Fabrizio Di Ernesto

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Tag Archives: Stipendi

Venezuela, proteste dei lavoratori per stipendi fermi da un anno

Giornata di protesta ieri, mercoledì 15 marzo, in Venezuela a causa degli stipendi che non vengono aumentati da un anno.

Lavoratori pubblici, pensionati e sindacati sono così scesi in piazza a Caracas per chiedere miglioramenti economici e sociali all’amministrazione del presidente Nicolas Maduro, sotto lo slogan “a un anno dall’aumento dello stipendio siamo poveri”.

I manifestanti si sono radunati davanti alla sede del ministero del Lavoro nel cuore del centro di Caracas, con una torta per il “compleanno infelice” dell’aumento spiegando che l’attaule livello delle retribuzioni rende i venezuelani “affamati”.

Parallelamente hanno manifestanti anche i sostenitori del governo che al grido di “non ritorneranno” sono scesi in strada per chiedere l’annullamento delle sanzioni imposte unilateralmente dagli Usa e la revoca del blocco economico disposto sempre da Washington ai danni dell’amministrazione chavista.

Gli esponenti delle forze di sicurezza si sono frapposti tra i due gruppi per impedire che questi venissero a contatto tra loro, l’esponente dell’opposizione Carlos Salazar ha spiegato di aver indetto la manifestazione perché con attualmente lo stipendio è troppo basso rispetto ai prezzi in vigore nel paese, mentre alcuni manifestanti hanno accusato il governo “di voler far morire di fame la popolazione” con retribuzioni troppo basse. A causa delle sanzioni e del blocco economico l’inflazione nel paese indiolatino continua a salire tanto che su base annua a febbraio si è attestata al 537,7%.

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Argentina: insegnanti rifiutano nuovo accordo salariale

Pochi giorni dopo l’inizio dell’anno scolastico in Argentina i docenti sono sul piede di guerra e contestano il nuovo accordo salariale che non permetterebbe di rimanere al passo con l’inflazione.

L’allarme è stato denunciato dai sindacati degli insegnanti di Buenos Aires che lamentano la perdita del potere d’acquisto degli stipendi.

Il Fronte dell’unità didattica, che raggruppa la maggior parte degli educatori nella provincia di Buenos Aires, ha respinto nuovamente una nuova offerta avanzata dal governo nell’ambito della contrattazione collettiva.

Lo scorso anno l’inflazione nel paese è notevolmente aumentata penalizzando tutti i lavoratori dipendenti ed ora gli insegnanti minacciano di indire un grande sciopero a breve.

Mirta Petrocini, leader della Federazione degli Educatori di Buenos Aires (Feb), ha detto che la proposta del governo provinciale è “inaccettabile” perché non risponde alle esigenze degli insegnanti che chiedevano di recuperare almeno quindici punti tra l’aumento unilaterale ricevuto nel 2018 e l’indice di inflazione consolidato. “L’aumento – ha detto – non copre le bollette del servizio e non raggiunge i pensionati”.

Roberto Baradel, segretario generale delle Unified, ha ammonito che la proposta del governo porta “un consolidamento della perdita di potere d’acquisto lo scorso anno”.

Le associazioni di categoria chiedono anche la restituzione al governo centrale della contrattazione collettiva a livello nazionale, eliminata dal presidente Mauricio Macri con decreto obbligando le province a chiudere accordi separatamente e generando una grande disparità tra le diverse remunerazioni.

Messico: Banca centrale annuncia ricorso contro legge su tetto stipendi pubblici

La Banxico, la Banca centrale messicana ha annunciato il ricorso costituzionale contro la legge che fissa un tetto agli stipendi dei dipendenti della P.A.; lo riferisce la stampa locale.

Il governo ha deciso di porre un limite agli stipendi pubblici tramite il provvedimento promosso dal Morena, il Movimento di rigenerazione nazionale attualmente maggioranza nel parlamento di Città del Messico, che stabilisce che nessun funzionario di Stato possa guadagnare più del capo dello Stato.

Nel ricorso presentato alla Corte suprema (Suprema Corte de Justicia de la Nacion, Scjn) ci chiede ai giudici di stabilire se la legge violi o meno i principi della Costituzione messicana.

La norma in questione è stata approvata poche settimane fa nell’ambito di una serie di misure finalizzate a “moralizzare” il paese ma è subito stata impugnata da alcuni esponenti dell’opposizione secondo cui “violerebbe” i diritti dei lavoratori; la norma è quindi stata sospesa in attesa di una valutazione della sua costituzionalità.

Più nel dettaglio, il provvedimento, passato alla Camera dei deputati con 433 voti a favore, nove contrari e una astensione, prevede che nessuno potrà sforare i 108 mila pesos al mese (poco più di 5.700 dollari), stipendio che “Amlo” si è assegnato sforbiciando del 40 per cento i 270 mila pesos percepiti dall’ex presidente Enrique Pena Nieto. Il testo era fermo in Senato dalla sua prima approvazione, nel 2011, ed è stato riproposto d’urgenza per dare seguito a una delle promesse fatte da Lopez Obrador in campagna elettorale.