Fabrizio Di Ernesto

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Monthly Archives: settembre 2018

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Maduro denunciato da 5 paesi a Corte penale internazionale diritti umani

Nuova tegola sul Venezuela e sul suo presidente Nicolas Maduro.

Stando a quanto riferito dalla stampa indiolatina i ministri degli Esteri di Argentina, Colombia, Cile, Paraguay e Perù firmeranno oggi una lettera per chiedere alla Corte penale internazionale di mettere sotto accusa il primo mandatario di Caracas per aver violato i diritti umani.

Il Consiglio della corte dovrebbe pronunciarsi entro la fine del mese, ed in caso di condanna per il Venezuela potrebbero sorgere nuovi problemi economici a causa del possibile embargo che ne potrebbe seguire.

Le autorità venezuelane si sono però già attivate per prevenire ulteriori problemi.

Da oltre un anno la comunità internazionale, in primis gli Usa e i suoi alleati nella regione indio-latina, hanno lanciato una vera e propria offensiva politica, economica e mediatica contro il presidente Maduro nel tentativo di rovesciare il governo eletto e imporre al paese una nuova maggioranza più incline a portare avanti una politica conservatrice simile a quella imposta dall’Argentina dal presidente Mauricio Macri.

Il Venezuela detiene infatti importanti risorse energetiche e per gli Usa è di fondamentale importanze poterle controllare, soprattutto in considerazione che negli ultimi anni Caracas si è molto avvicinato alla Cina, uno dei principali competitori globali di Washington.

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Europa League, la Lazio parte bene ma quanta fatica contro i ciprioti

La Lazio torna in Europa dopo la serataccia di Salisburgo con l’obiettivo, minimo, di bissare il cammino dello scorso anno quando arrivò ai quarti di finale. Girone complicato con Olimpique Marsiglia, Eintracht di Francoforte e i ciprioti dell’Apollon Limassol, sulla carta la cenerentola del girone, che però pur non incantando lascia una buona impressione nonostante la sconfitta per 2 a1.

E proprio i ciprioti tengono a battesimo gli uomini di mister Inzaghi, che per l’occasione fa un ampio turnover e dei titolari propone solo Acerbi in difesa, Milinkovic-Savic a centrocampo e Luis Alberto in avanti.

È la Lazio che da subito fa la partita ed infatti passano 13 minuti e arriva il primo gol europeo della stagione con Luis Alberto che sfrutta un assist di tacco di Caicedo.

Ottenuto il vantaggio, come già accaduto contro Empoli e Frosinone e capitolini sembrano sedersi e pur continuando a tenere in mano il pallino del gioco e creando anche un paio di nitide palle gol nel primo tempo subisce spesso le ripartenze dei ciprioti, che comunque non si rendono mai davvero pericolosi.

La ripresa sembra riprendere il leit-motive dei primi 45 minuti, ma al minuto 66 un brivido scuote i tifosi sugli spalti, da una punizione battuta nella trequarti i ciprioti sfiorano il gol con un bel colpo di testa di Pereyra che finisce di poco a lato della porta difesa da Proto, all’esordio in biancoceleste.

Al minuto ’83 Immobile trasforma un rigore guadagnato da Caicedo che conferma un buon feeling con le gare europee.

Passano appena 4 minuti e i ciprioti riaprono la gara con Markovic. Che sfrutta un errore della difesa biancoceleste su calcio d’angolo.

Al minuto ’89 i romani hanno l’occasione di chiudere la gara in contropiede con Lulic che servito da Immobile scarta il portiere ma prima di battere a rete temporeggia e permette ad un difensore di rientrare e salvare sulla linea

La Lazio conferma tutti i difetti di questo inizio di stagione con alcuni dei suoi uomini chiave, Milinkovic-Savic in primis, ancora molto lontano da uno stato di forma accettabile. Tre punti buoni per il morale e per cominciare bene in Europa anche se in futuro servirà una Lazio decisamente più in forma e concentrata. Soprattutto in difesa.

 

Il tabellino: Lazio (3-5-2): Proto; Bastos, Acerbi, Caceres; Badelj (60’Lucas Leiva), Murgia, Milinkovic-Savic (72’Lulic), Durmisi; Luis Alberto (60’ Immobile), Caicedo. All.: Inzaghi. A disposizione: Guerrieri, Wallace, Lulic, Cataldi, Marusic.

 

Apollon Limassol (4-2-3-1): Bruno Vale; Joao Pedro, Yustè, Roberge, Vasiliou; Sachetti, Kyriakou (46’ Markovic); Schembri, Pereyra (68’ Zelaya), Papoulis; Maglica (46’ Carayol). All.: Avgousti. A disposizione: Kissas, Soumah,Stylianou, Sardinero.

