Fabrizio Di Ernesto

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Monthly Archives: dicembre 2018

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Presidente Kosovo Thaci ha firmato leggi nascita esercito nazionale

Hashim Thaci, il presidente del Kosovo, ha firmato oggi le tre leggi che istituiscono l’esercito nazionale trasformando in tal senso le Forze di sicurezza kosovare (Ksf).

La firma del capo dello Stato è avvenuta nel corso di una cerimonia solenne cui erano presenti tra gli altri il comandante delle Forze di sicurezza, generale Rrahman Rama. Il primo mandatario di Pristina ha commentato: “Vorrei ringraziare i sostenitori internazionali, gli Stati Uniti e altri paesi alleati, per questo importante giorno di formalizzazione dell’esercito del Kosovo attraverso la promulgazione della legge sul ministero della Difesa approvata dall’Assemblea del Kosovo il 14 dicembre 2018 e ricevuta dall’Ufficio del presidente della Repubblica del Kosovo il 26 dicembre 2018. Il presente decreto entra in vigore alla data della firma”

La decisione dell’ex provincia serba di dotarsi un vero e proprio esercito regolare ha sollevato molte polemiche a Belgrado ed anche in quei paesi, Russi e Cina in primis, che non hanno mai riconosciuto l’autoproclamata indipendenza del Kosovo.

Replicando alle polemiche il Thaci aveva dichiarato: “Se il Kosovo ha commesso un errore è stato quello di attendere cinque anni per istituire un esercito. È tardivo perché ci siamo rimessi alla buona volontà di coloro che non hanno mai dimostrato nulla nei confronti del nostro paese”.

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ALBA condanna ingerenze Usa sul Nicaragua

L’ALBA, l’Alleanza Bolivariana per le Americhe ha condannato le ingerenze del governo Usa negli affari interni del Nicaragua e le sanzioni varate nei giorni scorsi. In un comunicato ufficiale il gruppo ha denunciato l’illegalità delle misure coercitive applicate da Washington con la cosiddetta Legga Nica, Nicaraguan Investment Conditionality Act, sugli investimenti nel paese centroamericano.

Il gruppo che riunisce una decina di paesi della regione ha anche ribadito la “più ferma condanna della violazione delle più elementari delle norme di diritto internazionale e della Carta delle Nazioni unite.

“La legge Nica – si legge nel documento – non è solo un’aggressione contro il Nicaragua, questa legge costituisce un nuovo insulto all’indipendenza e alla sovranità dei nostri popoli dell’America Latina e dei Caraibi e rappresenta una chiara prova della politica del governo degli Stati Uniti nei confronti della nostra regione”.

La norma, firmata giovedì scorso dal presidente statunitense Donald Trump, prevede il blocco dei prestiti da parte delle istituzioni finanziarie internazionali al governo di Managua e impone tutta una serie di sanzioni economiche.

L’iter della legge contro il Nicaragua è stato avviato nel settembre 2016; il 27 luglio 2017, il Comitato per le relazioni estere della Camera ha approvato la proposta di legge presentata dai rappresentanti repubblicani, che è stata poi inviata al Senato, che ha aggiunto alcuni emendamenti e l’ha approvata il 27 novembre dello stesso anno. Mentre la plenaria del Congresso ha approvato la legge lo scorso 18 dicembre.

Il governo di Managua ha subito criticato la legge che, come sottolineato dal presidente Daniel Ortega, rappresenta “la continuità storica delle interferenze imperialiste degli Usa in Nicaragua”.

Con questa legge gli Usa possono ora porre in veto nelle grandi organizzazioni internazionali nell’elargizione di prestiti al Nicaragua, mettendo così a rischi non solo la realizzazione delle opere pubbliche ma anche tutte le politiche sociali del paese.

Venezuela: presidente Maduro invita popolazione a prepararsi a difendere il paese e garantire la pace

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro è tornato a rivolgersi alla popolazione invitandola a prepararsi a difendere il paese per garantire la pace in ogni circostanza, ventilando la possibilità di attacchi da parte di paesi della regione.

