Fabrizio Di Ernesto

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Tag Archives: Correa

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Ecuador e Fmi hanno firmato accordo per prestito da 4 milioni

L’Ecuador e il Fondo monetario internazionale hanno siglato l’accordo per un prestito triennale da 4,209 milioni di dollari.

Lo riferisce il ministro dell’Economia dell’Ecuador, Richard Martinez. Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente dell’Fmi Christine Lagarde, ha offerto un quadro quasi idilliaco per gli ecuadoriani che potranno usufruire di questo accordo che nelle intenzioni sarà finalizzato alla modernizzazione dell’economia, la creazione di nuovi posti di lavoro e permesso un aumento della spesa sociale.

Nello specifico, l’accordo prevede l’erogazione immediata di 652 milioni di dollari, è destinato a rendere più dinamica l’economia proteggendo i settori economicamente più vulnerabili del paese. . I termini del prestito, segnala il quotidiano “El Telegrafo”, sono stati definiti nel quadro di una riunione tenutasi ieri con il vicepresidente per l’America Latina dell’organismo, Axel van Trotsenburg, alla quale sono stati presenti oltre allo stesso Martinez, anche il presidente Lenin Moreno ed il ministro per il Commercio estero, Pablo Campana.

Fino al 2006, ed all’avvento al potere di Alianza Pais, l’Ecuador aveva un rapporto molto stretto con il Fmi che influenzava notevolmente le politiche economiche e sociali del paese. Una delle prime misure del presidente Rafael Correa fu proprio quella di rompere con l’Fmi.

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Ecuador: annullate da Corte costituzionale norme approvate sotto presidente Correa

La Corte costituzionale di Quito ha deciso di revocare un pacchetto di emendamenti approvati durante la presidenza di Rafael Correa e sostenuti dal suo governo risalente al 2015.

La decisione è stata presa a maggioranza dai magistrati della corte recependo tre delle sette denunce presentate contro queste norme. Nello specifico la Corte ha dichiarate incostituzionali 12 norme e di fatto ripristinano il Controllore dello stato, le cui funzioni permettono di stimare gli obiettivi delle istituzioni pubbliche e togliere alle forze armate la competenza di intervenire in missioni di sicurezza interna. Inoltre, la Corte ha invalidato l’emendamento secondo il quale il presidente dell’Ecuador deve aver compiuto i 30 anni di età al momento di registrare la sua candidatura elettorale e il potere dei governi locali di promuovere consultazioni popolari su argomenti che rientrano nelle loro competenze.

La decisione della Corte di fatto certifica la rottura tra l’ex presidente Rafael Correa e il suo successore Lenin Moreno, anche perché i giudici hanno anche annullato la rielezione indefinita, misura che impone un limite di due anni al rinnovo del mandato di tutte le cariche elettive e blocca di fatto la possibile candidatura di Correa alle elezioni presidenziali del 2021. In generale, poi, Moreno ha lanciato una revisione di tutto l’apparato statale costruito dal suo predecessore. Ne fanno parte tanto le misure di austerità annunciate nel nuovo piano economico, quanto il licenziamento di tutti i ministri finora in carica e la nomina di nuovi titolari in ogni dicastero.

Ecuador, si andrà al ballottaggio per eleggere il successore di Correa

Ballottaggio. Questo l’esito del primo turno delle presidenziali in Ecuador.

Per conoscere il nome del successore del presidente uscente Rafael Correa gli ecuadoregni dovranno quindi tornare alle urne e scegliere tra Lenin Moreno, già vice di Correa, e il liberista Guillermo Lasso, del Creo.

Fin dall’inizio dello spoglio è parso netto il vantaggio di Moreno che si è poi attestato intorno al 40%, dopo meno della somma che hanno in totale i due principali candidati di destra, ovvero Lasso e l’avvocato Cynthia Viteri, anche se questa non è mai parsa in grado di raggiungere il ballottaggio.

Moreno in più di una occasione aveva parlato di vittoria già al primo turno, ora questa vittoria parziale sembra ridimensionarlo leggermente, anche se difficilmente al ballottaggio non sarà lui il vincitore. Moreno è stato investito direttamente da Correa, per dieci anni al potere nel paese indio latino, per continuare l’opera da lui avviata in questi anni.
Più di 12 milioni di cittadini si sono andati alle urne per eleggere il presidente, il vice, i 137 deputati dell’Assemblea nazionale e i 5 del parlamento andino.

