Fabrizio Di Ernesto

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Tag Archives: Caracas

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Usa ammettono violazione spazio aereo venezuelano

Gli Usa hanno ammesso di aver violato lo spazio aereo venezuelano, come già denunciato da Jorge Arreaza, il ministro degli Esteri di Caracas, che aveva anche ventilato la possibilità di rivolgersi all’Onu.

Washington ha confermato di essere entrata con i propri velivoli nello spazio aereo del paese indiolatino pur minimizzando il tutto definendoli “voli di sorveglianza” come detto dal Capo del comando meridionale l’ammiraglio Craig Faller.

Nonostante l’incidente diplomatico causato e la “minaccia” di Caracas di rivolgersi all’Onu per il rispetto del proprio spazio aereo Faller ha ribadito che le forze armate statunitensi “continueranno a volare e ad operare ovunque si applichino gli standard internazionali e ciò include il Venezuela, il Sud America e il mondo”.

Sabato scorso, il 27 luglio, il Ceofanb, il comando operativo strategico delle forze armate nazionali bolivariane (Ceofanb) ha denunciato l’ennesima violazione dello spazio aereo venezuelano da parte di aerei spia di origine statuniense.

Già il 19 luglio, il Companensive Aerospace Defence Command System (Codai) del Fanb aveva intercettato un aereo di intelligence, appartenente agli Stati Uniti, che sorvolava il territorio venezuelano.

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Venezuela: Maduro, forze di sicurezza sulle tracce dei golpisti

Le forze di sicurezza venezuelana sono sulle tracce dei golpisti. Lo ha assicurato il presidente Nicolas Maduro, facendo il punto sul tentato golpe che il duo Guaidò-Lopez ha inscenato con risultati deludenti, soprattutto per gli Usa, lo scorso 30 aprile.

“La giustizia sta cercando i golpisti e più presto che tardi andranno in carcere per pagare il loro tradimento e i loro reati”, ha sottolineato il capo dello stato.

Secondo il primo mandatario Guaidò e i suoi avrebbero manipolato e ingannato alcuni militari sostenendo che avrebbero dovuto svolgere una semplice operazione in un carcere salvo poi gettarli contro la popolazione sperando in un bagno di sangue.

Il presidente ha anche ribaltato alcune “bugie” lanciate dalla Casa Bianca nel ricostruire le vicende delle ultime ore, parte di una strategia che per Caracas può solo portare a uno scontro violento. “Menzogne” alimentate dagli stessi “golpisti” che in questo avrebbero “ingannato l’imperialismo nordamericano”. I ribelli “hanno fatto credere che mi sarei arreso”, ha detto Maduro rimandando alla notizia secondo cui alcuni alti funzionari governativi avrebbero segnalato a uomini del Dipartimento di stato che avevano firmato un piano “in quindici punti”, con i dettagli della transizione. “Gli hanno fatto creder che era tutto fatto e che io sarei stato pronto a partire per Cuba, se non fosse che i russi mi hanno costretto a scendere dall’aero a spintoni”, ha ironizzato il presidente.

Nelle ultime ore inoltre sarebbe stato anche ridimensionato il video in cui si vedono dei blindati in dotazione all’esercito bolivariano caricare dei manifestanti; il video incriminato infatti risalirebbe allo scorso 23 gennaio, giorno in cui governo e golpisti si sono sfidati a suon di musica al confine con la Colombia e si sono registrati pesanti scontri con i sostenitori di Guaidò che per aizzare la folla hanno anche incendiato i camion che avrebbero dovuto portare nel paese gli aiuti umanitari, anche se ufficialmente per errore.

Venezuela in festa per uscita da Osa

Il governo venezuelano di Nicolas Maduro ha festeggiato l’uscita del paese dall’Osa, l’Organizzazione degli Stati americani con una serie di manifestazioni di piazza.

L’uscita ufficiale di Caracas dall’organizzazione è avvenuta due anni dopo che il governo aveva inviato una lettera alla segreteria generale del gruppo, anche se la storia non finisce qui. All’inizio di aprile infatti il Consiglio permanente dell’Osa ha riconosciuto a Gustavo Tarre Briceno, nominato dal golpista Juan Guaidò, la qualifica di inviato venezuelano.

