Fabrizio Di Ernesto

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Tag Archives: Duque

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Colombia: Farc denunciano piano di eliminazione contro i suoi leader

Torna ad acuirsi in Colombia lo scontro tra il governo di Bogotà e le Farc, le Forze armate rivoluzionarie colombiane – Esercito del popolo.

Nonostante l’accordo di pace faticosamente raggiunto nel 2016, che ora il presidente Duque vorrebbe anche rivedere, il gruppo armato riferisce che negli ultimi 3 anni sono stati uccisi 135 loro esponenti nonostante questi abbiano deposto le armi. In virtù di ciò è stato denunciato “un piano per uccidere i leader del gruppo”, dopo che nei giorni scorsi erano stati uccisi altri due componenti dell’Esercito del popolo.

Il senatore Julian Gallo, conosciuto anche come Carlos Antonio Lozada ha infatti deciso di denunciare “al popolo colombiano ed alla comunità internazionale l’esistenza di un piano per assassinare i dirigenti delle Farc” che in seguito all’accordo di pace si sono trasformate in partito politico con rappresentanza garantita in Parlamento.

Nonostante le cifre ufficiali parlino di 135 ex esponenti delle Farc uccisi negli ultimi 3 anni, secondo Gallo il numero sarebbe leggermente più alto, oltre 140.

Oggi i vertici del partito presenteranno una denuncia all’Ufficio del Procuratore Generale, con “prove” che dimostrerebbero l’esistenza del già citato piano per “eliminare” i leader del partito.

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Tra Venezuela e il presidente colombiano Duque è scontro diplomatico

È sempre più scontro diplomatico tra le autorità venezuelane e il presidente colombiano Ivan Duque, più volte accusato da Caracas di voler promuovere un colpo di Stato nel paese bolivariano.

L’ultima occasione di scontro è stata offerta da un’intervista rilasciata dal primo mandatario colombiano ad un giornale spagnolo in cui criticava l’amministrazione Maduro nonostante a Bogotà venga criticato per la sua politica in tema di diritti umani.

Tre in particolare le dichiarazioni di Duque che hanno infastidito Caracas.

“La Colombia ha mostrato al mondo, mentre molti fanno appello alla xenofobia, alla discriminazione o alla demonizzazione dei migranti, che è possibile avere una politica di migratoria fraterna e ordinata”, riferendosi ai tanti venezuelani che stanno fuggendo dal proprio paese rifugiandosi proprio in Colombia. A tal proposito le autorità venezuelane hanno ricordato che nella campagna elettorale del 2018 Duque aveva tra i suoi slogan “non voglio vivere come un venezuelano” e come subito dopo la sua vittoria si siano intensificati gli attacchi a Maduro, e le dichiarazioni a sostegno dell’interventismo statunitense.

Le autorità bolivariane hanno anche ricordato che in Colombia circa 700 leader della società civile sono stati uccisi da quando è stato firmato l’accordo di pace tra il governo e le FARC-EP estinte.

“Le forze militari del Venezuela sono totalmente frammentate perché un numero crescente vuole essere dalla parte giusta della storia, accanto al presidente Guaidó e all’Assemblea nazionale”, è la seconda dichiarazione che ha provocato la reazione dell’amministrazione bolivariana.

In Venezuela c’è stato un tentativo di colpo di stato lo scorso 30 aprile, neutralizzato dalle forze armate nazionali bolivariane (FANB). Il capo dell’Esercito, Vladimir Padrino López, ha respinto l’attacco ed espresso lealtà nei confronti del governo del presidente Nicolás Maduro e delle istituzioni del paese. Un vero e proprio flop dei golpisti, tanto che perfino gli Usa hanno dovuto riconoscere che il tentato golpe non ha avuto successo perché l’opposizione non ha alcun tipo di influenza sulle forze armate.

L’ultima frase di Duque che hanno scatenato polemiche è stata: “Più che una soluzione militare di carattere straniero, oggi è necessario rafforzare la frattura tra le forze militari in Venezuela”. Secondo le autorità venezuelane questa frase dimostra come il primo mandatario colombiano promuova un colpo di Stato militare interno in Venezuela, ma anche un intervento straniero, tanto che il governo di Caracas ha in più occasioni denunciato i tentativi dei paramilitari colombiani di entrare nel paese per promuovere la violenza dell’opposizione.

Colombia: presidente Duque vuole modificare accordo con Farc

Il presidente colombiano Ivan Duque, in carica dallo scorso anno, punta a modificare l’accordo di pace con le Farc (Forza rivoluzionaria comune alternativa) creando un nuovo “patto nazionale”, anche senza il consenso della formazione armata e delle opposizioni.

