Fabrizio Di Ernesto

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Tag Archives: elezioni

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Argentina: ancora una sconfitta per gli uomini del presidente Macri

Le elezioni della provincia di Cordoba in Argentina hanno visto la vittoria del governatore uscente, il peronista Juan Schiaretti e la sconfitta del candidato sostenuto dal presidente Macri Mario Negri.

Schiaretti ha ottenuto oltre il 53% dei consensi che gli hanno permesso di ottenere il terzo mandato.

Negri, pur sostenuto dal presidente Macri ha detto di non essere il candidato del governo anche se in più occasioni ha tenuto comizi con il governatore di Buenos Aires, Maria Eugenia Vidal, tra i politici più vicini al Capo dello Stato. Di fatto per i candidati filo governativi si tratta dell’ottava sconfitta elettorale dell’anno; le precedenti si sono registrate nelle province di La Pampa, Neuquén, Río Negro, San Juan, Entre Ríos, Santa Fé e Chubut.

Il peronista Schiaretti ha comunque cercato di smorzare i toni ricordando che si tratta di una elezione locale cui non bisogna dare una visione nazionale pur ribadendo che “non può esserci nessuna repubblica senza Peronismo”.

La sconfitta del candidato di Cambiemos rappresenta una brutta battuta d’arresto per il presidente Macri anche in considerazione del fatto che è stata proprio questa provincia ad incoronarlo presidente nel 2015. Nelle provincia di Cordoba è registrato l’8,6% dell’elettorato nazionale, il più grande dopo Buenos Aires, che ne ha il 37,01%.

Nelle legislative del 2017 Cambiemos aveva ottenuto il 48,47% dei voti, mentre i peronisti si erano fermati al 30,52%. Va comunque detto che il governatorato è un vero e proprio feudo peronista che lo amministrano ininterrottamente dal 1999. In quell’occasione vinse José Manuel de La Sota che dopo due mandati consecutivi passo la mano a Schiattarelli nel 2007; nel 2011 vinse di nuovo De la Sota che dopo un mandato lascio di nuovo la carica all’attuale governatore.

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Algeria: presidenziali convocate per il 18 aprile

Le elezioni presidenziali algerine si terranno il prossimo 18 aprile.

Lo ha stabilito il presidente Abdelaziz Bouteflika tramite un decreto emesso oggi e subito rilanciato dall’ufficio presidenziale del paese.

Per il momento non è dato sapere se il capo dello Stato, in carica dal 1999, correrà per un quinto mandato, anche in considerazione del fatto che dopo essere stato colpito da un ictus nel 2013 che lo ha costretto sulla sedia a rotelle appare in pubblico sempre più di rado. La Costituzione algerina consente comunque all’attuale presidente di candidarsi per un nuovo mandato di cinque anni.

La campagna elettorale dovrebbe quindi partire a breve, mentre un’altra data importante giungerà poco dopo, a febbraio, quando è previsto il deposito delle candidature.

Sono molte le sfide che attendono il più paese africano; in primis c’è il nodo della crisi economica, il paese è legato soprattutto alle esportazioni di idrocarburi e l’andamento del prezzo del greggio ha penalizzato il paese.

A livello politico manca una qualsiasi alternanza politica, nonostante i problemi di salute Bouteflika viene dato in vantaggio in tutti i sondaggi.

C’è poi il problema legato alla sicurezza interna, il lungo confine con la Libia è sempre più instabile e spesso zona franca per contrabbandieri e criminali comuni.

Venezuela: Psuv vince elezioni amministrative

Il Psuv, Partito socialista unito del Venezuela, di cui fa parte il presidente Nicolas Maduro, ha vinto le elezioni amministrative di domenica 9 dicembre aggiudicandosi 142 sindaci su 156. Il successo è stato ottenuto anche grazie alle liste che si sono alleate con il movimento fondato dall’ex presidente Hugo Chavez.

La vittoria è stata certificata anche dal Cne, il Consiglio nazionale elettorale, che ha riferito che il Psuv ha ottenuto il 92,3% dei seggi locali a disposizione; per le opposizioni che da circa 18 mesi sono sul piede di guerra e contestano la linea politica, economica e sociale del Capo di Stato, appena 14 sindaci. Doveroso però segnalare che l’affluenza è stata molto bassa, appena il 27%.

