Fabrizio Di Ernesto
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Messico, al via era Obrador

Si apre oggi in Messico l’era di Manuel Lopez Obrador “Amlo”, nuovo presidente eletto che sta insediando alla guida del paese centroamericano.

Alla cerimonia sono presenti circa 400 ospiti internazionali in rappresentanza di quasi tutti i paesi del mondo. In Messico, ma non solo, c’è grande attesa per capire cosa farà il nuovo capo di stato, primo esponente di un partito non tradizionale, è esponente del Morena, a ricoprire un simile incarico inoltre ha interrotto l’egemonia della destra al potere da decenni.

Nel tardo pomeriggio italiano, verso mezzogiorno a Città del Messico, il neo presidente terrà il suo primo discorso al termine della cerimonia di passaggio di consegne con il capo di stato uscente Enrique Pena Nieto.
Numerosi, come detto i capi di stato e di governo presenti alla cerimonia. Tra questi sono attesi il presidente cinese Xi Jinping, il presidente del Venezuela Nicolas Maduro, il presidente della Bolivia Evo Morales, il presidente paraguaiano Mario Abdo Benitez e il presidente colombiano Ivan Duque. Conferma la sua presenza anche il presidente del Guatemala Jimmy Morales. Nella lista degli invitati compaiono al tempo stesso la vicepresidente della Costa Rica Epsy Campbell, la vicepresidente dell’Uruguay Lucia Topolanski, il governatore del Belize, Colville Young e la presidente del Suriname, Desiré Delano. Dal Regno Unito è confermato l’arrivo del leader dell’opposizione Jeremy Corbin, mentre per la Spagna sarà presente il re Filippo VI, alla sua “prima” da rappresentante di Madrid a una cerimonia di insediamento. Atteso anche il presidente del parlamento della Corea del nord, Kim Yong-Nam.
La delegazione più folta, anche se con ogni probabilità “orfana” del presidente, sarà quella degli Stati Uniti. La Casa Bianca sarà rappresentata dal vicepresidente Mike Pence.

Nelle scorse settimane le opposizioni avevano criticato la scelta di invitare anche il primo mandatario venezuelano Maduro, anche se Obradr ha spiegato che la sua visione della politica estera “è rispettosa” dell’autonomia dei singoli paesi e contro ogni ingerenza “negli affari esteri di paesi terzi”.

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Venezuela chiederà ad Opec di ridurre produzione petrolifera

Nel tentativo di superare la crisi economica che attanagli il paese, il primo mandatario venezuelano, Nicolas Maduro, chiederà all’Opec, l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, di ridurre la produzione petrolifero globale.

Lo ha annunciato lo stesso Maduro sottolineando come “la strategia petrolifera statunitense” sia la causa della recente crisi che ha colpito il settore petrolifero venezuelano

“Il Venezuela – ha spiegato Maduro – il 6 dicembre proporrà ai paesi che esportano greggio di approvare una riduzione significativa della produzione per bilanciare il mercato e calmierare i prezzi”, maggior disponibilità di petrolio sul mercato infatti significa prezzi più bassi e minori incassi per i paesi che lo esportano.

Parlando dalla sua residenza presidenziale di Palazzo Miraflores Maduro ha spiegato che nelle ultime due settimane il prezzo del greggio è sceso di 18 dollari al barile a causa della manovre degli Usa aggiungendo “il deprezzamento del greggio venezuelano è frutto della strategia petrolifera statunitense per distruggere i prezzi”

Nel tentativo di superare la crisi economica Maduro ha anche annunciato nuove misure a difesa della popolazione tra cui il valore di riferimento del Petro, la criptovaluta lanciata nei mesi scorsi da Caracas.

Medio Oriente: tribunale israeliano proroga custodia governatore palestinese di Gerusalemme

Il tribunale israeliano di Gerusalemme ha deciso la proroga della custodia cautelare di Adnan Gheith, governatore palestinese della città arrestato domenica scorsa dalle forse di sicurezza israeliane, nell’ambito dell’inchiesta relativa alla vendita di alcuni terreni.

