Fabrizio Di Ernesto

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Category Archives: Difesa

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Difesa: al via in Brasile esercitazione Unitas LX

Al via in Brasile le esercitazioni militari Unitas LX tra Brasile e Stati Uniti legate alla minaccia ventilata da Donald Trump di imporre un blocco navale al Venezuela.

In totale sono 13 i paesi della regione indiolatina che prendono parte a questa esercitazione navale che si svolge nei pressi di Rio de Janeiro che rappresenta la più antica esercitazione militare di questo tipo, la prima volta infatti si è tenuta nel lontano 1959. Le marine impiegate, oltre a quella carioca e quella a stelle strisce sono quelle di Argentina, Perù, Cile, Colombia, Ecuador, Messico, Panama, Paraguay e Regno Unito, mentre Giappone e Portogallo fungono da osservatori.

Condotte dai militari brasiliani e statunitensi, le manovre si concentreranno, per la prima volta, sulla verifica della capacità della cooperazione marittima regionale per quanto riguarda aiuti umanitari e di risposta a catastrofi naturali.

In totale saranno impiegati 14 navi, un sottomarino, otto elicotteri e cinque velivoli ad ala fissa. Prevista anche una fase anfibia che prevede una simulazione di coordinamento per gli aiuti umanitari all’isola di Marambaia.

A destare sospetti il fatto che le operazioni coincidono con la volontà espressa da Trump di realizzare un blocco navale della costa di fronte al Venezuela, per impedire l’ingresso e l’uscita delle merci, che penalizzerebbe ulteriormente il popolo venezuelano.

La serie di esercitazioni militari, organizzate annualmente dagli Stati Uniti, fa parte del Trattato interamericano di assistenza reciproca (Tiar), che il Venezuela ha denunciato dal 2012.

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Difesa: progressi significativi tra Russia e Venezuela

Russia e Venezuela stanno facendo registrare “progressi significativi” nell’ambito della cooperazione militare.

Lo riferisce Vladimir Padrino Lopez, ministro venezuelano della Difesa parlando nell’ambito dell’International Army Games di Mosca. “Abbiamo avuto una conversazione privata con il ministro della Difesa russo, Serghej Shoigu, sul livello della cooperazione tecnico-militare, che sta facendo segnare progressi significativi”, ha sottolineato l’esponente del paese bolivariano che ha anche ringraziato il Cremlino per il supporto fornito a Caracas a fronte delle sanzioni comminate dal governo degli Stati Uniti.

Padrino Lopez ha poi concluso il suo intervento dichiarando: “La Federazione Russa ha mostrato la sua solidarietà, visibile, nel caso del Venezuela, paese che viene aggredito in maniera perversa dall’impero nordamericano”.

Mosca e Caracas si sono avvicinati quando, quasi in contemporanea, Valdimir Putin e Hugo Chavez sono saliti al potere; nel corso degli anni hanno poi rafforzato la cooperazione in vari ambiti; quello relativo alla difesa si è rivelato fondamentale negli ultimi mesi visto che anche grazie alla presenza di militari russi in territorio venezuelano gli Usa non hanno potuto raccogliere l’invito del golpista Juan Guaidò ad invadere il paese.

Difesa: Trump batte cassa a Corea del Sud e Giappone

Corea del Sud e Giappone devono contribuire maggiormente alle spese di mantenimento dei militari Usa nell’area del Pacifico. Lo ha annunciato il presidente statunitense Donald Trump aggiungendo di aver già avviato colloqui in tal senso con Seul facendo presente la minaccia rappresentata da Pyongyang.

Via tweetter il primo mandatario statunitense ha scritto: “La Corea del Sud ha concordato di pagare una cifra considerevolmente maggiore agli Stati Uniti per difendersi dalla Corea del Nord”.

Già nei primi mesi del 2019 le autorità del paese asiatico avevano acconsentito ad aumentare dell’8% il proprio contributo alla sicurezza collettiva portandolo a 885 milioni di dollari, cifra che ora il Pentagono vorrebbe aumentare di ben 5 volte, arrivando a sfiorare i 4,5 miliardi di dollari.

