Fabrizio Di Ernesto

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Filippine, dal Senato sì a tasse sul tabacco per finanziare sanità pubblica

Il Senato delle Filippine ha dato ieri il via libera all’aumento delle tasse sui prodotti a base di tabacco per finanziare la sanità pubblica, adeguandosi così al volere del presidente Rodrigo Duterte.

La Camera alta di Manila ha approvato il testo all’unanimità, quindi entro cinque anni la tassazione sui tabacchi passerà dal 29 al 71% portando maggiori entrate per 285 milioni di dollari già il prossimo anni e oltre 30 miliardi nel 2024.

Il provvedimento ora è al vaglio della Camera che già oggi potrebbe dare il via libera finale al testo.

Il testo prevede una tassazione anche per le cosiddette sigarette elettroniche, fino ad oggi esentate da ogni balzello fiscale.

L’aumento delle tasse su sigarette ed affini è stato fortemente voluto e sostenuto dal Capo di Stato che punta ad utilizzare i nuovi introiti per finanziare l’ambizioso piano di assistenza sanitaria universale un paese dove la sanità pubblica è ancora molto frammentaria con i privati che controllano ampiamente il settore con gravi difficoltà per i settori più deboli della società filippina.

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Brasiliani in piazza contro riforma istruzione di Bolsonaro

Nuova grande manifestazione, la seconda, dei brasiliani contro la riforma dell’istruzione ventilata dal presidente Jair Bolsonaro. Oltre 100 le città che hanno visto i manifestanti sfilare per le strade.
Una vera e propria manifestazione di massa che ha interessato l’intero paese da nord a sud per dire noi al taglio del bilancio dell’istruzione promosso dal governo Bolsonaro, ovvero mettere a rischio la sopravvivenza della scuola pubblica e della sua eccellenza.

I sindacati locali hanno sottolineato anche che i tagli, necessari secondo il governo, per la riforma della sicurezza sociale minacciano anche il diritto alla pensione e favoriscono il sistema finanziario.

Agli studenti ed agli insegnanti, oltre ai sindacati di settore si sono uniti nella protesta anche altre categorie di lavoro preoccupate per il futuro della scuola carioca e per denunicare le politiche di Bolsonaro, che minacciano i diritti della popolazione.

Negli anni delle presidenze Lula e Rousseff la scuola brasiliana ha riscontrato una grande apertura nei confronti delle donne e dei creoli, i tagli auspicati dal governo rischiano ora di riportare il paese indietro di oltre un decennio.

L’Ambasciatore russo Razov ha parole elogiative: “L’Italia è percepita dai russi come Paese aperto e cordiale, con una grande storia e grandi tradizioni”

Seconda parte dell’intervista con l’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, S.E. Sergey Razov. Molteplici i punti toccati con il diplomatico russo: afflusso da primato di turisti in Russia, stato dei rapporti tra Italia-Russia, Mosca e la Terza Roma. Al centro della prima parte  sono stati i rapporti con gli USA, le elezioni europee, le sanzioni alla Russia e il ruolo strategico mondiale del Cremlino e le crisi in Siria e Venezuela.

Per continuare a leggere cliccare qui —> http://www.agenziastampaitalia.it/politica/politica-estera/45349-l-ambasciare-russo-razov-ha-parole-elogiative-l-italia-e-percepita-dai-russi-come-paese-aperto-e-cordiale-con-una-grande-storia-e-grandi-tradizioni

Esclusiva ASI con Ambasciatore russo Razov: Auspichiamo nuovo Europarlamento superi dannosa logica sanzioni

Esclusiva ASI – Prima parte dell’intervista con l’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, S.E. Sergey Razov. Molti i temi affrontanti con il diplomatico russo: i rapporti con gli USA, le elezioni europee, le sanzioni alla Russia e il ruolo strategico mondiale del Cremlino e le crisi in Siria e Venezuela.

Per continuare a leggere cliccare qui—> http://www.agenziastampaitalia.it/politica/politica-estera/45335-auspichiamo-nuovo-europarlamento-superi-dannosa-log

Tutto il mondo è paese 14/05/2019

La puntata di martedì 14 maggio 2019 può essere riascoltata cliccando sul seguente link

La Lazio cala il 7 bello. Sua la Coppa Italia

Dopo ben 2180 giorni dal 26 maggio 2013, data in cui battè la Roma in finale la Lazio torna a vincere la Coppa Italia, la settima della sua storia ultracentenaria.

Con due gol nei minuti finali i romani vincono una partita non bella, pochissimi i tiri in porta con la Lazio che capitalizza al massimo gli unici tiri nello specchio della porta. La differenza con l’Atalanta sta tutta qui. Due tiri per parte, due gol i romani due legni i lombardi.

