Fabrizio Di Ernesto

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Tag Archives: Venezuela

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In via di definizione nuovo incontro tra Putin e Maduro

Russia e Venezuela stanno definendo i dettagli per organizzare un incontro tra il presidente russo Vladimir Putin ed il suo omologo bolivariano Nicolas Maduro. Le diplomazie dei due stati hanno iniziato a lavorare in tal senso nel corso dell’ultima visita del numero uno di Caracas in Russia, dicembre 2018, nel corso della quale sono stati firmati contratti per garantire investimenti per oltre 5.000 milioni di dollari nel settore petrolifero.

Attraverso un’apposita dichiarazione, il ministero degli Esteri venezuelano ha dichiarato che il governo apprezza il contributo del paese eurasiatico per consolidare la pace in Venezuela, “attualmente oggetto di un assalto e di un blocco economico e finanziario imposto dagli Stati Uniti”.

Il vicepresidente per l’area economica del Venezuela, Tareck El Aissami, ha dichiarato la scorsa settimana che il presidente Maduro può visitare la Russia in qualsiasi momento.

Dall’inizio della Rivoluzione Bolivariana, Venezuela e Russia hanno firmato più di 260 accordi di cooperazione in settori come la medicina, il turismo, l’agricoltura, l’estrazione mineraria e il petrolio. All’inizio Caracas acquistava armi da Mosca pagando con il petrolio ma nel corso degli anni la bilancia commerciale tra i due paesi si è fatta sempre più variegata e la collaborazione si è fatta sempre più intensa anche in ambito militare.

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Venezuela: Maduro, forze di sicurezza sulle tracce dei golpisti

Le forze di sicurezza venezuelana sono sulle tracce dei golpisti. Lo ha assicurato il presidente Nicolas Maduro, facendo il punto sul tentato golpe che il duo Guaidò-Lopez ha inscenato con risultati deludenti, soprattutto per gli Usa, lo scorso 30 aprile.

“La giustizia sta cercando i golpisti e più presto che tardi andranno in carcere per pagare il loro tradimento e i loro reati”, ha sottolineato il capo dello stato.

Secondo il primo mandatario Guaidò e i suoi avrebbero manipolato e ingannato alcuni militari sostenendo che avrebbero dovuto svolgere una semplice operazione in un carcere salvo poi gettarli contro la popolazione sperando in un bagno di sangue.

Il presidente ha anche ribaltato alcune “bugie” lanciate dalla Casa Bianca nel ricostruire le vicende delle ultime ore, parte di una strategia che per Caracas può solo portare a uno scontro violento. “Menzogne” alimentate dagli stessi “golpisti” che in questo avrebbero “ingannato l’imperialismo nordamericano”. I ribelli “hanno fatto credere che mi sarei arreso”, ha detto Maduro rimandando alla notizia secondo cui alcuni alti funzionari governativi avrebbero segnalato a uomini del Dipartimento di stato che avevano firmato un piano “in quindici punti”, con i dettagli della transizione. “Gli hanno fatto creder che era tutto fatto e che io sarei stato pronto a partire per Cuba, se non fosse che i russi mi hanno costretto a scendere dall’aero a spintoni”, ha ironizzato il presidente.

Nelle ultime ore inoltre sarebbe stato anche ridimensionato il video in cui si vedono dei blindati in dotazione all’esercito bolivariano caricare dei manifestanti; il video incriminato infatti risalirebbe allo scorso 23 gennaio, giorno in cui governo e golpisti si sono sfidati a suon di musica al confine con la Colombia e si sono registrati pesanti scontri con i sostenitori di Guaidò che per aizzare la folla hanno anche incendiato i camion che avrebbero dovuto portare nel paese gli aiuti umanitari, anche se ufficialmente per errore.

Venezuela in festa per uscita da Osa

Il governo venezuelano di Nicolas Maduro ha festeggiato l’uscita del paese dall’Osa, l’Organizzazione degli Stati americani con una serie di manifestazioni di piazza.

L’uscita ufficiale di Caracas dall’organizzazione è avvenuta due anni dopo che il governo aveva inviato una lettera alla segreteria generale del gruppo, anche se la storia non finisce qui. All’inizio di aprile infatti il Consiglio permanente dell’Osa ha riconosciuto a Gustavo Tarre Briceno, nominato dal golpista Juan Guaidò, la qualifica di inviato venezuelano.

