Fabrizio Di Ernesto

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Tag Archives: Bolivia

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Bolivia inaugura più moderna fabbrica di cemento del Sud America

Continua la crescita della Bolivia di Evo Morales. Il paese indiolatino ha infatti inaugurato la più moderna fabbrica di cemento del Sud America in grado di produrre 1,3 milioni di tonnellate di calcestruzzo all’anno.

Ad inaugurare l’impianto è stato lo stesso primo mandatario che ha tagliato il nastro della Public productive company of cements of Bolivia (Ecebol) nel comune di Caracollo nel dipartimento di Oruro.

Parlando con la stampa Morals ha spiegato che il governo ha effettuato un investimento da 306 milioni di dollari nella costruzione e che giornalmente potranno essere prodotte fino a 3mila tonnellate di cemento. “La fabbrica – ha detto ancora il presidente è la più moderna del Sud America. Si tratta di un sogno atteso forse 50 o 60 anni nel dipartimento di Oruro”.

Da parte sua, la Society of Engineers of Bolivia (Sib), a nome del suo presidente, Carlos Ballón, ha ribadito che Ecebol è un riferimento in America Latina per le sue caratteristiche tecniche e ingegneristiche e ha sottolineato che il progetto è un contributo alla crescita regionale in Oruro e in tutta la nazione. “La fabbrica – ha aggiunto -produrrà molta materia prima che venga utilizzata in vari lavori che vanno dai progetti stradali ai megaprogetti idroelettrici, attraverso case, scuole, ospedali che per mano dei nostri professionisti contribuiranno direttamente allo sviluppo della regione e del paese”.

Attiva per una fase di prova già da un mese, la Ecebol ha già generato entrate per oltre due milioni di dollari.

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Morales in Russia per incontro con Putin

Il presidente della Bolivia Evo Morales è arrivato questa mattina a Mosca per incontrare l’omologo russo Vladimir Putin nell’ambito di una visita ufficiale.

In base al programma stilato i due capi di Stato discuteranno le questioni relative alle relazioni russo-boliviane e analizzeranno le questioni chiave in ambito internazionale e regionale, su tutti la crisi venezuelana con La Paz e Mosca al fianco del presidente Maduro contro il golpista Guaidò.

Oltre al primo mandatario la delegazione boliviana comprende ministro degli Esteri Diego Pary, e i ministri degli Idrocarburi, Luis Sanchez e quello dell’Energia, Rafael Alarcon.

L’agenda include anche il miglioramento delle attività commerciali tra le società russe e boliviane, in particolare, con le società energetiche Gazprom e Acron.

Morales e Putin puntano inoltre ad un maggiore scambio commerciale che include la possibilità di esportare carne boliviana in Russia. Il ministro degli Esteri boliviano Diego Pary, parlando nei giorni scorsi di questo appuntamento ha riferito che l’incontro Morales-Putin accelererà la firma del protocollo per la vendita di questo prodotto oltre ad analizzare la posizione della Bolivia come paese osservatore dell’Unione economica eurasiatica, che attualmente comprende Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan.

Salvo sorprese la visita si esaurirà nell’arco di poche ore e già questa sera Morales potrebbe rientrare nel palazzo presidenziale a La Paz.

Bolivia pronta ad investire un miliardo nel settore energetico

La Bolivia è pronta ad investire un miliardo di dollari nel settore energetico, sia per rafforzare quella legata all’elettricità, sia per l’industrializzazione delle risorse evaporiche (litio) e per i programmi di ricerca e medicina nucleare, come annunciato dal ministro dell’Energia Rafael Alarcón.

Nello specifico 651 milioni saranno destinati al “Programa de Electricidad para Vivir con Dignidad” mentre altri 373 milioni saranno investiti tra depositi di litio e l’Agenzia per l’energia nucleare.

Gli investimenti, per il momento, riguardano solamente il 2019 e non prevedono stanziamenti per gli anni successivi.

