Fabrizio Di Ernesto

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Tag Archives: Venezuela

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Difesa: progressi significativi tra Russia e Venezuela

Russia e Venezuela stanno facendo registrare “progressi significativi” nell’ambito della cooperazione militare.

Lo riferisce Vladimir Padrino Lopez, ministro venezuelano della Difesa parlando nell’ambito dell’International Army Games di Mosca. “Abbiamo avuto una conversazione privata con il ministro della Difesa russo, Serghej Shoigu, sul livello della cooperazione tecnico-militare, che sta facendo segnare progressi significativi”, ha sottolineato l’esponente del paese bolivariano che ha anche ringraziato il Cremlino per il supporto fornito a Caracas a fronte delle sanzioni comminate dal governo degli Stati Uniti.

Padrino Lopez ha poi concluso il suo intervento dichiarando: “La Federazione Russa ha mostrato la sua solidarietà, visibile, nel caso del Venezuela, paese che viene aggredito in maniera perversa dall’impero nordamericano”.

Mosca e Caracas si sono avvicinati quando, quasi in contemporanea, Valdimir Putin e Hugo Chavez sono saliti al potere; nel corso degli anni hanno poi rafforzato la cooperazione in vari ambiti; quello relativo alla difesa si è rivelato fondamentale negli ultimi mesi visto che anche grazie alla presenza di militari russi in territorio venezuelano gli Usa non hanno potuto raccogliere l’invito del golpista Juan Guaidò ad invadere il paese.

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Domani protesta mondiale contro Trump e il blocco ai danni del Venezuela

Si terrà domani, sabato 10 agosto, la protesta mondiale invocata dal presidente venezuelano Nicolas Maduro contro il suo omologo statunitense Donald Trump e l’ultimo embargo decretato nei confronti del paese indiolatino.

Il primo mandatario di Caracas ha invitato tutti i popoli mondiali a partecipare alla “giornata internazionale” di protesta contro le misure coercitive dell’amministrazione statunitense e “della supremazia bianca”.

“Il Venezuela – ha detto Maduro – ha diritto al suo futuro, di rispettare la propria autodeterminazione, di costruire il proprio modello economico, politico e sociale”.

Parlando dell’evento il successore di Hugo Chavez ha riferito che domani ci saranno grandi marce in Venezuela e in tutto il mondo, mentre su Twitter la campagna sarà lanciata con l’hastag #NoMoreTrump (No more Trump). In molte città saranno inoltre organizzare raccolte di firme contro i suprematisti statunitensi.

Da mesi anni gli Usa stanno cercando di scalzare Maduro dal potere in Venezuela utilizzando uno schema già visto in passato con altri politici “ostili” si pensi a Saddam Hussein, Gheddafi, o Assad, rispetto al passato manca solo l’accusa di aver utilizzato armi chimiche contro la popolazione. Da mesi stanno sostenendo il presidente autoproclamato Juan Guaidò che in patri non gode però di nessun sostegno. Ora Washington sta giocando la carta dell’embargo economiche per stringere il cappio al collo del Venezuela ma Maduro e i suoi non hanno la minima intenzione di arrendersi.

Morales in Russia per incontro con Putin

Il presidente della Bolivia Evo Morales è arrivato questa mattina a Mosca per incontrare l’omologo russo Vladimir Putin nell’ambito di una visita ufficiale.

In base al programma stilato i due capi di Stato discuteranno le questioni relative alle relazioni russo-boliviane e analizzeranno le questioni chiave in ambito internazionale e regionale, su tutti la crisi venezuelana con La Paz e Mosca al fianco del presidente Maduro contro il golpista Guaidò.

Oltre al primo mandatario la delegazione boliviana comprende ministro degli Esteri Diego Pary, e i ministri degli Idrocarburi, Luis Sanchez e quello dell’Energia, Rafael Alarcon.

L’agenda include anche il miglioramento delle attività commerciali tra le società russe e boliviane, in particolare, con le società energetiche Gazprom e Acron.

Morales e Putin puntano inoltre ad un maggiore scambio commerciale che include la possibilità di esportare carne boliviana in Russia. Il ministro degli Esteri boliviano Diego Pary, parlando nei giorni scorsi di questo appuntamento ha riferito che l’incontro Morales-Putin accelererà la firma del protocollo per la vendita di questo prodotto oltre ad analizzare la posizione della Bolivia come paese osservatore dell’Unione economica eurasiatica, che attualmente comprende Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan.

Salvo sorprese la visita si esaurirà nell’arco di poche ore e già questa sera Morales potrebbe rientrare nel palazzo presidenziale a La Paz.