Nell’ambito della riorganizzazione della Difesa nell’area anche Tokyo dovrebbe aumentare il proprio contributo. La proposta sarebbe stata illustrata dal consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Trump, John Bolton, durante la recente visita del funzionario in Giappone, il 21 e 22 luglio scorsi. Bolton avrebbe affrontato la questione sia con il ministro degli Esteri giapponese, Taro Kono, sia con il capo del Consiglio di sicurezza nazionale giapponese, Shotaro Yachi. La proposta di Bolton di quintuplicare i contributi giapponesi per la sicurezza pare essere un’ardita scommessa negoziale, ma prelude a duri negoziati tra Washington e Tokyo in merito al contributo del Giappone alla presenza militare statunitense. Sulla base dell’accordo raggiunto durante l’amministrazione del presidente Barack Obama, valido dal 2016 al 2020, il Giappone si è impegnato a versare 8,7 miliardi di dollari in un quinquennio per le spese di stazionamento delle Forze Usa nel paese.

Difesa: Russia offre a Turchia caccia Su-35

La Russia è disponibile a vendere alla Turchia i caccia militari Su-35 qualora Ankara fosse interessata all’acquisto.

A dirlo i vertici della holding russa Rostekh, che produce i velivoli, tramite il proprio AD Sergej Chemezov, confermando l’avvicinamento politico, diplomatico e militari tra i due paesi che già hanno ratificato la compravendita del sistema antimissilistico S-4000.

Stando a quanto riferito dai media turchi fino ad oggi sono 15 le spedizioni giunte finora presso la base aerea di Murted a pochi chilometri dalla capitale Ankara in poco più di una settimana, i primi componenti sono infatti arrivati lo scorso 12 luglio.

L’eventuale compravendita dei sukhoi potrebbe deteriorare ulteriormente i rapporti tra Ankara e Washington che non vede di buon occhio l’avvicinamento con la Russia, soprattutto in chiave Nato.

Nei giorni scorsi il presidente statunitense, Donald Trump, ha confermato con rammarico la decisione di non vendere gli aerei da combattimento F-35 alla Turchia, dopo che Ankara ha confermato l’acquisto del sistema di difesa missilistica S-400 dalla Russia.

L’inquilino della Casa Bianca ha spiegato che la decisione turca di acquistare un sistema missilistico russo impedisce la vendita dei 100 aerei statunitensi già concordata dalle parti.

A Trump ha replicato il plenipotenziario turco Recep Tayyip Erdogan che ha contestato la decisione di Washington di non far partecipare la Turchia al programma congiunto per i caccia F-35 sostenendo che questa “danneggerà irreparabilmente i rapporti”.

Il Pentagono sostiene che la presenza degli S-400 sul suolo turco sia incompatibile con quella di altri sistemi d’arma Nato, poiché la Russia potrebbe ottenere informazioni cruciali sulla vulnerabilità degli F-35. Al momento Washington non ha ancora risposto alla proposta di Ankara di istituire una commissione tecnica per risolvere la disputa. Lo scorso 6 giugno il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha riferito di aver dichiarato agli Stati Uniti che la Turchia era disposta ad acquistare il sistema Patriot, di produzione statunitense, dopo la consegna degli S-400 e in caso di un’offerta economica alla pari di quella di Mosca

Avviata la costruzione del primo campus permanente per gli F-35 in Europa

Nel paese inglese di Lakenheath, nella contea di Sulffolk, con uno stanziamento di 205 milioni di dollari è stata avviata nella locale base della Raf, la costruzione del primo campus permanente per gli F-35 in Europa.

La cerimonia di inizio lavori è stata officiata dal generale Jeffrey Harrigian, comandante delle forze aeree statunitensi in Europa e Africa ed altri alti papaveri delle forze armate a stelle e strisce.

Le aziende britanniche Kier e VolkerFitzpatrick costruiranno un impianto di simulazione di volo, un’unità di manutenzione, hangar e unità di deposito sul sito, in tempo per l’arrivo di 48 F-35 nel novembre 2021. Attualmente la Raf dispone di 9 velivoli F-35 dislocati a Marham, ciorca 40 chilometri a Nord da Lakenheath.

Il programma rientra in un ampio programma a sostegno delle operazioni dell’Usaf nel Regno Unito. Nei prossimi 7/10 anni è previsto l’investimento di un altro miliardo di dollari.

Una volta completato, il campus ospiterà circa 1.200 aviatori statunitensi, in aggiunta agli oltre 9mila già presenti nel Regno Unito.

I recenti problemi riscontrati per la consegna del motore dell’F-35A non dovrebbero ritardare l’arrivo del nuovo aereo da caccia americano a Lakenheath, ha detto lunedì una portavoce 48mo Stormo aereo. Degli 81 motori consegnati lo scorso anno, l’86% era in ritardo, secondo un rapporto del Government Accountability Office in aprile. Nel 2017, nonostante fosse stata programma la consegna di un numero esiguo di motori, la metà di questi, il 48%, arrivò in ritardo.