I fondi stanziati provengono da fondi interni alle imprese, da finanziamenti della Banca centrale della Bolivia (BCB), dai crediti esterni delle istituzioni finanziarie e dal Tesoro generale della nazione (TGN).

Attualmente il paese possiede un potenziale in grado di produrre 45mila megawatt (MW) di energia attraverso gli impianti idroelettrici e l’obiettivo è quello di implementare notevolmente questa produzione. L’energia sarà fornita attraverso tre progetti a ciclo combinato, la cui costruzione è realizzata in impianti termoelettrici situati nelle regioni di Warnes, Entre Ríos e Tarija.

I nuovi fondi stanziati serviranno anche a costruire 41 impianti evaporitici (litio) nel paese. La Bolivia è il più grande possessore di questo minerale al mondo con 21 milioni di tonnellate a Uyuni. A settembre, il governo di Evo Morales prevede di avviare le operazioni del Centro per la ricerca e lo sviluppo della tecnologia nucleare (CIDTN) situato nella città di El Alto.

Con l’obiettivo di diventare una potenza energetica nella regione, la Bolivia ha anche annunciato la firma di un accordo con l’India per sviluppare progetti relativi all’industrializzazione del litio e la possibile adesione della nazione all’International Solar Alliance, un gruppo composto da più di 100 paesi che realizzano iniziative di sviluppo nel campo de fotovoltaico.

Presidente boliviano Morales punta a dialogo di pace con Cile per disputa marittima

Il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha rilanciato la proposta di avviare un dialogo di pace e integrazione con il governo del Cile per permettere al suo paese di accedere all’Oceano Pacifico.

Parlando in occasione della commemorazione del Giorno del Mare, che ricorda la resistenza della Bolivia all’occupazione del suo territorio costiero nel 1879, il Capo di Stato è tornato a sottolineare che il suo paese non rinuncerà mai a tornare ad avere uno sbocco marittimo “sotto la formula di fratellanza, pace e integrazione che considerano benefici reciproci per due fratelli e vicini”.

Morales ha ricordato anche la recente sentenza, ottobre 2018, della Corte internazionale di giustizia (ICJ) che esortava la Bolivia e il Cile a concludere una soluzione di “buona volontà”. “Assumiamo l’invocazione della Corte per cercare il dialogo bilaterale e continuare con gli scambi al fine di trovare una formula che risolverà questo problema in sospeso e chiediamo al Cile di rispettare la sentenza”, ha sottolineato.

Inoltre, il primo mandatario ha informato che la Bolivia continuerà a svolgere un ruolo attivo nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Convemar), dove incoraggerà accordi bilaterali e regionali per ottimizzare le condizioni di transito, l’accesso da e verso i mari.

Per raggiungere l’indipendenza dal dominio spagnolo nel 1825, la Bolivia aveva perso il territorio costiero in Cile a causa di una guerra non dichiarata nel 1879. Ciò obbliga Quito ad affrontare costi elevati per mantenere il suo flusso commerciale internazionale attraverso i porti cileni. Secondo l’Istituto per il commercio estero boliviano (IBCE), il paese perde tra i 350 milioni e mille milioni di dollari all’anno a causa della mancanza di accesso al mare.

Bolivia ha assunto presidenza Celac

La Bolivia ha assunto la presidenza annuale della Comunità degli Stati dell’America latina e dei Caraibi, ricevendo il testimone da El Salvador. Nella cerimonia, che si è svolta ieri lunedì 14 gennaio, le funzioni presidenziali sono state assunte da Diego Pary, ministro degli Esteri boliviano che ha ribadito la volontà del governo di Evo Morales di rispettare gli impegni dell’agenzia per lo sviluppo dei paesi della regione indio-latina.

Pary ha poi sottolineato l’importanza del dialogo come strumento principale per risolvere conflitti o dispute, nonché sulla via allo sviluppo multilaterale in America Latina e nei Caraibi. “Esortiamo – ha spiegato – i paesi membri ad avere un dialogo costante come il nostro miglior strumento di lavoro, perché il dialogo sarà l’unico meccanismo che ci aiuterà a costruire per avanzare o risolvere le differenze”.