In occasione del Congresso bolivariano dei popoli, che si è svolto a Caracas, il primo mandatario ha detto che se a breve dovessero verificarsi avvenimenti tragici i cittadini dovranno scendere in strada e realizzare una rivoluzione ancora più radicale”.

Allo stesso modo il governo ha invitato la popolazione e le Fanb, le Forze armate nazionali bolivariane, a tenersi pronti per garantire la pace in qualsiasi circostanza ricordando che l’80% dei cittadini è contraria ad ogni ingerenza straniera.

Nel suo intervento Maduro ha anche critica il presidente colombiano Ivan Duque invitandolo a non intromettersi più negli affari del Venezuela.

Il successore di Chavez ha anche ricordato che nei giorni scorsi il vicepresidente brasiliano Hamilton Mourao ha detto che in Venezuela ci sarà un colpo di stato e che nel caso il suo paese è pronto ad intervenire militarmente.

Brasile: Sospeso decreto per scarcerazione ex presidente Lula

È durato poche ore il sogno dell’ex presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva di tornare in libertà. Dias Toffoli, presidente della Corte Suprema Federale del paese indio-latino ha infatti sospeso l’ordinanza emessa dal giudice della Corte suprema del Brasile (Stf), Marco Aurelio Mello che rendeva possibile scarcerare i condannati la cui sentenza non sia stata convalidata fino al terzo grado di giudizio. Subito i media locali avevano fatto notare la decisione avrebbe avuto tra i suoi beneficiari anche l’ex presidente attualmente in carcere per una sentenza d’appello su un reato di corruzione e riciclaggio di denaro sporco.

La decisione di Toffoli è giunta dopo l’appello presentato dal capo procuratore generale Rachel Dodge, che ha ritenuto che il decreto ingiuntivo potrebbe causare “gravi lesioni per l’ordine e la sicurezza” della nazione.

Il giudice dell’STF, Marco Aurelio Mello, aveva autorizzato il rilascio di tutti i detenuti condannati in seconda istanza che avevano ancora appelli giudiziari in corso, supportato dall’articolo 283 del codice di procedura penale, che stabilisce che una pena detentiva può essere eseguita dopo il cosiddetto “transito in tribunale”, quando tutti i processi di ricorso sono stati completati.

La sentenza di Mello, che proteggeva la presunzione di innocenza, avrebbe rimesso in libertà circa 169mila detenuti. Non appena Mello aveva emesso la sua decisione il Partito dei lavoratori (PT) aveva chiesto formalmente di rimettere in libertà di Lula alla Camera della Corte Federale di Curitiba dodicesima.

Usa offrono sistema antimissilistico Patriot alla Turchia

Il Dipartimento di Stato statunitense ha notificato al Congresso la proposta di vendere alla Turchia, paese Nato che negli ultimi mesi si sta avvicinando alla Russia, il sistema di difesa aerea Patriot

La stampa specializzata statunitense specifica che l’accordo avrebbe un valore di 3,5 miliardi e che permetterebbe di rilanciare l’alleanza con Ankara e la stabilità della regione mediorientale.

Negli ultimi anni la tensione tra Washington ed Ankara è salita anche per via dell’attegiamento sempre più autoritario del presidente Recep Tayyip Erdogan che si anche avvicinato al suo omologo russo Vladimir Putin ed ha utilizzato la guerra in Siria per risolvere la questione curda, anche se gli Usa considerano i combattenti curdo-siriani alleati, insieme ai ribelli moderati, contro il governo di Bashar al-Assad.

I funzionari americani sono anche preoccupati per l’accordo siglato da Erdogan con la Russia per l’acquisto del sistema missilistico antiaereo S-400 Triumph che obbligherebbe la Nato a condividere con Mosca la propria tecnologia militare.

Parlando con i giornalisti a Washington il mese scorso, il ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu ha detto che il suo paese avrebbe voluto acquistare missili Patriot ma non è mai riuscito a ottenere un impegno concreto da parte di Washington; aggiungendo che non era in previsto l’annullamento dell’accordo ma aprendo alla possibilità di nuovi accordi con gli Usa.