Lo scontro politico tra Caracas e l’Osa va avanti da diverso tempo, anche se si è inasprito a gennaio quando il gruppo non ha riconosciuto il mandato presidenziale di Maduro e riconoscendo subito dopo Guaidò presidente ad interim del paese in qualità di presidente del Parlamento, carica assunta da questi appena due settimane prima.

In questi mesi il Venezuela ha criticato puntualmente ogni passaggio compiuto dall’Osa in favore di Guaidò definendo il riconoscimento di Briceno “una facciata e criminale violazione” del diritto internazionale. Il governo Maduro ha anche denunciato l’Osa per aver “illegittimamente” accettato “un fantoccio politico, la cui falsa esistenza è provata dalla trasgressione dell’ordinamento giuridico” del Venezuela. La decisione di Maduro di lasciare l’Osa veniva fatta esattamente due anni fa, nel pieno di una pressione che l’ente panamericano esercitava per denunciare “violazioni dell’ordine costituzionale” a Caracas.

Messico pronto a mediare tra governo di Caracas e opposizioni respingendo ipotesi militare

Il governo messicano del presidente Manuel López Obrador (Amlo), ha rilanciato la disponibilità a sponsorizzare un dialogo tra il governo e l’opposizione venezuelana respingendo l’ipotesi di un intervento militare dopo che il segretario al Tesoro degli Stati Uniti (USA), Steven Mnuchin, ha rivelato di aver tenuto una riunione con i ministri di 16 nazioni in cui la questione è stata discussa questa Paese sudamericano.

“La posizione del Messico è molto chiara ed è una posizione di non intervento. Si tratta di un principio che è nella Costituzione, non è nemmeno oggetto di interpretazione”, ha ribadito il vice ministro delle Finanze messicano, Arturo Herrera.

Nei giorni scorsi Mnuchin ha incontrato a Washington i ministri delle Finanze o dell’Economia di 16 nazioni per discutere un piano di presunti aiuti per il Venezuela.

Nel mini vertice tenuto nella capitale degli Stati Uniti, il sottosegretario messicano ha dichiarato che il suo paese ha partecipato solo come osservatore, perché il Messico partecipa a tutte le riunioni in cui si tratta di una questione “latinoamericana”, ribadendo che la politica di non intervento di Città del Messico.

Herrera ha ribadito che la posizione del suo paese è condivisa anche dall’Uruguaye che i due paesi danno priorità al dialogo per risolvere i vari conflitti.

Venezuela: Assemblea costituente revoca immunità parlamentare a Guaidò

L’Assemblea nazionale costituente (Anc) del Venezuela, controllata dagli esponenti del Psuv, ha approvato la revoca dell’immunità parlamentare per Juan Guaidò, che lo scorso 23 gennaio si è autoproclamato presidente ad interim sostenuto dagli Usa ma non riuscendo a portare a compimento il tentato golpe.

Il decreto autorizza inoltre le autorità competenti a portare avanti il processo nei sui confronti come chiesto Tsj, il Tribunale supremo, che aveva richiesto la revoca dell’immunità accusando Guaidò, presidente dell’Assemblea nazionale (An), di aver disatteso l’ordine non abbandonare il paese.

Subito dopo la sua autoproclamazione era arrivata la richiesta dell’apertura di una indagine preliminare su Guaidò avanzata dal procuratore generale Tarek William Saab. Per poter dare il via alle indagini, la richiesta veniva girata alla Corte suprema. L’alto tribunale dava il via libera disponendo – come misura cautelare – il veto all’uscita del paese e il blocco dei conti personali di Guaidò.

L’antagonista di Maduro però ha infranto l’ordine di non uscire dai confini patri recandosi in Colombia il 22 febbraio, prima tappa di una missione internazionale che lo avrebbe portato a toccare diverse capitali regionali.

A Guaidò è stata anche comminata una multa di 200 “unità monetarie”, misura che viene indicizzata annualmente e che viene utilizzata dalla giustizia venezuelana a corredo delle sanzioni. Il dispositivo, oltre che all’Anc, è stato trasmesso anche al procuratore generale William Saab, per procedere alle indagini, al ministero degli Esteri e a quello dell’Interno.