Con questo successo la Lazio salva una stagione partita tra proclami altisonanti di Lotito, la squadra a suo dire era una Ferrara ma che rischiava di lasciarli fuori dalle coppe europee la prossima stagione.

Dopo 5 minuti di recupero l’arbitro Banti fischia la fine ed inizia la festa sugli spalti del popolo biancoceleste.

L’Atalanta è stata sfortunata, quando i supplementari sembravano dietro l’angolo la Lazio spegne il sogno della Dea che ora nelle prossime due partite potrà, forse, consolarsi con la qualificazione in Champions league, degno coronamento di un triennio che ha visto i lombardi dare spettacolo in tutti i campi italiani. Applausi anche ai supporter atalantini che nonostante la sconfitta al termine della gara hanno chiamato i giocatori sotto la curva per ringraziarli per il percorso fin qui effettuato.

Pillola statistica con questo trofeo la Lazio porta a 15 i suoi titoli e diventata, dopo le tre grandi del nord, la squadra più titolata d’Italia.

 

La cronaca:

In un Olimpico vestito a festa come nelle grandi occasioni Atalanta e Lazio si sfidano nella finale secca per aggiudicarsi l’edizione 2018-19 della Coppa Italia.

Nonostante sia una finale già dai primi minuti le due squadre si danno battaglia con rapidi capovolgimenti di fronte anche se, fatta eccezione per un tiro di Gomez al 2’ bloccato in due tempi da Strakosha non si vedono tiri in porta.

Al minuto 23 si vede la Lazio un cross di Lulic dall’angolino alto dell’area di rigore viene colpito di testa dall’accorrente Leiva che però non trova lo specchio della porta.

Un munito dopo l’arbitro Banti di Livorno estrae il primo giallo della serata, il destinatario è il laziale Bastos per un brutto fallo su Gomez. Sulla punizione che ne consegue Atalanta vicinissima al gol prima con De Roon che colpisce il palo con la palla che aveva sbattuto anche sul braccio scomposto di Bastos, poi con la palla che rimane in area in un lungo batti e ribatti tra atalantini e laziali con Zapata che manda di poco a lato.

Al minuto 35 il primo cambio, Inzaghi richiama in panchina Bastos e manda in campo Radu, alla quinta finale di Coppa Italia in 11 anni di Lazio, che torna in campo dopo aver scontato la squalifica per il concitato finale nella partita dei quarti contro l’Inter.

Un minuto dopo l’atalantino Masiello viene ammonito per un fallo su Correa che correva verso la porta, la Lazio reclama il rigore ma Banti e il var sono di altro parere. Altri 60 secondi e l’arbitro estrae il terzo cartellino giallo della serata, il destinatario è il laziale Lulic colpevole di aver commesso il quarto fallo ai danni di Ilicic.

Al minuto 40 sugli sviluppi di un calcio di punizione Zapata manda di poco alto sulla traversa. Sul rinvio la Lazio riparte con Leiva e lo stesso attaccante colombiano per fermarlo si prende il giallo.

Ad inizio ripresa la partita segue la falsa riga del primo, con l’Atalanta che al minuto 49 si fa vedere dalle parti di Strakosha con Castagne che però tira debole e senza troppe pretese.

Al minuto 56 cartellino giallo anche per Leiva che ferma con le cattive Hateboer.

Al minuto 66 mister Inzaghi si gioca la carta Caicedo sostituendo Immobile, il centroavanti della nazionale esce scuro in volto ma la sua non era certo stata una prestazione da ricordare in una stagione lontana dal rendimento cui ha abituato i tifosi biancocelesti.

Al minuto 76 Gomez tiene palla nell’aera dei capitolini per cercare lo spazio per il tiro e quando lo trova lascia partire un colpo che scheggia l’incrocio dei pali. Per i bergamaschi è il secondo legno della serata.

Al minuto 78 il tecnico dei romani manda in campo Milinkovic Savic al rientro dall’infortunio al posto di uno spento Luis Alberto. Passano 3 minuti e il serbo ripaga la fiducia del mister piacentino staccando di testa in modo imperioso su un calcio d’angolo e portando la Lazio in vantaggio con quello che di fatto è il primo tiro dei romani nello specchio della porta.

A quel punto Gasperini cerca di riprendere la gara e manda in campo Gosens e Pasalic per De Roon, Zapata e Castagne.

Al minuto 87 giallo per Marusic che ferma il neoentrato Gosens al limite dell’area di rigore biancoceleste.

Al minuto 89 la Lazio la chiude. Su una ripartenza Correa prende palla entra in area, aggira Gollini e tira in porta rendendo vano il goffo tentativo di intervento di Masiello sulla linea.

