Fabrizio Di Ernesto

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Monthly Archives: marzo 2019

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Certificazione APE. Così importante e obbligatoria che si può fare via internet senza controlli

Quando si vuole vendere, o anche solo affittare, una casa è necessario presentare anche la Certificazione APE, ovvero l’Attestato di Prestazione Energetica. Il documento, obbligatorio per le compravendite dal 2009 e per le locazioni dal 2010, descrive le caratteristiche energetiche di un edificio, di un’abitazione o di un appartamento, e sintetizza con una scala che va da A4, il livello più alto, a G, il più basso, le prestazioni energetiche degli immobili. La sua finalità è quella di informare il potenziale acquirente sul consumo energetico e chiarire sul reale valore degli edifici ad alto risparmio energetico ed eventualmente suggerire i lavori da effettuare per migliorare l’efficienza energetica dello stesso.

La sua importanza è tale che senza di questo non può essere registrata la compravendita dell’immobile, la sua donazione o la sua locazione.

 

Come viene realizzato

 

Tramite appositi software viene effettuata un’analisi energetica che valuta le caratteristiche delle murature e degli infissi; le caratteristiche geometriche dell’immobile, la produzione di acqua calda, il raffrescamento ed il riscaldamento degli ambienti, il tipo di impianto, eventuali sistemi di produzione di energia rinnovabile. Una volta in possesso di tutti questi dati lo specialista elabora i calcoli, compila il documento e rilascia la “targa energetica” che ne sintetizza le caratteristiche energetiche. Questo deve essere conservato insieme al libretto della caldaia e ceduto a chi subentra nel possesso della casa.

L’attestato va aggiornato in caso di lavori di riqualificazione o ristrutturazione che modificano la prestazione energetica dell’immobile, come ad esempio in caso di sostituzione degli infissi, della caldaia, della posa di isolante o di altri lavori simili.

Secondo la normativa vigente l’APE deve essere redatta da un “soggetto accredito” chiamato certificatore energetico in possesso delle competenze specifiche in materia di “efficienza energetica applicata agli edifici”. La formazione, la supervisione e l’accreditamento dei professionisti e di competenza delle Regioni, ma solitamente si tratta di un tecnico abilitato alla progettazione di edifici ed impianti come l’architetto, l’ingegnere o il geometra.

 

Cosa prevede la legge

 

Il decreto MISE del 26 giugno 2015 è molto dettaglio e nell’articolo 4 comma 6 stabilisce che in ogni caso, il soggetto abilitato di cui al comma 4 che redige l’APE, deve effettuare almeno un sopralluogo presso l’edificio o l’unità immobiliare oggetto di attestazione, al fine di reperire e verificare i dati necessari alla sua predisposizione. La procedura è abbastanza rapida ma rivolgendosi ad un professionista potrebbe diventare un po’ più lunga, bisogna infatti trovare un orario che vada bene ad ambo le parti e spesso biosgna prendere una giornata di ferie dal lavoro per aspettare l’esperto ed attendere che questi faccia tutte le verifiche del caso, quindi elabori la certificazione e ce la faccia avere, il tutto per qualche centinaio di euro.

La tecnologia però viene in nostro soccorso e con grande risparmio di tempo e di denaro. Cercando in rete ditte che offrono questa certificazione ci si imbatte in società che per meno di 50 euro, più IVA, permettono di ottenere in 48 ore, in casi particolarmente urgenti anche in 24, questo documento.

Ovviamente si tratta di una certificazione perfettamente regolare e valida. Conforme alla norma tranne che per un piccolo particolare tutt’altro che secondario: per abbattere tempi e costi non viene effettuato alcun sopralluogo, contrariamente a quanto previsto dalla legge. Sebbene chi redige l’attestazione abbia responsabilità civili e penali molto importanti.