L’unità di Pratt e Whitney di United Technologies, l’unica azienda a produrre i motori, è soggetta a una richiesta di azioni correttive da parte dell’Agenzia di gestione dei contratti della Difesa per “prestazioni di consegna scadenti”, secondo un rapporto di luglio di Bloomberg News.

Difesa, Usa punta ad ammodernare eserciti Europa centromeridionale

Torna a farsi sempre più reale la contrapposizione tra Washington e Mosca e il Pentagono mira apertamente ad ammodernare gli eserciti delle nazioni dell’Europa centromeridionali più vicine alle politiche atlantiche.

Nello specifico gli Stati Uniti sono pronti ad offrire un sostegno di 190,7 milioni di dollari a Slovacchia, Bosnia, Albania, Macedonia del Nord, Croazia e Grecia. La “donazione” maggiore sarà quella a beneficio di Bratislava che ne riceverà 50, mentre gli altri circa 30, ad eccezione di Atene e Zagabria che ne avranno “appena” 25 a testa.

Nella decisione del Dipartimento di stato Usa si legge che Washington intende “finanziare parzialmente l’acquisto di mezzi da combattimento per gli eserciti della Croazia e della Macedonia del Nord ed elicotteri multiuso per gli eserciti della Bosnia e dell’Albania”.

I paesi interessati da questa misura sono fondamentali per la strategia atlantica.

Croazia, Bosnia, Albania e Macedonia del Nord sono infatti fondamentali per accerchiare la Serbia, di fatto l’unico paese della ex Yugoslavia che è rimasta legata a Mosca ed inoltre l’unica in cui i mussulmani non sono la maggioranza della popolazione.

La Grecia invece potrebbe andare a sostituire la Turchia che si sta sempre più avvicinando politicamente e militarmente alla Russia.

Va detto che questa scelta potrebbe rivelarsi un boomerang sotto molti punti di vista considerando che la Bosnia viene da molti considerati la “porta d’ingresso” dell’islam in Europa.

Erdogan: pronti a produrre con Russia nuovo sistema missilistico

È destinata a rafforzarsi la collaborazione in ambito militare tra Ankara e Mosca. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha infatti riferito che il suo paese produrrà il sistema missilistico anti-aereo S-500 in cooperazione con la Russia. Parlando con la stampa locale il primo mandatario turco è anche tornato sul sistema missilistico S-400 confermando che l’acquisto del prodotto russo è “affare fatto”.

In base a quanto riferito dalla stampa turca Ankara avrebbe già inviato in Russia circa cento ingegneri, impegnati per lo sviluppo del nuovo sistema missilistico con gli esperti della Federazione russa. Nelle settimane scorse, il direttore generale di Rostekh, Sergej Chemezov, aveva aperto le porte ad un eventuale sviluppo congiunto del sistema missilistico con la Turchia.

Questa collaborazione rischia di rendere ancora più tesi i rapporti tra Ankara e Washington dopo che già in seguito all’acquisto degli S-400 il Pentagono aveva minacciato l’esclusione di Ankara dal programma di sviluppo dei caccia F-35 e l’imposizione di sanzioni. Il Pentagono sostiene che la presenza degli S-400 sul suolo turco sia incompatibile con quella di altri sistemi d’arma Nato e che potrebbe essere utilizzata dalla Russia per ottenere informazioni cruciali sulla vulnerabilità degli F-35.

Medio Oriente: Usa schierano B-52 in Qatar contro presunta minaccia iraniana

Gli Usa hanno schierato alcuni bombardieri B-52 nella base aerea americana di al Udeid in Qatar per contrastare le presunte minacce iraniane.

È stato il Comando centrale dell’aeronautica a stelle e strisce a mostrare i bombardieri B-52H Stratofortress che arrivavano nel Golfo Persico nella notte tra giovedì e venerdì. Altri bombardieri sarebbe invece atterrati in una diversa località non resa nota dal Pentagono ma sempre nel sud-ovest asiatico, anche se probabile si tratti della base di al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti. I velivoli sono giunti nel Golfo dalla base di Barksdale, in Louisiana.