 

 

 

 

 

 

Formazioni:

Atalanta: Gollini, Masiello, Palomino, Djimsiti, Castagne, Hateboer, Freuler, De Roon, Gomez, Ilicic, Zapata. All.: Gasperini. A disp.: Berisha, Rossi, Reca, Gosens, Piccoli, Pessina, Mancini, Ibanez Da Silva, Colpani, Del Prato, Pasalic, Barrow.

 

Lazio: Strakosha, Luiz Felipe, Bastos, Acerbi, Leiva, Luis Alberto, Parolo, Lulic, Marusic, Correa, Immobile. All.: Inzaghi. A disp.: Guerrieri, Proto, Patric, Wallace, Durmisi, Caicedo, Milinkovic Savic, Badelj, Radu, Romulo, Pedro Neto, Cataldi.

Bogdan Benko, Ambasciatore sloveno in Italia: importante allargare cooperazione con le imprese del centro e del sud

Per le interessanti esclusive di Agenzia Stampa Italia, oggi proponiamno ai lettori l’intervista fatta a  S.E. Bogdan Benko, rappresentante di Lubiana a Roma. Molti i temi affrontati con Lui e tutti di attualità.

Il primo maggio la Repubblica di Slovenia ha compiuto 15 anni all’interno dell’Unione Europea, quanto la UE ha contribuito alla crescita del Paese e quanto la Slovenia è stato un valore aggiunto per la UE?

Per continuare a leggere cliccare qui —> http://www.agenziastampaitalia.it/speciali-asi/speciale/45226-bogdan-benko-ambasciatore-sloveno-in-italia-importante-allargare-cooperazione-con-le-imprese-del-centro-e-del-sud

CS GLORIA AL BRAVO PUEBLO

È in uscita per i tipi della Fuoco Edizioni il libro “Gloria al Bravo Pueblo – Come il Venezuela è caduto nel caos politico-economico” del giornalista e saggista Fabrizio Di Ernesto. Nel volume l’autore ripercorre gli ultimi anni della storia del paese venezuelano ricordando le tappe che hanno portato all’attuale situazione, uno Stato con due presidenti, tra gli errori di Nicolas Maduro, erede di Hugo Chavez, e le mosse della comunità internazionale, su tutti gli Usa, che hanno lavorato ai fianchi Caracas generando una forte crisi economica e portando il paese ad un passo dalla guerra civile.

 

Con piglio giornalistico, Di Ernesto ricostruisce gli avvenimenti che dalla morte di Chavez, marzo 2013, ad oggi hanno determinato la situazione attuale elencando numerosi dati economici per illustrare sia i tentativi fatti dal governo per cercare di frenare l’inflazione sia le mosse dell’Osa, l’Organizzazione degli Stati americani, e di Washington per vanificare questi sforzi.

 

Nel testo viene evidenziato anche il ruolo di Cina e Russia in questa crisi con i loro interessi economici ed infrastrutturali nel paese che per il Venezuela rappresentano una sorta di garanzia contro una possibile invasione statunitense o Nato dal territorio colombiano.

Copertina

Il volume: Dalla morte di Chavez, avvenuta nel marzo 2013, ad oggi nell’America indiolatina è stata realizzata una vera e propria controrivoluzione che ha riportato quasi tutti i paesi della regione sotto l’ombrello protettivo di Washington. La grande eccezione continua a rimanere il Venezuela di Nicolas Maduro, da anni sotto attacco da parte della comunità internazionale. Il libro ripercorre le vicende della presidenza del delfino del “novello Bolivar” per capire quella che è la reale situazione del paese tra crisi economica e politica e come si è arrivati all’autoproclamazione di Juan Guaidò, politico di secondo piano dell’opposizione locale, che dall’oggi al domani si è nominato “presidente ad interim” venendo subito riconosciuto come legittimo capo di Stato da Washington e quasi tutti i paesi dell’area e da quelli europei. Portando di fatto Caracas alle soglie di una guerra civile.

 

L’autore: Fabrizio Di Ernesto, classe 1976, è un giornalista e saggista. Ha scritto per numerose testate nazionali tra cui i quotidiani Rinascita e La Notizia, i periodici Area ed Eurasia, e per Agenzia Nova. Attualmente è componente della redazione del giornale on-line Agenzia Stampa Italia.

È autore di diversi volumi tra cui “L’ALBA del nuovo mondo. Come il continente Indio-Latino ha smesso di essere il giardino di casa degli Usa” pubblicato, sempre per i tipi della Fuoco edizioni, nel 2011 e di cui questo libro si pone come la naturale continuazione.

Tutto il mondo è paese 24/04/2019

Per riascoltare la puntata del 24/04/2019 cliccare sul seguente link

Intervista esclusiva con S. E. Tomàs Ferrari, Ambasciatore argentino in Italia

Per vedere l’intervista cliccare sul seguente link