Venezuela, alle Barbados prossimo round il dialogo tra le opposizioni e il governo

Riprenderanno la prossima settimana nelle Barbados i colloqui tra il governo venezuelano di Nicolas Maduro e le opposizioni che da tempo contrastano l’esecutivo. Lo ha riferito il ministero degli Esteri norvegese che da tempo si è fatto carico di portare le parti ad un punto d’incontro per risolvere i problemi interni.

Tramite una dichiarazione ufficiale il ministero scandinavo ha riferito che: “I rappresentanti dei principali attori politici del Venezuela hanno deciso di continuare il processo di negoziazione facilitato dalla Norvegia”. Sempre la nota riferisce che attualmente i negoziati proseguono in modo continuo e rapido, sottolineando gli sforzi delle due parti e lo “spirito di cooperazione mostrato”.

Soddisfazione e buona volontà è stata espressa anche da Jorge Rodríguez, ministro venezuelano della comunicazione e dell’informazione, Jorge Rodríguez, che ha celebrato “lo spirito tenace del dialogo” dimostrato dal presidente Maduro e dal compianto leader Hugo Chávez. “Ci auguriamo – ha scritto via social – che i vostri sforzi nel consolidamento della pace e della comprensione nazionale paghino”.

In precedenza il presidente Maduro aveva ribadito l’impegno del suo governo nel processo di dialogo, uno strumento che” insieme all’unione civile-militare garantirà la pace del popolo venezuelano”,

Dal maggio scorso, sotto l’egida delle autorità norvegesi, una delegazione dell’esecutivo ha colloqui preliminari con i rappresentanti del diritto venezuelano a Oslo.

I round di colloqui, che si sono svolti con la massima riservatezza, hanno ricevuto il sostegno e le congratulazioni delle Nazioni Unite e del suo segretario generale, António Guterres, che ha dimostrato la volontà di collaborare al processo.

Tra Venezuela e il presidente colombiano Duque è scontro diplomatico

È sempre più scontro diplomatico tra le autorità venezuelane e il presidente colombiano Ivan Duque, più volte accusato da Caracas di voler promuovere un colpo di Stato nel paese bolivariano.

L’ultima occasione di scontro è stata offerta da un’intervista rilasciata dal primo mandatario colombiano ad un giornale spagnolo in cui criticava l’amministrazione Maduro nonostante a Bogotà venga criticato per la sua politica in tema di diritti umani.

Tre in particolare le dichiarazioni di Duque che hanno infastidito Caracas.

“La Colombia ha mostrato al mondo, mentre molti fanno appello alla xenofobia, alla discriminazione o alla demonizzazione dei migranti, che è possibile avere una politica di migratoria fraterna e ordinata”, riferendosi ai tanti venezuelani che stanno fuggendo dal proprio paese rifugiandosi proprio in Colombia. A tal proposito le autorità venezuelane hanno ricordato che nella campagna elettorale del 2018 Duque aveva tra i suoi slogan “non voglio vivere come un venezuelano” e come subito dopo la sua vittoria si siano intensificati gli attacchi a Maduro, e le dichiarazioni a sostegno dell’interventismo statunitense.

Le autorità bolivariane hanno anche ricordato che in Colombia circa 700 leader della società civile sono stati uccisi da quando è stato firmato l’accordo di pace tra il governo e le FARC-EP estinte.

“Le forze militari del Venezuela sono totalmente frammentate perché un numero crescente vuole essere dalla parte giusta della storia, accanto al presidente Guaidó e all’Assemblea nazionale”, è la seconda dichiarazione che ha provocato la reazione dell’amministrazione bolivariana.

In Venezuela c’è stato un tentativo di colpo di stato lo scorso 30 aprile, neutralizzato dalle forze armate nazionali bolivariane (FANB). Il capo dell’Esercito, Vladimir Padrino López, ha respinto l’attacco ed espresso lealtà nei confronti del governo del presidente Nicolás Maduro e delle istituzioni del paese. Un vero e proprio flop dei golpisti, tanto che perfino gli Usa hanno dovuto riconoscere che il tentato golpe non ha avuto successo perché l’opposizione non ha alcun tipo di influenza sulle forze armate.

L’ultima frase di Duque che hanno scatenato polemiche è stata: “Più che una soluzione militare di carattere straniero, oggi è necessario rafforzare la frattura tra le forze militari in Venezuela”. Secondo le autorità venezuelane questa frase dimostra come il primo mandatario colombiano promuova un colpo di Stato militare interno in Venezuela, ma anche un intervento straniero, tanto che il governo di Caracas ha in più occasioni denunciato i tentativi dei paramilitari colombiani di entrare nel paese per promuovere la violenza dell’opposizione.