L’accordo, che deve essere approvato dal Congresso, prevede la vendita di 140 missili Patriot, radar e stazioni di controllo a terra. Il Congresso ha 15 giorni per rivedere la proposta di vendita sotto procedure semplificate che il Dipartimento di Stato ha in essere per gli alleati della NATO.

Medio Oriente: in aumento uso di droni armati

Negli ultimi anni, anche per via della crescita della produzione cinese, è aumentato in Medio Oriente l’uso di droni. Lo riferisce il rapporto Rusi, Royal United Service Institute secondo cui i paesi che hanno acquistato più droni armati sono Giordania, Iraq, Arabia Saudita e Emirato arabi uniti mentre paese come Israele, Iran e Turchia hanno aumentato la produzione locale.

La Cina è riuscita ad inserirsi in questo mercato offrendo prezzi più bassi rispetto agli Usa.

In base al rapporto Rusi, intitolato Droni armati in Medio Oriente, è stato evidenziato come quelli di produzione cinese permettono ad alcuni paesi posti sotto embargo da parte degli Usa di dotarsi ugualmente di questi velivoli e per giunta ad un prezzo più basso.

Turchia ed Emirati hanno utilizzato i droni per condurre operazioni dove la situazione avrebbe potuto essere rischiosa per piloti in carne e ossa; mentre l’Iran ha sviluppato l’utilizzo di droni per poter aggirare le sanzioni Usa e ammodernare le dotazioni delle proprie forze armate.

Da aprile il presidente statunitense Donald Trump ha rivisto le politiche restrittive in merito al commercio di droni con i paesi mediorientali e secondo i curatori del rapporto ciò potrebbe incidere sul mercato regionale.

Al via oggi a Cuba vertice ALBA

Si apre oggi a Cuba il vertice dell’ALBA, l’Alleanza Bolivariana dei popoli americani in occasione del 14simo anniversario della sua fondazione avvenuta il 14 dicembre 2004 su iniziativa dell’ex presidente venezuelano Hugo Chavez.

Il gruppo, nato con l’obiettivo di stabilire legami tra governi progressisti per scopi solidali e non competitivi, che attualmente comprende 10 membri in quasi 3 lustri è riuscito ad ottenere grandi risultati.

Promosso da Cuba e Venezuela in contropartita dell’organismo promosso dagli Stati Uniti, denominato Area di libero scambio delle Americhe (FTAA), che ha concentrato i suoi sforzi sulla lotta al libero scambio e agli investimenti invece di aiutare le popolazioni più svantaggiate, ha visto poi l’ingresso di Antigua e Barbuda, Bolivia, Nicaragua, Grenada, Repubblica Dominicana, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Suriname.

L’organizzazione ha saputo creare dei canali per garantire ai paesi membri sicurezza alimentare, autosufficienza, produzione e distribuzione di cibo; ha generato spazi pubblici per la cultura e l’arte; protezione e difesa dei popoli e della natura; così come la promozione della diversità delle diverse culture.

Grazie ai progetti promossi dall’ALBA quasi 4 milioni di cittadini hanno imparato a leggere e scrivere. Il meccanismo di integrazione ha permesso la nascita della scuola di medicina latinoamericana “Salvador Allende” – ELAM Venezuela, ELAM Cuba e l’Università di Scienze della salute dell’ALBA-TCP” ed inoltre è stata ricevuto assistenza sociale 7,4 milioni di persone e grazie alla “Mission Miracle” in paesi come il Nicaragua, il Venezuela, la Bolivia e l’Ecuador, circa otto milioni di persone hanno ricevuto interventi di chirurgia visiva gratuita.

Trump e Obrador a colloquio in tema di immigrazione

Il presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo statunitense Donald Trump per parlare di immigrazione, tema che da tempo divide i due paesi. Si tratta del primo colloquio tra i due da quando Obrador ha assunto la carica.

Il primo mandatario centroamericano ha spiegato che le parti hanno discusso della possibilità di mettere in atto un piano di immigrazione comune.

“Oggi – ha riferito Obrador via Twitter – abbiamo parlato in termini rispettosi e amichevoli, per cercare di avviare un programma comune per lo sviluppo e la creazione di posti di lavoro in America Centrale e nel nostro paese”.

