Fabrizio Di Ernesto

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2019, anno elettorale in mezzo mondo

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L’anno che si è appena aperto vedrà molti Stati andare al voto per rinnovare i propri parlamenti; partendo dall’Europa fino ad arrivare in Oceania in tutti i continenti ci saranno elettori chiamati alle urne.

L’appuntamento che più interessa gli italiani è ovviamente quello legate alle Europee del prossimo maggio, le prime post Brexit e che si annunciano come una sfida tra i populisti ed euroscettici da una parte e gli Euroentusiasti dall’altro.

Con l’uscita di Londra dalla saranno 27 i paesi al voto per rinnovare l’Europarlamento con urne aperte tra il 23 ed il 26 maggio, ogni Stato ha la facoltà di stabilire il giorno in cui eleggerà i propri rappresentanti; noi italiani dovremmo trovare le urne aperte domenica 26. Lo spoglio inizierà per tutti alle 23 di domenica.

La perdita di uno stato membro ha portato Bruxelles a rivedere il numero degli eurodeputati, attualmente sono 751, uno è però quello spettante al presidente, a maggio ne verranno eletti 705; dei 73 spettanti alla Gran Bretagna 27 infatti sono stati redistribuiti, l’Italia ad esempio passa da 73 a 76. I restanti 46 per il momento sono stati congelati in attesa dell’ingresso nella Ue di altri paesi.

Salvo colpi di scena, ad esempio crisi di governo o netta affermazione della Lega e del centrodestra alla Europee in Italia dovrebbe votarsi solo per alcune consultazioni amministrative.

Sempre restando nel Vecchio continente, elezioni politiche previste in Ucraina, dove è ancora alta la tensione con la Russia dopo che Mosca ha annesso la Crimea. L’uomo forte di Kiev Petro Porošenko, filo occidentale e pro Usa e Nato punta alla riconferma e facendo leva sulla “minaccia russa” non dovrebbe avere problemi a riconfermarsi per il suo secondo mandato.

Riflettori puntati anche sul voto in Grecia, nel 2015 l’attuale Primo ministro Alexis Tsipras aveva ottenuto la maggioranza relativa grazie ad una campagna elettorale anti Ue ed anti Troika, dopo altri 4 anni di manovre lacrime e sangue per i greci nei sondaggi è dato in netto calo con i Popolari, da sempre filo Ue, indicati come partito di maggioranza relativa; l’incognita ad Atene è rappresentata dai neonazisti di Alba dorata che potrebbero sfruttare il malcontento verso la Troika ed aumentare la propria rappresentanza.

Elezioni politiche si terranno anche in Belgio; qui il partito fiammingo di governo è in testa nei sondaggi rispetto ai rivali socialisti.

Cittadini alle urne per rinnovare i parlamenti locali anche in Romania, testa a testa tra i socialisti – in leggero vantaggio nei sondaggi – e i liberali del presidente Iohannis che punta comunque  alla riconferma, ed in Portogallo, qui il primo ministro uscente, il socialista Antonio Costa viene dato come vincitore anche se per ottenere la maggioranza assoluta dei seggi probabilmente dovrà stringere accordi con altre forze progressiste.

Presidenziali in programma tra marzo e maggio in Slovacchia, Macedonia e Lituania.

In ambito G8 occhi puntati sul voto in Canada con l’attuale presidente Justin Trudeau in cerca di un terzo mandato.
In America latina due gli appuntamenti su cui gli analisti puntano lo sguardo: le presidenziali in Bolivia e quelle in Argentina.

A La Paz il risultato appare già scritto con la vittoria del presidente uscente Evo Morales grande favorito anche se non mancano le polemiche: in carica dal 2006 per ottenere il quarto mandato ha cambiato alcune norme costituzionali con le opposizioni che sono sul piede di guerra anche se la commissione elettorale locale ha dato il proprio assenso alla candidatura del “presidente indio”.

Grande incertezza a Buenos Aires, il presidente uscente, il conservatore liberista, Mauricio Macri sarà ovviamente in campo per ottenere la conferma anche se le politiche economiche del Capo dello Stato sono fortemente criticate dalla popolazione che potrebbe tornare ad affidarsi a quella che al momento appare la sfidante più credibile, l’ex presidente Cristina Fernandez Kirchner da sempre fautrice di politiche economiche e sociali diametralmente opposte a quelle del presidente uscente.

Urne aperte anche in Uruguay. Il presidente uscente Tabaré Vazquez si ricandiderà per il Fronte Ampio, di ispirazione socialista, ancora non si conoscono i nomi degli sfidanti del Partito nazionale, centrodestra, e del movimento Un solo Uruguay che riunisce i produttori agricoli e si annuncia come terza forza politica del paese.

Sempre nel nuovo mondo elezioni politiche previste anche ad El Salvador, Panama, Guatemala, Guayana, Belize e nella Repubblica Dominicana.

Per quanto riguarda l’Africa, fermo restando l’incognita libica, per la stabilità del Mediterraneo e di riflesso per gli interessi italiani, appaiono di grande importanza le elezioni in Algeria e Tunisia.

Ad Algeri dovrebbe votarsi ad Aprile e potrebbe finire dopo 20 anni l’era del presidente Abdelaziz Bouteflika, che ad 81 anni e nonostante l’ictus che lo ha colpito nel 2013 vorrebbe comunque ricandidarsi.

Delicato anche il voto in Tunisia, attualmente previsto alla fine dell’anno. Dopo la fine della Primavera araba e dopo il Nobel per la pace del 2015, tra i cittadini serpeggia un forte malcontento che rende difficile, allo stato attuale, ogni previsione anche se il presidente uscente Beji Caid Essebsi appare intenzionato a correre di nuovo.

A maggio si voterà in Sudafrica; a febbraio il paese delle 3 capitali ha vissuto una crisi politica che ha portato l’allora presidente Jacob Zuma a rassegnare le dimissioni in seguito ad una mozione di sfiducia del Parlamento ed alla sua sostituzione con il suo vice Cyril Ramaphosa, entrambi dell’Africa national congress. Della crisi interna all’Anc cercheranno di approfittare i liberali di Alleanza democratica ed ai progressisti Combattenti per la libertà economica.

A febbraio urne aperte in Nigeria dove si sfideranno il presidente uscente Muhammadu Buhari e l’ex capo di stato di centrodestra Atiku Abubakar.

Elezioni molto delicate le presidenziali che ad aprile si terranno in Afghanistan, le parlamentari dello scorso anno hanno visto numerosi attentati che hanno causato decine di morti.

Per gli equilibri della regione medio-orientale di fondamentale importanza il voto in Israele, la risi interna al Likud, del premier Benjamin Netanyahu ha spinto quest’ultimo ad anticipare il voto al 9 aprile per arginare la crescita dell’Unione socialista.

Il prossimo anno si voterà anche in Corea del Nord ma qui l’unica incertezza appare quella relativa alla percentuale, bulgara, che otterrà il leader del Partito del lavoro di Corea Kim Jong-un.

Altri paesi dove si terranno elezioni politiche o presidenziali sono l’Indonesia, il Bangladesh, il Kazakistan, l’India, l’Australia, la Namibia, il Malawi, la Guinea-Bissau, il Botswana, la Mauritania ed il Mozambico.

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