La Celac è stata creata nel febbraio 2010 nel corso del “Vertice sull’unità dell’America latina e dei Caraibi” che si svolgeva in Messico. Comprende tutti i paesi delle Americhe tranne Canada e Stati Uniti.

Attualmente rappresenta circa 600 milioni di persone e ne corso degli anni ha assunto un ruolo politico di primaria importanza, rivelandosi l’unica credibile rappresentanza politica dell’intera America latina.

Entro tre anni la Bolivia punta a diventare leader mercato litio

Il governo boliviano ha progettato di assumere una posizione dominante nel mercato dello sfruttamento del litio entro tre anni.

Alvaro Garcia Linera, vicepresidente boliviano, ha spiegato che le industrie legate allo sfruttamento del litio diventeranno più operative grazie al maggior sfruttamento delle miniere di Pascoli e Uyuni, nella regione di Potosì, e in quella di Coipasa, nell’Oruro, permettendo al paese indiolatino di diventare il primo esportatore al mondo di questo metallo.

Il rappresentante di La Paz ha ricordato che il paese detiene la metà delle riserve al mondo di questo materiale.

Secondo le stime del governo nell’arco dei prossimi tre anni i profitti della Bolivia saranno di circa un miliardo di dollari.

Il litio è  il più leggero degli elementi solidi, molto diffuso in natura sotto forma di composti; è usato in piccole quantità per la preparazione di leghe speciali, e in medicina, sotto forma di sali, nella cura della gotta e di altri disturbi, anche di tipo neuro-psichiatrico; il litio però è soprattutto Indispensabile materia prima nella produzione di batterie per quei veicoli elettrici che entro dieci anni saranno un terzo del parco automobilistico mondiale, il litio è infatti chiamato “oro bianco”

Bolivia: ratificata candidatura Morales a primarie

Il Tribunale supremo elettorale boliviano (Tse) ha ratificato la candidatura del presidente uscente Evo Morales, alle primarie presidenziali previste nel prossimo gennaio ed alle successive presidenziali di ottobre.

Se Morales dovesse vincere le primarie e le successive presidenziali rimarrebbe al poter per il tempo record di 16 anni. Morales è attualmente l’unico candidato per il Mas, Movimento al socialismo. La decisione del Tse, arrivata in anticipo rispetto alla scadenza prevista per il fine settimana ha però suscitato la reazione delle opposizioni che sostengono che la Costituzione escluda la possibilità di un nuovo mandato per Morales.

L’attuale Capo di Stato ha assunto la carica nel gennaio 2006 e nel 2009 ha fatto approvare una riforma costituzionale che reso possibile la sua elezione per due mandati consecutivi di cinque anni, candidandosi e vincendo nel 2010 e nel 2014.

Nel 2016 si è tenuto un nuovo referendum per una nuova riforma costituzionale mirante a vietare la rielezione delle alte cariche di governo; la maggioranza, per pochi voti il 51,3%, bocciò il referendum ma in seguito la Corte costituzionale ha accolto un ricorso del Mas stabilendo che il veto era incompatibile con l’esercizio del diritto umano di essere eletto abolendo di fatto ogni possibile vincolo.

Oltre a quella di Morales, in tandem con il suo vice, il Tse ha accolto altre sette candidature tra cui quella dell’ex presidente Carlos Mesa, uno dei più accesi critici della campagna contro la nuova corsa di Morales. Mesa, presidente dal 2003 al 2005, correrà in ticket con un ministro del suo governo, Gustavo Pedraza. Respinta una sola delle candidature, quella del Fronte per la vittoria (Fpv), segnatamente per irregolarità nel nome del vicepresidente proposto, Ariel Hurtado.

La Bolivia prepara i festeggiamenti per l’anniversario della rivoluzione

Continuano in Bolivia i preparativi per l’anniversario della rivoluzione ovvero della vittoria elettorale di Evo Morales avvenuta il 18 dicembre 2005. Attesi i presidente di quasi il tutto il continente indio-latino. Lo stesso Morales ha confermato oggi che domenica saranno presenti a La Paz il presidente ecuadoregno Rafael Correa e quello venezuelano Nicolas Maduro.