 

Marcatori: 14’ Luis Alberto, 83’ Immobile (R), 87’ Markovic

Ammoniti: Badelj, Milinkovic-Savic, Lucas Leiva, Yusthé,

Al via terzo summit intercoreano

Si è aperto oggi a Pyongyang, nella Corea del Nord il terzo summit intercoreano, organizzato in seguito ai grandi progressi registrati negli ultimi mesi tra i due paesi soprattutto per via del processo di denuclearizzazione negoziato dalla Corea del Nord con gli Stati Uniti.

Spettatori interessati dell’incontro il Giappone e soprattutto Washington.

Proprio il processo di denuclearizzazione sarà al centro del tavolo con Pyongyang e la Cina che vogliono arrivare quanto prima alla piena pacificazione della regione. I vertici nordcoreani sanno bene che anche dai risultati di questo summit passa la completa normalizzazione con Washington.

Portare a casa risultati importanti è fondamentale anche per i vertici di Seul, Moon infatti cementerebbe il suo ruolo di mediazione tra le parti ed anche la tenuta del suo governo, indebolito sul fronte domestico dal grave peggioramento del quadro economico e occupazionale.
La prima sessione di colloqui tra i leader delle due Coree è prevista nel pomeriggio.

La denuclearizzazione non sarà però l’unico tema al centro delle discussioni: Seul e Pyongyang hanno accelerato il processo teso a normalizzare le relazioni bilaterali, che ha doppiato una importante pietra miliare la scorsa settimana tramite l’apertura della prima ambasciata di fatto sudcoreana in Corea del Nord, a Kaesong. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale “Korean Central News Agency” (“Kcna”), l’evento “offrirà una importante opportunità per accelerare ulteriormente lo storico sviluppo delle relazioni inter-coreane”. Stando a funzionari e osservatori citati dal quotidiano “Korea Herald”, Moon e Kim potrebbero tenere sette o otto sessioni di colloqui e incontri sino al termine della visita ufficiale di Moon, giovedì mattina.
Una priorità delle due Coree è l’avvio della cooperazione economica e allo sviluppo, con un’attenzione particolare alle infrastrutture: i due Paesi hanno già intrapreso i primi sopralluoghi in vista del ripristino delle dorsali ferroviarie della Penisola coreana, che per la prima volta potrebbero garantire alla Corea del Sud un collegamento terrestre con la Cina. La questione è stata al centro proprio oggi di una conferenza della Korea International Trade Association e del Center for Strategic and International Studies; nel corso dell’evento il direttore dell’Istituto di ricerca ferroviaria della Corea del Sud, Na Hee-seung, ha dichiarato che “se la ferrovia inter-coreana verrà riallacciata sino a Busan, i paesi vicini ne trarranno un grande beneficio in termini di tempi e costi” di trasporto delle merci. Tale sviluppo espanderebbe enormemente la centralità della Corea del Sud come hub logistico regionale.

Venezuela: gruppo di Lima esclude un possibile intervento militare

Quella militare per il momento non è un opzione allo studio dei paesi del “gruppo di Lima” per risolvere la questione venezuelana, nonostante nei giorni scorsi esponenti dell’Osa, l’Organizzazione degli Stati americani, abbiano aperto a questa possibilità, anche se Colombia, Canada e Guayana non hanno firmato il documento che contemplava questa opzione.

Il testo è stato stilato in seguito alle dichiarazioni del segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa), Luis Almagro, secondo cui l’uscita diplomatica dalla crisi rimaneva la via preferenziale, ma non potevano escludersi altre soluzioni.

Ieri sera però lo stesso Almagro ha in parte rivisto la propria posizione spiegando che l’Osa mantiene il suo impegno per una soluzione pacifica e che il sostegno a un’ipotesi militare è una voce alimentata per evadere la gravità della crisi.

Il Venezuela aveva ovviamente subito criticato la posizione di Almagro e tramite la vicepresidente Delcy Rodriguez aveva annunciato che Caracas avrebbe denunciato all’Onu e ad altre istanze internazionali il rappresentante dell’Osa per la “forma volgare e grottesca in cui guida la segreteria generale dell’Osa col fine di promuovere l’intervento militare nella nostra patria e attentare contro la pace in America latina e Caraibi”.