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Bolivia pronta ad investire un miliardo nel settore energetico

La Bolivia è pronta ad investire un miliardo di dollari nel settore energetico, sia per rafforzare quella legata all’elettricità, sia per l’industrializzazione delle risorse evaporiche (litio) e per i programmi di ricerca e medicina nucleare, come annunciato dal ministro dell’Energia Rafael Alarcón.

Nello specifico 651 milioni saranno destinati al “Programa de Electricidad para Vivir con Dignidad” mentre altri 373 milioni saranno investiti tra depositi di litio e l’Agenzia per l’energia nucleare.

Gli investimenti, per il momento, riguardano solamente il 2019 e non prevedono stanziamenti per gli anni successivi.

I fondi stanziati provengono da fondi interni alle imprese, da finanziamenti della Banca centrale della Bolivia (BCB), dai crediti esterni delle istituzioni finanziarie e dal Tesoro generale della nazione (TGN).

Attualmente il paese possiede un potenziale in grado di produrre 45mila megawatt (MW) di energia attraverso gli impianti idroelettrici e l’obiettivo è quello di implementare notevolmente questa produzione. L’energia sarà fornita attraverso tre progetti a ciclo combinato, la cui costruzione è realizzata in impianti termoelettrici situati nelle regioni di Warnes, Entre Ríos e Tarija.

I nuovi fondi stanziati serviranno anche a costruire 41 impianti evaporitici (litio) nel paese. La Bolivia è il più grande possessore di questo minerale al mondo con 21 milioni di tonnellate a Uyuni. A settembre, il governo di Evo Morales prevede di avviare le operazioni del Centro per la ricerca e lo sviluppo della tecnologia nucleare (CIDTN) situato nella città di El Alto.

Con l’obiettivo di diventare una potenza energetica nella regione, la Bolivia ha anche annunciato la firma di un accordo con l’India per sviluppare progetti relativi all’industrializzazione del litio e la possibile adesione della nazione all’International Solar Alliance, un gruppo composto da più di 100 paesi che realizzano iniziative di sviluppo nel campo de fotovoltaico.

Argentina: aumenta la povertà

Secondo gli ultimi rilevamenti statistici e i dati in possesso dell’Osservatorio sul debito sociale dell’Uca (l’Università cattolica argentina), nel paese indiolatino c’è stato un forte aumento dei livelli di povertà della popolazione urbana del paese. Un dato che deve allarmare il governo di Buenos Aires.

Secondo gli ultimi dati si tratta dei dati più alti, ed allarmanti, dal 2010 ad oggi. All’epoca i poveri erano il 29,9% mentre oggi sono il 31,3%. Il rapporto inoltre, evidenzia “un aggravamento della povertà strutturale e un’espansione del divario di disuguaglianza”, come sottolineato dal direttore dell’Osservatorio Agustín Salvia.

Lo studio rivela anche che le persone più colpite dall’aumento della povertà sono quella che appartengono alla fascia media, anche se negli strati più bassi di questa.

Negli ultimi anni è aumentato anche il tasso di disoccupazione tanto che oggi un famiglia su tre, il 32,2% del totale, ha al suo interno almeno una persona senza lavoro mentre il primo erano il 29,2%; le famiglie con problemi alimentari o di assistenza sanitaria sono aumentate dal 21,6 al 22,8%.

Presidente boliviano Morales punta a dialogo di pace con Cile per disputa marittima

Il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha rilanciato la proposta di avviare un dialogo di pace e integrazione con il governo del Cile per permettere al suo paese di accedere all’Oceano Pacifico.

Parlando in occasione della commemorazione del Giorno del Mare, che ricorda la resistenza della Bolivia all’occupazione del suo territorio costiero nel 1879, il Capo di Stato è tornato a sottolineare che il suo paese non rinuncerà mai a tornare ad avere uno sbocco marittimo “sotto la formula di fratellanza, pace e integrazione che considerano benefici reciproci per due fratelli e vicini”.

