Fabrizio Di Ernesto

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Monthly Archives: luglio 2018

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Libri. Il mondo dopo lo Stato islamico

È da poco disponibile per i tipi della Paesi edizioni il volume “Il mondo dopo lo Stato islamico”, un volume agile che raccoglie alcuni saggi di diversi esperti che cerca di illustrare la situazione attuale del terrorismo islamico e della fantomatica entità statale guidata dall’autoproclamatosi califfo Al Baghdadi.

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Nicaragua, imponente manifestazione anti Ortega

Si è svolta ieri per le strade di Managua, in Nicaragua, un’imponente manifestazione in sostegno dei vescovi, che si oppongono al governo, che si è conclusa con i manifestanti che hanno chiesto le dimissioni del presidente eletto Daniel Ortega. In sostegno di questi si è svolta una manifestazione dei sandinisti che però ha raccolto molti meno partecipanti.

Ad animare la manifestazione antigovernativa, come detto, il Cen, la Conferenza episcopale nicaraguense che continua a chiedere l’apertura di un dialogo nazionale per mettere fine alla crisi che ha causato sin qui circa 300 morti. “Siamo cercatori di pace, non importa che si levino false accuse contro la Chiesa e i suoi sacerdoti, fa male ma continueremo a pregare perché finisca in fretta la violenza nel paese e si possa tornare al tavolo del dialogo”, ha detto il cardinale Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua e presidente della Cen.

Nei giorni scorsi il presidente Ortega aveva apertamente attaccato il clero locale accusandolo di “aver appoggiato i piani golpisti delle opposizioni”.

In occasione del 39simo anniversario della rivoluzione sandinista il capo dello Stato aveva anche ricordato che poco dopo l’inizio della crisi e dei primi scontri, ad aprile, il governo ha deciso di accettare l’apertura di un dialogo nazionale “per conoscere quale fosse la strategia” degli oppositori, scoprendo in breve che il loro reale intento erano le dimissioni immediate del capo dello stato.

La proposta di mediazione, con la richiesta di indire un calendario elettorale anticipando al 2019 le elezioni previste per il 2022, era stata presentata dalla Conferenza episcopale lo scorso 7 giugno. Uno schema appoggiato anche dalla segreteria generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa). Un mese dopo Ortega ha però rifiutato apertamente la proposta, pur confermando la propria volontà di lavorare per la pace: “Qui le regole le fissa la Costituzione della Repubblica attraverso il popolo, le regole non possono essere cambiate dalla sera alla mattina semplicemente perché così viene in mente a un gruppo di ‘golpisti'”.

Venezuela: opposizione contro politica valutaria del governo

Le opposizioni contestano duramente la riforma del sistema valutario voluta dal presidente venezuelano Nicolas Maduro.

In particolare viene contestata la possibilità di varare la legge senza il consenso dell’Assemblea nazionale (An), il parlamento venezuelano dove l’opposizione detiene la maggioranza. A sostenere le rimostranze degli anti-Maduro tra gli altri il presidente della commissione Finanze dell’An, Rafael Guzman, denunciando una volta di più il coinvolgimento della Assemblea nazionale costituente (Anc) su materie ritenute “non di sua competenza”.

Un paio di giorni fa il primo mandatario venezuelano ha lanciato un piano di rilancio dell’economia che prevede, tra le altre cose, l’introduzione di una nuova divisa con cinque zeri in meno rispetto a quella attualmente in circolazione.