Lo scontro politico tra Caracas e l’Osa va avanti da diverso tempo, anche se si è inasprito a gennaio quando il gruppo non ha riconosciuto il mandato presidenziale di Maduro e riconoscendo subito dopo Guaidò presidente ad interim del paese in qualità di presidente del Parlamento, carica assunta da questi appena due settimane prima.

In questi mesi il Venezuela ha criticato puntualmente ogni passaggio compiuto dall’Osa in favore di Guaidò definendo il riconoscimento di Briceno “una facciata e criminale violazione” del diritto internazionale. Il governo Maduro ha anche denunciato l’Osa per aver “illegittimamente” accettato “un fantoccio politico, la cui falsa esistenza è provata dalla trasgressione dell’ordinamento giuridico” del Venezuela. La decisione di Maduro di lasciare l’Osa veniva fatta esattamente due anni fa, nel pieno di una pressione che l’ente panamericano esercitava per denunciare “violazioni dell’ordine costituzionale” a Caracas.

Messico pronto a mediare tra governo di Caracas e opposizioni respingendo ipotesi militare

Il governo messicano del presidente Manuel López Obrador (Amlo), ha rilanciato la disponibilità a sponsorizzare un dialogo tra il governo e l’opposizione venezuelana respingendo l’ipotesi di un intervento militare dopo che il segretario al Tesoro degli Stati Uniti (USA), Steven Mnuchin, ha rivelato di aver tenuto una riunione con i ministri di 16 nazioni in cui la questione è stata discussa questa Paese sudamericano.

“La posizione del Messico è molto chiara ed è una posizione di non intervento. Si tratta di un principio che è nella Costituzione, non è nemmeno oggetto di interpretazione”, ha ribadito il vice ministro delle Finanze messicano, Arturo Herrera.

Nei giorni scorsi Mnuchin ha incontrato a Washington i ministri delle Finanze o dell’Economia di 16 nazioni per discutere un piano di presunti aiuti per il Venezuela.

Nel mini vertice tenuto nella capitale degli Stati Uniti, il sottosegretario messicano ha dichiarato che il suo paese ha partecipato solo come osservatore, perché il Messico partecipa a tutte le riunioni in cui si tratta di una questione “latinoamericana”, ribadendo che la politica di non intervento di Città del Messico.

Herrera ha ribadito che la posizione del suo paese è condivisa anche dall’Uruguaye che i due paesi danno priorità al dialogo per risolvere i vari conflitti.

Venezuela: Assemblea costituente revoca immunità parlamentare a Guaidò

L’Assemblea nazionale costituente (Anc) del Venezuela, controllata dagli esponenti del Psuv, ha approvato la revoca dell’immunità parlamentare per Juan Guaidò, che lo scorso 23 gennaio si è autoproclamato presidente ad interim sostenuto dagli Usa ma non riuscendo a portare a compimento il tentato golpe.

Il decreto autorizza inoltre le autorità competenti a portare avanti il processo nei sui confronti come chiesto Tsj, il Tribunale supremo, che aveva richiesto la revoca dell’immunità accusando Guaidò, presidente dell’Assemblea nazionale (An), di aver disatteso l’ordine non abbandonare il paese.

Subito dopo la sua autoproclamazione era arrivata la richiesta dell’apertura di una indagine preliminare su Guaidò avanzata dal procuratore generale Tarek William Saab. Per poter dare il via alle indagini, la richiesta veniva girata alla Corte suprema. L’alto tribunale dava il via libera disponendo – come misura cautelare – il veto all’uscita del paese e il blocco dei conti personali di Guaidò.

L’antagonista di Maduro però ha infranto l’ordine di non uscire dai confini patri recandosi in Colombia il 22 febbraio, prima tappa di una missione internazionale che lo avrebbe portato a toccare diverse capitali regionali.

A Guaidò è stata anche comminata una multa di 200 “unità monetarie”, misura che viene indicizzata annualmente e che viene utilizzata dalla giustizia venezuelana a corredo delle sanzioni. Il dispositivo, oltre che all’Anc, è stato trasmesso anche al procuratore generale William Saab, per procedere alle indagini, al ministero degli Esteri e a quello dell’Interno.

