Fabrizio Di Ernesto

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Monthly Archives: maggio 2020

‘Destra e sinistra analisi politica’

Intervista rilasciata all’amica Giovanna Canzano disponibile al seguente link

Venezuela: esponenti chavisti chiedono di mettere fuori legge il partito Voluntad popular

Un gruppo di deputati chavisti dell’Assemblea costituente, incaricata di riscrivere la Costituzione ma diversa dal Parlamento di Caracas, ha chiesto di mettere fuori legge dichiarandolo terrorista il partito Voluntad popular di Leopoldo Lopez, il principale esponente dell’opposizione venezuelana liberato un anno fa dal golpista Juan Guaidò.

La richiesta è stata avanzata da Tarek William Saab, alla Corte suprema di giustizia. Più nel dettaglio la richiesta prevede lo scioglimento di Voluntad popular ed un’indagine per appurare se i dirigenti debbano essere oggetti di responsabilità penale, civile ed amministrativa.
Nel suo intervento Saab ha chiesti alla Camera costituzionale di stabilire il contenuto e la portata degli articoli 31 e 32 della Legge organica contro il crimine organizzato e il finanziamento al terrorismo per determinare se Voluntad popular debba essere considerata un’organizzazione terroristica e se sia suscettibile di sanzioni”.

Sempre Saab ha poi aggiunto che la richiesta si basa su ragioni molto serie e sul “supporto probatorio di tutte le frasi Camera costituzionale”, riferendosi alla nullità degli atti emanati da gruppi di deputati dell’Assemblea Nazionale”, ricordando che nel 2014 Lopez “con il sostegno di Antonio Ledezma e Mara Corina Machado, hanno proposto di lasciare il lasciare nelle strade un’escalation di violenza”.

Il pubblico ministero ha accusato Guaidò di “utilizzare il supporto del governo degli Stati Uniti per appropriarsi dei beni che appartengono alla Repubblica per il suo beneficio personale e quello dei suoi complici; “hanno rilevato Citgo, da Monmeros, un’azienda colombiana e venezuelano, e con il sostegno del governo degli Stati Uniti, si sono appropriati del denaro del paese tramite i conti all’estero” soldi con cui hanno finanziato il raid mercenario del 3 maggio, che ha causato 8 morti e oltre 40 arrestati tra cui quello di 2 cittadini statunitensi.

Lopez è stato arrestato nel 2014 e condannato a 14 anni di carcere con l’accusa di aver guidato gli atti violente e le marce antigovernative verificatesi nel paese. Dopo aver scontato tre anni in carcere è stato posto agli arresti domiciliari ed è stato liberato il 30 aprile 2019 da gruppi paramilitari legati a Guaidò; attualmente è rifugiato presso l’ambasciata spagnola a Caracas.

Su Hong Kong la nuova sfida tra Cina e Usa

Nuove tensioni tra Stati Uniti e Cina. Oggetto del contendere in questa occasione è la decisione di Pechino di varare una legge sulla sicurezza per contrastare gli atti di sedizione ad Hong Kong che secondo Washington potrebbe condurre a sanzioni e minacciare lo status di hub finanziario internazionale della ex colonia britannica.

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Giunte in Venezuela le navi cisterna iraniane

Sono giunte nelle acque territoriali del Venezuela le due navi cisterna iraniane con la benzina necessaria al paese bolivariano.

La seconda nave è giunta questa mattina ed a breve dovrebbe attraccare al porto della raffineria di El Palito, situato nel comune di Puerto Cabello, sulle coste dello stato di Carabobo; la pattuglia oceanica Yekuana, di nazionalità venezuelana, ha già incontrato la nave cisterna in acque internazionali e inizia la missione di scortarla.

Con queste due navi si rafforzare il legame politico ed economico tra due paesi considerati “dittature” dagli Usa e per questo osteggiati da parte della comunità internazionale. Il carico si è reso necessario a causa della mancanza di benzina nel paese indiolatino che pure è uno dei paesi più ricchi di petrolio.

Quello del Venezuela in tal senso è un vero e proprio paradosso se si considera la grande ricchezza del sottosuolo del paese ma da sempre Caracas ha preferito investire nell’esportazione del greggio, più redditizia, rispetto alla lavorazione in loco del petrolio.

Ora a causa delle sanzioni imposte unilateralmente da Washington, dalla grave crisi economica che sta vivendo il paese per numerose ragioni e l’emergenza planetaria legata al Covid-19 il paese è praticamente rimasto senza benzina e quindi si è reso necessario importarlo dall’Iran che così può iniziare ad inserirsi nel mercato sudamericano.