Nello specifico la magistratura ebraica ha esteso la custodia cautelare di Gheith fino domenica prossima. Il portavoce della polizia israeliana, Micky Rosenfeld, ha spiegato che le indagini continueranno nei prossimi giorni.

Gheit è stato arrestato 2 volte da ottobre ad oggi, mentre lo scorso 4 novembre le forze di polizia israeliane hanno fatto irruzione nel suo ufficio.

La polizia locale ha precisato che le indagini su Gheith sono incentrate su una presunta collaborazione illegale con le forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese, che secondo Tel Aviv violerebbe gli accordi di Oslo.

I media israeliani hanno riferito che le autorità hanno indagato sul governatore dopo che le forze di sicurezza israeliane hanno arrestato un arabo di nazionalità statunitense, Isaam Akel, accusato di essere coinvolto nella vendita di proprietà a Gerusalemme est a un compratore ebreo. Ciò sarebbe in contrasto con la legge che punta ad impedire la nascita di nuove colonie israeliane nei territori palestinesi.

L’arresto del cittadino arabo è stato confermato anche dalle autorità statunitensi, ieri, mercoledì 28, l’ambasciatore Usa in Israele David Friedman, sostenitore dell’insediamento ebraico nella Cisgiordania occupata, ha scritto un tweet precisando “il cittadino statunitense Isaam Akel, è detenuto da 2 mesi per aver commesso il crimine di vendere un terreno ad un ebreo”, chiedendone il rilascio immediato.

Corea del Nord e Venezuela hanno firmato 2 accordi di cooperazione

I rappresentanti di Caracas e Pyongyang hanno firmato due accordi di cooperazione per rafforzare le relazioni diplomatiche nell’ambito della visita in Venezuela di Kim Yong-nam, presidente dell’Assemblea popolare della Corea del Nord che si è aperta ieri.

Stando a quanto riferito dalla stampa locale il primo accordo prevede l’istituzione di consultazioni politiche su questioni di interesse comune, mentre il secondo riguarda l’abolizione dell’obbligo del visto per i titolari di passaporti diplomatici. Gli accordi sono stati firmati dal ministro degli Esteri venezuelano Jorge Arreaza e dall’omologo nordcoreano Ri Yong Ho.

Quella in Venezuela è la prima tappa del tour di Kim Yong-nam in America indiolatina che toccherà anche Cuba e Messico; questa però è la prima volta che un rappresentante del paese asiatico si reca a Caracas; l’obiettivo della visita, segnala il ministero degli Esteri venezuelano, è quello di “stringere rapporti di cooperazione mutua su temi economici e commerciali”.

Nel prosieguo del suo viaggio il rappresentante di Pyongyang incontrerà a Cuba il presidente Miguel Diaz-Canel, già visto poche settimane fa in Corea del Nord.

Vertice tra Venezuela e Nord Corea per rafforzare relazioni bilaterali

Il presidente del parlamento Nord coreano, Kim Yong-nam, è arrivato oggi in Venezuela per incontrare i vertici del paese indiolatino e rafforzare la collaborazione bilaterale.

Negli incontri con i più alti rappresentanti di Caracas l’esponente di Pyongyang tratterà temi legati a questioni economiche e commerciale e punterà a rafforzare le relazioni diplomatiche tra i due paesi, impresa abbastanza agevole visto che entrambi i paesi sono visti con diffidenza dalla comunità internazionale e quindi su base bilaterale possono rilanciare la loro posizione sullo scacchiere geopolitico mondiale.

Quella in corso a Caracas è la prima tappa di un tour nella regione sudamericana che porterà il presidente della Suprema Assemblea del Popolo (APS) della Corea del Nord anche a Cuba ed in Messico.

Al suo arrivo in Venezuela Kim Yong-nam è stato accolto del ministro degli Esteri locale Jorge Arreaza e il secondo vice presidente della Costituente, Gladys Requena. Nell’agenda del politico asiatico anche un incontro con il primo mandatario venezuelano Nicolas Maduro.

Lo scorso marzo Pyongyang ha espresso “sostegno e solidarietà” al governo bolivariano e nel settembre scorso rappresentanti dei due governi si sono incontrati a New York in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu.