La discussione su un intervento militare in Venezuela non è nuova. Secondo un’inchiesta giornalistica statunitense rilanciata dalla “Cnn”, nell’agosto del 2017 il presidente usa Donald Trump avrebbe parlato della possibilità di invadere il Venezuela, nel corso di un incontro tenuto nello Studio ovale per discutere delle sanzioni contro Caracas alla presenza di diversi importanti consiglieri di politica estera. L’ex consigliere per la sicurezza nazionale H.R. McMaster e l’allora segretario di Stato Rex Tillerson, lo convinsero a cambiare idea, riferiva l’articolo citando fonti della Casa Bianca. La notizia era stata ripresa dal presidente Maduro che aveva invitato il paese a rimanere in allerta. Un monito che Caracas ha fatto tornare d’attualità ad agosto, in occasione dell’azione sferrata durante una parata dell’esercito venezuelano, contro il palco della presidenza.
Il gruppo di Lima è un organismo cui aderiscono, in modo non vincolante, una serie di paesi americani, tra cui Argentina, Brasile, Colombia, Costa Rica, Ciile, Guatemala, Honduras, Messico, Panama, Paraguay, Perù e Santa Lucia. Obiettivo principale è animare la pressione internazionale sul governo di Nicolas Maduro.

Nicaragua, governo respinge dichiarazione Osa

Il governo del Nicaragua ha respinto la risoluzione dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa) ribadendo di non riconosce la legittimità del gruppo di lavoro sulla crisi del paese centroamericano.

Prendendo la parole nel corso della riunione dell’Osa, il rappresentante nicaraguense Luis Alvarado ha definito la risoluzione “una manovra interventista del cosiddetto gruppo di lavoro del governo degli Stati Uniti, in combutta con alcuni paesi che compongono questo consiglio permanente”. Gruppo che il governo di Managua ha ribadito di non riconoscere e chiedendo il rispetto della propria sovranità nazionale.

L’Osa ha approvato un documento nel quale condanna gli “atti di violenza, repressione e violazione dei diritti umani” chiedendo al governo del presidente Noriega di prendere tutte le misure ritenute necessarie per far luce su queste vicende. La risoluzione inoltre esorta il governo a rispettare l’impegno già assunto a fornire l’assistenza necessaria al Meccanismo speciale di monitoraggio per il Nicaragua (Meseni), creato dopo la visita della Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh) nel paese, e al Gruppo interdisciplinare si esperti indipendenti (Giei), creato su raccomandazione della stessa Cidh per contribuire a fare luce sugli episodi di violenza.
L’Organismo ha quindi chiesto al governo nicaguarese di collaborare con la missione del segretariato generale dell’Osa per il rafforzamento istituzionale in Nicaragua, al fine di presentare una proposta di riforma del sistema elettorale entro gennaio 2019. La risoluzione approvata ribadisce anche la richiesta di ristabilire un dialogo nazionale “impegnato e in buona fede”, e sollecita il governo di Ortega a favorire l’elaborazione di un calendario elettorale concordato. La risoluzione è stata approvata con 19 voti a favore, quattro contrari, nove astenuti e due assenti. Hanno votato contro, oltre al Nicaragua, Bolivia, Saint Vincent e Grenadine e Venezuela.

Guerra economica e servizi di intelligence di Gianni Di Giacomantonio

“L’inteligence economica è principalmente un’attività finalizzata alla difesa degli interessi economici nazionali e produttivi che – nel mercato globale – può e deve realizzarsi non solo attraverso la difesa del mercato interno e delle compagnie di bandiera, ma soprattutto attraverso azioni che consentano al sistema produttivo italiano di partecipare, con i giusti mezzi e tempi, alle sfide dell’economia globale ed esogena”.

Per continuare a leggere cliccare qui —> http://www.agenziastampaitalia.it/cultura/cultura-2/41493-guerra-economica-e-servizi-di-intelligence-di-gianni-di-giacomantonio

Difesa: al via esercitazione Vostok-2018

Si sono aperte oggi nella parte più orientale della Russia le esercitazioni militari Vostok-2018, le più grandi organizzate da Mosca da oltre 35 anni. Le operazioni si chiuderanno lunedì 17.

I militari impiegati, circa 300mila unità, svilupperanno operazioni offensive e difensive.

Tra i mezzi impegnati figurano 36 mila veicoli tra mezzi di terra, aerei, elicotteri e droni, oltre a circa 80 navi.

Alle operazioni prendono parte anche militari provenienti da Cina e Mongolia.

“I principali obiettivi delle manovre sono la pianificazione e realizzazione di raggruppamenti delle truppe su lunghe distanze, l’organizzazione di interazione tra le forze di terra e le forze della Marina, ottenimento dai comandi, comandanti e personale, pratiche e miglioramento delle competenze nella gestione, verifica del livello di preparazione dell’amministrazione militare e della condotta nelle operazioni militari”, ha spiegato il ministero della Difesa.