Presidente messicano Amlo rilancia cooperazione con Usa contro narcotraffico

“La cooperazione con gli Usa nella lotta al narcotraffico continuerà ad esistere nel rispetto della sovranità di entrambe le nazioni”. Lo ha ribadito il presidente del Messico Andrés Manuel López Obrador (Amlo), in un discorso nel quale ha anche sottolineato la cooperazione tra Washington e Città del Messico per smantellare le reti di traffico di droga, confermando la scoperta di un tunnel scavato verso “gli states” per il trasporto illegale delle sostanze stupefacenti.

Parlando nel corso di una conferenza stampa López Obrador ha confermato l’esistenza del tunnel, un problema a cui il presidente americano Donald Trump aveva già fatto riferimento durante il fine settimana, invitando le autorità messicane a controllare maggiormente episodi di questo tipo.

Amlo ha anche sottolineato tutta la sorveglianza che viene effettuata con il Segretario alla Difesa e la Marina del suo paese, che permette di evitare che molta droga entri nel paese nordamericano a riprova del grande lavoro che sta svolgendo in questo senso il suo paese.

“Abbiamo – ha detto – tutti gli elementi, tutte le prove, sappiamo cosa è successo e come abbiamo agito. C’è cooperazione e continuerà a esserci rispetto per la sovranità dei due paesi”.

Il corridoio scavato tra Tijuana e San Diego è stato scoperto ad aprile dopo che un cittadino messicano, Rogelio Flores Guzmán, residente negli Stati Uniti, è stato arrestato e, accusato di traffico di stupefacenti ha rivelò l’esistenza di quella costruzione.

Israele: nasce il governo-tandem

Dopo tre diverse tornate elettorali in meno di un anno incapaci di esprimere un vincitore, Israele ha da ieri un nuovo governo che potrebbe reggere alla prova del tempo.
La Knesset (il parlamento israeliano) infatti ha concesso la fiducia al governo di unità del primo ministro Benjamin Netanyahu e del suo alleato-rivale Benny Gantz con 73 voti a favore e 46 contrari; numeri che potrebbe permettere ai due neo alleati di riuscire a governare per almeno tre anni, l’accordo di governo prevede infatti che fra 18 mesi Gantz, ministro della Difesa, subentri a Netanyahu nella carica di Primo ministro.

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Argentina: pochi giorni di tempo per evitare un nuovo default

Meno di una settima, cinque giorni. Questo il tempo a disposizione dell’Argentina per evitare l’ennesimo defualt della sua storia.

Una decina di giorni fa i creditori internazionali hanno respinto l’offerta presentata da Buenos Aires per rinegoziare il debito di quasi 67 miliardi in valuta estera ed ora entro il 22 o trova una nuova intesa oppure va di nuovo in banca rotta.

Venerdì 22 maggio scade infatti il termine posto dal governo del presidente Alberto Fernandez ai creditori per l’accettazione di nuovi titoli, in cambio di quelli in scadenza, con la condizione di un periodo di moratoria di tre anni, un taglio del capitale pari al 5,4% e degli interessi del 62%; una proposta che però negli ambienti finanziari internazionali non è stata accolta troppo benevolmente.

Tra gli analisti internazionali tuttavia c’è ottimismo, visto che anche i creditori sono parsi intenzionati a trovare una nuova intesa con il governo indiolatino basata sulla “sostenibilità negli anni a venire delle capacità governative di pagamento”, come auspicato anche dalla direttrice generale del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva.

Secondo la stampa sudamericana attualmente il governo argentino starebbe vagliando tre diverse controproposte avanzate dai creditori, fra cui spicca quella del fondo Blackrock, del finanziere statunitense Lawrence Fink, conosciuto come il “Re del rischio”, sempre secondo le indiscrezioni questa controproposta aprirebbe ad una riduzione del periodo di moratoria o, in alternativa, un aumento dei tassi di interesse dei nuovi titoli, poiché quello medio del 2,5% offerto viene considerato troppo basso. Inoltre, si propone di accorciare i tempi di scadenza di almeno un titolo, che nella proposta governativa scade nel 2047.

Covid-19: ora è scontro tra Russia e Nato

L’eterno scontro polemico tra Russia e Nato ora interessa anche l’emergenza Covid-19.

Ad aprire il nuovo fronte Jens Stoltenberg, segretario generale dell’Alleanza atlantica, secondo cui la Russia, insieme alla Cina, avrebbe diffuso disinformazione in merito al coronavirus nel tentativo di cambiare gli equilibri mondiali a loro vantaggio; parole che hanno prontamente scatenato la reazione di Mosca.