Morales ha ricordato anche la recente sentenza, ottobre 2018, della Corte internazionale di giustizia (ICJ) che esortava la Bolivia e il Cile a concludere una soluzione di “buona volontà”. “Assumiamo l’invocazione della Corte per cercare il dialogo bilaterale e continuare con gli scambi al fine di trovare una formula che risolverà questo problema in sospeso e chiediamo al Cile di rispettare la sentenza”, ha sottolineato.

Inoltre, il primo mandatario ha informato che la Bolivia continuerà a svolgere un ruolo attivo nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Convemar), dove incoraggerà accordi bilaterali e regionali per ottimizzare le condizioni di transito, l’accesso da e verso i mari.

Per raggiungere l’indipendenza dal dominio spagnolo nel 1825, la Bolivia aveva perso il territorio costiero in Cile a causa di una guerra non dichiarata nel 1879. Ciò obbliga Quito ad affrontare costi elevati per mantenere il suo flusso commerciale internazionale attraverso i porti cileni. Secondo l’Istituto per il commercio estero boliviano (IBCE), il paese perde tra i 350 milioni e mille milioni di dollari all’anno a causa della mancanza di accesso al mare.

Tutto il mondo è paese 19/03/2019

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Vertice in Siria contro il terrorismo

Il presidente siriano Bashar al Assad ha incontrato a Damaso i capi di Stato maggiore di Iran, Mohammad Hossein Bagheri, e Iraq, Othman al Ghanimi, per fare il punto sulla lotta al terrorismo. Tra i presenti anche il ministro della Difesa siriano Ali Abdullah Ayyoub.

Oltre a fare il punto sulla situazione in cui versa il paese, finalmente non più oppresso dalla guerra provocata dai terroristi islamici e parte dell’Occidente, le parti hanno anche gettato le basi per rafforzare il coordinamento tra i tre paesi in materia di lotta al terrorismo. “Le relazioni tra Siria, Iran e Iraq sono forti e sono state consolidate durante la guerra”, ha osservato nell’occasione Assad e questo incontro ha permesso la condivisione di “principi di cui i nostri paesi sono orgogliosi”. Il generale iraniano Bagheri, da parte sua, ha affermato che “difendere la Siria vuol dire anche difendere Iraq e Iran”, poiché “il terrorismo pone una minaccia per tutti e tre gli Stati” e per contrastarlo occorre un maggiore coordinamento. L’iracheno Ghanimi ha invece evidenziato come “la frontiera tra Iraq e Siria non costituisce e non costituirà un ostacolo per l’unità di due paesi che condividono storia, geografia, tradizione e destino”.

L’incontro sancisce il nuovo ruolo assunto da Teheran nella regione che dopo aver contribuito alla vittoria delle forze lealiste in Siria e riallacciato rapporti economici e politici con Baghdad appare sempre più come l’unico paese nella regione in grado di contenere l’espansionismo israeliano e quello saudita.

Messico, per presidente Amlo finito neoliberismo

Il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador, Amlo, ritiene conclusa l’epoca del neoliberismo. Il primo mandatario di Città del Messico ha infatti annunciato: “Entrambe le cose sono abolite, il modello neoliberale e la sua politica economica di saccheggio, antipopolare e entreguista”, ipotizzando quindi l’inizio di una nuova politica economica per il suo paese che non sia più dettata dall’estero ed attraverso la quale i governanti possano muoversi più liberamente evitando così di generare nuova povertà nel paese.

Lopez Obrador ha ricordato che: “Durante tutto il periodo neoliberale non si parlava di pianificazione per lo sviluppo. I miei predecessori hanno seguito ricette che gli arrivavano dall’estero, erano altri che definivano l’agenda nazionale e imponevano le misure economiche da adottare”.

Lopez Obrador sembra davvero voler creare un Messico diverso da quello conosciuto fino ad adesso, legato politicamente ed economicamente agli Usa, anche in merito alla crisi venezuelana hanno evitato di riconoscere Guaidò quale nuovo presidente del paese smarcandosi da Washington.