La nuova divisa inoltre sarà agganciata al “petro”, la criptomoneta legata alle riserve di idrocarburi di cui dispone il paese. L’ingresso della nuova valuta, destinata a “cambiare la vita monetaria e finanziaria del paese in modo radicale”, era atteso per il 4 agosto (dopo un primo rinvio da giugno) e con una portata ridotta, solo tre zeri in meno. Con questa mossa, il governo punta tra le altre cose a combattere la corsa dei prezzi, uno dei problemi cruciali dell’economia nazionale. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale (Fmi), non confortate da dati ufficiali, l’inflazione potrebbe entro la fine dell’anno toccare quota un milione per cento. Secondo Caracas, l’iperinflazione è in gran parte frutto di una “guerra economica”, con azioni come lo spostamento massiccio di biglietti nella vicina Colombia.
Il progetto di rilancio dell’economia prevede anche la legge costituzionale sugli illeciti cambiari, che punendo le transazioni non legate al valore del nuovo conio, dovrebbe secondo gli auspici di Caracas, promuovere gli investimenti esteri. Il governo dispone inoltre l’esenzione per un anno di tutte le imposte per le persone che importino nel paese beni di capitale, materie prime e componenti per la fabbrica e l’agricoltura. Nel suo rapporto di aggiornamento sulle prospettive dell’economia globale, l’Fmi ha stimato per il Venezuela un calo del Pil del 18 per cento nel 2018 e un aumento dei prezzi con un’inflazione che vola vicino alla quota del 1.000.000 per cento a chiusura dell’anno. Nelle ultime previsioni diffuse ad aprile, l’organismo diretto da Christine Lagarde aveva ipotizzato un Pil in calo al 15 per cento e un’inflazione del 13.800 per cento. “La situazione è simile a quella registrata nella Germania del 1923 o nello Zimbabwe del 2008”, ha commentato Alejandro Werner, economista del Fondo, a capo del dipartimento che segue l’evoluzione dei paesi dell’America Latina. Il salario minimo in Venezuela, riassumeva il quotidiano spagnolo “El Pais”, è pari a 5,19 milioni di bolivares, circa 1,3 euro, una cifra con cui non possibile neanche comprare una scatoletta di tonno, il cui valore supera i 6 milioni di bolivares.

Al via in Sudafrica il X vertice Brics

Si apre oggi a Johannesburg il X vertice dei paesi Brics – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – e che si chiuderà venerdì 27. Al vertice sono attesi, fra gli altri, il presidente russo Vladimir Putin, il presidente cinese Xi Jinping, il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente brasiliano Michel Temer.

A tenere banco saranno soprattutto i temi commerciali, anche alla luce dei dazi alle importazioni imposti dall’amministrazione Usa di Donald Trump.

I lavori del summit inizieranno nel pomeriggio di oggi con un forum di lavoro, mentre nella giornata di domani i capi di stato terranno degli incontri bilaterali. Al vertice partecipa anche il capo dello stato turco Recep Tayyip Erdogan in qualità di presidente dell’Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) e incontrerà Putin a margine del summit. Tra i paesi africani, oltre al padrone di casa Ramaphosa, parteciperanno il capo di stato ruandese e presidente di turno dell’Unione africana, Paul Kagame, il presidente angolano Joao Lourenco, il senegalese Macky Sall e l’ugandese Yoweri Museveni. Il gruppo dei Brics, fondato nel 2010, comprende le principali economie emergenti ed oltre il 40 per cento della popolazione mondiale. Partecipa al vertice anche il presidente argentino Mauricio Macri, invitato come parte del “Brics +”, un gruppo allargato che ha come obiettivo approfondire la cooperazione tra i paesi emergenti attraverso l’invito a paesi come l’Argentina, la Giamaica, la Turchia e l’Indonesia.

Nicaragua: da Ortega no a voto anticipato

Niente voto anticipato, la situazione si va normalizzando. Questa la posizione ribadita da presidente nicaraguense Daniel Ortega.

Le opposizioni, prendendo spunto dalla crisi politica e sociale che negli ultimi mesi ha causato circa 300 morti, avevano invocato un ritorno al voto che però Ortega ha scartato spiegando che “creerebbe instabilità, insicurezza e finirebbe per peggiorare le cose”, ribadendo che le elezioni si volgeranno regolarmente nel 2021.

Parlando della situazione interna Ortega ha poi spiegato “da una settimana sono cessati gli scontri e si sta assistendo a una normalizzazione del paese”. In merito poi ai manifestanti anti governativi ha spiegato che si tratta di forze che si sono auto organizzate e che vengono finanziate dalla “criminalità organizzata” così come da organismi radicati negli stessi Stati Uniti.
Il presidente ha al tempo stesso rimesso l’accento sull’azione “eversiva” messa in campo dalle opposizioni. La protesta, avviata ad aprile con il via libera a una legge sulla riforma del sistema pensionistico, ha presto assunto forme “totalmente violente”. “Hanno sferrato attacchi contro le istituzioni dello stato, la Polizia, le famiglie sandiniste e hanno bloccato tutto il paese”, ha sottolineato il capo dello stato negando eccessi nell’azione repressiva. Gli scontri non si sono mai registrati nel corso di manifestazioni pacifiche e autorizzate, ha detto Ortega secondo cui i momenti di violenza si sono verificati “di notte, quando le forze antigovernative hanno attaccato” presidi delle istituzioni. Il presidente ha quindi sottolineato che “nessun esponente della chiesa locale” è stato “minacciato, attaccato da elementi del governo”.

