Fabrizio Di Ernesto

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Tag Archives: Guaidò

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Venezuela, alle Barbados prossimo round il dialogo tra le opposizioni e il governo

Riprenderanno la prossima settimana nelle Barbados i colloqui tra il governo venezuelano di Nicolas Maduro e le opposizioni che da tempo contrastano l’esecutivo. Lo ha riferito il ministero degli Esteri norvegese che da tempo si è fatto carico di portare le parti ad un punto d’incontro per risolvere i problemi interni.

Tramite una dichiarazione ufficiale il ministero scandinavo ha riferito che: “I rappresentanti dei principali attori politici del Venezuela hanno deciso di continuare il processo di negoziazione facilitato dalla Norvegia”. Sempre la nota riferisce che attualmente i negoziati proseguono in modo continuo e rapido, sottolineando gli sforzi delle due parti e lo “spirito di cooperazione mostrato”.

Soddisfazione e buona volontà è stata espressa anche da Jorge Rodríguez, ministro venezuelano della comunicazione e dell’informazione, Jorge Rodríguez, che ha celebrato “lo spirito tenace del dialogo” dimostrato dal presidente Maduro e dal compianto leader Hugo Chávez. “Ci auguriamo – ha scritto via social – che i vostri sforzi nel consolidamento della pace e della comprensione nazionale paghino”.

In precedenza il presidente Maduro aveva ribadito l’impegno del suo governo nel processo di dialogo, uno strumento che” insieme all’unione civile-militare garantirà la pace del popolo venezuelano”,

Dal maggio scorso, sotto l’egida delle autorità norvegesi, una delegazione dell’esecutivo ha colloqui preliminari con i rappresentanti del diritto venezuelano a Oslo.

I round di colloqui, che si sono svolti con la massima riservatezza, hanno ricevuto il sostegno e le congratulazioni delle Nazioni Unite e del suo segretario generale, António Guterres, che ha dimostrato la volontà di collaborare al processo.

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Tra Venezuela e il presidente colombiano Duque è scontro diplomatico

È sempre più scontro diplomatico tra le autorità venezuelane e il presidente colombiano Ivan Duque, più volte accusato da Caracas di voler promuovere un colpo di Stato nel paese bolivariano.

L’ultima occasione di scontro è stata offerta da un’intervista rilasciata dal primo mandatario colombiano ad un giornale spagnolo in cui criticava l’amministrazione Maduro nonostante a Bogotà venga criticato per la sua politica in tema di diritti umani.

Tre in particolare le dichiarazioni di Duque che hanno infastidito Caracas.

“La Colombia ha mostrato al mondo, mentre molti fanno appello alla xenofobia, alla discriminazione o alla demonizzazione dei migranti, che è possibile avere una politica di migratoria fraterna e ordinata”, riferendosi ai tanti venezuelani che stanno fuggendo dal proprio paese rifugiandosi proprio in Colombia. A tal proposito le autorità venezuelane hanno ricordato che nella campagna elettorale del 2018 Duque aveva tra i suoi slogan “non voglio vivere come un venezuelano” e come subito dopo la sua vittoria si siano intensificati gli attacchi a Maduro, e le dichiarazioni a sostegno dell’interventismo statunitense.

Le autorità bolivariane hanno anche ricordato che in Colombia circa 700 leader della società civile sono stati uccisi da quando è stato firmato l’accordo di pace tra il governo e le FARC-EP estinte.

“Le forze militari del Venezuela sono totalmente frammentate perché un numero crescente vuole essere dalla parte giusta della storia, accanto al presidente Guaidó e all’Assemblea nazionale”, è la seconda dichiarazione che ha provocato la reazione dell’amministrazione bolivariana.

In Venezuela c’è stato un tentativo di colpo di stato lo scorso 30 aprile, neutralizzato dalle forze armate nazionali bolivariane (FANB). Il capo dell’Esercito, Vladimir Padrino López, ha respinto l’attacco ed espresso lealtà nei confronti del governo del presidente Nicolás Maduro e delle istituzioni del paese. Un vero e proprio flop dei golpisti, tanto che perfino gli Usa hanno dovuto riconoscere che il tentato golpe non ha avuto successo perché l’opposizione non ha alcun tipo di influenza sulle forze armate.

L’ultima frase di Duque che hanno scatenato polemiche è stata: “Più che una soluzione militare di carattere straniero, oggi è necessario rafforzare la frattura tra le forze militari in Venezuela”. Secondo le autorità venezuelane questa frase dimostra come il primo mandatario colombiano promuova un colpo di Stato militare interno in Venezuela, ma anche un intervento straniero, tanto che il governo di Caracas ha in più occasioni denunciato i tentativi dei paramilitari colombiani di entrare nel paese per promuovere la violenza dell’opposizione.