Tutto il mondo è paese 12/03/2019

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Ecuador annuncia uscita da Unasur

L’Ecuador ha annunciato la decisione di abbandonare l’Unasur, l’Unione delle nazioni sudamericane creata nel 2008 dall’ex presidente venezuelano Hugo Chavez.

A comunicarlo il presidente ecuadoregno Lenin Moreno che ha motivato la decisione con “il fallimento del disegno di integrazione regionale dell’Unasur, divenuta ormai una semplice piattaforma politica senza contenuti.  La decisione è immediata e quindi l’Ecuador fin da ora non parteciperò più alle attività dell’organizzazione e non verserà più la sua quota per il bilancio. Moreno ha anche spiegato che non facendo più parte del gruppo chiederà alla direzione di restituire il palazzo nei pressi della capitale Quito utilizzato come sede dell’organismo e annunciato che verrà rimossa la statua di Nestor Kirchner, ex presidente argentino e primo segretario generale dell’Unasur.

Secondo il primo mandatario del paese indiolatino l’Unasur “è entrato in un tunnel senza uscita da un anno, la metà degli stati membri non partecipano né contribuiscono finanziariamente, la segreteria è senza titolare e il personale è andato diminuendo perché alcuni presidenti irresponsabili si sono intestarditi a nominare i loro amici”. Da gennaio 2017 l’attività istituzionale è paralizzata a causa di divisioni interne. Al termine del mandato del colombiano Ernesto Samper, non è stato possibile eleggere un nuovo segretario generale per mancanza di consenso.

Lo stallo istituzionale aveva portato, ad aprile 2018, i governi Argentina, Brasile, Cile, Perù, Colombia e Paraguay ad annunciare che avrebbero sospeso a tempo indeterminato la loro partecipazione alle attività dell’Unasur. Il processo di abbandono dell’Unasur da parte dell’Ecuador è iniziato formalmente l’11 marzo, con una lettera indirizzata dal ministro degli Esteri José Valencia a Diego Pary, ministro degli Esteri del paese che esercita la presidenza di turno, la Bolivia. L’iter formale di uscita dal trattato era stato intrapreso già dalla Colombia, il 10 agosto del 2018, poco dopo l’insediamento di Ivan Duque come nuovo capo dello stato. Bogotà denunciava nell’occasione che l’Unasur si era trasformata in una “cassa di risonanza del Venezuela”, in una critica della cifra politica del blocco.

Ecuador e Fmi hanno firmato accordo per prestito da 4 milioni

L’Ecuador e il Fondo monetario internazionale hanno siglato l’accordo per un prestito triennale da 4,209 milioni di dollari.

Lo riferisce il ministro dell’Economia dell’Ecuador, Richard Martinez. Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente dell’Fmi Christine Lagarde, ha offerto un quadro quasi idilliaco per gli ecuadoriani che potranno usufruire di questo accordo che nelle intenzioni sarà finalizzato alla modernizzazione dell’economia, la creazione di nuovi posti di lavoro e permesso un aumento della spesa sociale.

Nello specifico, l’accordo prevede l’erogazione immediata di 652 milioni di dollari, è destinato a rendere più dinamica l’economia proteggendo i settori economicamente più vulnerabili del paese. . I termini del prestito, segnala il quotidiano “El Telegrafo”, sono stati definiti nel quadro di una riunione tenutasi ieri con il vicepresidente per l’America Latina dell’organismo, Axel van Trotsenburg, alla quale sono stati presenti oltre allo stesso Martinez, anche il presidente Lenin Moreno ed il ministro per il Commercio estero, Pablo Campana.

Fino al 2006, ed all’avvento al potere di Alianza Pais, l’Ecuador aveva un rapporto molto stretto con il Fmi che influenzava notevolmente le politiche economiche e sociali del paese. Una delle prime misure del presidente Rafael Correa fu proprio quella di rompere con l’Fmi.