Cuba: nuova Costituzione, tre mesi di dibattimento quindi referendum popolare

La nuova costituzione cubana sarà dibattuta ancora per tre mesi quindi sarà sottoposta a referendum popolare. Questa la decisione presa oggi dopo che l’Assemblea ha approvato la nuova Carta.

Tra le principali novità che entreranno in vigore dopo l’approvazione dei cittadini il limite di dieci anni per il mandato presidenziale, il riconoscimento del peso del mercato, l’apertura ai matrimoni omosessuali.

Il progetto di riforma, ha detto il presidente del parlamento (Assemblea nazionale del potere popolare, Anpp) Esteban Lazo Hernandez, verrà infatti sottoposto a dibattito dal 13 agosto al 15 novembre, al termine di questo processo sarà chiesto al popolo di esprimersi.

Lazo Hernandez ha elogiato il lavoro dei deputati che hanno raccolto e modificato in corso d’opera il progetto coordinato dal segretario generale del Partito comunista, Raul Castro. Una “discussione che ha un grande valore e che aiuta a preparare il nostro popolo nel dibattito che dobbiamo effettuare nei prossimi mesi”, ha detto il presidente dell’Anpp citato da “Cubadebate”.

La nuova Carta, pur senza modificare le fondamenta dello stato socialista, riconosce “il ruolo del mercato” e della proprietà privata. Nel nuovo testo il sistema economico “mantiene come principi essenziali la proprietà socialista di tutto il popoli sui mezzi fondamentali di produzione e pianificazione”, ma riconosce “il ruolo del mercato e di nuove forme di proprietà, tra cui quella privata”. L’impresa statale si conferma come “soggetto principale dell’economia nazionale” ma si ratifica “costituzionalmente l’importanza dell’investimento straniero per lo sviluppo economico del paese”, seppur “con le dovute garanzie”.
Il governo di Cuba ha anche deciso di riprendere il programma di concessione delle licenze per attività private pur se limitate nel numero e sottoposte a un maggior numero di controlli.

Cuba: nuova Costituzione sarà “audace, innovativa e rivoluzionaria”

La nuova costituzione cubana sarà “audace, innovativa e rivoluzionaria”. Lo ha assicurato il deputato Rolando González Patricio parlando in televisione mentre i 600 membri dell’Assemblea nazionale del Potere popolare di Cuba che hanno ripreso oggi il dibattito in aula per la riforma costituzionale nel paese centroamericano.

La discussione sui 224 articoli suddivisi in 11 titoli, 24 capitoli e 16 sezioni si preannuncia molto lunga e serrata.

Nella discussione avvenuta ieri il deputato Miguel Barnet ha definito la nuova carta un “documento d’avanguardia” evidenziando i progressi in tema di diritti umani, doveri dei cittadini e le garanzie legali.

Una delle modifiche che maggiormente dovrebbe far discutere l’assemblea quella che definisce il matrimonio “unione tra due persone”, che aprirebbe la porta a una futura legalizzazione dei rapporti fra persone dello stesso sesso attraverso apposite modifiche del codice civile e di quello familiare.

Altra novità molto importante quella che stabilisce la durata del mandato del presidente e del suo vice estendibile per un solo mandato per un totale di 10 anni.

Dopo che l’assemblea avrà votato il progetto preliminare questo sarà sottoposto a referendum popolare e, se approvato, entrerà in vigore.

Brasile, Gomes candidato presidente per Pdt

Sarà Ciro Gomes il candidato del Pdt, il Partito democratico laburista brasiliano, alle presidenziali di ottobre. Lo ha stabilito la convention del movimento.

Gomes, già ministro e governatore dello stato di Cearà, ha ottenuto la nomination grazie ad un discorso in cui ha difeso la necessità di un rigore fiscale, di cambiamenti nel settore della sicurezza pubblica e di guardare alla classe media, ironizzando sulle critiche fatte dagli avversari alle sue idee per il settore economico e ha esaltato la figura dell’ex governatore dello stato del Rio Grande del Sud e icona della sinistra brasiliana, Leonel Brizola, come riferimento della sua campagna elettorale.

Il Brasile deve cambiare è il moto, non ancora ufficiale, della sua campagna elettorale, che vuole sottolineare la volontà di Gomes di invertire la rotta non solo rispetto all’attuale presidenza di Temer, ottenuta grazie all’intervento della magistratura, anche rispetto al duo Lula-Rousseff.

