Fabrizio Di Ernesto

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Brasile, polemiche su condanna “pilotata” di Lula

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Non si placano in Brasile le polemiche dopo le diffusioni di alcuni messaggi privati tra gli inquirenti che hanno condotto le indagini e tenuto il processo contro l’ex presidente Lula che lo ha condotto in carcere e stravolto il panorama politico locale.

Grazie a Glenn Greenwald, la persona che permise a Edward Snowden di diffondere alcuni documenti segreti dell’Nsa, sono infatti stati pubblicati sul sito “The Intercept” lo scambio di messaggi fra Sergio Moro – ex magistrato anticorruzione e attuale ministro della Giustizia di Jair Bolsonaro – e i pm dell’inchiesta Lava Jato (autolovaggio la Mani pulite carioca) di Curitiba.

In base agli audio pubblicati si evince che l’attuale ministro della Giustizia avrebbe orientato le indagini che hanno portato alla condanna per corruzione dell’ex presidente Inacio Lula da Silva.

I messaggi pubblicati, scambiati tramite l’app Telegram ritenuta più sicura e discreta rispetto a WhatsApp, riguardano Moro e il coordinatore della task force della Lava Jato, Deltan Dallagnol, ed altri magistrati del gruppo.

Presentando le intercettazioni – e precisando che si tratta solo di una parte di un materiale ben più vasto “inviato da una fonte anonima” – The Intercept sottolinea che nel sistema brasiliano “le figure di chi accusa e di chi giudica”, cioè di pm e magistrati, “non possono mescolarsi”, mentre i messaggi

dimostrano che Moro “si è intromesso nel lavoro della Procura, il che è proibito, agendo informalmente come un ausiliare dell’accusa”.

In Brasile Moro e i suoi sono considerati degli eroi, un po’ come avvenne in Italia agli albori di Mani Pulite anche se una buona parte della popolazione accusa gli stessi togati di essere “ideologicamente legati alla destra travestiti da uomini di legge apolitici”.

La pubblicazione di questi audio ha subito spinto gli avvocati di Lula hanno subito annunciato che i

messaggi rivelati da The Intercept costituiscono una “causa sufficiente affinché l’ex presidente venga liberato dal momento che confermano quello che abbiamo sempre detto, cioè che questo è un caso di persecuzione politica, ideata per ritirare l’ex presidente dalle elezioni dell’anno scorso”.

La Procura Federale ha subito respinto la pubblicazione dei messaggi, definendola un “grave attacco contro l’attività dei pm e la loro sicurezza personale”, mentre i componenti di Lava Jato ha denunciato che “molte conversazioni, fuori dal loro contesto, possono portare ad interpretazioni erronee”.

Moro, da parte sua, ha detto che i messaggi resi pubblici “non mettono in evidenza nessuna anomali né alcun orientamento delle attività dei pm, malgrado siano stati estrapolati dal loro contesto e dal sensazionalismo con il quale sono state pubblicate queste notizie, ignorando il gigantesco piano di

corruzione rivelato dalla operazione Lava Jato”.

Nella vicenda è intervenuto anche Flavio Bolsonaro, il figlio del capo dello Stato, che ha denunciato la diffusione delle intercettazioni definendolo parte di “un attacco organizzato contro la Lava Jato, con l’obiettivo di compromettere le inchieste”.

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