Da quanto si apprende le riunioni in tal senso sarebbero iniziate ieri vedendo tra gli altri la presenza del presidente del Senato, Ernesto Macías che ha riferito che non è esclusa la possibilità di dar vita ad un’Assemblea costituente nazionale per ottenere modifiche all’Accordo di pace. È stato proprio Duque a proporre un nuovo “patto politico nazionale” con lo scopo di modificare l’accordo di pace firmato nel 2016 a L’Avana, dopo quattro anni di trattative. Gli incontri non includono la rappresentazione dell’opposizione o della FARC. Sono invece stati presenti Centro Democrático, Mira, Colombia Justa y Libres, Partito conservatore, Partito liberale, Radical Change e Partido de la U. Sono stati invitati anche l’ex ministro Aurelio Iragorri, l’ex presidente César Gaviria, l’ex presidente Andrés Pastrana e l’ex ministro Germán Vargas Lleras.

Macias ha riferito che Duque sarebbe però scettico sulla possibile modifica all’accordo.

Il senatore Alvaro Uribe Velez, uno dei principali oppositori del processo di pace in Colombia, ha detto che tra le modifiche l’accordo di pace ci sarebbe quello di facilitare il modello di estradizione , mentre Iván Cepeda, del Polo Democrático Alternativo, ha sottolineato che un patto politico “senza opposizione e senza forze alternative non deve essere definito nazionale”.

Da sottolineare che in questo momento il leader del partito Farc, Seuxis Paucías Solarte Hernandez, noto come Jesus Santrich, sta affrontando un processo giudiziario che potrebbe portare alla sua estradizione negli Stati Uniti, anche se il Tribunale speciale per la pace (Pec) il 17 maggio ha determinato la sua libertà e la garanzia di non estradizione in assenza di prove per il presunto crimine di traffico di droga.

Colombia: presidente Duque annuncia giro di vite contro droghe

In Colombia saranno rafforzate le misure di contrasto al consumo ed alla diffusione di droghe e sostanze allucinogene. Lo ha annunciato il presidente Duque precisando che “a partire da questa settimana le autorità di tutto il paese avranno gli strumenti per combattere” questo tipo di droghe.

Nello specifico l’intendimento del governo è quello di emettere un decreto con cui si darà l’autorizzazione alla polizia nazionale di confiscare qualsiasi dose trovata nelle strade della Colombia in modo da eliminare minacce per la popolazione.

Insediatosi da meno di un mese, precisamente dallo scorso 7 agosto, il capo dello Stato ha fatto della lotta alla droga uno dei principali punti nella sua agenda, dando seguito ad una delle promesse elettorali fatte nei mesi scorsi.

La normativa attuale prevede una soglia di 20 grammi per la marijuana e un grammo per la cocaina. Il generale Jorge Hernando Nieto, direttore della polizia, ha sottolineato che ciò che il governo propone “è una revisione delle norme e dei poteri che il codice della polizia nazionale, per trovare modi per incoraggiare o disporre questi controlli”.

Colombia: si apre oggi era Duque

In Colombia inizia oggi l’era del nuovo presidente Ivan Duque.

Termina così l’era di Juan Manuel Santos, passato alla storia per la pace, molto controversa raggiunta con i miliziani delle Farc. Proprio partendo dalle critiche ricevute dall’ex presidente Duque punta, come ammesso da lui stesso, ad avviare un dialogo aperto con la cittadinanza. Il neo presidente ha già dichiarato che il suo governo sarà vicino alle regioni e si è impegnato anche a visitare tutte le settimane un diverso municipio, realizzando riunioni con gli amministratori locali, soprattutto sui temi della sicurezza.

Dossier scottanti già sulla sua scrivania sono quelli relativi all’attuazione dell’accordo di pace raggiunto tra il governo Santos e le Farc, e il dialogo da riaprire con i guerriglieri dell’Esercito di liberazione nazionale (Enl), con l’auspicio di raggiungere la smobilitazione anche di quest’ultimo.

Centrale, anche alla luce di quanto accaduto nei giorni scorsi, il problema del rapporto con il Venezuela, il presidente Maduro ha apertamente accusato Bogotà dell’attentato avvenuto domenica scorsa.

Quasi sicuramente ci sarà anche un forte rafforzamento dell’alleanza con gli Usa, anche in considerazione che nelle scorse settimane il paese è diventata la prima nazione indio-latina ad entrare a far parte della Nato, l’alleanza militare internazionale capeggiata da Washington.

Colombia, inizia la nuova legislatura. La prima con esponenti Farc in Parlamento

Si apre oggi la nuova legislatura colombiana, la prima che vede seduti tra i banchi del parlamento gli esponenti delle Farc, le Forze armate rivoluzionarie, dopo la pacificazione avvenuta quasi due anni fa.