La scorsa settimana il tribunale contabile nazionale (Contraloria general de la republica, Cgr) aveva richiesto l’interdizione dei pubblici per Guaidò, per i prossimi quindici anni. Una decisione adottata dal titolare della Cgr, Elvis Amoroso, sulla base di una indagine che rivelava presunte frodi contabili commesse dall’oppositore. La richiesta di Amoroso muoveva dalla rendicontazione delle spese fatta da Guaidò nell’esercizio della sua carica di presidente dell’Assemblea nazionale (An). Un documento pieno di falsità e omissioni, spiegava il “contralor” denunciando il fatto che Guaidò aveva “compiuto 91 viaggi all’estero senza autorizzazione della An, per 570 milioni di bolivar, un importo che non può giustificare con il suo stipendio di funzionario pubblico”. L’ipotesi di illecito, per la Cgr, è che Guaidò abbia “falsificato i dati nella sua dichiarazione e ricevuto denaro da istanze internazionali”.

Venezuela, situazione sempre più tesa

Appare sempre più tesa la situazione in Venezuela dopo che due giorni fa il presidente del parlamento, controllato dalle opposizioni, Juan Guaidò si è autoproclamato Capo dello Stato in sostituzione di quello eletto Nicolas Maduro.

Guaidò ha incassato il sostegno degli Usa, dalla Casa Bianca Donald Trump ha subito riconosciuto la sua proclamazione ed ha assicurato sostegno economico e politico; da parte sua Maduro ha espulso tutto il personale statunitense presente nel paese rompendo di fatto le relazioni diplomatiche con Washington.

Con Maduro si sono invece schierati la Russia, la Cina e la Turchia.

Il rischio quindi oltre a quello di una guerra civile, si parla di circa 30 morti negli scontri in piazza, di una vera e propria guerra per procura simile a quella in corso in Siria negli ultimi 7 anni.

Nelle ultime ore, dopo che l’esercito venezuelano ha ribadito la fedeltà al presidente eletto Maduro alcuni siti sudamericani hanno diffuso la notizia che Guaidò si sarebbe rifugiato nell’ambasciata di un paese terzo per lasciare il paese anche se al momento mancano conferme ufficiali.

In Venezuela ci sono tanti problemi, alcuni interni, altri esterni. C’è una crisi politica dovuta ad una classe dirigente non sempre preparata; c’è una crisi economica dovuta ad un’economia dipendente dal petrolio che in questo momento ha un prezzo molto basso e un’offerta superiore alla domanda.
C’è una crisi sociale dovuta alla mancanza di tanti beni di prima necessità che non arrivano perché dall’estero, Usa in primis, non li fanno arrivare.

Una guerra civile è ultima cosa di cui il paese avrebbe bisogno ma purtroppo ci sono nazioni che hanno interesse a destabilizzare Caracas per continuare quell’opera di riappropriazione del continente indio-latina come già fatto in Argentina e Brasile, anche se con metodi meno cruenti, per rifare del SudAmerica il giardino di casa.

Diversi militari incarcerati per tentato golpe in Venezuela

Sono 27 i membri delle Forze armate nazionali bolivariane (FANB) sono detenuti per il loro presunto coinvolgimento in un assalto a un quartier generale militare che avrebbe dovuto aprire la strada ad un golpe in Venezuela.

A riferirlo Diosdado Cabello, Vice Presidente del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), precisando che i militari saranno processati secondo la legge in vigore. La quasi totalità degli arrestati, 25, sono stati fermati nel corso dell’assalto al quartier generale delle Fanb mentre altri due sono stati raggiunti in seguito dagli uomini delle forze di sicurezza per il loro presunto coinvolgimento.

Attualmente sono in corso indagini interne alle forze armate che cercare di capire ulteriori coinvolgimenti e i collegamenti dei i papaveri con eventuali funzionari stranieri che potrebbero aver offerto supporto logisti, organizzativo e materiale. Probabile quindi che a breve il numero delle persone fermate aumenti.

“La giustizia – ha precisato Cabello – si prenderà cura dei detenuti e coloro che devono essere sorvegliati secondo il grado di responsabilità; ma essendo militari ed avendo assaltato un’installazione militare, saranno soggetti alla legislazione militare”.

Anche la presidenza dell’Assemblea nazionale costituente (ANC) il parlamento di Caracas che ha al vertice lo stesso Cabello, ha espresso la sua solidarietà e ha ringraziato il FANB, affermando che l’obiettivo di questa operazione era di generare disordini nella città e creare ansia ma che “la Rivoluzione bolivariana non terminerà in questo modo”.