Venezuela: Assemblea costituente revoca immunità parlamentare a Guaidò

L’Assemblea nazionale costituente (Anc) del Venezuela, controllata dagli esponenti del Psuv, ha approvato la revoca dell’immunità parlamentare per Juan Guaidò, che lo scorso 23 gennaio si è autoproclamato presidente ad interim sostenuto dagli Usa ma non riuscendo a portare a compimento il tentato golpe.

Il decreto autorizza inoltre le autorità competenti a portare avanti il processo nei sui confronti come chiesto Tsj, il Tribunale supremo, che aveva richiesto la revoca dell’immunità accusando Guaidò, presidente dell’Assemblea nazionale (An), di aver disatteso l’ordine non abbandonare il paese.

Subito dopo la sua autoproclamazione era arrivata la richiesta dell’apertura di una indagine preliminare su Guaidò avanzata dal procuratore generale Tarek William Saab. Per poter dare il via alle indagini, la richiesta veniva girata alla Corte suprema. L’alto tribunale dava il via libera disponendo – come misura cautelare – il veto all’uscita del paese e il blocco dei conti personali di Guaidò.

L’antagonista di Maduro però ha infranto l’ordine di non uscire dai confini patri recandosi in Colombia il 22 febbraio, prima tappa di una missione internazionale che lo avrebbe portato a toccare diverse capitali regionali.

A Guaidò è stata anche comminata una multa di 200 “unità monetarie”, misura che viene indicizzata annualmente e che viene utilizzata dalla giustizia venezuelana a corredo delle sanzioni. Il dispositivo, oltre che all’Anc, è stato trasmesso anche al procuratore generale William Saab, per procedere alle indagini, al ministero degli Esteri e a quello dell’Interno.

La scorsa settimana il tribunale contabile nazionale (Contraloria general de la republica, Cgr) aveva richiesto l’interdizione dei pubblici per Guaidò, per i prossimi quindici anni. Una decisione adottata dal titolare della Cgr, Elvis Amoroso, sulla base di una indagine che rivelava presunte frodi contabili commesse dall’oppositore. La richiesta di Amoroso muoveva dalla rendicontazione delle spese fatta da Guaidò nell’esercizio della sua carica di presidente dell’Assemblea nazionale (An). Un documento pieno di falsità e omissioni, spiegava il “contralor” denunciando il fatto che Guaidò aveva “compiuto 91 viaggi all’estero senza autorizzazione della An, per 570 milioni di bolivar, un importo che non può giustificare con il suo stipendio di funzionario pubblico”. L’ipotesi di illecito, per la Cgr, è che Guaidò abbia “falsificato i dati nella sua dichiarazione e ricevuto denaro da istanze internazionali”.

Domani nuovo incontro tra Russia e Venezuela

Si terrà domani, mercoledì 3 aprile, un nuovo incontro tra i rappresentanti di Russia e Venezuela per rafforzare la collaborazione bilaterale tra le parti e la cooperazione reciproca.

A questo mini vertice prenderanno parte il viceministro degli Esteri russo Sergey Ryabkov ed il viceministro venezuelano per i Temi multilaterali Felix Plasencia. Lo ha reso noto la stampa russa.

Un mese fa, lo scorso I marzo, il vicepresidente venezuelano Delcy Rodríguez si è recata a Mosca per incontrare il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. Successivamente sempre Lavrov ha incontrato il suo omologo venezuelano Jorge Arreaza in occasione della 62a sessione della Commissione sugli stupefacenti delle Nazioni Unite (ONU).

La Russia, dopo aver giocato un ruolo fondamentale nella soluzione alla crisi siriana, ora sta cercando di evitare che in Venezuela si scateni una guerra civile dopo che lo scorso 29 gennaio Juan Guaidò, rappresentante dell’opposizione venezuelana si è autoproclamato presidente ottenendo il sostegno ed il riconoscimento degli Usa e di altri paesi della regione.

Mosca, che ha diversi interessi economici nel paese, sta sostenendo Caracas nella guerra economica e sociale che Washington sta cercando di scatenare nel paese e nei giorni scorsi ha anche inviato alcuni soldati in Venezuela per evitare la più volte ipotizzata invasione del paese che dovrebbe avvenire al confine con la Colombia.

Messico, per presidente Amlo finito neoliberismo

Il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador, Amlo, ritiene conclusa l’epoca del neoliberismo. Il primo mandatario di Città del Messico ha infatti annunciato: “Entrambe le cose sono abolite, il modello neoliberale e la sua politica economica di saccheggio, antipopolare e entreguista”, ipotizzando quindi l’inizio di una nuova politica economica per il suo paese che non sia più dettata dall’estero ed attraverso la quale i governanti possano muoversi più liberamente evitando così di generare nuova povertà nel paese.

Lopez Obrador ha ricordato che: “Durante tutto il periodo neoliberale non si parlava di pianificazione per lo sviluppo. I miei predecessori hanno seguito ricette che gli arrivavano dall’estero, erano altri che definivano l’agenda nazionale e imponevano le misure economiche da adottare”.

Lopez Obrador sembra davvero voler creare un Messico diverso da quello conosciuto fino ad adesso, legato politicamente ed economicamente agli Usa, anche in merito alla crisi venezuelana hanno evitato di riconoscere Guaidò quale nuovo presidente del paese smarcandosi da Washington.

Venezuela, Guaidò chiede a Gruppo di Lima intervento armato per prendere il potere

L’autoproclamatosi presidente venezuelano Juan Guaidò chiederà al Gruppo di Lima, i paesi che vogliono rovesciare il presidente eletto Nicolas Maduro, di effettuare un intervento armato nel paese. L’unica strada ormai rimasta ai golpisti per tentare di prendere il potere.

Lo ha annunciato lo stesso presidente del Parlamento di Caracas annunciando che parteciperà alla riunione odierna cui prenderà parte anche il vicepresidente Usa Mike Pence.

Dopo un mese di stallo, anche perché nel paese indiolatino i cittadini sembrano consapevoli che le ricette ultraliberiste che sarebbero imposte da Guiadò con l’ausilio degli Usa non farebbero certo uscire il paese dalla crisi ed anzi la loro situazione peggiorerebbe, coloro che vogliono rovesciare il governo non hanno più molte alternative, anche se l’opzione militare rimane tra “tutte le opzioni possibili”. Giaudò ha dichiarato: “Gli eventi mi costringono a prendere una decisione: proporre alla comunità internazionale in modo formale di tenere tutte le opzioni aperte per raggiungere la liberazione di questo paese che sta combattendo e continuerà a combattere”.

Sabato scorso, il 23 febbraio, nel paese si sono svolte due grandi manifestazioni, una in sostegno del governo e l’altra dei golpisti e si sono verificati diversi incidenti al confine con la Colombia da dove sarebbero dovuti entrare gli aiuti umanitari statunitensi in favore di Gauidò, in pratica quelle medice e quel cibo che scarseggiano nel paese dopo le sanzioni imposte proprio dagli Usa negli anni passati. I camion sono stati dati alle fiamme dai manifestanti filo Maduro.

Secondo stime del governo colombiano le violenze hanno causato 285 feriti, di cui 37 sono stati trasportati in ospedale. Dei 285 feriti, 255 sono di nazionalità venezuelana e 30 colombiani. Secondo quanto denunciato dall’organizzazione non governativa Foro Penal almeno quattro persone sono state uccise e altre 18 sono rimaste ferite in violenti sconti nella città venezuelana di Santa Elena de Uairen, nello stato di Bolivar, al confine con il Brasile.

Venezuela, situazione sempre più tesa

Appare sempre più tesa la situazione in Venezuela dopo che due giorni fa il presidente del parlamento, controllato dalle opposizioni, Juan Guaidò si è autoproclamato Capo dello Stato in sostituzione di quello eletto Nicolas Maduro.

Guaidò ha incassato il sostegno degli Usa, dalla Casa Bianca Donald Trump ha subito riconosciuto la sua proclamazione ed ha assicurato sostegno economico e politico; da parte sua Maduro ha espulso tutto il personale statunitense presente nel paese rompendo di fatto le relazioni diplomatiche con Washington.

Con Maduro si sono invece schierati la Russia, la Cina e la Turchia.

Il rischio quindi oltre a quello di una guerra civile, si parla di circa 30 morti negli scontri in piazza, di una vera e propria guerra per procura simile a quella in corso in Siria negli ultimi 7 anni.

Nelle ultime ore, dopo che l’esercito venezuelano ha ribadito la fedeltà al presidente eletto Maduro alcuni siti sudamericani hanno diffuso la notizia che Guaidò si sarebbe rifugiato nell’ambasciata di un paese terzo per lasciare il paese anche se al momento mancano conferme ufficiali.

In Venezuela ci sono tanti problemi, alcuni interni, altri esterni. C’è una crisi politica dovuta ad una classe dirigente non sempre preparata; c’è una crisi economica dovuta ad un’economia dipendente dal petrolio che in questo momento ha un prezzo molto basso e un’offerta superiore alla domanda.
C’è una crisi sociale dovuta alla mancanza di tanti beni di prima necessità che non arrivano perché dall’estero, Usa in primis, non li fanno arrivare.

Una guerra civile è ultima cosa di cui il paese avrebbe bisogno ma purtroppo ci sono nazioni che hanno interesse a destabilizzare Caracas per continuare quell’opera di riappropriazione del continente indio-latina come già fatto in Argentina e Brasile, anche se con metodi meno cruenti, per rifare del SudAmerica il giardino di casa.