La scorsa settimana il tribunale contabile nazionale (Contraloria general de la republica, Cgr) aveva richiesto l’interdizione dei pubblici per Guaidò, per i prossimi quindici anni. Una decisione adottata dal titolare della Cgr, Elvis Amoroso, sulla base di una indagine che rivelava presunte frodi contabili commesse dall’oppositore. La richiesta di Amoroso muoveva dalla rendicontazione delle spese fatta da Guaidò nell’esercizio della sua carica di presidente dell’Assemblea nazionale (An). Un documento pieno di falsità e omissioni, spiegava il “contralor” denunciando il fatto che Guaidò aveva “compiuto 91 viaggi all’estero senza autorizzazione della An, per 570 milioni di bolivar, un importo che non può giustificare con il suo stipendio di funzionario pubblico”. L’ipotesi di illecito, per la Cgr, è che Guaidò abbia “falsificato i dati nella sua dichiarazione e ricevuto denaro da istanze internazionali”.

Domani nuovo incontro tra Russia e Venezuela

Si terrà domani, mercoledì 3 aprile, un nuovo incontro tra i rappresentanti di Russia e Venezuela per rafforzare la collaborazione bilaterale tra le parti e la cooperazione reciproca.

A questo mini vertice prenderanno parte il viceministro degli Esteri russo Sergey Ryabkov ed il viceministro venezuelano per i Temi multilaterali Felix Plasencia. Lo ha reso noto la stampa russa.

Un mese fa, lo scorso I marzo, il vicepresidente venezuelano Delcy Rodríguez si è recata a Mosca per incontrare il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. Successivamente sempre Lavrov ha incontrato il suo omologo venezuelano Jorge Arreaza in occasione della 62a sessione della Commissione sugli stupefacenti delle Nazioni Unite (ONU).

La Russia, dopo aver giocato un ruolo fondamentale nella soluzione alla crisi siriana, ora sta cercando di evitare che in Venezuela si scateni una guerra civile dopo che lo scorso 29 gennaio Juan Guaidò, rappresentante dell’opposizione venezuelana si è autoproclamato presidente ottenendo il sostegno ed il riconoscimento degli Usa e di altri paesi della regione.

Mosca, che ha diversi interessi economici nel paese, sta sostenendo Caracas nella guerra economica e sociale che Washington sta cercando di scatenare nel paese e nei giorni scorsi ha anche inviato alcuni soldati in Venezuela per evitare la più volte ipotizzata invasione del paese che dovrebbe avvenire al confine con la Colombia.

Messico, per presidente Amlo finito neoliberismo

Il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador, Amlo, ritiene conclusa l’epoca del neoliberismo. Il primo mandatario di Città del Messico ha infatti annunciato: “Entrambe le cose sono abolite, il modello neoliberale e la sua politica economica di saccheggio, antipopolare e entreguista”, ipotizzando quindi l’inizio di una nuova politica economica per il suo paese che non sia più dettata dall’estero ed attraverso la quale i governanti possano muoversi più liberamente evitando così di generare nuova povertà nel paese.

Lopez Obrador ha ricordato che: “Durante tutto il periodo neoliberale non si parlava di pianificazione per lo sviluppo. I miei predecessori hanno seguito ricette che gli arrivavano dall’estero, erano altri che definivano l’agenda nazionale e imponevano le misure economiche da adottare”.

Lopez Obrador sembra davvero voler creare un Messico diverso da quello conosciuto fino ad adesso, legato politicamente ed economicamente agli Usa, anche in merito alla crisi venezuelana hanno evitato di riconoscere Guaidò quale nuovo presidente del paese smarcandosi da Washington.

Venezuela, Guaidò chiede a Gruppo di Lima intervento armato per prendere il potere

L’autoproclamatosi presidente venezuelano Juan Guaidò chiederà al Gruppo di Lima, i paesi che vogliono rovesciare il presidente eletto Nicolas Maduro, di effettuare un intervento armato nel paese. L’unica strada ormai rimasta ai golpisti per tentare di prendere il potere.

Lo ha annunciato lo stesso presidente del Parlamento di Caracas annunciando che parteciperà alla riunione odierna cui prenderà parte anche il vicepresidente Usa Mike Pence.

