Fabrizio Di Ernesto

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Da Bielorussia no a possibile base russa

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Le autorità di Minsk frenano sull’eventualità che la Russia possa realizzare una base militare all’interno dei propri confini.

A ribadire la contrarietà del paese è stato il ministro degli Esteri bielorusso, Vladimir Makei che in vista del bilaterale con l’omologo di Mosca, Sergej Lavrov ha sottolineato: “Non ha senso schierare una base militare russa sul territorio della Bielorussia. L’eventuale dispiegamento di una base aerea russa sul territorio bielorusso non ha alcun significato pratico, politico o militare”.

Per il governo bielorusso anche grazie alle nuove tecnologie militari che permettono ai missili di raggiungere in pochi minuti un altro continente, l’altra parte del nostro pianeta la Russia non ha bisogno di nuove basi fuori dal proprio territorio e al tempo stesso “se la Bielorussia dispiegasse alcune strutture militari aggiuntive sul suo territorio ciò non contribuirebbe a rafforzare la stabilità e la sicurezza nella nostra regione”.
A fronte del migliaio e più di installazioni statunitensi sparse per il mondo la Russia attualmente fuori dei propri confini ne gestisce solo 2 attive peraltro di modesta entità, anche se di notevole importanza: Tartus in Siria, uno dei motivi per cui Putin ha sempre evitato azioni militari Nato e statunitensi nel paese, e quella di Sebastopoli, in Crimea, sul Mar Nero.

Nell’ottica della rinascita russa il Cremlino sta ora valutando la possibilità di riaprire, o quanto meno utilizzare congiuntamente con i governi locali, gli ex presidi navali di Cam Ranhin Vietnam, Lourdes nell’isola di Cuba, chiuso nel 2001 dallo stesso Putin, e perfino una alle Seychelles, che nell’Oceano indiano rappresentano un vero e proprio avamposto russo visto che da anni è sotto l’influenza di Mosca; nel 1981 la Marina sovietica ha aiutato il governo ad evitare  un colpo militare e prima del crollo dell’Urss i russi vantavano una costante presenza nell’area.
All’inizio del suo primo mandato presidenziale Putin aveva disposto la dismissione delle basi ancora attive, sia per motivi economici sia per mostrare al suo omologo a stelle e strisce, all’epoca Bush jr., la volontà di chiudere una volta per tutte l’epoca della Guerra fredda. Washington però ha approfittato di quel momento di debolezza per aumentare le proprie servitù militari, soprattutto sulla frontiera orientale. In quest’ottica il vertice Nato svoltosi in Galles nel settembre 2014 ha ribadito la volontà di blindare ancora di più la frontiera con la Russia, con cinque nuove basi in Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, e Romania anche se, almeno stando a quanto dichiarato da Obama, queste nuove installazioni non saranno permanenti, pur avendo a disposizioni mezzi di aviazione, navali, depositi ed arsenali aggiornati con tutte le ultime novità in materia.
Nuove basi russe potrebbero sorgere in Sud America, ad esempio in Venezuela ed in Nicaragua, oltre che nella regione asiatica in paesi come l’Ossezia del sud, l’Abkazia, il Kirghizistan, dove già si trovano militari russi, ed il Tagikistan, altra nazione dove la presenza di militari dell’ex armata rossa è particolarmente numerosa. Alla fine del 2014 inoltre c’è stato il dispiegamento di un nuovo reggimento dell’aviazione in Bielorussia.

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