Trump in passato ha accusato il Messico di aver avviato una politica di invasione ai danni degli Usa ed ha schierato l’esercito al confine; per ostacolare la politica migratoria l’inquilino della Casa Bianca ha anche modificato i requisiti per presentare la domanda di asilo da parte dei migranti centroamericani.

Obrador da parte sua ha sottolineato la necessità di affrontare direttamente le cause che portano i cittadini di Honduras, Guatemala ed El Salvador ad abbandonare le loro case per cercare fortuna in Nord America.

Martedì scorso, Trump ha sollecitato i democratici ad approvare la legge per trovare le risorse necessarie per proseguire la costruzione del muro al confine con il Messico. Attualmente circa 5mila soldati statunitensi sono schierati al confine per impedire alle carovane di migranti ammassate nell’estremo nord del Messico di entrare negli Usa.

Bolivia: continua la lotta alla coltivazione di coca

La Bolivia ha ridotto di altri 11mila ettari nel corso del 2018 la superficie utilizzata dai narcotrafficanti per coltivare la coca. Lo ha annunciato il presidente Evo Morales spiegando che il risultato è stato raggiunto grazie alle Forze armate locali. L’operazione contro la coltivazione di coca nel paese va avanti dal 2010.

Morales ha evidenziato il lavoro delle Forze armate boliviane (FFAA) nel suo lavoro per l’individuazione e la distruzione di piantagioni irregolari, nonché la collaborazione delle autorità dell’Unione europea (UE) e di altre nazioni della regione.

Il primo mandatario ha poi sottolineato come il paese abbia raggiunto ottimi risultati anche nella lotta contro il traffico di droga.

“Ora – ha ricordato Morales – abbiamo un controllo sociale e programmi di sviluppo globale, in collaborazione con l’Unione Europe, non abbiamo bisogno di presidi statunitensi e dell’Amministrazione per il controllo della droga (Dea)” spiegando che negli ultimi anni la superficie coltivata a coca nel paese è passata da 50mila a 23mila ettari.

Evo Morales ha promulgato la legge sulle colture nel 2006, al fine di controllare la coltivazione della foglia di coca, con l’obiettivo di essere utilizzata per riti ancestrali e scopi medicinali, evitando così il contrabbando. Nel frattempo, grazie al suo operato la Bolivia è diventata la nazione sudamericana con il più basso tasso di contrabbando ed esportazione di droghe.

Brasile, Lula invoca giustizia

Tramite una lettera inviata ai vertici del Partito dei lavoratori (PT), che l’hanno letta durante una loro manifestazione, l’ex presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha ribadito che la magistratura carioca nei suoi confronti non si è comportata correttamente definendosi “una vittima della farsa giudiziaria Lava Jato – la mani pulite brasiliana – che gli ha impedito di concorrere alle presidenziali ed essere rieletto alla guida del paese” e sottolineando la sua voglia di ottenere giustizia.

“Il Brasile e il mondo – ha scritto Lula nella sua lettera – sanno che il procuratore di Lava Jato, Sergio Moro e il Tribunale Federale Regionale della quarta regione (TRF-4), hanno creato una farsa giudiziaria per impedirmi di essere eletto ancora una volta”.

L’ex capo di stato in più passaggi ha sottolineato il mancato rispetto del suo diritto ad avere un processo equo ed una sentenza super partes e di essere invece stato vittima di un giudizio arbitrario che ha portato alla sua condanna ed alla sua detenzione nonostante le prove presentate dalla difesa che mostravano la sua innocenza.

“Oggi – continua a ancora Lula – sono sicuro di avere una coscienza più limpida di quelli che mi hanno condannato, non voglio favori, voglio solo giustizia, non cambio la mia dignità per la mia liberazione”.

La lettera è stata letta durante la Conferenza internazionale sulla difesa della democrazia, organizzata dal Partito dei lavoratori (PT) che ha visto la presenza di una dozzina di politici di diversi partiti del mondo che si sono radunati da San Paolo.

Attualmente, Lula è rinchiusa in una prigione nella città di Curitiba, dove sta scontando una condanna di 12 anni e un mese per presunta corruzione passiva e riciclaggio di denaro.