Nonostante la grave crisi economica che ha colpito il paese da segnalare che queste elezioni si sono svolte senza gravi incedenti. I consiglieri locali eletti ieri rimarranno in carica nel triennio 2019-2022.

In totale le elezioni di ieri hanno chiamato al voto oltre 20 milioni di cittadini, per l’elezione di 2.459 consiglieri locali. Alla consultazione hanno preso parte 51 diverse liste.

Pur se penalizzata dalla bassa affluenza, la vittoria del Psuv rafforza la posizione di Maduro alla guida del paese.

Iraq: terminato riconteggio manuale schede elettorali

La commissione elettorale irachena ha completato il riconteggio manuale delle schede elettorali del voto di maggio.

Lo ha riferito questa mattina la televisione di stato di Baghdad.

Il controllo manuale dei voti espressi dagli elettori quasi 3 mesi fa è stato ordinato dal parlamento a causa di un rapporto in cui venivano denunciati ed evidenziati gravi violazioni nel primo conteggio realizzato tramite un sistema elettronico.

Va però ricordato che un incendio scoppiato a giugno a Baghdad nel magazzino in cui erano stati archiviati le schede ha di fatto reso impossibile un riconteggio completo, portando la commissione elettorale a cancellarlo nella restante metà della capitale.

Sempre secondo i media locali i risultati definitivi dovrebbero essere resi pubblici a giorni dalla giuria che ha supervisionato il lavoro della commissione elettorale.

Frattanto i partiti sono alle prese con le difficili trattative per la formazione del governo. Il più votato è risultato infatti il controverso leader religioso Moqtada al Sadr mentre un importante gruppo parlamentare è rappresentato da un gruppo di miliziani sciiti sostenuti dall’Iran, mentre l’ex primo ministro Haider al Abadi è giunto solamente terzo.

Il clima elettorale era stato reso incandescente dalla diminuzione dei servizi di base in sostegno della popolazione più povero e la ricostruzione del paese, devastato prima dall’invasione Usa poi dall’espansione dell’Isis, che procede ad un ritmo molto lento.

Brasile, Lula sarà candidato del PT alle presidenziali di ottobre

Luiz Inacio Lula da Silva sarà il candidato ufficiale del Partito dei lavoratori (PT) alle presidenziali brasiliane di ottobre.

La decisione sarà ufficializzata oggi durante la riunione dei vertici del partito che punterà sul grande favorito sebbene questi si trovi ancora in carcere per corruzione e probabilmente proprio per questo non potrà presentarsi all’appuntamento elettorale.

L’ex presidente si trova infatti in carcere a Curitiba dal 7 aprile scorso dopo essere stato condannato in appello dal Tribunale Federale Regionale della 4a Regione (Trf)-4 di Porto Alegre lo scorso 24 gennaio a 12 anni e un mese di reclusione, in un processo nell’ambito dell’operazione “Lava Jato”, la cosiddetta “Mani Pulite” brasiliana.

Alla base delle accuse che hanno portato alla condanna dell’uomo che ha guidato la rinascita brasiliana nei primi anni 2000 un appartamento che sarebbe stato dato a Lula dal gigante delle costruzioni Oas, a cui l’ex presidente avrebbe garantito importanti contratti nella statale petrolifera Petrobras e in altre opere pubbliche.
In base alla legge carica “Fedina pulita” Lula non potrebbe prendere parte al voto ma tutti i sondaggi lo vedono in vantaggio ed il PT non vuole puntare su altri candidati. La candidatura di Lula sarà probabilmente bloccata dal Tribunale superiore elettorale (Tse), riferiscono i media locali, ma si tratta di un procedimento giudiziario che non è automatico, e provocherà molte incertezze sull’esito dell’elezione presidenziale. Inoltre, la mancata scelta di un vice nel tandem del Pt provoca ulteriori dubbi su come il Partito agirà in caso di ineleggibilità dell’ex presidente operaio.

Iraq, riconteggio manuale voti elezione 12 maggio

Ad oltre un mese e mezzo dalle elezioni dello scorso 12 maggio la Commissione elettorale irachena avvierà oggi il riconteggio manuale dei voti espressi alle elezioni parlamentari.