Stando a quanto riferito dai media russi anche il presidente Vladimir Putin presenzierà alle operazioni.

Obiettivo di queste esercitazioni quello di migliorare l’impiego delle truppe nel mantenere la sicurezza militare della Federazione Russa sul teatro operativo orientale. Nello specifico, come spiega il dicastero della Difesa russo, le esercitazioni sono finalizzate a perfezionare la perizia dei comandanti e degli stati maggiori nel gestire dei gruppi pluriarma nel corso dei combattimenti sul teatro operativo orientale; controllare il grado di preparazione delle istituzioni di gestione militare nel programmare ed eseguire il riordinamento delle truppe a grandi distanze, nonché nel coordinare dei gruppi dell’Esercito con le forze della Marina militare; l’acquisizione da parte dei comandanti e degli stati maggiori dell’esperienza pratica nella gestione delle truppe nel corso della preparazione al combattimento e nella conduzione delle operazioni.

Messico: entro 4 anni pronto progetto treno Maya per rilancio turismo

Entro 4 anni sarà terminata la realizzazione del “treno Maya”, una delle infrastrutture destinate a rilanciare il turismo in Messico. Lo ha assicurato il presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador.

Nello specifico si tratta di un percorso ferroviario che toccherà vari punti di interesse turistico e archelogico, correndo da Cancun a Palenque lungo un tragitto di circa 900 chilometri.

Il capo dello stato, che assumerà pieni poteri nelle prossime settimane, ha invitato i governatori delle regioni interessate da questo progetto ad affinare entro un mese la base delle asta da sviluppare. Nel complesso l’opera dovrebbe avere un costo di poco superiore ai 6 miliardi di dollari, e sarà realizzato sia da contributi pubblici che privati.

Per realizzare l’opera si inviteranno imprese straniere “dal momento che c’è un grande interesse di altri paesi per portare il nostro Pil dall’attuale 2 per cento al 4 per cento”, promettendo “ogni tipo di agevolazione” a chi intenda partecipare.

I fondi statali dovrebbero essere reperiti tramite la lotta agli sprechi ed alla corruzione e dovrebbe rilanciare anche l’occupazione interna.

Tra i progetti studiati dal prossimo capo di stato anche lo sviluppo di un nuovo corridoio “economico e commerciale” nell’Istmo di Tehuantepec, la striscia di terra in cui minore è la distanza tra gli oceani Atlantico e Pacifico. Un corridoio di 300 chilometri da attrezzare al meglio per “facilitare il trasporto di mercanzia tra i paesi dell’Asia e la costa est degli Stati Uniti”: in pratica, verrà realizzata una linea ferroviaria per il trasporto merci, “si risistemerà a strada esistente, si rimetteranno in funzione i porti di Salina Cruz (la struttura sul pacifico non lontana da una raffineria della Compagnia energetica nazionale Pemex) e di Coatzacoalcos, si sfrutterà il petrolio, li gas, l’acqua, il vento e l’elettricità della regione e si si installeranno fabbriche per assemblare componenti e produrre manufatti”. Il tutto rendendo la fetta di terra una “zona libera o franca”, senza “rinunciare alla sovranità territoriale” e garantendo il rispetto dei diritti ambientali e delle popolazioni locali. Di più, i proprietari di terre coinvolti nel progetto potranno diventare azionisti dell’impresa ad hoc che si costituirà.

Colombia: presidente Duque annuncia giro di vite contro droghe

In Colombia saranno rafforzate le misure di contrasto al consumo ed alla diffusione di droghe e sostanze allucinogene. Lo ha annunciato il presidente Duque precisando che “a partire da questa settimana le autorità di tutto il paese avranno gli strumenti per combattere” questo tipo di droghe.

Nello specifico l’intendimento del governo è quello di emettere un decreto con cui si darà l’autorizzazione alla polizia nazionale di confiscare qualsiasi dose trovata nelle strade della Colombia in modo da eliminare minacce per la popolazione.

Insediatosi da meno di un mese, precisamente dallo scorso 7 agosto, il capo dello Stato ha fatto della lotta alla droga uno dei principali punti nella sua agenda, dando seguito ad una delle promesse elettorali fatte nei mesi scorsi.

La normativa attuale prevede una soglia di 20 grammi per la marijuana e un grammo per la cocaina. Il generale Jorge Hernando Nieto, direttore della polizia, ha sottolineato che ciò che il governo propone “è una revisione delle norme e dei poteri che il codice della polizia nazionale, per trovare modi per incoraggiare o disporre questi controlli”.