In via di definizione nuovo incontro tra Putin e Maduro

Russia e Venezuela stanno definendo i dettagli per organizzare un incontro tra il presidente russo Vladimir Putin ed il suo omologo bolivariano Nicolas Maduro. Le diplomazie dei due stati hanno iniziato a lavorare in tal senso nel corso dell’ultima visita del numero uno di Caracas in Russia, dicembre 2018, nel corso della quale sono stati firmati contratti per garantire investimenti per oltre 5.000 milioni di dollari nel settore petrolifero.

Attraverso un’apposita dichiarazione, il ministero degli Esteri venezuelano ha dichiarato che il governo apprezza il contributo del paese eurasiatico per consolidare la pace in Venezuela, “attualmente oggetto di un assalto e di un blocco economico e finanziario imposto dagli Stati Uniti”.

Il vicepresidente per l’area economica del Venezuela, Tareck El Aissami, ha dichiarato la scorsa settimana che il presidente Maduro può visitare la Russia in qualsiasi momento.

Dall’inizio della Rivoluzione Bolivariana, Venezuela e Russia hanno firmato più di 260 accordi di cooperazione in settori come la medicina, il turismo, l’agricoltura, l’estrazione mineraria e il petrolio. All’inizio Caracas acquistava armi da Mosca pagando con il petrolio ma nel corso degli anni la bilancia commerciale tra i due paesi si è fatta sempre più variegata e la collaborazione si è fatta sempre più intensa anche in ambito militare.

Venezuela: Maduro, forze di sicurezza sulle tracce dei golpisti

Le forze di sicurezza venezuelana sono sulle tracce dei golpisti. Lo ha assicurato il presidente Nicolas Maduro, facendo il punto sul tentato golpe che il duo Guaidò-Lopez ha inscenato con risultati deludenti, soprattutto per gli Usa, lo scorso 30 aprile.

“La giustizia sta cercando i golpisti e più presto che tardi andranno in carcere per pagare il loro tradimento e i loro reati”, ha sottolineato il capo dello stato.

Secondo il primo mandatario Guaidò e i suoi avrebbero manipolato e ingannato alcuni militari sostenendo che avrebbero dovuto svolgere una semplice operazione in un carcere salvo poi gettarli contro la popolazione sperando in un bagno di sangue.

Il presidente ha anche ribaltato alcune “bugie” lanciate dalla Casa Bianca nel ricostruire le vicende delle ultime ore, parte di una strategia che per Caracas può solo portare a uno scontro violento. “Menzogne” alimentate dagli stessi “golpisti” che in questo avrebbero “ingannato l’imperialismo nordamericano”. I ribelli “hanno fatto credere che mi sarei arreso”, ha detto Maduro rimandando alla notizia secondo cui alcuni alti funzionari governativi avrebbero segnalato a uomini del Dipartimento di stato che avevano firmato un piano “in quindici punti”, con i dettagli della transizione. “Gli hanno fatto creder che era tutto fatto e che io sarei stato pronto a partire per Cuba, se non fosse che i russi mi hanno costretto a scendere dall’aero a spintoni”, ha ironizzato il presidente.

Nelle ultime ore inoltre sarebbe stato anche ridimensionato il video in cui si vedono dei blindati in dotazione all’esercito bolivariano caricare dei manifestanti; il video incriminato infatti risalirebbe allo scorso 23 gennaio, giorno in cui governo e golpisti si sono sfidati a suon di musica al confine con la Colombia e si sono registrati pesanti scontri con i sostenitori di Guaidò che per aizzare la folla hanno anche incendiato i camion che avrebbero dovuto portare nel paese gli aiuti umanitari, anche se ufficialmente per errore.

Venezuela in festa per uscita da Osa

Il governo venezuelano di Nicolas Maduro ha festeggiato l’uscita del paese dall’Osa, l’Organizzazione degli Stati americani con una serie di manifestazioni di piazza.

L’uscita ufficiale di Caracas dall’organizzazione è avvenuta due anni dopo che il governo aveva inviato una lettera alla segreteria generale del gruppo, anche se la storia non finisce qui. All’inizio di aprile infatti il Consiglio permanente dell’Osa ha riconosciuto a Gustavo Tarre Briceno, nominato dal golpista Juan Guaidò, la qualifica di inviato venezuelano.

Lo scontro politico tra Caracas e l’Osa va avanti da diverso tempo, anche se si è inasprito a gennaio quando il gruppo non ha riconosciuto il mandato presidenziale di Maduro e riconoscendo subito dopo Guaidò presidente ad interim del paese in qualità di presidente del Parlamento, carica assunta da questi appena due settimane prima.

