Fabrizio Di Ernesto

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Tag Archives: Energia

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Morales in Russia per incontro con Putin

Il presidente della Bolivia Evo Morales è arrivato questa mattina a Mosca per incontrare l’omologo russo Vladimir Putin nell’ambito di una visita ufficiale.

In base al programma stilato i due capi di Stato discuteranno le questioni relative alle relazioni russo-boliviane e analizzeranno le questioni chiave in ambito internazionale e regionale, su tutti la crisi venezuelana con La Paz e Mosca al fianco del presidente Maduro contro il golpista Guaidò.

Oltre al primo mandatario la delegazione boliviana comprende ministro degli Esteri Diego Pary, e i ministri degli Idrocarburi, Luis Sanchez e quello dell’Energia, Rafael Alarcon.

L’agenda include anche il miglioramento delle attività commerciali tra le società russe e boliviane, in particolare, con le società energetiche Gazprom e Acron.

Morales e Putin puntano inoltre ad un maggiore scambio commerciale che include la possibilità di esportare carne boliviana in Russia. Il ministro degli Esteri boliviano Diego Pary, parlando nei giorni scorsi di questo appuntamento ha riferito che l’incontro Morales-Putin accelererà la firma del protocollo per la vendita di questo prodotto oltre ad analizzare la posizione della Bolivia come paese osservatore dell’Unione economica eurasiatica, che attualmente comprende Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan.

Salvo sorprese la visita si esaurirà nell’arco di poche ore e già questa sera Morales potrebbe rientrare nel palazzo presidenziale a La Paz.

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Iran: settore petrolifero sempre più penalizzato da sanzioni statunitensi

Le sanzioni statunitensi tornano a penalizzare il settore petrolifero iraniano. Il dipartimento di Stato Usa ha infatti riferito che tre degli otto paesi, Giappone, Cina, India, Corea del Sud, Italia, Grecia, Turchia e Taiwan, esentati dall’applicazione delle sanzioni varate nel novembre scorso hanno ugualmente azzerato le importazioni di greggio. Non sono stati resi noti i tre paesi ma considerando l’attuale situazione geopolitica si può ipotizzare che questi siano Giappone, Corea del Sud e Taiwan; con loro sale così a 23 il numero dei paesi che hanno scelto di azzerare le importazioni di petrolio iraniano, secondo Brian Hook, rappresentante speciale statunitense per l’Iran.

“Grazie ai nostri sforzi, il regime (iraniano) ora dispone di minori risorse economiche da destinare al sostegno al terrorismo, alla proliferazione balistica, e alla sua lunga lista di forze interposte”, ha dichiarato Hook. “Con i prezzi del petrolio inferiori a quando abbiamo annunciato le sanzioni, e la produzione globale di petrolio stabile, siamo in corsa verso l’azzeramento di tutti gli acquisti (internazionali) di petrolio greggio iraniano”, ha aggiunto il funzionario Usa.

Fra un mese, il 2 maggio, scadranno queste sanzioni ma gli Usa ancora non hanno fatto sapere se saranno prorogate o meno, anche se secondo alcune indiscrezioni Trump potrebbe rinnovarle sia per penalizzare Cina e India che sono i principali acquirenti del greggio iraniano sia per contenere l’aumento dei prezzi internazionali del petrolio.

Bolivia pronta ad investire un miliardo nel settore energetico

La Bolivia è pronta ad investire un miliardo di dollari nel settore energetico, sia per rafforzare quella legata all’elettricità, sia per l’industrializzazione delle risorse evaporiche (litio) e per i programmi di ricerca e medicina nucleare, come annunciato dal ministro dell’Energia Rafael Alarcón.

Nello specifico 651 milioni saranno destinati al “Programa de Electricidad para Vivir con Dignidad” mentre altri 373 milioni saranno investiti tra depositi di litio e l’Agenzia per l’energia nucleare.

Gli investimenti, per il momento, riguardano solamente il 2019 e non prevedono stanziamenti per gli anni successivi.

I fondi stanziati provengono da fondi interni alle imprese, da finanziamenti della Banca centrale della Bolivia (BCB), dai crediti esterni delle istituzioni finanziarie e dal Tesoro generale della nazione (TGN).