A comunicarlo il portavoce della Commissione elettorale di Baghdad, Laith Jabr Hamza, in un comunicato stampa. In base a quanto riferito dalle autorità le operazioni di verifica inizieranno nel governatorato di Kirkuk in Iraq settentrionale. Seguiranno, secondo un calendario ancora da determinare, i governatorati di Sulaymaniyah, Erbil, Dohuk, Ninive, Salah al Din e Anbar. Il riconteggio manuale dei voti è stato deciso il 6 giugno scorso dal parlamento iracheno, secondo cui le elezioni del 12 maggio, vinte dalla coalizione antisistema al Sairoon (“In cammino insieme”) del leader sciita Moqtada al Sadr, sono state viziate da brogli.

In seguito alle proteste la Suprema corte federale, il tribunale costituzionale dell’Iraq, ha disposto tra l’altro che, nelle operazioni di verifica delle schede, la Commissione elettorale sia sottoposta al controllo di un collegio di nove magistrati nominati dal Supremo Consiglio giudiziario iracheno.

Due giorni fa, lo scorso primo luglio, un magazzino di Kirkuk in cui erano depositate le schede elettorali in attesa del riconteggio è stato obiettivo del lancio di razzi e di un attacco suicida da parte di terroristi, che ha causato il ferimento di 14 agenti delle forze di sicurezza irachene. Tuttavia, le urne elettorali non sono risultate danneggiate. Il 10 giugno era stato il deposito della Commissione elettorale irachena di al Rusafa, quartiere orientale di Baghdad, ad andare distrutto in un incendio ritenuto di origine dolosa dalle autorità irachene.

Messicani alle urne per presidenziali e politiche

Messicani domenica al voto per presidenziali e politiche, oltre che per scegliere 9 governatori, tra cui quello di Città del Messico e 1600 sindaci.

A tenere banco sono soprattutto le presidenziali con 4 protagonisti attesi che dovrebbero giocarsi la vittioria finale.

Il gran favorito appare Andrés Manuel López Obrador, già due volte candidato presidenziale che alla guida della coalizione populista di sinistra “Juntos haremos historia” ed in testa ai sondaggi. La stampa locale parla di lui come della “risposta messicana a Donald Trump”.

Il suo principale rivale appare Ricardo Anaya, 39enne candidato del Pan, partito di centrodestra.

Il Partito Istituzionale Rivoluzionario ha candidato Jose Antonio Maede, ex ministro degli Esteri e dello Sviluppo Sociale, giocando la carta del volto nuovo. Ma il candidato oficialista è solo al terzo posto nei sondaggi, e molto indietro rispetto al secondo.Qualche canches anche per il candidato indipendente Jaime Rodríguez , detto “El Bronco”, che è quarto nei sondaggi, ha deciso di giocare la carta della modernità e della multimedialità.

La legge messicana ha impedito una nuova candidatura di Pena Nieto, il giovane presidente telegenico che conclude il mandato con una popolarità bassissima, una corruzione ai massimi storici, mattanze di politici e giornalisti.

Iraq: paese domani al voto. Per premier Abadi decisive per futuro paese

Le elezioni politiche si terranno domani, sabato 12 maggio, in Iraq saranno decisive per il futuro del paese e la direzione in cui questo si muoverà.

La ha detto oggi il premier iracheno Haider al Abadi in un messaggio diffuso alla vigilia del voto per il rinnovo del parlamento di Baghdad.

Alla vigilia delle elezioni il primo ministro ha anche ricordato i tanti iracheni morti dal 2014 al 2017 nella lotta contro i miliziani del sedicente Stato islamico. Ricordiamo, ha detto Abadi, “gli iracheni che hanno dato la vita per liberare il proprio paese”. Nel suo messaggio, il primo ministro iracheno si è soffermato anche sui “numerosi successi economici registrati di recente dall’Iraq”, in particolare nel settore petrolifero. A tal riguardo, Abadi ha evidenziato che il comparto del petrolio ha sperimentato uno sviluppo “significativo”, consentendo all’Iraq di divenire il secondo paese esportatore di greggio al mondo. Nello scorso mese di aprile, l’Iraq ha esportato circa 100,2 milioni di barili di petrolio, con rendite per più di 6,5 miliardi di dollari.
Le elezioni di domani riguiardano il rinnovo del parlamento con oltre 7mila candidati e oltre 300 tra partiti, coalizioni e liste; il tutto per appena 328 seggi.

Gli aventi diritto al voto in Iraq sono 24 milioni su una popolazione di circa 37 milioni di persone.