Medio Oriente: arrestato governatore palestinese di Gerusalemme

Adnan Gheith, governatore palestinese di Gerusalemme, è stato arrestato questa notte dalle forze di sicurezza israeliane. Già ad ottobre l’uomo era stato preso in custodia dalla polizia ebraica in seguito ad un’inchiesta relativa alla vendita di alcuni terreni.

A dare la notizia è stato Micky Rosenfeld, portavoce della polizia israeliana, precisando solo che l’umo è stato fermato mentre si trovava nella sua casa a Gerusalemme Est.

Come anticipato sopra, Gheith, era già stato arrestato e trattenuto due giorni lo scorso 20 ottobre; al momento del suo rilascio lo Shin Bet, l’intelligence interna di Tel Avivaveva affermato che era finita “l’attività illegale dell’Autorità Palestinese a Gerusalemme”. Le forze di sicurezza ebraiche lo scorso 4 novembre avevano fatto irruzione nel suo ufficio.

L’indagine contro Gheith sarebbe nata in seguito all’arresto di un uomo, un arabo con nazionalità statunitense, coinvolto nella vendita di proprietà a Gerusalemme ad un compratore non palestinese, nella comunità locale infatti la vendità a possibili coloni ebraici è fortemente sconsigliata.

Il governo di Tel Aviv ha occupato Gerusalemme Est in seguito alla guerra del 1967 e l’ha annessa in modo arbitrario senza ottenerne però mai il riconoscimento da parte della comunità internazionale.

Esercitazioni militari tra Seul e Washington in tono minore per favorire dialogo tra le due Coree

Le consuete esercitazioni militari primaverili tra Usa e Corea del Sud si svolgeranno il prossimo anno in tono minore per non compromettere i dialoghi di pace tra Seul e Pyongyang.

Lo riferiscono le autorità statunitensi confermando quanto già annunciato a ridosso della scorsa estate. Parlando con la stampa il segretario alla Difesa Usa, Jim Mattis ha quindi confermato che l’esercitazione “Foal Eagle” in programma tra circa 9 mesi sarà “ridotta di portata”.

Il rappresentante del Pentagono ha precisato che il ridimensionamento sarà evidente e funzionale a non danneggiare il dialogo diplomatico in corso a cavallo del 38° parallelo.

La decisione della difesa a stelle e strisce rientra in un più ampio schema di sforzi di Washington finalizzati a bloccare il programma nucleare della Corea del Nord. Nonostante ciò il leader nordcoreano Kim Jong continua ad inviare segnali contrastanti nelle ultime settimane sulle relazioni di Pyongyang con la Corea del Sud e gli Stati Uniti. Venerdì scorso infatti, Kim ha  rilasciato un prigioniero statunitense ma ha anche supervisionato il test di una “nuova arma tattica” che potrebbe essere in contrasto con i piani di denuclearizzazione che il presidente Trump aveva fatto all’inizio di quest’anno.

Usa valutano possibile inserimento Venezuela in lista stati che appoggiano il terrorismo

Washington sta valutando la possibilità di inserire il Venezuela nella lista dei paesi che appoggiano il terrorismo. Lo riferisce la stampa statunitense citando alcune mail interne alla Casa Bianca.
Attualmente la lista nera degli Usa comprende l’Iran, la Corea del Nord, il Sudan e la Siria, ovvero tutti i paesi che da anni gli Usa stanno cercando di rovesciare senza però ottenere i risultati sperati, basti vedere il fallimento della guerra contro Assad.

Le autorità statunitensi accusano Caracas di avere legami, tra gli altri, con Hezbollah e con le Forza armate rivoluzionarie della Colombia (Farc).

Tra i principali sostenitori di questa misura il senatore repubblicano di origine cubane Marco Rubio, anche se i papaveri del Pentagono sembrano sminuire la portata di questi legami tra il Venezuela e questi gruppi.