Attualmente il paese possiede un potenziale in grado di produrre 45mila megawatt (MW) di energia attraverso gli impianti idroelettrici e l’obiettivo è quello di implementare notevolmente questa produzione. L’energia sarà fornita attraverso tre progetti a ciclo combinato, la cui costruzione è realizzata in impianti termoelettrici situati nelle regioni di Warnes, Entre Ríos e Tarija.

I nuovi fondi stanziati serviranno anche a costruire 41 impianti evaporitici (litio) nel paese. La Bolivia è il più grande possessore di questo minerale al mondo con 21 milioni di tonnellate a Uyuni. A settembre, il governo di Evo Morales prevede di avviare le operazioni del Centro per la ricerca e lo sviluppo della tecnologia nucleare (CIDTN) situato nella città di El Alto.

Con l’obiettivo di diventare una potenza energetica nella regione, la Bolivia ha anche annunciato la firma di un accordo con l’India per sviluppare progetti relativi all’industrializzazione del litio e la possibile adesione della nazione all’International Solar Alliance, un gruppo composto da più di 100 paesi che realizzano iniziative di sviluppo nel campo de fotovoltaico.

Iran punta a ruolo strategico nel mercato energetico iracheno

L’Iran vuole recitare un ruolo strategico nel mercato energetico iracheno, in particolare per quanto riguarda la ricostruzione delle infrastrutture elettriche in Iraq.

Ad annunciarlo è stato Reza Ardakanian, ministro dell’Energia di Teheran spiegando: “In questo momento, stiamo progettando di svolgere un ruolo importante nella ricostruzione del settore elettrico dell’Iraq”, citando il memorandum d’intesa firmato lo scorso dicembre insieme al collega iracheno, Luai al Khatib, che prevede la prosecuzione per un anno delle forniture elettriche iraniane all’Iraq. Ardakanian ha citato la cronica carenza di energia in Iraq, citando la mancanza di servizi e i continui blackout che dal 2003 colpiscono su base giornaliera gran parte delle provincie del paese, comprese quelle industriali. La vicinanza dei principali terminal petrolifere iracheni al confine iraniano ha reso le forniture elettriche iraniane indispensabili per l’economia irachena.

La carenza di energia elettrica ha creato numerosi problemi nel sud del paese dove proprio per questo motivo si sono verificati frequenti scontri con le forze di sicurezza costati diverse decine di morti nella provincia di Bassora.
Secondo Ardakanian, l’Iran resta l’opzione migliore per i paesi limitrofi che soffrono di carenza di energia elettrica. “Negli ultimi anni abbiamo esportato oltre 6 miliardi di dollari di elettricità in Iraq”. L’Iraq importa da 900-1.300 megawatt di elettricità all’anno dall’Iran, secondo l’Agenzia statunitense per l’informazione sull’energia (Eia). Inoltre a differenza di altri Stati del Golfo produttori di petrolio che negli anni hanno ridotto il fenomeno detto del “flaring”, l’Iraq brucia più del 60 percento del gas associato, equivalente a 196.000 barili di petrolio equivalenti. Per far fronte ai ricorrenti blackout, a partire dal 2005 Baghdad ha fatto affidamento, oltre che sulle forniture elettriche, anche sul su gas importato dall’Iran per poter alimentare le proprie centrali elettriche.

Qatar lascerà Opec nel 2019

Il Qatar ha annunciato la decisione di abbandonare l’Opec, l’Organizzazione dei paesi produttori di petrolio, nel 2019 anche se parteciperà alla riunione in programma in settimana. Doha ha anche annunciato l’intenzione di dedicarsi alla produzione di Lng, il gas naturale liquefatto, con l’obiettivo di diventarne il principale esportatore mondiale.

La produzione di greggio del Qatar all’interno dell’Opec è abbastanza secondaria e da tempo il paese ha rapporti molto tesi con l’Arabia Saudita, uno dei leader dell’organizzazione.

Saad al-Kaabi, ministro qatariota per gli Affari energetici in conferenza ha spiegato: “dopo 57 anni lasceremo l’Opec a partire dal prossimo gennaio. Siamo un piccolo produttore non possiamo investire tempo e risorse senza avere voce in capitolo su ciò che avviene. Per noi è meglio concentrarci nei settori in cui abbiamo maggiori margini di crescita”.

Attualmente il Qatar produce 600mila barili di petrolio al giorno (bpd), l’Arabia saudita, il principale produttore ed esportatore al mondo, 11 milioni al giorno. Nel settore del Gnl però Doha è un importante produttore con circa 77 milioni di tonnellate annue grazie alla enormi riserve del Golfo.