In questi mesi il Venezuela ha criticato puntualmente ogni passaggio compiuto dall’Osa in favore di Guaidò definendo il riconoscimento di Briceno “una facciata e criminale violazione” del diritto internazionale. Il governo Maduro ha anche denunciato l’Osa per aver “illegittimamente” accettato “un fantoccio politico, la cui falsa esistenza è provata dalla trasgressione dell’ordinamento giuridico” del Venezuela. La decisione di Maduro di lasciare l’Osa veniva fatta esattamente due anni fa, nel pieno di una pressione che l’ente panamericano esercitava per denunciare “violazioni dell’ordine costituzionale” a Caracas.

Messico pronto a mediare tra governo di Caracas e opposizioni respingendo ipotesi militare

Il governo messicano del presidente Manuel López Obrador (Amlo), ha rilanciato la disponibilità a sponsorizzare un dialogo tra il governo e l’opposizione venezuelana respingendo l’ipotesi di un intervento militare dopo che il segretario al Tesoro degli Stati Uniti (USA), Steven Mnuchin, ha rivelato di aver tenuto una riunione con i ministri di 16 nazioni in cui la questione è stata discussa questa Paese sudamericano.

“La posizione del Messico è molto chiara ed è una posizione di non intervento. Si tratta di un principio che è nella Costituzione, non è nemmeno oggetto di interpretazione”, ha ribadito il vice ministro delle Finanze messicano, Arturo Herrera.

Nei giorni scorsi Mnuchin ha incontrato a Washington i ministri delle Finanze o dell’Economia di 16 nazioni per discutere un piano di presunti aiuti per il Venezuela.

Nel mini vertice tenuto nella capitale degli Stati Uniti, il sottosegretario messicano ha dichiarato che il suo paese ha partecipato solo come osservatore, perché il Messico partecipa a tutte le riunioni in cui si tratta di una questione “latinoamericana”, ribadendo che la politica di non intervento di Città del Messico.

Herrera ha ribadito che la posizione del suo paese è condivisa anche dall’Uruguaye che i due paesi danno priorità al dialogo per risolvere i vari conflitti.

Venezuela: Assemblea costituente revoca immunità parlamentare a Guaidò

L’Assemblea nazionale costituente (Anc) del Venezuela, controllata dagli esponenti del Psuv, ha approvato la revoca dell’immunità parlamentare per Juan Guaidò, che lo scorso 23 gennaio si è autoproclamato presidente ad interim sostenuto dagli Usa ma non riuscendo a portare a compimento il tentato golpe.

Il decreto autorizza inoltre le autorità competenti a portare avanti il processo nei sui confronti come chiesto Tsj, il Tribunale supremo, che aveva richiesto la revoca dell’immunità accusando Guaidò, presidente dell’Assemblea nazionale (An), di aver disatteso l’ordine non abbandonare il paese.

Subito dopo la sua autoproclamazione era arrivata la richiesta dell’apertura di una indagine preliminare su Guaidò avanzata dal procuratore generale Tarek William Saab. Per poter dare il via alle indagini, la richiesta veniva girata alla Corte suprema. L’alto tribunale dava il via libera disponendo – come misura cautelare – il veto all’uscita del paese e il blocco dei conti personali di Guaidò.

L’antagonista di Maduro però ha infranto l’ordine di non uscire dai confini patri recandosi in Colombia il 22 febbraio, prima tappa di una missione internazionale che lo avrebbe portato a toccare diverse capitali regionali.

A Guaidò è stata anche comminata una multa di 200 “unità monetarie”, misura che viene indicizzata annualmente e che viene utilizzata dalla giustizia venezuelana a corredo delle sanzioni. Il dispositivo, oltre che all’Anc, è stato trasmesso anche al procuratore generale William Saab, per procedere alle indagini, al ministero degli Esteri e a quello dell’Interno.

La scorsa settimana il tribunale contabile nazionale (Contraloria general de la republica, Cgr) aveva richiesto l’interdizione dei pubblici per Guaidò, per i prossimi quindici anni. Una decisione adottata dal titolare della Cgr, Elvis Amoroso, sulla base di una indagine che rivelava presunte frodi contabili commesse dall’oppositore. La richiesta di Amoroso muoveva dalla rendicontazione delle spese fatta da Guaidò nell’esercizio della sua carica di presidente dell’Assemblea nazionale (An). Un documento pieno di falsità e omissioni, spiegava il “contralor” denunciando il fatto che Guaidò aveva “compiuto 91 viaggi all’estero senza autorizzazione della An, per 570 milioni di bolivar, un importo che non può giustificare con il suo stipendio di funzionario pubblico”. L’ipotesi di illecito, per la Cgr, è che Guaidò abbia “falsificato i dati nella sua dichiarazione e ricevuto denaro da istanze internazionali”.