“In occasione delle celebrazioni della nostra rivoluzione del 18 dicembre sarò accompagnato tra gli altri da Maduro e Correa”, ha detto Morales parlando in occasione dell’apertura del IX congresso nazionale del Movimento nazionale socialista (Mas) nella città di Montero nella regione di Santa Cruz.

Per domenica le principali celebrazioni si volgeranno nel villaggio di Ivirgarzama nella regione del Chapare. Nel giorno della rivoluzione culturale in Bolivia si celebra la prima vittoria di Evo Morales ovvero del primo indigeno che è stato eletto alla guida del paese indio-latino.

Prima della vittoria di Morales la Bolivia era il paese più povero della regione.

Nel febbraio del 2002 il Fondo monetario internazionale aveva rinnovato le misure per la riduzione del debito consistenti in un prestito di ben 1,3 miliardi di dollari, il 30% dei quali da cancellare entro il 2015; misure che avevano permesso al Paese andino di prendere una boccata d’ossigeno facendo scendere l’inflazione sotto il 5% e dando segnali positivi anche sul fronte dell’occupazione; tali misure si erano rese necessarie perché nel 2001 il reddito medio annuo per abitante era ancora di 2355 dollari con la crescita del Pil ferma all’uno percento.

All’epoca il paese era sull’orlo del baratro. Il governo aveva infatti deciso di esportare il gas boliviano ad Usa e Messico senza prima effettuare un qualche trattamento nel paese, con evidenti ripercussioni negative sia negli introiti sia per l’occupazione. Ciò aveva provocato un’ondata di scioperi nel paese che aveva poi portato i manifestanti a chiedere l’abrogazione della legge sugli idrocarburi, poiché troppo favorevoli alle grandi multinazionali; a chiedere il rigetto dell’Alca, l’area di libero scambio con le Americhe, progetto fortemente sostenuto dagli Usa; e le dimissioni del presidente Gonzalo Sanchez de Lozada.

Le proteste avevano provocato anche vari disordini, appena cinque giorni dopo le prime manifestazioni infatti reparti speciali dell’esercito si sono scontrati a Warisata, a circa 100 chilometri dalla capitale, con la popolazione che voleva impedire il trasferimento di alcune centinaia di turisti intrappolati dai blocchi stradali. Nell’occasione il bilancio fu di sei morti, di cui cinque civili ed un soldato.

A beneficiare della situazione alla fine fu Carlo D. Mesa Gisbert  che nel 2003 divenne il nuovo presidente del paese. Questi era uno dei giornalisti boliviani più noti che nei suoi articoli e programmi aveva più volte denunciato l’endemica corruzione della sua nazione.

Nel 2000, come indipendente e costantemente critico verso l’assetto dei partiti boliviani, era entrato ufficialmente in politica come consulente del ministero degli Esteri.

Appena eletto formò un inedito governo, nominando nella sua squadra ministri che non appartenevano a nessun partito politico creando, assoluta novità per il paese, un ministero per gli Affari indigeni ed una delegazione presidenziale chiamata ad occuparsi della lotta alla corruzione.

Nel 2005 una nuova crisi, scaturita questa volta dalle proteste contro la nazionalizzazione degli idrocarburi, portò il paese in un nuovo periodo di incertezza e di empasse che portò il presidente Mesa a dimettersi nel tentativo di dare una scossa alla situazione. Per evitare conseguenze peggiori, ad esempio lo scoppio di una guerra civile, Mesa invitò a dimettersi anche il presidente del Senato Hormado Vaca Díez e quello della Camera Mario Cossío. In questo modo la presidenza passò nella mani di Eduardo Rodríguez Veltzé, che in quanto presidente della Corte suprema di giustizia era la quarta carica dello Stato.

