Fabrizio Di Ernesto

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Monthly Archives: novembre 2017

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Cremlino non commenta indiscrezioni su base militare in Sudan

Il Cremlino non commenta le idiscrezioni in merito alla possibilità di costruire una base militare in Sudan anticipata nei giorni scorsi dal residente sudanese Omar al Bashir. Questa la posizione assunta dal portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov.

Bashir aveva riferito all’agenzia di stampa russa “Sputnik” di aver discusso della creazione di una base militare sulla costa del Mar Rosso con il presidente russo Vladimir Putin e con il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu, nel corso della visita di Bashir a Sochi della scorsa settimana. In quel frangente il leader sudanese aveva definito “un problema” l’interferenza degli Stati Uniti nella regione del Mar Rosso. “Riteniamo che l’interferenza degli Stati Uniti costituisca un problema e vogliamo discutere di questo problema in termini di utilizzo delle basi nel Mar Rosso”, aveva detto Bashir citato dall’agenzia di stampa “Sputnik”. Nel corso della missione le delegazioni governative di Russia e Sudan hanno firmato una serie di accordi di cooperazione nei settori dell’energia nucleare, dei minerali, dell’istruzione e dell’agricoltura.
Se gli Usa hanno aperto nel mondo centinaia di basi militari la Russia attualmente fuori dei propri confini ne gestisce solo 2 attive peraltro di modesta entità, anche se di notevole importanza: Tartus in Siria, uno dei motivi per cui Putin ha sempre evitato azioni militari Nato e statunitensi nel paese, e quella di Sebastopoli, in Crimea, sul Mar Nero.

Nell’ottica della rinascita russa il Cremlino sta ora valutando la possibilità di riaprire, o quanto meno utilizzare congiuntamente con i governi locali, gli ex presidi navali di Cam Ranhin Vietnam, Lourdes nell’isola di Cuba, chiuso nel 2001 dallo stesso Putin, e perfino una alle Seychelles, che nell’Oceano indiano rappresentano un vero e proprio avamposto russo visto che da anni è sotto l’influenza di Mosca; nel 1981 la Marina sovietica ha aiutato il governo ad evitare  un colpo militare e prima del crollo dell’Urss i russi vantavano una costante presenza nell’area.

All’inizio del suo primo mandato presidenziale Putin aveva disposto la dismissione delle basi ancora attive, sia per motivi economici sia per mostrare al suo omologo a stelle e strisce, all’epoca Bush jr., la volontà di chiudere una volta per tutte l’epoca della Guerra fredda. Washington però ha approfittato di quel momento di debolezza per aumentare le proprie servitù militari, soprattutto sulla frontiera orientale. In quest’ottica il vertice Nato svoltosi in Galles nel settembre 2014 ha ribadito la volontà di blindare ancora di più la frontiera con la Russia, con cinque nuove basi in Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, e Romania anche se, almeno stando a quanto dichiarato da Obama, queste nuove installazioni non saranno permanenti, pur avendo a disposizioni mezzi di aviazione, navali, depositi ed arsenali aggiornati con tutte le ultime novità in materia.

Nuove basi russe potrebbero sorgere in Sud America, ad esempio in Venezuela ed in Nicaragua, oltre che nella regione asiatica in paesi come l’Ossezia del sud, l’Abkazia, il Kirghizistan, dove già si trovano militari russi, ed il Tagikistan, altra nazione dove la presenza di militari dell’ex armata rossa è particolarmente numerosa. Alla fine del 2014 inoltre c’è stato il dispiegamento di un nuovo reggimento dell’aviazione in Bielorussia.

Serghei Shoigu, ha parlato di questo piano annunciando negoziati in corso con questi Paesi sembra aver notevolmente amplificato le reali possibilità di Mosca in tal senso, specie per quanto riguarda nuovi installazioni nell’Oceano indiano.

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Da Germania prestito ad Iraq di 500 milioni di euro

L’Iraq ha ottenuto un prestito da 500 milioni di euro dalla Banca per lo sviluppo tedesca (Kfw) da utilizzare nel settore energetico.

L’accordo è stato siglato per Bahgdad dal viceministro Maher Hammad Johan, come ha riferito oggi il ministero per l’Elettricità irancheno di Baghdad. Alla cerimonia, erano presenti tra gli altri il segretario generale del Consiglio dei ministri iracheno, Mahdi al Alaq, e il ministro per l’Elettricità Qasem al Fahdaoui.

