Fabrizio Di Ernesto

Home » Posts tagged 'armi'

Tag Archives: armi

Annunci

Brasile, Senato annulla decreto Bolsonaro sulle armi

Con 41 voti contrari e 28 a favore il Senato di Brasili ha respinto il decreto del presidente Jair Bolsonaro contro la flessibilità nel trasporto delle armi.

Con questo voto la Camera alta rappresenta un primo tentativo di abrogare il controverso decreto varato dal Capo dello Stato che con una decisione autonoma aveva ampliato il numero delle categorie autorizzate a portare e detenere armi in pubblico.

Per diventare definitiva la bocciatura del testo dovrà ora essere convalidata dalla Camera dei Rappresentanti che però potrebbe ribaltare il voto e ratificare il decreto grazie al sostegno dei rappresentanti delle lobby delle armi e del settore agricolo che sono risultati determinanti nella vittoria di Bolsonaro dello scorso ottobre.

Il decreto, firmato a marzo, estende il diritto di portare armi ad avvocati, camionisti, vigili urbani, guardie di sicurezza dei settori pubblico e privato, a chiunque viva nelle zone rurali e persino ai giornalisti. Il decreto stabilisce anche che ogni anno una persona possa acquistare fino a 50mila munizioni contro le 50 previste in precedenza.

Le opposizioni hanno da subito contestato il testo ricordando che il paese ha il tasso di omicidi più alto al mondo, nel 2017 sono stati 65.600 e soprattutto si scontra con la politica di riduzione delle armi attraverso la raccolta di armi illegali avviata nel paese nel 2003 tramite uno statuto di disarmo.

Annunci

In via di definizione nuovo incontro tra Putin e Maduro

Russia e Venezuela stanno definendo i dettagli per organizzare un incontro tra il presidente russo Vladimir Putin ed il suo omologo bolivariano Nicolas Maduro. Le diplomazie dei due stati hanno iniziato a lavorare in tal senso nel corso dell’ultima visita del numero uno di Caracas in Russia, dicembre 2018, nel corso della quale sono stati firmati contratti per garantire investimenti per oltre 5.000 milioni di dollari nel settore petrolifero.

Attraverso un’apposita dichiarazione, il ministero degli Esteri venezuelano ha dichiarato che il governo apprezza il contributo del paese eurasiatico per consolidare la pace in Venezuela, “attualmente oggetto di un assalto e di un blocco economico e finanziario imposto dagli Stati Uniti”.

Il vicepresidente per l’area economica del Venezuela, Tareck El Aissami, ha dichiarato la scorsa settimana che il presidente Maduro può visitare la Russia in qualsiasi momento.

Dall’inizio della Rivoluzione Bolivariana, Venezuela e Russia hanno firmato più di 260 accordi di cooperazione in settori come la medicina, il turismo, l’agricoltura, l’estrazione mineraria e il petrolio. All’inizio Caracas acquistava armi da Mosca pagando con il petrolio ma nel corso degli anni la bilancia commerciale tra i due paesi si è fatta sempre più variegata e la collaborazione si è fatta sempre più intensa anche in ambito militare.

Difesa, spesa in aumento tra il 2014 ed il 2018

Le spese legate al comparto Difesa sono in costante aumento. Lo conferma il Sipri, l’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, nel suo consueto rapporto precisando che il volume dei commerci internazionali di armamenti nel periodo 2014-18 è aumentato del 7,8 per cento rispetto al 2009-13 e del 23 per cento in più rispetto al 2004-2008.

Dal documento emerge che nel periodo in esame i paesi che hanno esportato più armamenti sono stati gli Usa, la Russia, la Francia, la Germania e la Cina, mentre i paesi che hanno acquistate di più sono stati l’Arabia Saudita, l’India, l’Egitto, a sorpresa l’Australia e l’Algeria.

In particolare, fanno sapere dalla Svezia, nel periodo tra il 2014 ed il 2018 la vendita di armi verso il Medio Oriente è quasi raddoppiata aumentando dell’87% rispetto al quadriennio precedente. La crescita del commercio di armi verso una delle aree più instabili del mondo ha di fatto permesso di compensare il calo registrato in tutti gli altri continenti.

Nel suo rapporto il Sipri ha indicato in 67 i paesi che hanno prodotto e venduto armi all’estero, anche se il 75% delle vendite sono state effettuate da appena 5 paesi, che anche nella rilevazione precedente erano già i principali esportatori.

India si conferma primo importatore di armi al mondo

L’India si conferma il primo importatore di armi al mondo; nel periodo comprese tra il 2013 ed il 2017 un’arma su 8, il 12%, è stata infatti venduta ed importata a Nuova Delhi e dintorni. Lo riferisce l’annuale rapproto del Sipri, Stockholm International Peace Research Institute.

A dominare le prime posizioni di questa classifica il medio oriente, tanto che dopo l’India vengono nell’ordine l’Arabia Saudita, l’Egitto, gli Emirati Arabi Uniti, la Cina, l’Australia, l’Algeria, l’Iraq, il Pakistan e l’Indonesia.

L’India ha acquistato armi principlamente dalla Russia, il 62%, gli Usa, il 15%, e Israele, l’11%.

Per quanto riguarda i principali esportatori di armi curioso segnalare che tra i primi 5 figurano, ad eccezione della Gran Bretagan, tutti i membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu oltre alla Germania.

Il sottosegretario alla Difesa indiana, Subhash Bhamre, nei giorni scorsi, rispondendo per iscritto a interrogazioni parlamentari, ha comunicato che la spesa per la difesa, escludendo la previdenza, è passata dall’anno fiscale 2014-15 all’esercizio 2017-18 da circa 2.246 miliardi di rupie (28 miliardi di euro) a 2.790 miliardi di rupie (34,8 miliardi di euro), scendendo dal 2,1 all’1,66 per cento del prodotto interno lordo; includendo le pensioni, l’importo è salito da 2.851 miliardi di rupie (35,6 miliardi di euro) a circa 3.740 miliardi di rupie (46,7 miliardi di euro), con un calo in termini di Pil dal 2,7 al 2,2 per cento.

La Serbia punta alle armi russe

La Serbia punta ad acquistare armi dalla Russia o in alternativa dalla Bielorussia, paese politicamente e storicamente legato a Mosca.

È stato lo stesso primo ministro Aleksandar Vucic ad informare dell’esistenza di negoziati sia con il presidente russo Vladimir Putin sia con quello bielorusso Aleksandr Lukashenko. In particolare l’obiettivo di Belgrado sarebbe quello di acquistare due divisioni di sistemi missilistici terra-aria S-300 di produzione russa da Mosca o in alternativa da Minsk.

Informando delle trattative in corso Vucic ha detto: “”Per noi sarebbe di vitale importanza avere due divisioni di S-300 e un posto di comando di reggimento, che sarebbe una soluzione per diversi anni”, pur precisando che per il momento il raggiungimento di un accordo è distante.

Già nello scorso gennaio Il ministro della Difesa di Belgrado, Zoran Djordjevic, aveva annunciato la volontà da parte della Serbia di acquistare i sistemi missilistici S-300.

Gli S-300 sono una serie di sistemi missilistici terra-aria a lungo raggio realizzati in Unione sovietica prima e in Russia poi a partire dall’S-300P, la versione base. Prodotti dalla NPO Almaz sono stati sviluppati per contrastare i velivoli ed i missili da crociera nemici. Versioni successive sono efficaci anche contro i missili balistici. Dal 1993, questi missili sono prodotti congiuntamente dall’Almaz con la sudcoreana Samsung.

Il sistema S-300 venne schierato per la prima volta nel 1979 in Unione Sovietica per la difesa dei grandi centri industriali ed amministrativi, di basi militari, oltre che per il controllo dello spazio aereo nazionale.

La responsabile dello sviluppo dei sistemi S-300 è la già citata azienda russa Almaz, di proprietà del governo (conosciuta anche come KB-1), che è parte della Almaz-Antei. I missili utilizzati da questi sistemi antiaerei sono stati sviluppati dall’ufficio tecnico “Fakel”, una distinta azienda governativa nota anche come OKB-2.

L’S-300 è considerato uno dei più potenti missili antiaerei oggi disponibili. I suoi radar sono in grado di inseguire circa 100 bersagli, potendo ingaggiarne 12/24/36. Esso è in grado di raggiungere una gittata di 150-200 o 300 km e può distruggere perfino i missili balistici. L’unità di comando si trova ad una distanza di 30–40 km dagli altri elementi del sistema di combattimento. I sistemi sono completamente automatici. Il tempo di dispiegamento di questo tipo è di cinque minuti. I missili S-300 rimangono sempre sigillati, e durante la loro vita operativa non necessitano di interventi di manutenzione.

Iran pronto ad acquistare dalla Russia nuove armi

Secondo la stampa russa l’Iran sarebbe interessato all’acquisto di una vasta gamma di armi di fabbricazione russa e Mosca avrebbe già dato un assenso di massima all’accordo.

Secondo quanto riferisce il portale russo Sputnik lo scorso mese di ottobre l’ambasciatore iraniano in Russia Mehdi Sanaei aveva annunciato la volontà del suo paese di aumentare la cooperazione tra Mosca e Teheran nel campo della Difesa, il tutto ovviamente con il benestare delle Nazioni unite che hanno ancora sotto embargo la vendita di alcuni prodotti all’Iran.

L’Iran infatti punterebbe ad un rinnovamento del proprio apparato difensivo tramite l’acquisto di carri armati e aerei da combattimento, mezzi però ancora coperti dalle sanzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Mosca da parte sua si è detta pronta a collaborare ulteriormente con l’Iran, i due paesi peraltro già lavorano fianco a fianco per difendere la Siria dei combattenti dello Stato islamico e difendere il presidente siriano Bashar al Assad.

Fonti interne alla Difesa russa hanno spiegato che ci sono anche prodotti bellici che non sono sottoposti al controllo dell’Onu, anche se da parte di Mosca non c’è l’intenzione di aprire una crisi diplomatica con il Palazzo di vetro. Opportuno ricordare che entro fine anno la Russia dovrebbe finire di consegnare all’Iran i sistemi per la difesa aerea S-300 che ha subito dei rallentamenti a causa delle sanzioni comminate all’Iran per il programma di ricerca nucleare.

Per quanto riguarda il nuovo accordo tra le parti si parla di una fornitura di armi per circa 10 miliardi di dollari.

Usa e Israele verso accordo per nuova fornitura di armi

Gli Usa e Israele sono molto vicini ad un accordo per una nuova fornitura miliardaria di armi dopo che nel corso dei negoziati erano sorte alcune incomprensioni tra i due paesi non solo alleati ma quasi interdipendenti tra loro. Lo ha annunciato Jacob Nagel, capo del Consiglio di Sicurezza nazionale di Tel Aviv, precisando che la firma delle parti potrebbe giungere molto presto.

L’accordo dovrebbe avere la durata di 10 anni. I negoziati tra le parti erano stati avviati molti mesi ma l’accordo raggiunto lo scorso anno tra l’Iran e la comunità internazionale sul programma nucleare di Teheran aveva irrigidito la posizione del premier israeliano Benjamin Netanyahu; Nagel ha però spiegato: “Abbiamo fatto progressi e colmato molte delle lacune . Speriamo di raggiungere presto l’accordo finale”, senza però dare indicazioni sulla possibile tempistica.

Secondo indiscrezioni l’accordo prevedrebbe la fornitura di tutte armi made in Usa. Nel pieno della campagna elettorale per le presidenziali statunitensi l’impulso decisivo a chiudere l’accordo sarebbe venuto proprio dal premier Netanyahu che inizialmente avrebbe voluto aspettare le elezioni statunitensi di novembre per trattare eventualmente con il successore di Barack Obama, con il quale in passato è spesso entrato in contrasto.

L’accordo attualmente in vigore era stato firmato nel 2007 e scadrà nel 2018 e prevede la fornitura, in favore di Tel Aviv, di armi di fabbricazione straniera per 30 miliardi di dollari; il nuovo accordo, che Netanyahu avrebbe voluto di 40 miliardi di dollari, dovrebbe essere tra i 35 ed il 37,5. il precedente accordo inoltre prevedeva che Tel Aviv spendesse il 26,3 per cento di questi stanziamenti in favore di aziende locali.

Dall’Italia nuove bombe ai sauditi per bombardare lo Yemen

Tra i principali export italiani uno tra i più in salute è sicuramente quello delle armi. Gli ultimi dati forniti dall’Istat sul commercio estero dicono infatti che l’Italia ha esportato oltre 123 tonnellate di armi, in prevalenza bombe, per un valore di 4,6 milioni di euro alla sola Arabia saudita lo scorso marzo, più o meno in contemporanea con la risoluzione approvata sempre a marzo a maggioranza dal Parlamento europeo per un embargo all’invio di armi all’Arabia Saudita che le utilizza in Yemen. Il Parlamento europeo ha deciso l’embargo in considerazione delle “gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale da parte dei sauditi in Yemen”.

In più occasioni i raid aerei sauditi hanno infatti più volte compito obiettivi civili, in particolare ospedali, scuole e altri luoghi simili.

Nello specifico le bombe inviate in Arabia Saudita sarebbero quelle prodotte nello stabilimento sardo di Domusnovas dalla Rwm Italia, azienda tedesca del gruppo Rheinmetall, che già in passato aveva inviato armi a Riyad, come denunciato anche da alcuni politici.

In passato la Rwm Italia aveva ottenuto la regolare autorizzazione per l’esportazione di diverse tipologie di bombe aeree, molte delle quali inviate proprio all’Arabia Saudita  dopo l’intervento militare della coalizione militare a guida saudita in Yemen che è stato messo in atto dal marzo 2015 senza alcuna legittimazione da parte delle Nazioni Unite.

Una guerra che sta avendo conseguenze devastanti. Oltre 6.400 morti metà dei quali civili e 30.000 feriti; più di 2 milioni e 800.000 sfollati su una popolazione di 26 milioni di abitanti. Tra questi 785 bambini morti, 1.168 feriti, circa 320.000 malnutriti. Bambini che muoiono o addirittura vengono incarcerati come prigionieri di guerra. Ospedali e strutture sanitarie bombardate, nello spregio più totale del diritto umanitario internazionale. Secondo l’Onu- che distribuisce già cibo a 3 milioni di persone tramite il World food program- almeno 7,6 milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare.

E l’Italia fa la sua parte come sempre nel modo sbagliato.

Armi: il made in Italy che non conosce crisi

Quello delle armi si conferma uno dei settori trainanti dell’export italiano, tanto che lo scorso anno sono arrivati nel nostro paese oltre 316 milioni di euro, poco più del 2012, ma con aumenti significativi per ciò che concerne le vendite ai paesi della regione mediorientale, con un aumento di quasi il 25%, e a quelli africani, qui il giro d’affari è cresciuto del 36%; proprio queste due regioni hanno permesso alla principale industria tricolore del settore di limitare le perdite derivanti dal crollo delle esportazioni verso i paesi asiatici, con una contrazione del 58%, e di quei paesi europei non ancora inseriti nella Ue, su tutti la Turchia dove gli acquisti bellici sono calati del 25%. Nonostante ciò però Ankara, insieme agli Usa ed all’Inghilterra rimane tra i principali importatori di armi italiane.

Da segnalare che a giovare di maggiori importazioni belliche sono stati paesi come l’Egitto, impegnato in una cruenta guerra civile, ed il Libano che, sottoposto ad embargo in materia, non potrebbe acquistarne e che invece anche lo scorso anno, senza trovare evidentemente ostacoli, solo dal nostro paese ha potuto far arrivare armi e munizioni per due milioni di euro. In riferimento al paese nord africano il fatto è ancora più sorprendente se si considera che dallo scorso agosto, in seguito alle proteste di varie associazioni, l’ex ministro degli Esteri Emma Bonino ha deciso di bloccare le esportazioni di armi verso Il Cairo. Secondo i dati forniti dall’Istat in circa sette mesi il commercio di armi e munizioni con l’Egitto ha fruttato comunque oltre 4 milioni di euro.

Gli Usa sono sempre i primi acquirenti di armi made in Italy, lo scorso anno hanno comprato mezzi e munizioni per oltre 130 milioni di euro, ciò nonostante dopo la strage nella scuola di Newtown siano entrate in vigore oltre 100 nuove leggi restrittive sul possesso di armi.
Come anticipato sopra, un vero e proprio crollo si è registrato nelle esportazioni belliche verso l’India, tra le cause ipotizzabili il lungo tira e molla con le autorità locali per via della vicenda legata alla detenzione dei due marò. Se Nuova Delhi nel 2012 aveva importato armi nostrane per oltre 10 milioni di euro lo scorso anno sono stati fatto acquisti, munizioni comprese, per appena 600mila euro, anche se nonostante gli attriti tra i due paesi vedrà comunque il principale gruppo italiano impegnato nella nuova gara per la fornitura di fucili d’assalto all’esercito indiano.
Quello delle armi rimane un settore in cui l’export non conosce crisi.