Nella riunione che si terrà in settimana, secondo alcune indiscrezioni, dovrebbe essere raggiunto tra le parti e la Russia un accordo per ridurre le esportazioni e far così risalire i prezzi diminuiti di circa il 30% negli ultimi 2 mesi. Una settimana fa, in seguito alla decisione di Washington e Pechino di fare una tregua nella loro guerra commerciale ha portato i prezzi a risalire del 5%

Alcuni paesi membri dell’Opec, su tutti l’Arabia Saudita gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto dal giugno 2017 hanno imposto un boicottaggio politico nei confronti del Qatar accusando il paese di sostenere il terrorismo internazionale.

Russia e Argentina firmano intesa per cooperazione sul nucleare

A margine del vertice G20 Russia e Argentina hanno siglato un’intesa bilaterale per la cooperazione nell’ambito energetico; nello specifico il documento sancisce la collaborazione tra i due paesi per lo sfruttamento a scopi pacifici dell’energia nucleare.

L’accordo è stato firmato per Mosca da Aleksej Likhachev, AD di Rosatom la compagnia statale russa per l’energia nucleare, e per Buenos Aires dal titolare del dicastero del Tesoro Nicolas Dujovn. Alla firma erano presenti anche i due capi di stato Vladimir Putin e Maurico Macri.

Parlando dell’accordo Likhachev ha precisato che “le parti contraenti hanno anche adottato la tabella di marcia che segnerà la cooperazione bilaterale nel campo nucleare”, aggiungendo che è allo studio anche la possibilità di costruire centrali nucleari nel paese indiolatino grazie alla tecnologia russa.

Sempre Lokhachev ha poi aggiunto che Rosatom potrebbe sfruttare tante opportunità in Argentina dove, per esempio, “manca la capacità di effettuare un ciclo completo del combustibile”.

Commentando l’intesa raggiunta il presidente russo Putin si è invece detto fiducioso del fatto che con la firma di questo patto “si creeranno le condizioni necessarie per l’attuazione di progetti congiunti su vasta scala”.

Energia: russa Rosneft acquista concessioni venezuelana Pdvsa

La Pdvsa, Petróleos de Venezuela, società energetica controllata dal goveno di Caracas, ha annunicato di aver chiuso un accordo con la compagnia russa Rosneft per lo sviluppo di due dei suoi giacimenti di gas offshore per 30 anni.

In base all’intesa siglata dalle due compagnie la compagnia controllata dal governo di Mosca avrà il diritto di vendere tutto il gas estratto dai giacimenti di Patao e Mejillones, anche sotto forma di Gnl. I due giacimenti, secondo un comunicato stampa di Rosneft, ripreso da Oilprice, contengono 180 miliardi di metri cubi di gas naturale, l’obiettivo annuale di produzione è di 6,5 miliardi di metri cubi di gas in 15 anni.

Il gruppo russo non è nuovo ad investimenti nel paese indiolatino ed ha già in essere diverse collaborazioni con la Pdvsa su cinque progetti con riserve stimate in 20,5 miliardi di tonnellate di greggio, pari a 105,265 miliardi di barili. L’azienda russa è uno dei partner importanti del Venezuela e di Pdvsa che, tra l’altro, gli ha concesso i diritti di maggioranza nel suo business statunitense, Citgo, a garanzia di un prestito l’anno scorso. Secondo i dati Rosneft, i prestiti alla società venezuelana arrivano a 6 miliardi di dollari. Non solo la società ma anche il governo di Caracas ha debiti con Mosca, pari a a circa 140 miliardi di dollari, che ha accettato di ristrutturare quando è diventato chiaro che il Venezuela rischiava il default.

Egitto e Russia formalizzano contratto per centrale nucleare di Dabaa

Egitto e Russia hanno finalmente formalizzato il contratto per la costruzione della centrale nucleare di Dabaa. L’occasione per finalizzare la trattativa è stata offerta della visita del presidente russo Vladimir Putin al Cairo al termine di un incontro cui hanno preso parte il ministro dell’Elettricità del governo del Cairo, Mohamed Shaker, e il direttore generale della compagnia di stato russa per l’energia atomica, Rosatom, Aleksej Likhachev.