Dopo un mese di stallo, anche perché nel paese indiolatino i cittadini sembrano consapevoli che le ricette ultraliberiste che sarebbero imposte da Guiadò con l’ausilio degli Usa non farebbero certo uscire il paese dalla crisi ed anzi la loro situazione peggiorerebbe, coloro che vogliono rovesciare il governo non hanno più molte alternative, anche se l’opzione militare rimane tra “tutte le opzioni possibili”. Giaudò ha dichiarato: “Gli eventi mi costringono a prendere una decisione: proporre alla comunità internazionale in modo formale di tenere tutte le opzioni aperte per raggiungere la liberazione di questo paese che sta combattendo e continuerà a combattere”.

Sabato scorso, il 23 febbraio, nel paese si sono svolte due grandi manifestazioni, una in sostegno del governo e l’altra dei golpisti e si sono verificati diversi incidenti al confine con la Colombia da dove sarebbero dovuti entrare gli aiuti umanitari statunitensi in favore di Gauidò, in pratica quelle medice e quel cibo che scarseggiano nel paese dopo le sanzioni imposte proprio dagli Usa negli anni passati. I camion sono stati dati alle fiamme dai manifestanti filo Maduro.

Secondo stime del governo colombiano le violenze hanno causato 285 feriti, di cui 37 sono stati trasportati in ospedale. Dei 285 feriti, 255 sono di nazionalità venezuelana e 30 colombiani. Secondo quanto denunciato dall’organizzazione non governativa Foro Penal almeno quattro persone sono state uccise e altre 18 sono rimaste ferite in violenti sconti nella città venezuelana di Santa Elena de Uairen, nello stato di Bolivar, al confine con il Brasile.

Usa pressano El Salvador per ridurre influenza cinese nella regione

John Bolton, attuale Consigliere per la sicurezza nazionale statunitense, ha telefonato al neo-eletto presidente salvadoregno Nayib Bukele, di origini palestinesi, per sottolineare la necessità, secondo Washington, di rafforzare la cooperazione bilaterale per contrastare la sempre più crescente influenza cinese nella regione.

Ne ha dato notizia lo stesso Bolton dicendo di aver colto l’occasione anche per congratularsi con Bukele per la recente vittoria elettorale. “Abbiamo discusso – ha spiegato il rappresentante della Casa Bianca – dei modi per rafforzare l’amicizia tra Usa ed El Salvador e collaborare per ripristinare la democrazia in Venezuela e contrastare le pratiche predatorie della Cina nell’emisfero”. Da parte sua Bukele ha replicato dicendo che “gli Usa troveranno in El Salvador non solo un alleato, ma anche un amico”.

Nelle ultime settimane, anche in concomitanza con la crisi venezuelana, Bolton ha intensificato i contatti con i capi di stato e di governo della regione indiolatina per rilanciare la posizione degli Usa nell’ex giardino di casa. Come conferma la telefonata a Bukele non è solo il Venezuela indipendente a preoccupare la Casa Bianca ma soprattutto la crescente influenza di Russia e Cina tra i paesi a sud del Messico.

Venezuela pronto a rispondere a sanzioni Usa

Il Venezuela è pronto a rispondere alle sanzioni imposte dagli Usa. Lo ha ribadito Manuel Quevedo, ministro del Petrolio e presidente legittimo del PDVSA, la compagnia petrolifera statale di Caracs di cui il golpista Guaidò ha cercato di assumere il controllo.

Il rappresentante del governo bolivariano ha ricordato che i beni della compagnia appartengono al Venezuela ed al suo popolo e che “la legittima guida della società risponderà alle sanzioni imposte dal governo Usa tramite la sua controllata Citgo che ha sede a Hiuston”.

Quevedo ha spiegato che in caso di contratti che non potranno essere onorati a causa delle sanzioni proveranno ad essere rinegoziati con meccanismi in grado di aggirare le imposizioni statunitensi.

Il ministro ha poi ricordato che i lavoratori della difenderanno gli interessi venezuelani dall’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Il controllo del petrolio, la prima fonte di guadagno di valuta estera di Caracas, rappresenta sempre più il vero oggetto del desiderio degli Usa e della comunità internazionale che con la scusa di “ripristinare la democrazia nel paese”, vuole un governo con cui fare affari migliori e guadagnare di più.