimana.

Questa domenica, il vicepresidente Rodríguez ha dichiarato che la campagna “No MoreTrump” simboleggia l’antimperialismo e la difesa della sovranità, dell’indipendenza e della libertà e l’eredità dei liberatori e il leader della rivoluzione bolivariana Hugo Chávez.

Per quanto riguarda la visita alle Nazioni Unite, la Rodríguez ha dichiarato: “Stiamo andando per ribadire la verità sul Venezuela alle Nazioni Unite, presenteremo le prove come ha annunciato il presidente Nicolás Maduro, stiamo andando per difendere il nostro popolo, per difendere la sovranità del paese.

La vicepresidente ha sottolineato che la campagna “No More Trump” ha fatto il giro del mondo ed ha ringraziato il popolo venezuelano e il mondo per la solidarietà dimostrata con il Venezuela.

Energia: Opec manterrà tagli alla produzione di petrolio per tutto il 2019

Per tutto il 2019 rimarranno in vigore i già decisi tagli alla produzione petrolifera. Lo ha reso noto l’Opec, l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, al termine dell’incontro che si è svolto ad Abu Dhabi.

Parlando in merito a questa decisione il ministro del Petrolio iracheno Thamer Ghadhban ha sottolineato come non sia trattato di una decisione presa all’unanimità dai paesi membri ma presa a maggioranza.

Già prima della riunione, convocata per una semplice revisione degli impegni, l’Iraq e la Nigeria avevano annunciato la volontà di ridurre la propria produzione petrolifera senza ulteriori spiegazioni mentre l’Arabia Saudita aveva annunciato la volontà di portare la produzione a 9,89 milioni di barili al giorno già nel mese di ottobre.

Il principe saudita Abdulaziz bin Salman, rappresentante di Riyad, ha dichiarato che il principale obiettivo strategico nella politica petrolifera del suo paese “è sempre stato quello di promuovere la stabilità del mercato”.

Bin Salman ha anche dichiarato che il suo Paese manterrà i tagli fino alla fine dell’anno, quando verrà effettuata una nuova revisione nella prossima riunione della commissione convocata per dicembre.

La sedicesima riunione del comitato Opec è stata presieduta dal ministro saudita e dal suo omologo russo, Alexander Novak. La misura mira a bilanciare il mercato e prevenire il calo dei prezzi del greggio in un momento di forte oscillazione sui mercati.

Da Washington due settimane di proroga a Pechino

Non aumenteranno più l’1 ma il 15 ottobre le tariffe a carico di merci d’importazione cinese dal valore complessivo di 250 miliardi di dollari. La proroga è stata annunciata ieri, 11 settembre, dal presidente Usa Donald Trump che ha parlato di «gesto di buona volontà» giunto in risposta ad una richiesta avanzata dal vicepresidente cinese Liu He.

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Gnerre:maccartismo all’italiana, mai collaborato con Savoini o la Lega

Già al centro di un’inchiesta per il presunto reclutamento di miliziani filorussi da inviare in Donbass, Orazio Maria Gnerre è ora di nuovo al centro delle cronache giornalisti per via della diffusione di una telefonata con Gianluca Savoini nel corso della quale stavano concordando la partecipazione ad un evento culturale.

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Argentina: Cristina Kirchner propone di stabilire nuovo ordine sociale

In vista delle elezioni presidenziali argentine di ottobre è tornata a parlare l’ex presidente Cristina Fernández de Kirchner sottolineando la “necessità di fare un grande sforzo tra tutti per ordinare il paese, non nel vecchio ordine, ma in qualcosa di nuovo, diverso e migliore di noi”. Per l’ex prima mandataria di fronte alla grave situazione economica del paese è necessario infatti un totale ripensamento del contratto sociale per permettere all’Argentina di ripartire.

Parlando nella città di Posadas, capoluogo della provincia di Misiones, nel nord-est dell’Argentina, per presentare il suo libro “Cordiali saluti”, ha insistito sulla necessità di fare un grande sforzo tra tutti per risistemare il paese.

La Kirchner ha poi polemicamente chiesto come sia stato possibile che l’attuale maggioranza sia riuscita a perdere in poco tempo tutti i progressi fatti dal paese in oltre 40 anni, spiegando che i cittadini “non votano un presidente per incolparne un altro ma nella speranza di risolvere i propri problemi”.

L’ex prima mandataria del paese, che ha retto tra il 2007 e il 2015, ha fatto riferimento al Fondo monetario internazionale (Fmi) e alle relazioni del paese con l’agenzia ricordando che suo marito aveva cancellato 47 anni di debiti nel 2005 aggiungendo “attualmente abbiamo 10 miliardi di dollari di debito che in 3 anni e mezzo potrebbero diventare oltre 50”.

“Per me – ha aggiunto l’attuale candidata alla carica di vicepresidente – quello che dovremmo fare è vedere e rivedere i conti, chiedere dove sono i soldi, cosa ne è stato fatto. Nessuno dubita che il denaro sia arrivato. Il problema è chi dovrà pagare il debito. Non si può pagare a spese del popolo argentino”.

Nonostante Johnson, la Brexit è ancora lontana

Ad oltre tre anni da referendum del 23 giugno 2016 per portare la Gran Bretagna fuori dall’Europa ancora non si sa se la Brexit, già rinviata ed ora prevista per il 31 ottobre, avverrà e con quali modalità.

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