Meno di una settimana fa, domenica 4 maggio, la Casa Bianca aveva annunciato la volontà di mandare il gruppo d’attacco della portaerei USS Abraham Lincoln nel Golfo Persico per contrastare Teheran. La Lincoln ieri, giovedì 9 maggio, ha attraversato il canale di Suez dirigendosi verso il Golfo Persico.

Due giorni fa l’Iran aveva annunciato la volontà di ritirarsi da parte dell’accordo sul nucleare che Washington ha abbandonato totalmente lo scorso anno. Nell’occasione il presidente Hassan Rohani ha dato ai leader europei una scadenza di 60 giorni per trovare un modo per proteggere l’Iran dalle sanzioni statunitensi contro la sua economia e l’industria petrolifera.

Doveroso precisare che l’arrivo nel Golfo delle forze navali statunitensi era stato programmato da tempo dal Pentangono. Il consigliere per la sicurezza nazionale americana, John Bolton aveva spiegato in un comunicato della Casa Bianca che le unità navali ed aeree sono state mandate “in risposta ad un certo numero di preoccupanti indicazioni” e per “inviare un segnale chiaro ed inequivocabile al regime iraniano. A qualsiasi attacco agli interessi degli Stati Uniti o dei loro alleati risponderemo con forza implacabile”.

Difesa: sistema S-400 russo arriverà in Turchia prima del previsto

Il sistema difensivo di fabbricazione russa S-400 potrebbe arrivare in Turchia prima della data prevista, ovvero luglio 2019. Lo ha riferito il presidente russo Recep Tayyip Erdogan, respingendo per l’ennesima volta gli inviti statunitensi a non dotarsi di sistemi militari di fabbricazione extra Nato.

“L’acquisto da parte di Ankara del sistema S-400 è oggetto di interesse internazionale, ai nostri ministri viene costantemente chiesto se la Turchia ha cambiato la sua decisione. Noi dichiariamo che questo è un caso chiuso. Le consegne di S-400, come si supponeva in precedenza, ci saranno a luglio, ma forse anche prima”, ha ribadito il presidente turco al termine della sua visita ufficiale a Mosca.

Il contratto per la fornitura di quattro sistemi S-400, per un valore di circa 2,5 miliardi di dollari, è stati siglato nel luglio 2017 ed inizialmente la consegna era stata preventivata per il maro 2020, ma in seguito l’accordo è stato rivisto anticipando di 9 mesi la consegna.

Da subito le autorità statunitensi hanno cercato di boicottare e bloccare questo accordo minacciando sanzioni e il fermo della consegna dei caccia di quinta generazione f-35 comprese attrezzature e pezzi di ricambio. Il primo mandatario turco ha però respinto le pressioni del Dipartimento di Stato Usa sostenendo che le condizioni offerte da Washington per il sistema antimissilistico Patriot sono peggiori di quelle offerte dalla Russia nell’ambito del contratto di sistemi missilistici antiaerei S-400.

Vertice in Siria contro il terrorismo

Il presidente siriano Bashar al Assad ha incontrato a Damaso i capi di Stato maggiore di Iran, Mohammad Hossein Bagheri, e Iraq, Othman al Ghanimi, per fare il punto sulla lotta al terrorismo. Tra i presenti anche il ministro della Difesa siriano Ali Abdullah Ayyoub.

Oltre a fare il punto sulla situazione in cui versa il paese, finalmente non più oppresso dalla guerra provocata dai terroristi islamici e parte dell’Occidente, le parti hanno anche gettato le basi per rafforzare il coordinamento tra i tre paesi in materia di lotta al terrorismo. “Le relazioni tra Siria, Iran e Iraq sono forti e sono state consolidate durante la guerra”, ha osservato nell’occasione Assad e questo incontro ha permesso la condivisione di “principi di cui i nostri paesi sono orgogliosi”. Il generale iraniano Bagheri, da parte sua, ha affermato che “difendere la Siria vuol dire anche difendere Iraq e Iran”, poiché “il terrorismo pone una minaccia per tutti e tre gli Stati” e per contrastarlo occorre un maggiore coordinamento. L’iracheno Ghanimi ha invece evidenziato come “la frontiera tra Iraq e Siria non costituisce e non costituirà un ostacolo per l’unità di due paesi che condividono storia, geografia, tradizione e destino”.

L’incontro sancisce il nuovo ruolo assunto da Teheran nella regione che dopo aver contribuito alla vittoria delle forze lealiste in Siria e riallacciato rapporti economici e politici con Baghdad appare sempre più come l’unico paese nella regione in grado di contenere l’espansionismo israeliano e quello saudita.