Venezuela: per sondaggisti astensione sopra il 65%

L’astensione alla elezioni presidenziali del prossimo 20 maggio in Venezuela dovrebbe assestarsi intorno al 67%. Su un elettorato di poco meno di 20 milioni di aventi diritto dovrebbero così votare tra i cinque ed i sei milioni di venezuelani, anche se un venezuelano su dieci ancora non ha han deciso se votare o meno.

Nonostante l’alta astensione per Ruben Chirino, direttore dell’istituto Meganalisis Maduro non avrà comunque problemi a vincere, anche per la mancanza di valide alternative.

In un analogo sondaggio effettuato il mese scorso, Meganalisis censiva una percentuale di astensione pari al 61 per cento, mentre il 5,8 per cento si diceva incerto sulla volontà di recarsi o meno alle urne. Una precedente inchiesta di Meganalisis aveva suscitato polemiche nel paese. A giugno 2017, l’istituto segnalava che alle elezioni della Assemblea nazionale costituente (Anc), l’organo voluto dal presidente Maduro per mettere fine alla crisi politica del paese, si sarebbero recati poco più di due milioni e mezzo di elettori. Le cifre ufficiali del voto, celebrato il 30 luglio, parlano di una affluenza superiore agli otto milioni di elettori, il 41,53 per cento degli aventi diritto.

Alle presidenziali parteciperanno cinque candidati: oltre al presidente uscente Nicolas Maduro correrà Henry Falcon, appoggiato dal partito Avanzata progressista (Ap), dal Comitato di organizzazione politica elettorale indipendente (Copei) e dal Movimento al socialismo (Mas), uno dei partiti più vecchi del paese. Ex governatore dello stato di Lara, Falcon è ad oggi il nome più conosciuto nel lotto degli oppositori reso scarno dalla defezione dei partiti aderenti al Tavolo dell’unità democratica (Mud). In pista anche Reinaldo Quijada, ingegnere che si professa legato al “processo rivoluzionario” dell’ex presidente Hugo Chavez, ma oggi in opposizione a Maduro. La sua corsa è appoggiata dal partito Unità politica popolare (Upp89). Infine c’è la candidatura di Javier Bertucci, predicatore evangelico sostenuto dal gruppo Speranza per il cambio e l’indipendente Luis Alejandro Ratti, descritto dai media locali come “chavista” della prima ora e oggi su posizioni molto critiche nei confronti dell’esecutivo.

Venezuela: opposizione potrebbe partecipare ad elezioni con candidato unico

Le opposizioni venezuelane alla fine potrebbero partecipare alle presidenziali di maggi con un candidato unico contro il presidente uscente, e grande favorito, Nicolas Maduro.

Sarebbero infatti al lavoro per superare le divergenze ed unirsi in un unico cartello elettorale Luis Alejandro Ratti e Javier Bertucci, i due principali animoatori dell’antichavismo.

Tramite twitter Ratti è tornato a lamentare la mancanza di garanzie in vista delle elezioni dicendosi però sicuro che i venezuelani bocceranno l’amministrazione uscente.

Secondo la stampa locale potrebbe unirsi al cartello delle opposizioni anche l’ex governatore dello stato di Lara, Henri Falcon.

Attualmente sono 6 i candidati alle presidenziali: il presidente uscente Nicolas Maduro, Henry Falcon, appoggiato dal partito Avanzata progressista (Ap), dal Comitato di organizzazione politica elettorale indipendente (Copei) e dal Movimento al socialismo (Mas), uno dei partiti più vecchi del paese. Ex governatore dello stato di Lara, Falcon è ad oggi il nome più conosciuto nel lotto degli oppositori reso scarno dalla defezione dei partiti aderenti al Tavolo dell’unità democratica (Mud). In pista anche Reinaldo Quijada, ingegnere che si professa legato al “processo rivoluzionario” dell’ex presidente Hugo Chavez, ma oggi in opposizione a Maduro. La sua corsa è appoggiata dal partito Unità politica popolare (Upp89). Infine c’è la candidatura di Javier Bertucci, predicatore evangelico sostenuto dal gruppo Speranza per il cambio e l’indipendente Luis Alejandro Ratti, descritto dai media locali come “chavista” della prima ora e oggi su posizioni molto critiche nei confronti dell’esecutivo.
Come annunciato sopra, nonostante i contatti tra alcuni candidati rimane l’assenza di candidati del Tavolo dell’unità democratica (Mud).