Per l’esponente laburista per riportare la pace sociale nel paese indio-latino “è necessario rispettare le differenze, porre fine alla cultura dell’odio, farla finita con un brasiliano ferito da un altro brasiliano su Internet. Nessuno possiede la verità assoluta”.

Nelle scorse settimane Gomes si è tirato addosso le critiche del mondo della finanza in particolare in merito al pagamento degli interessi sul debito che avrebbe provocato la rottura con i partiti di centro, il cosiddetto “centrone”, che negoziava l’alleanza con la sua campagna, ma che ha preferito concludere un accordo con il candidato del Partito della social democrazia brasiliana (Psdb) e ex governatore dello stato di San Paolo, Geraldo Alckmin.
Il candidato del Pdt ha promesso di guardare i conti pubblici “con una lente d’ingrandimento”. “Il governo uccide i lavoratori con un sistema fiscale ingiusto e perverso, e il popolo e la classe media hanno pagato troppo. La classe media paga il doppio per vivere in un paese e uno stato che non restituisce loro servizi di qualità. Chi deve pagare di più è il governo e il mondo più ricco. E non sto parlando del mondo più ricco con pregiudizio, non usciremo da questa situazione con il solito ‘noi contro di loro'”.

Colombia, inizia la nuova legislatura. La prima con esponenti Farc in Parlamento

Si apre oggi la nuova legislatura colombiana, la prima che vede seduti tra i banchi del parlamento gli esponenti delle Farc, le Forze armate rivoluzionarie, dopo la pacificazione avvenuta quasi due anni fa.

Tra i 280 parlamentari figurano oggi infatti 5 deputati e altrettanti senatori provenienti dalle fila della Forza alternativa rivoluzionaria della comune, il partito politico nato dalle ceneri della guerriglia. Un aspetto di cui il nuovo presidente Ivan Duque dovrà necessariamente tenere conto anche in considerazione del fatto che ha impostato parte della sua campagna elettorale sulla promessa di rivedere gli accordi di pace in senso più garantista per le vittime del conflitto.
Una traccia delle possibili modifiche l’ha fornita lo stesso Duque in un’intervista concessa al quotidiano “El Tiempo”. “Proponiamo che lo sradicamento” delle piantagioni di cocaina “sia obbligatorio” e non solamente incentivato, “che il reato del traffico di stupefacenti non possa essere oggetto di amnistia”, che si possano comminare sanzioni “reali per le persone che hanno nascosto le armi o il denaro con cui si dovevano risarcire le vittime”, così come previsto dagli accordi, e che “i responsabili dei reati contro l’umanità non possano occupare i loro scranni fino a quando non abbiano scontato le pene”, segnalava il futuro presidente. In questo senso però i margini di manovra per il suo partito – Centro democratico (Cd) -, non sono infiniti. I termini dell’accordo sono blindati da una legge costituzionale che ne impone il rispetto per le prossime tre legislature, ha ricordato il presidente dell’alta corte, Alejandro Linares.

Cuba, presidenza durerà massimo 10 anni

Un massimo di due legislature da 5 anni ciascuna per presidente e vicepresidente. Questo l’intendimento del legislatore cubano nella riforma dell’ufficio presidenziale, l’obiettivo è quello di adeguare la nuova costituzione all’attuale realtà sociale ed economica del paese indiolatino.

La commissione dell’Assemblea nazionale cubana che ha avviato il processo di riforma ha stilato una bozza di 224 punti che prevede gradi cambiamenti politici e che per il presidente prevede lo status di “capo di Stato”

La commissione, che si compone di 33 membri è presieduta dal generale Raúl Castro Ruz; e comprende tra gli altri il Presidente del Consiglio di Stato e dei Ministri, Miguel Diaz-Canel Bermudez, e del secondo segretario del comitato centrale del partito, José Ramón Machado Ventura.

Il documento finale dovrebbe essere discusso dall’Assemblea nazionale la prossima settimana e, se approvata, sarà sottoposta a referendum popolare per ottenere il via libera da parte dei cittadini cubani.

La nuova costituzione si compone di un preambolo e 224 articoli, suddivisi in 11 titoli, 24 capitoli e 16 sezioni.

Altre modifiche proposte nella futura carta sono il riconoscimento della proprietà privata e il divieto di discriminare le persone a causa della loro identità di genere.