Ufficialmente, la mossa è al momento solo una delle ipotesi in campo, anche se il dipartimento di Stato, spronato da diverse agenzie governative, sarebbe comunque impegnato a verificarne la fattibilità dal punto di vista tecnico e legale.
Da tempo, circa un anno e mezzo, gli Usa puntano a rovesciare il governo di Nicolas Maduro per riportare il Venezuela sotto la tutela politica, economica e militare di Washington; tra le ipotesi in campo perfino quello di un intervento militare, ipotesi caldeggiata anche dall’Osa.

Il Venezuela ha un importanza non secondaria; anche al netto del calo della produzione, il Venezuela rimane il quarto fornitore di greggio degli states, e gli Usa sono il primo acquirente per il paese sudamericano.
A fine ottobre gli Stati Uniti avevano licenziato un nuovo ordine esecutivo che colpisce le attività di esportazione dell’oro e altri settori dell’economia. Il decreto dà mandato alle autorità di intervenire anche su altri settori dell’economia statunitense. La nuova misura degli Stati Uniti punta a colpire un comparto su cui il Venezuela sta costruendo parte delle speranze di rilancio dell’economia. Un filone che acquista progressiva rilevanza con la caduta della produzione interna del petrolio e che ha permesso, per esempio, di ottenere ingressi da gennaio a settembre entrate per 900 milioni di dollari nella vendita di oro alla Turchia.

Il governo del Venezuela ha anche annunciato la vendita piccoli lingotti di oro ai propri cittadini, come una misura per favorire il risparmio privato in metalli preziosi e non in banconote. Sul mercato, con un intervento utile anche a riportare liquido nelle casse dello stato, finiscono piccoli lingotti da 2,5 grammi certificati dalla Banca centrale.

Da Uruguay asilo politico ad ex presidente peruviano Garcia

L’Uruguay ha deciso di concedere asilo politico all’ex presidente del Perù Alan Garcia al centro di un presunto caso di corruzione per la realizzazione della metropolitana di Lima.

La conferma alla notizia, attesa da qualche giorno, è stata data dalle autorità locali tramite il ministro degli Esteri Rodolfo Nin Novoa.

Garcia è stato presidente del Perù per due mandati, la prima volta dal 1985b al 1990 e la seconda tra il 2006 ed il 2011; la settimana scorsa nell’ambito dell’inchiesta sulla Metropolitana 1 di Lima la magistratura uruguagia gli aveva intimato di non abbandonare il paese per 18 mesi.

Sabato 17 novembre però l’ex presidente si è recato presso l’ambasciata uruguaiana di Lima chiedendo al presidente, Tabaré Vazquez, di concedergli asilo politico.

Dopo la richiesta della magistratura di non uscire dal paese Garcia aveva scritto su Twitter “Per me rimanere 18 mesi in patria non è una punizione”.

Garcia è come detto indagato nell’ambito di un’ampia inchiesta per corruzione che coinvolge diversi alti funzionari pubblici e l’impresa ingegneristica brasiliana Odebrecht. In particolare, l’indagine si concentra sull’appalto della linea 1 della metropolitana di Lima. Secondo gli investigatori la compagnia brasiliana avrebbe pagato più di otto milioni di dollari di tangenti a favore di Jorge Cuba, ex viceministro delle Comunicazioni, e degli ex funzionari Edwin Luyo, Mariella Huerta e Santiago Chau, membri della commissione incaricata di valutare l’appalto. Odebrecht, secondo quanto dichiarato dal pubblico ministero Perez durante l’udienza di ieri, avrebbe pagato Garcia per una conferenza con centomila dollari provenienti da un fondo destinato al pagamento di tangenti in vari paesi dell’America Latina.
Il gruppo Odebrecht è accusato di avere pagato tangenti a funzionari di alto livello in diversi paesi dell’America latina per aggiudicarsi gli appalti di almeno cento progetti di infrastrutture pubbliche, per un valore complessivo di quasi dodici miliardi di dollari di profitti. Nel corso dei procedimenti a suo carico, la società brasiliana ha ammesso di aver versato 29 milioni di dollari in tangenti a funzionari peruviani per aggiudicarsi opere pubbliche nel decennio compreso tra il 2005 e il 2014.

Terra sacra e guerriglia

16 novembre