Tra i 280 parlamentari figurano oggi infatti 5 deputati e altrettanti senatori provenienti dalle fila della Forza alternativa rivoluzionaria della comune, il partito politico nato dalle ceneri della guerriglia. Un aspetto di cui il nuovo presidente Ivan Duque dovrà necessariamente tenere conto anche in considerazione del fatto che ha impostato parte della sua campagna elettorale sulla promessa di rivedere gli accordi di pace in senso più garantista per le vittime del conflitto.
Una traccia delle possibili modifiche l’ha fornita lo stesso Duque in un’intervista concessa al quotidiano “El Tiempo”. “Proponiamo che lo sradicamento” delle piantagioni di cocaina “sia obbligatorio” e non solamente incentivato, “che il reato del traffico di stupefacenti non possa essere oggetto di amnistia”, che si possano comminare sanzioni “reali per le persone che hanno nascosto le armi o il denaro con cui si dovevano risarcire le vittime”, così come previsto dagli accordi, e che “i responsabili dei reati contro l’umanità non possano occupare i loro scranni fino a quando non abbiano scontato le pene”, segnalava il futuro presidente. In questo senso però i margini di manovra per il suo partito – Centro democratico (Cd) -, non sono infiniti. I termini dell’accordo sono blindati da una legge costituzionale che ne impone il rispetto per le prossime tre legislature, ha ricordato il presidente dell’alta corte, Alejandro Linares.

Colombia: Duque vince il ballottagio

Come ampiamente previsto e anticipato il conservatore Ivan Duque è il nuovo presidente della Colombia.

Questo l’esito del ballottaggio presidenziale che si è svolto ieri nel paese indio-latino. Duque, delfino o quasi dell’ex presidente Alvaro Uribe, ha avuto la meglio sul suo avversario Gustavo Petro, candidato delle forze progresssite, ottenenendo il 53,95% dei voti.

Duque, che compirà 42 anni a fine luglio, diventa così il più giovane presidente nella storia della Colombia e rischia di far segnare una battuta d’arresto nel processo di pace con le Farc, le Forze armate rivoluzionarie della Colombia. Durante la campagna elettorale il neo eletto presidente ha più volte criticato l’accordo di pace che il governo del presidente uscente Juan Manuel Santos ha stretto a fine 2016 con le Farc. Un accordo che, a detta di Duque e del suo mentore Uribe, ha concesso troppo ai quei guerriglieri che intendevano lasciare le armi e troppo poco alle vittime del conflitto armato che per oltre 50 anni ha lacerato il paese.

Il testo che è valso a Santos il premio Nobel per la pace permetteva tra le altre cose ai capi delle Farc di ricevere pene alternative se confessavano reati e risarcivano le vittime. E ha dato alle Farc la possibilità di trasformarsi in un partito con diritto ad essere rappresentato in parlamento. Il nuovo capo dello stato è tornato a chiedere che gli autori di reati contro l’umanità “ricevano sanzioni adeguate che rendano incompatibile la possibilità di esercitare politica”.

Colombia: si terranno il 27 maggio le presidenziali

Si terranno il prossimo 27 maggio le elezioni presidenziali in Colombia, che vedranno alle urne oltre 36 milioni di aventi diritto.

Per essere eletto, il nuovo capo di stato deve ricevere il 50 per cento più uno dei voti validi: in caso contrario si andrà al ballottaggio il 17 giugno. Il vincitore rimarrà in carica dal 7 agosto del 2018 al 7 agosto del 2022, e – secondo quanto ha stabilito la Corte costituzionale nel 2015 – non potrà essere rieletto per un secondo mandato.

Secondo gli ultimi sondaggi a vincere dovrebbe essere il candidato conservatore Ivan Duque, appoggiato dagli ex presidenti Alvaro Uribe e Andres Pastrana. Il candidato progressista Gustavo Petro sembra in grado di arrivare al ballottaggio ma non di impensierire seriamente Duque.

Poche o nulle le possibilità per gli altri candidati tra cui l’ex vicepresidente German Vargas Lleras, appoggiato dal partito moderato Cambio radical e l’ex governatore della regione di Antioquia Sergio Fajardo, dell’Alleanza verde. Più staccato il candidato liberale Humberto de la Calle, ex negoziatore dell’accordo di pace tra siglato a fine 2016 tra il governo e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc).
Lo scorso 11 marzo i colombiani si sono recati alle urne per eleggere i membri delle due camere che compongono il parlamento: 102 senatori, sui 108 totali, e 166 deputati, su 172. Il voto ha segnato un discreto successo del centrodestra, pur in un parlamento frammentato. Il Centro democratico (Cd), la formazione dell’ex presidente Alvaro Uribe, ha ottenuto la maggioranza relativa dei seggi al Senato e messo a segno un importante secondo posto alla Camera.