Nonostante i tumulti sociali, che avevano provocato veri e propri sconquassi nel quadro politico, la Bolivia di fine 2005 appariva un paese in netta ripresa. Rispetto alle previsioni il deficit statale si assestava infatti al 3,5 ovvero un punto e mezzo meglio delle più rosee previsioni, anche se la disoccupazione era ancora preoccupante, visto che il governo la quantificava nel 9,5% mentre i giornali parlavano del 13.

Era quindi evidente come al paese andino servisse ancora uno sforzo per riuscire a salire sul treno del pieno sviluppo che stava attraversando tutto il continente latino americano.

Incaricato di far compiere al paese andino questo ultimo sforzo di lì a poco sarà chiamato Juan Evo Morales Ayma.

La sua elezione fu osteggiato da molti, anche perché gli equilibri della regione stavano lentamente mutando in senso anti statunitense. Proprio Washington, che in Bolivia possiede la seconda sede per importanza della Cia in America latina, si espose contro Morales per mezzo di dichiarazioni ufficiali ed avvertimenti legati in primis alla politica per le repressione di produzione e commercio delle sostanze stupefacenti. Morales però era quanto mai intenzionato ad evitare scontri con il potente vicino, e da subito si dichiarava pronto a scommette sul dialogo, pur sottolineando: “ma mai avremo relazioni basate su sottomissione o ricatto, subordinazione o paura”.

Bolivia, in dieci anni ricavi petroliferi aumentati di 15 volte

Negli ultimi dieci anni la Bolivia ha aumentato di ben 15 i ricavi petroliferi arrivando a 16,678 milioni di dollari, aumentando sensibilmente anche i ricavi legati al gas. Lo ha  annunciato il ministro degli Idrocarburi della Bolivia, Luis Sanchez, annunciando la volontà del presidente Evo Morales di investire oltre tre milioni di dollari per l’esplorazione di giacimenti di gas da qui al 2020.

Parlando dell’operato svolto dal presidente Morales in questi anni il ministro ha detto: “Grazie alla rivoluzione energetica, la nazionalizzazione, la gestione e gli investimenti mirati, i proventi del petrolio sono aumentati di circa 15 volte”.

Sanchez ha poi spiegato che i ricavi del comparto energetico hanno permesso alla Bolivia non solo la costruzione di strade, ospedali e campi sportivi, ma anche “permesso a 3,5 milioni di boliviani di ricevere gratuitamente il gas nella loro casa”.

Gli investimenti effettuati nel campo delle esplorazioni hanno permesso al paese di migliorare sensibilmente le proprie riserve energetiche tra il 2009 ed il 2016.

Nel 2005 la produzione di gas della Bolivia era di 30 milioni di metri cubi al giorno, ora è raddoppiata arrivano a 60. Fin dal suo insediamento il governo Morales ha dato la priorità all’esplorazione di novi pozzi di gas.

Al via da Cuba tour indio-latino ministro iraniano Zarif

È iniziato ieri da Cuba il tour indio-latino del ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif che visiterà anche Nicaragua, Ecuador, Cile, Bolivia e Venezuela. Il rappresentante di Teheran è stato accolto ieri sull’isola caraibica dal presidente cubano Raúl Castro Ruz. Secondo quanto riferito dalla stampa cubana nel corso del loro incontro Castro e Zarif hanno discusso delle relazioni bilaterali tra Teheran e l’Avana ed hanno espresso la volontà ed il desiderio di ampliare la cooperazione nel settore economico, in quello commerciale e finanziario. All’incontro hanno preso parte anche Kambiz Sheikh Hassani, ambasciatore iraniano a Cuba e Mohammad Keshavarz Zadeh, direttore generale per le Americhe dell’Iran. In rappresentanza di Cuba presenti Ricardo Cabrisas Ruiz, vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro dell’Economia e della Pianificazione, e Bruno Rodríguez Parrilla, ministro degli Esteri.

Parlando con la stampa al termine dell’incontro Zarif ha detto: “Inizieremo un nuovo capitolo nelle relazioni tra l’Iran e Cuba; vogliamo sviluppare la cooperazione in diversi settori, in particolare tecnologia e l’energia”.