Il prestito sarà utilizzato da tutti i ministeri interessati a progetti nell’ambito energetico; ad esempio ministero dell’Elettricità riceverà 130 milioni di euro da impiegare tra il 2017 e il 2018. Per quest’anno, una parte del finanziamento, pari a 45 milioni di euro, verrà utilizzata per ripristinare la rete elettrica nelle aree del governatorato di Ninive liberate dallo Stato islamico. I restanti 85 milioni di euro verranno impiegati nel corso del 2018 per le infrastrutture elettriche dei governatorati di Anbar, Salah al Din e Ninive. Al Mudars ha aggiunto che il prestito ha l’obiettivo di favorire il ritorno degli sfollati in queste provincie.

Con questo prestito la Germania prova a sfruttare le potenzialità offerte dal mercato iracheno ora che lo Stato islamico è stato sostanzialmente sconfitto e l’Iraq potrebbe offrire grandi possibilità agli investitori stranieri.

Vucic, Serbia manterrà la sua neutralità militare

La Serbia manterrà la sua neutralità militare. Lo ha ribadito il preidente serbo Aleksandar Vucic ricevendo a Belgrado la presidente del Consiglio della Federazione Russa, Valentina Matviyenko. Una dichiarazione che dimostra una voltà di più come Belgrado non voglia perdere la propria sovranità finendo sotto l’ombrello protettivo della Nato, come aveva già ricordato pochi giorni fa a Bruxelles.

“La Serbia – ha detto Vucic – continuerà a mantenere la sua posizione, nonostante le pressioni sul paese. Siamo e saremo un paese neutrale dal punto di vista militare”.ù

La scorsa settimana, il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, incontrando a Bruxelles il presidente della Serbia Vucic, ha dichiarato che l’Alleanza sta potenziando il partenariato con Belgrado nel “pieno rispetto per la neutralità militare” del paese. “Non c’è contraddizione tra la neutralità militare della Serbia – ha sottolineato Stoltenberg – e il buon partenariato con la Nato”. L’Alleanza atlantica ha infatti “molti partner che sono neutrali”, ma con cui al tempo stesso ha una “forte cooperazione”. Stoltenberg ha osservato che “Nato e Serbia si trovano a far fronte a sfide sicurezza comuni”, e che il lavoro con l’Alleanza atlantica “può portare benefici reali” al paese e ai suoi cittadini, oltre che alla ragione.Una posizione che però non trovo sostegno a Belgrado dove è ancora forte il ricordo dei bombardamenti a guida Usa del 1999.

Nonostante le dichiarazioni di neutralità da tempo la Serbia sta puntando le armi russe.

Nei mesi scorsi lo stesso Vucic ha parlato dell’esistenza di negoziati sia con il presidente russo Vladimir Putin sia con quello bielorusso Aleksandr Lukashenko. In particolare l’obiettivo di Belgrado sarebbe quello di acquistare due divisioni di sistemi missilistici terra-aria S-300 di produzione russa da Mosca o in alternativa da Minsk.

Informando delle trattative in corso Vucic ha detto: “”Per noi sarebbe di vitale importanza avere due divisioni di S-300 e un posto di comando di reggimento, che sarebbe una soluzione per diversi anni”, pur precisando che per il momento il raggiungimento di un accordo è distante.

Già nello scorso gennaio Il ministro della Difesa di Belgrado, Zoran Djordjevic, aveva annunciato la volontà da parte della Serbia di acquistare i sistemi missilistici S-300.

Gli S-300 sono una serie di sistemi missilistici terra-aria a lungo raggio realizzati in Unione sovietica prima e in Russia poi a partire dall’S-300P, la versione base. Prodotti dalla NPO Almaz sono stati sviluppati per contrastare i velivoli ed i missili da crociera nemici. Versioni successive sono efficaci anche contro i missili balistici. Dal 1993, questi missili sono prodotti congiuntamente dall’Almaz con la sudcoreana Samsung.

Il sistema S-300 venne schierato per la prima volta nel 1979 in Unione Sovietica per la difesa dei grandi centri industriali ed amministrativi, di basi militari, oltre che per il controllo dello spazio aereo nazionale.

La responsabile dello sviluppo dei sistemi S-300 è la già citata azienda russa Almaz, di proprietà del governo (conosciuta anche come KB-1), che è parte della Almaz-Antei. I missili utilizzati da questi sistemi antiaerei sono stati sviluppati dall’ufficio tecnico “Fakel”, una distinta azienda governativa nota anche come OKB-2.

L’S-300 è considerato uno dei più potenti missili antiaerei oggi disponibili. I suoi radar sono in grado di inseguire circa 100 bersagli, potendo ingaggiarne 12/24/36. Esso è in grado di raggiungere una gittata di 150-200 o 300 km e può distruggere perfino i missili balistici. L’unità di comando si trova ad una distanza di 30–40 km dagli altri elementi del sistema di combattimento. I sistemi sono completamente automatici. Il tempo di dispiegamento di questo tipo è di cinque minuti. I missili S-300 rimangono sempre sigillati, e durante la loro vita operativa non necessitano di interventi di manutenzione.

Governo siriano: risultati dimostrano che nostre azioni erano giuste

I risultati ottenuti dalla Siria negli ultimi mesi sia a livello nazionale che internazionale dimostrano che le nostre politiche erano giuste. Lo sostiene il governo siriano del legittimo presidente Bashar al Assad come riferito nel corso di una conferenza stampa che ha esaminato i fatti avvenuti nel paese dal 2011, ovvero da quando i ribelli sostenuti dagli Usa e dall’occidente hanno scatenato nel paese una cruenta guerra civile che ha permesso anche ai terroristi del fantomatico Stato islamico di entrare nel paese conquistandone vaste parti.

A Damasco si è svolta una riunione che ha visto presenti il presidente siriano Assad, il Vice Ministro degli Esteri iraniano per gli affari arabi e africani Hossein Yaberi Ansari nel corso della quale Assad ha ribadito la bontà del suo operato civile, politico e sociale rispetto a quello di molti paesi che invece volevano gettare il paese nel caos divedendolo su basi religiose.

Nel corso dell’incontro Assad ha ricordato come gli avvenimenti degli ultimi mesi, la prepotenza avanzata delle truppe regolari sostenute dalla Russia hanno di fatto sconfitto i terroristi dell’Isis riportando una sostanziale stabilità in una regione sensibile come il Medio Oriente.

Il presidente siriano ha sottolineato l’importanza di mantenere un coordinamento tra Damasco e Teheran, in particolare per quanto riguarda la lotta contro il terrorismo.

Ovviamente l’allenza tra Siria e Iran non è ben vista da Tel Aviv che vede nei paesi paesi, ed in Hezbollah, i principali sostenitori della causa palestinese.

Secondo le cifre fornite dalle Nazioni Unite (ONU) la guerra in Siria ha lasciato più di 300mila morti e cinque milioni di profughi.

A breve la Russia fornirà alla Turchia il sistema difensivo missilistico S-400

La Russia fornirà a breve alla Turchia il sistema di difesa missilistico S-400. Nello specifico appena Ankara avrà finito di pagare quanto previsto dal contratto.

Nei giorni scorsi il ministro della Difesa turco, Nurettin Canikli, aveva annunicato che l’acquisto era stato completato pur precisando che le autorità turche stavano discutendo un accordo simile con un consorzio europeo per sviluppare un suo sistema di difesa missilistica. Da quanto si era appreso le autorità turche hanno siglato un accordo preliminare con il consorzio franco-italiano Eurosam per lo sviluppo di un sistema autoctono di difesa missilistica. Proprio una settimana fa Canikli ha siglato un accordo a Bruxelles con il consorzio Eurosam per “definire le priorità e le necessità” nella produzione congiunta di un sistema antimissili per Ankara.

L’accordo con Eurosam non contrasta con le trattative in corso con Mosca per l’acquisto del sistema antimissili S-400.

L’accordo tra Ankara e Mosca ha creato più di un disappunto in sede nato essendo la Nato un partner quanto mai strategico nell’ambito dell’Alleanza atlantica; secondo alcuni esperti inoltre il sistema russo non può essere intergrato in quello difensivo occidentale soprattutto per le possibili conseguenze sul piano politico e geostrategico e a problemi non trascurabili dal punto di vista tecnico. Ankara sarebbe infatti il primo paese della Nato ad acquisire un sistema strategico russo non integrabile nella rete di difesa missilistica dell’Alleanza e con l’acquisizione degli S-400 sarebbe costretta a mettere a disposizione dei tecnici russi codici e informazioni classificate che riguardano i missili statunitensi, oltre che gli altri sistemi Nato, come radar di scoperta, sistemi di trasmissione dati e quant’altro, coinvolti nella rete difensiva.

Da Berlino esportazione di attrezzature militari in Arabia Saudita per 148 milioni di euro

Berlino sta per esportare in Arabia Saudita attrezzature militari per 148 milioni di euro solo nel terzo trimestre dell’anno. A comunicarlo stesso governo tedesco rispondendo ad un interrogazione parlamentare di Stefan Liebrich della Linke che ricorda come nello stesso periodo dell’anno precedente fossero state autorizzate vendite per appena 41 milioni di euro.

Lo scorso anno la Germania aveva ceduto a Riyad attrezzature militari per 530 milioni nel corso di tutto il 2016.

Da qualche tempo l’Arabia Saudita è sempre più impegnata nei conflitti che funestano la regione mediorientale, in primi nella guerra in Yemen che la vede contrapposta, per procura all’Iran, con i due paesi che sono divisi da profonde diffirenze religiose, culturali e civili.

Per il momento non sono state diffuse informazioni sulle attrezzature cedute ai sauditi anche se dovrbbero prevedere un buon numero di navi da pattugliamento.

Va comunque precisato che prima dell’esportazione finale, si dovrà ottenere un ulteriore permesso, che sarà gradualmente concesso per le singole imbarcazioni. Il ministero federale dell’Economia aveva informato il Bundestag nel mese di luglio circa il fatto che il Consiglio di sicurezza federale (BSR) aveva approvato la consegna di quattro motovedette del cantiere Luerssen e 110 camion militari della Rheinmetall, oltre a strumenti militari e attrezzature per l’Arabia Saudita. In totale sono 48 le imbarcazioni che Riyad vuole comprare. Secondo il governo, i camion sono non armati e servono solo per il trasporto di materiale militare. Inoltre, la BSR ha permesso la fornitura di attrezzature e strumenti della società tedesca specializzata nella produzione di munizioni Fritz Werner per 8,9 milioni. Il governo federale aveva recentemente reso le sue autorizzazioni per le esportazioni di armamenti più restrittive a causa dei conflitti nella regione del Golfo.

Usa smentiscono approvazione fornitura armi letali ad Ucraina

Gli Usa non hanno mai approvato la fornitura di armi letali all’Ucraina. E’ stata la stessa amministrazione statunitense tramite Michael Anton, funzionario alla sicurezza nazionale della Casa Bianca a smentire la notizia trapelata nei giorni scorsi.

Nei giorni scorsi la notizia era stata diffusa da alcuni media statunitensi, citando esponenti dell’amministrazione Trump, certi che Washington avrebbe autorizzato la fornitura di armi letali all’Ucraina, tra cui alcuni missili anti-carro Javelin. A confermare l’indiscrezione la recente approvazione da parte del Congresso della nuova legge di bilancio per la Difesa nazionale, che porterebbe a 350 milioni di dollari l’assistenza alla sicurezza per l’Ucraina nel 2018.

Lo stanziamento comunque non finirà subito nelle casse ucarine dal momento che la metà sarà congelata fino a quando le autorità Usa non sarà certo del fatto che Kiev abbia intrapreso iniziative rilevanti per la riforma delle istituzioni di sicurezza nazionali, per adeguarsi agli standard richiesti nell’impiego degli armamenti forniti. Nella legge di bilancio per la Difesa degli Stati Uniti sono previsti anche 100 milioni destinati ai paesi del Baltico per rafforzare la loro sicurezza contro una possibile aggressione russa.

Difesa, prosegue esercitazione Trident Javelin

Prosegue a pieno regime l’esercitazione “Trident Javelin 2017”, che vede impegnati i comandi Nato operanti in Europa. Scopo dello stage, che terminerà il prossimo 17 novembre, testarne e migliorarne le componenti di comando e controllo in caso di attivazione di operazioni difensive. La prova conclusiva la simulazione di un’operazione congiunta, in risposta a un’aggressione nei confronti di un paese membro dell’Alleanza.

In questi giorni saranno simulate le sfide più impegnative che l’Alleanza potrebbe trovarsi ad affrontare nell’ambito della sicurezza, comprese le minacce cyber e quelle ibride/terroristiche. Sono impegnati nell’esercitazione il Supreme Headquarters Allied Powers Europe (Shape) in Belgio a livello strategico, il Joint Force Comand (Jfc) di Brunssum nei Paesi Bassi, comandato dal generale italiano Salvatore Farina, a livello operativo e altre sedi a livello tattico. Tra queste ultime il Nato Land Command (Landcom), il Comando delle componenti terrestri, con sede a Izmir, in Turchia, che è schierato a Stavanger in Norvegia; il Nato Maritime Command (Marcom), Comando delle Forze marittime, a Northwood, nel Regno Unito; il Nato Air Command (Aircom), Comando delle Forze Aeree, con sede a Ramstein in Germania; il Nato Special Operations Headquarters (Nshq), Comando delle Forze Speciali con sede a Mons in Belgio. All’esercitazione partecipa, inoltre, personale di staff di tutti i paesi membri dell’Alleanza.
Il Comando responsabile dello svolgimento dell’esercitazione è il Jfc di Brunssum, che oltre ad avere il compito della conduzione complessiva dell’attività, dovrà conseguire gli obiettivi politici-strategici, sincronizzando gli sforzi di tutte le componenti subordinate. Sarà intensa anche l’interazione con le nazioni ospitanti, Norvegia e Paesi Baltici, e le organizzazioni internazionali, governative e non governative, per addestrarsi il più realisticamente possibile, al fine di sostenere il compito fondamentale della Nato di difesa collettiva.

Uruguay lancia banconote digitali

L’Uruguay lancia le banconote digitale. É il primo paese al mondo a compiere questa “rivoluzione digitale”. Il paese indiolatino riuscirà a dotarsi di banconota digitale grazie all’introduzione di un’apposita app “E-peso” per smartphone e dispositivi portatili.

L’iniziativa è partita dalla Banca Centrale del paese, che ha avviato in queste ore un primo piano pilota, con l’obiettivo di allargare gradualmente l’impiego della banconota digitale a tutti i contesti, man mano che la sperimentazione darà indicazioni positive.

La rivoluzione rispetto ad altre piattaforme simili già disponibili, come ad esempio quelle di Apple o Google, consiste nel fatto che l’applicazione E-peso non si limiterà semplicemente a trasferire digitalmente denaro reale da un conto all’altro ma creerà digitali, perfettamente uguali a quelle cartacee, con numero di serie, firma e registrazione presso la Banca Centrale; queste banconote inoltre saranno infatti associate al telefono e potranno passare dal portafogli digitale di un utente a quello di un altro.

In questo modo in pratica il denaro contante viene proprio eliminato e non c’è nemmeno bisogno di possedere un conto bancario. I dipendenti statali, per fare un esempio, potranno vedersi accreditato il proprio stipendio direttamente sotto forma di banconote digitali, che saranno poi spese effettuando i pagamenti tramite l’app. In futuro inoltre il sistema potrà interfacciarsi con altre piattaforme di pagamento mobilee altri sistemi finanziari.

Con questo sistema lo Stato potrà fornteggiare più facilmente l’evasione fiscale grazie alla tracciabilità completa di ogni transazione, dall’altro si abbattono i costi che la produzione e la circolazione del denaro cartaceo impongono.

Al via esercitazione militare Usa, Australia e Sud Corea

Si è aperta oggi, lunedì 6 novembre, nei pressi dell’isola sudcoreana di Jeju, nel Mar Cinese Orientale un’esercitazione militare che vede coinvolte le marine militari di Corea del Sud, Usa e Astrulia. A darne notizia le autorità militari di Seul che hanno precisato come obiettivo di questa esercitazione sia in funzione nord coreana prevenendo la possibile prevenzione dell’importazione e dell’esportazione di armi nucleari e di distruzione di massa da parte del governo di Pyongyang. L’esercitazione mira anche a dare piena attuazione alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite contro il programma nucleare del governo della Nord Corea.

Le esercitazioni che si colcluderanno domani vedono il coinvolgimento di 4 navi: il cacciatorpediniere sudcoreano Sejong, dotato di sistema di combattimento integrato Aegis, il cacciatorpediniere statunitense Chafee e le fregate australiane Melbourne e Parramatta. L’inizio dell’esercitazione coincide con quello del viaggio in Asia del presidente Usa, Donald Trump, che farà tappa anche in Corea del Sud.

I test missilistici condotti da Pyongyang negli ultimi mesi hanno alzato la pensione nella penisola nord corea ed in tutta la regione, con gli Usa che hanno più volte minacciato l’intervento militare mentre la Corea del Nord ha replicato di essere pronta a difendersi da eventuali attacchi.

La Cina ha proposto una road map per tentare di risolvere la crisi che prevede la simultanea cessazione delle attività militari nordcoreane e delle esercitazioni militari congiunte tra Usa e Corea del Sud. L’iniziativa è stata sostenuta dalla Russia, ma non dagli Stati Uniti, mentre la Corea del Nord non ha risposto.