Il ballottaggio si terrà il prossimo 2 aprile e Lasso ha già chiamato a raccolta tutti gli altri sei candidati che non sono arrivati al ballottaggio per creare un fronte comune contro l’esponente socialista, un socialismo diverso da quello europeo ed occidentale, e per la governabilità del paese.

L’Ecuador che Correa lascia in eredità al suo successore è un paese in flessione economica ma comunque molto salute di quella di altri paese del continente indio-latino anche se sulle casse pubbliche grava la necessità di ricostruire le zone distrutte dal terremoto dello scorso aprile con un costo stimato in 3,4 miliardi di dollari.

Ecuador domenica al voto per elezione presidente

Domenica prossima, il 19 febbraio, Ecuador al voto per eleggere il nuovo presidente; otto i candidati in lizza anche se il favorito appare l’ex secondo del presidente uscente Rafael Correa, al potere dal 2007, ovvero Lenin Moreno.

La campagna elettorale nel paese indio-latino si è chiusa ieri con i candidati che per l’ultimo discorso agli elettori hanno scelto le città di Quito e Guayaquil.

Tutti i sondaggi, anche se con dati molto diversi tra loro, danno Moreno in vantaggio anche se non appare in grado di raggiungere subito il 50% più uno dei voti e quindi appare molto probabile che il paese vada al ballottaggio. Due i candidati che sembrano sfidarsi per arrivare al ballottaggio con Moreno, Guillermo Lasso, leader della destra neolibersita del Creo e già sfidante di Correa, e l’avvocato Cynthia Viteri.

Sull’elezione pesa ovviamente l’ombra di Correa che nei 10 anni passati al potere al permesso al proprio paese di crescere notevolmente, circa un mese fa l’Ecuador ha perfino ottenuto la presidenza del G77, il più numeroso gruppo presente nel Palazzo di vetro.

A favorire Moreno potrebbe essere anche la divisione con cui si presenta la destra, senza poi considerare che su Lasso pesano le accuse di evasione fiscale emerse a seguito dello scandalo dei Panama Papers, divenuta forse la base per la sua proposta di un drastico taglio delle tasse.

Tra i temi che hanno caratterizzato la campagna elettorale quello relativo alla dollarizzazione del paese. Il dollaro statunitense è infatti stato adottato come divisa nazionale nel 2000 a causa di una grave finanziaria dall’ex presidente Guastavo Noboa.

Dopo anni di crescita lo scorso anno il Prodotto interno lordo (Pil) ha avuto una contrazione del 2%; la discesa del prezzo del petrolio inoltre ha penalizzato ulteriormente l’economia del paese determinando un aumento della disoccupazione.
La mancanza di flessibilità valutaria che la dollarizzazione determina ha sollevato alcune polemiche all’interno dell’opinione pubblica ecuadoregna, sebbene tutti i candidati siano concordi nel dire che, nonostante i difetti, essa abbia garantito la stabilità necessaria per evitare il tracollo dell’economia.

All’Ecuador la presidenza del G77

Per la prima volta nella storia l’Ecuador assumerà la presidenza pro tempore del G77, il più numeroso gruppo all’interno delle Nazioni unite che racchiude appunto 77 nazioni più la Cina.

La notizia è stata data dallo stesso presidente indio-latino Rafael Correa che ha parlato di “riconoscimento a livello mondiale” per il suo paese. La cerimonia di insediamento avverrà oggi al Palazzo di Vetro e vedrà la presenza del primo mandatario di Quito.

Al suo arrivo a New York il presidente Correa è stato ricevuto dal ministro degli Affari Esteri e mobilità umana ecuadoriana Guillaume Long, e dall’ambasciatore dell’Ecuador presso le Nazioni Unite, Horacio Sevilla.
Prima di partire da Quito il presidente ha sottolineato l’importanza di questo riconoscimento per il suo paese, anche perché a suo parere la scelta della nazione andina dimostra il “riconoscimento a livello mondiale” dei innovativo processi avviati in Ecuador, oltre al più generale interesse per la regione indio-latina.

Sempre Correa ha poi spiegato che durante il mandato Quito si batterà contro i paradisi fiscali che “sono uno dei principali nemici per i paesi in via di sviluppo”. “Le nazioni del sud del mondo – ha aggiunto – perdono ingenti risorse finanziarie a causa dell’evasione fiscale. Quei soldi potrebbe essere aggiunti alla dotazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”.