Una nota emessa dal ministero degli Esteri russo ha infatti capovolte le accuse asserendo che fosse la Nato a portare avanti una campagna di disinformazione contro Russia e Cina nell’ambito del Covid-19.

Maria Zajárova, portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, ha poi aggiunto di non essere sicura di capire a quale ordine mondiale si riferisse quando l’agenzia statunitense Bloomberg aveva pubblicato un articolo intitolato “Gli esperti vogliono sapere perché il coronavirus non ha ucciso più russi”.

La Zajárova ha poi asserito che fa tutto parte di una politica di disinformazione lanciata dall’alleanza contro Russia e Cina, nel tentativo di di screditare le azioni di entrambi i governi per combattere e aiutare altri paesi a fermare la pandemia.

Sulla vicenda è intervenuto anche il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, che ha sottolineato come gli aiuti forniti dalla Russia ad altri paesi durante la pandemia rientrino esclusivamente nell’ambito di una politica di aiuti umanitari.

Venezuela: Onu discuterà “Operazione Gedeon”

Su proposta della Russia il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite discuterà l’”Operazione Gedeon” ovvero il presunto tentativo di invadere via mare il Venezuela che vedrebbe coinvolti mercenari ingaggiati da Usa e Colombia.

A darne notizia è la stampa di Mosca. A quanto si apprende le autorità di Caracas hanno inviato al segretario generale Onu Antonio Guterres un documento di 13 pagine, contenente copie di foto e contratti che dimostrerebbero il coinvolgimento diretto di Washington e Bogotà, nonché di Juan Guaidò, il golpista che oltre un anno fa si è autoproclamato “presidente ad interim del Venezuela”.

“Il governo della Repubblica bolivariana del Venezuela denuncia dinanzi all’Organizzazione delle Nazioni Unite e al Consiglio di sicurezza l’attacco di gruppi armati di mercenari e terroristi, organizzato, finanziato e protetto dai governi della Colombia e degli Stati Uniti, entrati illegalmente in territorio venezuelano, con l’obiettivo dichiarato di perpetrare atti criminali contro il nostro popolo”, si legge nel documento.

Agli inizi della scorsa settimana il ministro dell’Interno venezuelano, Nestor Reverol, ha denunciato un tentativo di “invasione marittima” stile “Baia dei Porci” da parte di “terroristi” in arrivo dalla Colombia, a seguito del quale almeno otto persone armate sono morte in uno scontro con le forze di sicurezza venezuelane sulla costa dello stato settentrionale di La Guaira.

Successivamente il presidente Nicolas Maduro parlando alla nazione comunicava l’arresto di 13 terroristi tra cui due cittadini statunitensi, Airan Berry e Luke Denman, che avrebbero confermato di lavorare per la società Usa di sevizi per la sicurezza Silvercorp.

Sia l’amministrazione statunitense che quella colombiana si sono dette estranee all’operazione.

Bolivia: governo ad interim accusato di corruzione

In Bolivia, dove lo scorso novembre è andato in scena un golpe che ha portato il presidente eletto Evo Morales a dover abbandonare il paese ed all’autoproclamazione presidenziale di Jeanine Áñez rischia ora di scoppiare il caso corruzione nel governo.

Diversi episodi di corruzione all’interno dell’esecutivo sarebbero infatti venuti alla luce, come denunciato da diversi media locali che parlano di corruzione, spreco di denaro pubblico uso improprio delle risorse del paese.

L’amministrazione di Áñez è anche accusata di aver commesso atti di nepotismo, di gestire risorse pubbliche a fini personali e di manipolare società strategiche.

Al centro di un altro caso poco chiaro la figlia di Áñez, Carolina Ribera Áñez, che nel mezzo della quarantena ha organizzato un incontro pubblico cui avrebbero partecipato diverse persone con il benestare delle forze di sicurezza locali; la vicenda è tuttora all’attenzione della Procura di Tarija, che sta valutando se siano state eluse le misure di confinamento e sia stata messa a rischio la popolazione.

A causa di accuse di corruzione il governo della Áñez ha già perso Wilfredo Rojo, ministro delo Sviluppo produttivo che si è dimesso lo scorso 8 maggio venendo sostituito da Oscar Ortiz.

In precedenza si era dimesso anche Rafael Quispe, direttore del Fondo di sviluppo indigeno, attualmente è indagato dalla Procura per presunte commissioni di crimini contro la salute pubblica. Anche il ministro delle Miniere Carlos Huallpa si è dimesso.