Cabello ha infine ribadito l’impegno del popolo bolivariano a partecipare alla grande marcia in programma domani, mercoledì 23 gennaio che partirà da tre diversi punti di Caracas, e che porterà al cuore Piazza O’Leary della capitale venezuelana.

Venezuela denuncia ad Onu ingerenze Usa a Caracas per preparare un golpe

Jorge Arreaza, ministro degli Esteri del Venenzuela ha denunciato al segretario generale dell’Onu, Antonio Gueterres, le continue ingerenze degli Stati Uniti negli affari interni di Caracas nel tentativo di preparare un golpe.

Il rappresentante del governo bolivariano, nel corso di una conferenza stampa, ha ricordato che negli ultimi 5 anni si è registrata una “permanente interferenza, intromissione e ingerenza degli Stati Uniti, della sua amministrazione, della sua élite di governo e dei suoi paesi satelliti per provocare, come loro stessi hanno detto, un cambio di regime per vie non costituzionali”,

Arreaza ha ricordato “l’infame” decreto del marzo 2015 con cui l’allora presidente Usa, Barack Obama, dichiarava il Venezuela “una minaccia straordinaria alla sicurezza degli Stati Uniti”. Un documento che ha portato a un “incremento degli attacchi e delle aggressioni contro il paese”, ha detto il ministro segnalando che il Venezuela subisce un blocco economico simile a quello che Cuba soffre da quasi sessanta anni. Caracas denuncia il fatto che il sistema finanziario e bancario internazionale ha preso progressivamente le distanze dal paese per timore delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, elemento che rende ancor più difficile il compito di fornire beni e servizi alla popolazione.

Corea del Nord e Venezuela hanno firmato 2 accordi di cooperazione

I rappresentanti di Caracas e Pyongyang hanno firmato due accordi di cooperazione per rafforzare le relazioni diplomatiche nell’ambito della visita in Venezuela di Kim Yong-nam, presidente dell’Assemblea popolare della Corea del Nord che si è aperta ieri.

Stando a quanto riferito dalla stampa locale il primo accordo prevede l’istituzione di consultazioni politiche su questioni di interesse comune, mentre il secondo riguarda l’abolizione dell’obbligo del visto per i titolari di passaporti diplomatici. Gli accordi sono stati firmati dal ministro degli Esteri venezuelano Jorge Arreaza e dall’omologo nordcoreano Ri Yong Ho.

Quella in Venezuela è la prima tappa del tour di Kim Yong-nam in America indiolatina che toccherà anche Cuba e Messico; questa però è la prima volta che un rappresentante del paese asiatico si reca a Caracas; l’obiettivo della visita, segnala il ministero degli Esteri venezuelano, è quello di “stringere rapporti di cooperazione mutua su temi economici e commerciali”.

Nel prosieguo del suo viaggio il rappresentante di Pyongyang incontrerà a Cuba il presidente Miguel Diaz-Canel, già visto poche settimane fa in Corea del Nord.

Vertice tra Venezuela e Nord Corea per rafforzare relazioni bilaterali

Il presidente del parlamento Nord coreano, Kim Yong-nam, è arrivato oggi in Venezuela per incontrare i vertici del paese indiolatino e rafforzare la collaborazione bilaterale.

Negli incontri con i più alti rappresentanti di Caracas l’esponente di Pyongyang tratterà temi legati a questioni economiche e commerciale e punterà a rafforzare le relazioni diplomatiche tra i due paesi, impresa abbastanza agevole visto che entrambi i paesi sono visti con diffidenza dalla comunità internazionale e quindi su base bilaterale possono rilanciare la loro posizione sullo scacchiere geopolitico mondiale.

Quella in corso a Caracas è la prima tappa di un tour nella regione sudamericana che porterà il presidente della Suprema Assemblea del Popolo (APS) della Corea del Nord anche a Cuba ed in Messico.

Al suo arrivo in Venezuela Kim Yong-nam è stato accolto del ministro degli Esteri locale Jorge Arreaza e il secondo vice presidente della Costituente, Gladys Requena. Nell’agenda del politico asiatico anche un incontro con il primo mandatario venezuelano Nicolas Maduro.

Lo scorso marzo Pyongyang ha espresso “sostegno e solidarietà” al governo bolivariano e nel settembre scorso rappresentanti dei due governi si sono incontrati a New York in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu.