Fabrizio Di Ernesto

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Tag Archives: Argentina

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Argentina: Fernandez infiamma subito la campagna elettorale per le presidenziali

Alberto Fernandez, fresco vincitore delle primarie argentine per le presidenziali infiamma da subito la campagna elettorale. L’esponente peronista ha infatti duramente attaccato il presidente Mauricio Macri che “in 2 mesi non potrà riparare i danni fatti”, ritenendolo anche responsabile degli ultimi aumenti del dollaro avvenuti in seguito alle primarie, che si sono svolte lo scorso 11 agosto.

Fernandez ha infatti criticato le nuove misure economiche annunciate dal primo mandatario per provare ad arginare la nuova grave crisi che sta investendo il paese indiolatino.

Per il rappresentante del Frente de Todos “il danno è già stato” e non sarà facile ripararlo, sostenendo che la crisi attuale è la conseguenza anche di quanto dichiarato in precedenza ai danni del Peronismo che “di norma non genera le crisi economiche ma storicamente le risolve”.

Conscio di una situazione abbastanza delicata Fernandez è comunque stato cauto in merito ai problemi macroeconomici che il paese dovrà affrontare riconoscendo che “Macri si trova in una situazione in cui non vorrebbe esserci nessuno. I mercati sanno che il governo deve pagare i debiti e che per contenere il dollaro dovranno vendere dollari. Quindi, agiscono per il loro tornaconto”.

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Argentina: proteste contro politiche economiche di Macri

Nuove proteste in Argentina contro le manovre correttive varate dal governo di Mauricio Macri.

Sindacati e associazione sociali hanno infatti inscenato proteste con pentole offrendo polenta, protesta del polentazo nazionale, ai più bisognosi contro l’aumento dei prodotti agricoli causato dalle politiche economiche del governo.

Gli aumenti sono scattati in seguito alla dichiarazione di emergenza alimentare.

“La polenta -hanno detto i manifestanti – è il cibo che siamo ridotti a consumare in un contesto di inflazione, aggiustamento e licenziamenti”.

Le manifestazioni si sono svolte in contemporanea in 17 provincie ed hanno visto le diverse organizzazioni sociali agitare pentole e distribuire polenta e bloccando il traffico su numerose strade.

I manifestanti, al grido di “la fame non è una scelta” hanno chiesto al governo misure per contenere la disoccupazione, l’aumento dei salari e prezzo in linea con gli stipendi per contenere un’inflazione che ha visto aumenti del 50% nell’ultimo anno.

Nuove proteste sono già state indette per i prossimi giorni con “piatti vuoti” per continuare a denunciare “la fame in Argentina” con annunciato da Silvia Saravia, coordinatore nazionale di Barrios de Pie-Libres.

Argentina: ancora due vittorie per i peronisti

In Argentina continua l’avanzata politica del peronismo ai danni dei candidati legati al presidente Mauricio Macri.

Le elezioni che si sono tenute ieri per eleggere i governatori delle province di San Juan (nella parte centrale del paese) e Misiones (nel nord-est), hanno infatti visto altrettante vittorie dei candidati delle opposizioni.

A San Juan si è infatti confermato il governatore uscente Sergio Uñac del Frente Todos (FT) che ha staccato di circa 20 punti il principale avversario, il filo governativo Marcelo Orrego.

Nella provincia di Misiones la vittoria è andata al candidato peronista Oscar Herrera Ahuad che ha avuto la meglio sul referente di Macri nella zona Humberto Schiavoni.

In vista delle presidenziali di ottobre le forze peroniste guidate da Cristina Fernández de Kirchner sembrano davvero poter aspirare alla vittoria, anche in virtù dei risultati tutt’altro che incoraggianti dell’economia argentina.

Argentina: ancora una sconfitta per gli uomini del presidente Macri

Le elezioni della provincia di Cordoba in Argentina hanno visto la vittoria del governatore uscente, il peronista Juan Schiaretti e la sconfitta del candidato sostenuto dal presidente Macri Mario Negri.

Schiaretti ha ottenuto oltre il 53% dei consensi che gli hanno permesso di ottenere il terzo mandato.

Negri, pur sostenuto dal presidente Macri ha detto di non essere il candidato del governo anche se in più occasioni ha tenuto comizi con il governatore di Buenos Aires, Maria Eugenia Vidal, tra i politici più vicini al Capo dello Stato. Di fatto per i candidati filo governativi si tratta dell’ottava sconfitta elettorale dell’anno; le precedenti si sono registrate nelle province di La Pampa, Neuquén, Río Negro, San Juan, Entre Ríos, Santa Fé e Chubut.

Il peronista Schiaretti ha comunque cercato di smorzare i toni ricordando che si tratta di una elezione locale cui non bisogna dare una visione nazionale pur ribadendo che “non può esserci nessuna repubblica senza Peronismo”.

La sconfitta del candidato di Cambiemos rappresenta una brutta battuta d’arresto per il presidente Macri anche in considerazione del fatto che è stata proprio questa provincia ad incoronarlo presidente nel 2015. Nelle provincia di Cordoba è registrato l’8,6% dell’elettorato nazionale, il più grande dopo Buenos Aires, che ne ha il 37,01%.

Nelle legislative del 2017 Cambiemos aveva ottenuto il 48,47% dei voti, mentre i peronisti si erano fermati al 30,52%. Va comunque detto che il governatorato è un vero e proprio feudo peronista che lo amministrano ininterrottamente dal 1999. In quell’occasione vinse José Manuel de La Sota che dopo due mandati consecutivi passo la mano a Schiattarelli nel 2007; nel 2011 vinse di nuovo De la Sota che dopo un mandato lascio di nuovo la carica all’attuale governatore.

Argentina, a marzo inflazione in crescita

Continua a crescere l’inflazione in Argentina.

A marzo infatti l’inflazione all’ingrosso ha raggiunto il 4,1%, con un incremento dello 0,7% rispetto al mese precedente. Lo certifica l’Indec, l’Istituto nazionale di statistica e censimento che precisa anche che su base annua l’Ipc, l’indice dei prezzi al consumo fa segnare un aumento prossimo al 70%. Stando a quanto riferito dall’Istat argentino sia i prodotti interni che quelli importati sono stati adeguati al rialzo, portando l’Ipc al 68%.

I responsabili dell’Indec hanno precisato che i prodotti di fabbricazione argentina sono aumentati del 4,1% mentre quelli importati sono cresciuti del 4,4%.

Il settore energetico ha invece fatto segnare un incremento del 6,5% mentre i prodotti primari sono aumentati del 5,2%, i manufatti del 3,6%.

Nel corso degli ultimi 12 mesi l’inflazione al dettaglio ha registrato una crescita del 54,7% ovvero circa 13 punti in meno rispetto a quella dei prodotti all’ingrosso.

Una settimana fa, il 17 aprile, il presidente Mauricio  Macri, ha annunciato un pacchetto di misure economiche supplementari di lotta contro l’inflazione, tra le quali ha evidenziato un blocco dei prezzi dei prodotti del paniere di base e la cancellazione dei “rialzi dei tassi” nei servizi pubblici.

Argentina: aumenta la povertà

Secondo gli ultimi rilevamenti statistici e i dati in possesso dell’Osservatorio sul debito sociale dell’Uca (l’Università cattolica argentina), nel paese indiolatino c’è stato un forte aumento dei livelli di povertà della popolazione urbana del paese. Un dato che deve allarmare il governo di Buenos Aires.

Secondo gli ultimi dati si tratta dei dati più alti, ed allarmanti, dal 2010 ad oggi. All’epoca i poveri erano il 29,9% mentre oggi sono il 31,3%. Il rapporto inoltre, evidenzia “un aggravamento della povertà strutturale e un’espansione del divario di disuguaglianza”, come sottolineato dal direttore dell’Osservatorio Agustín Salvia.

Lo studio rivela anche che le persone più colpite dall’aumento della povertà sono quella che appartengono alla fascia media, anche se negli strati più bassi di questa.

Negli ultimi anni è aumentato anche il tasso di disoccupazione tanto che oggi un famiglia su tre, il 32,2% del totale, ha al suo interno almeno una persona senza lavoro mentre il primo erano il 29,2%; le famiglie con problemi alimentari o di assistenza sanitaria sono aumentate dal 21,6 al 22,8%.

Argentina: insegnanti rifiutano nuovo accordo salariale

Pochi giorni dopo l’inizio dell’anno scolastico in Argentina i docenti sono sul piede di guerra e contestano il nuovo accordo salariale che non permetterebbe di rimanere al passo con l’inflazione.

L’allarme è stato denunciato dai sindacati degli insegnanti di Buenos Aires che lamentano la perdita del potere d’acquisto degli stipendi.

Il Fronte dell’unità didattica, che raggruppa la maggior parte degli educatori nella provincia di Buenos Aires, ha respinto nuovamente una nuova offerta avanzata dal governo nell’ambito della contrattazione collettiva.

Lo scorso anno l’inflazione nel paese è notevolmente aumentata penalizzando tutti i lavoratori dipendenti ed ora gli insegnanti minacciano di indire un grande sciopero a breve.

Mirta Petrocini, leader della Federazione degli Educatori di Buenos Aires (Feb), ha detto che la proposta del governo provinciale è “inaccettabile” perché non risponde alle esigenze degli insegnanti che chiedevano di recuperare almeno quindici punti tra l’aumento unilaterale ricevuto nel 2018 e l’indice di inflazione consolidato. “L’aumento – ha detto – non copre le bollette del servizio e non raggiunge i pensionati”.

Roberto Baradel, segretario generale delle Unified, ha ammonito che la proposta del governo porta “un consolidamento della perdita di potere d’acquisto lo scorso anno”.

Le associazioni di categoria chiedono anche la restituzione al governo centrale della contrattazione collettiva a livello nazionale, eliminata dal presidente Mauricio Macri con decreto obbligando le province a chiudere accordi separatamente e generando una grande disparità tra le diverse remunerazioni.

Russia e Argentina firmano intesa per cooperazione sul nucleare

A margine del vertice G20 Russia e Argentina hanno siglato un’intesa bilaterale per la cooperazione nell’ambito energetico; nello specifico il documento sancisce la collaborazione tra i due paesi per lo sfruttamento a scopi pacifici dell’energia nucleare.

L’accordo è stato firmato per Mosca da Aleksej Likhachev, AD di Rosatom la compagnia statale russa per l’energia nucleare, e per Buenos Aires dal titolare del dicastero del Tesoro Nicolas Dujovn. Alla firma erano presenti anche i due capi di stato Vladimir Putin e Maurico Macri.

Parlando dell’accordo Likhachev ha precisato che “le parti contraenti hanno anche adottato la tabella di marcia che segnerà la cooperazione bilaterale nel campo nucleare”, aggiungendo che è allo studio anche la possibilità di costruire centrali nucleari nel paese indiolatino grazie alla tecnologia russa.

Sempre Lokhachev ha poi aggiunto che Rosatom potrebbe sfruttare tante opportunità in Argentina dove, per esempio, “manca la capacità di effettuare un ciclo completo del combustibile”.

Commentando l’intesa raggiunta il presidente russo Putin si è invece detto fiducioso del fatto che con la firma di questo patto “si creeranno le condizioni necessarie per l’attuazione di progetti congiunti su vasta scala”.

Argentina: varate misure per risparmi da 2 miliardi

Nell’Argentina ultra liberista del presidente Mauricio Macri il governo ha varato oggi delle norme per produrre un risparmio da 2 miliardi di dollari entro il 2019.

Tra le misure adottate dall’esecutivo l’eliminazione del fondo di solidarietà sulle esportazioni di soia, riduzione del rimborso alle esportazioni, e mantenimento delle aliquote sul commercio di olio e farina. Già entro la fine dell’anno Buenos Aires dovrebbe riuscire a risparmiare 400 milioni mentre i restanti 1,75 miliardi il prossimo anno.

Le misure sono state adottate per rispettare gli impegni assunti con l’FMI per ridurre il disavanzo fiscale all’1,7 per cento del Pil entro il 2019.
Contemporaneamente il presidente della Banca centrale, Luis Caputo, si è visto obbligato ad aumentare ulteriormente il Tasso ufficiale di sconto (Tus) portandolo dal 40 al 45 per cento. Il tutto sotto gli occhi della missione del Fmi guidata dall’italiano Roberto Cardarelli arrivata ieri a Buenos Aires con il compito di esaminare l’andamento dei conti pubblici e il compimento delle misure di austerity accordate a cambio del programma di assistenza di tipo stand by per 50 miliardi di dollari approvato lo scorso giugno.

Sempre per far fronte agli impegni assunti con il Fondo Monetario Internazionale l’Argentina in precedenza aveva deciso di utilizzare fino a 15 miliardi di dollari delle riserve della Banca centrale (Bcra) nell’intenzione di liquidare progressivamente parte dell’imponente stock di Lettere con scadenza a breve termine (Lebac) per oltre 30 miliardi di dollari che si è accumulato negli ultimi due anni.

Argentina: Senato boccia legge sull’aborto

Il Senato di Buenos Aires ha respinto la possibilità di inserire l’interruzione volontaria di gravidanza nell’ordinamento statale.

Il progetto di legge che avrebbe introdotto l’aborto è infatti stato respinto con 38 voti contrari e 31 favorevoli. A giugno la Camera aveva invece approvato la proposta.

La decisione ha scatenato pesanti proteste fuori dall’aula parlamentare con alcuni manifestanti pro-aborto, circa 30, che hanno iniziato a lanciare bottiglie ed altri oggetti verso i “pro-vita”. L’intervento delle forze di polizia ha causato il ferimento di alcuni manifestanti.

Gli analisti da subito avevano anticipato che la Camera alta avrebbe respinto il provvedimento, anche se il voto finale è arrivato dopo ben 16 ore di dibattito nel corso delle quali hanno preso la parola 61 senatori su 72.

Oltre alle motivazioni etiche e morali, a far pendere il voto contro la legge anche l’alto costo che la sua applicazione comporterebbe. Rimane quindi in vigore la legge del 1921 che autorizza l’interruzione di gravidanza solo quando questa sia causa di stupro oppure sia in pericolo la salute della donne.

Tra i senatori che hanno votato a favore della legge anche l’ex presidente Cristina Fernandez de Kirchner che in passato aveva espresso parere contrario. L’attuale presidente Mauricio Macri ha invece preferito non prendere posizione direttamente pur dicendosi “a favore della vita”.

Secondo le organizzazioni locali attualmente in Argentina vengono praticati annualmente circa mezzo milioni di aborti illegali, anche se la cifra viene stimata per difetto.

Attualmente gli unici paesi indiolatini dove l’aborto è lecito sono Cuba e l’Uruguay.