Due anni fa, novembre 2015 i due paesi avevano siglato un primo accordo intergovernativo per la costruzione dell’impianto nucleare di Dabaa, sulla costa del Mar Mediterraneo; il progetto prevede la realizzazione di quattro reattori nucleari della potenza di 1.200 megawatt (Mw) ciascuno. L’impianto è destinato a diventare la più grande infrastruttura realizzata dai russi in Egitto dopo la diga di Assuan.

Nel giugno 2016 è stato reso noto che le autorità egiziane e la compagnia russa per l’energia nucleare Rosatom stavano conducendo negoziati che riguardavano principalmente dettagli relativi al prestito vincolato da 25 miliardi di dollari accordato da Mosca per finanziare la costruzione della centrale. La somma dovrebbe essere ripagata con i ricavi dell’impianto entro 30 anni. Il contratto include un periodo di grazia di 12 anni, ad un tasso d’interesse al 3 per cento che potrebbe raggiungere il 150 per cento se le rate semestrali non saranno pagate entro 10 giorni.

Da quanto si apprende la centrale dovrebbe essere realizzata, e diventare quindi operativa nel 2017.

Energia, Iran e Oman puntano al gasdotto sottomarino

Iran e Oman hanno firmato un Memorandum d’intesa che dovrebbe fare da apripista al progetto per la costruzione di un gasdotto sottomarino.

L’intesa è stata firmata dai ministri del petrolio dei due Paesi a margine del summit ministeriale dell’Opec, tenutosi a Vienna. Il ministro iraniano, Bijan Namdar Zanganeh, ha spiegato che nell’accordo firmato col collega omanita, Mohammed bin Hamad al-Rumhi, le due nazioni hanno incaricato esperti di studiare gli ultimi dettagli inerenti al progetto e presentare un rapporto ai due ministri nel gennaio del 2018.

Secondo il progetto il gasdotto avrà una lunghezza complessiva di 400 chilometri; partirà dai giacimenti di gas meridionali dell’Iran, presso Assalouyeh e raggiungerà il porto di Kuhmobarak, dopo 200 chilometri di tragitto; da lìinizierà la parte sotto al Golfo Persico per circa 200 chilometri, fino a raggiungere il porto omanita di Sohar.

Scopo del progetto portare il gas iraniano nel sultanato, che ne prenderebbe una parte per il consumo interno, indirizzandone però il grosso alla raffineria di Qalhat, dove verrebbe trasformato in gas naturale liquefatto (Gnl) per la successiva esportazione nei mercati internazionali.

Zanganeh ha detto alla Shana, l’agenzia della compagnia petrolifera iraniana Nioc, che Total e Shell si sono offerte per la costruzione del gasdotto sottomarino.

Il memorandum ha però lasciato irrisolte alcune questione come ad esempio il volume di gas da esportare in Oman, alcuni dettagli tecnici legati alla costruzione del gasdotto, la formula del prezzo ed il meccanismo di finanziamento della realizzazione.

Da Germania prestito ad Iraq di 500 milioni di euro

L’Iraq ha ottenuto un prestito da 500 milioni di euro dalla Banca per lo sviluppo tedesca (Kfw) da utilizzare nel settore energetico.

L’accordo è stato siglato per Bahgdad dal viceministro Maher Hammad Johan, come ha riferito oggi il ministero per l’Elettricità irancheno di Baghdad. Alla cerimonia, erano presenti tra gli altri il segretario generale del Consiglio dei ministri iracheno, Mahdi al Alaq, e il ministro per l’Elettricità Qasem al Fahdaoui.

Il prestito sarà utilizzato da tutti i ministeri interessati a progetti nell’ambito energetico; ad esempio ministero dell’Elettricità riceverà 130 milioni di euro da impiegare tra il 2017 e il 2018. Per quest’anno, una parte del finanziamento, pari a 45 milioni di euro, verrà utilizzata per ripristinare la rete elettrica nelle aree del governatorato di Ninive liberate dallo Stato islamico. I restanti 85 milioni di euro verranno impiegati nel corso del 2018 per le infrastrutture elettriche dei governatorati di Anbar, Salah al Din e Ninive. Al Mudars ha aggiunto che il prestito ha l’obiettivo di favorire il ritorno degli sfollati in queste provincie.

Con questo prestito la Germania prova a sfruttare le potenzialità offerte dal mercato iracheno ora che lo Stato islamico è stato sostanzialmente sconfitto e l’Iraq potrebbe offrire grandi possibilità agli investitori stranieri.