Fabrizio Di Ernesto

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Monthly Archives: gennaio 2018

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Venezuela, continua dialogo tra governo e opposizione

Continua a Santo Domingo il dialogo tra il governo venezuelano e l’opposizione nel tentativo di trovare un accordo tra le parti dopo gli scontri, anche di piazze, dei mesi scorsi.

Il presidente Nicolas Madura da parte sua ha ribadito la necessità di scendere a patti con l’opposizione, anche “al di là delle differenze”, dicendosi pronto a firmare un accordo anche se la strada è ancora in salita.

A complicare il dialogo le nuove sanzioni varate dall’Unione europea.

Nel frattempo le autorità di Caracas hanno dato mandato di convocare le presidenziali entro il 30 aprile, una decisione non gradita dall’opposizione che ha visto in ciò un tentativo di rafforzare la posizione del governo.

Ai colloqui prenderanno parte, tra gli altri, l’ex presidente del governo spagnolo e mediatore della crisi José Luis Rodriguez Zapatero, e i ministri degli Esteri di Cile e Nicaragua, due degli attori internazionali scelti dalle parti per accompagnare il colloquio. Attesi anche gli uomini della delegazione governativa e i ministri degli Esteri di Nicaragua, Bolivia e San Vicente e Granadine.

Nel corso di una conferenza stampa tenuta domenica e rilanciata da tutti i media locali, il presidente Maduro ha rilanciato l’apertura del negoziato “trovare la strada della pace e della convivenza”, dicebndosi “pronto a firmare un accordo con l’opposizione”. “Al di là delle critiche che ho nei confronti dell’opposizione, ho l’obbligo di arrivare ad accordi per la pace”, ha sottolineato Maduro.
Da parte loro, i partiti di opposizione riuniti nella Tavola dell’unità democratica (Mud) hanno confermato la loro presenza per “esigere le garanzie elettorali che permettano elezioni giuste” creando le condizioni “per propiziare un cambio” e al tempo stesso “protestare contro le ultime decisioni del governo e contro il progredire della sua visione totalitaria”.

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Argentina, deficit record per la bilancia commerciale

La bilancia commericale argentina ha chiuso il 2017 con il poco lusinghiero deficit recordo di 8,471 miliardi di dollari, in nettissimo peggioramento rispetto all’1,69 dello scorso anno. Lo rivelano gli ultimi dati diffusi dall’Istituto nazionale di statistica (Indec). Il sottosegretario alla Trasformazione produttiva, Lucio Castro ha attribuito questo risultato ad una serie di “cambiamenti congiunturali” che hanno pregiudicato le vendite argentine mentre nello stesso tempo si è registrato un incremento degli acquisti.

Secondo Castro più che per le politiche del governo liberista di Macrì il risultato è attribuibile alla dimunizione delle esportazioni verso il Brasile ed alla discesa dei prezzi delle materie prime, beni che rappresentano fino ad un quarto del totale del valore esportato.

Sul fronte delle importazioni il sottosegretario castro ha sottolineato comunque come positivo il fatto che si è registrato “un aumento nell’importazione di beni capitali” dovuto al “ricambio tecnologico” dell’industria, ricambio che viene a “colmare il ritardo accumulato negli anni precedenti”. Dal punto di vista nominale il totale delle esportazioni nel 2017 ha raggiunto i 58,428 miliardi di dollari, appena lo 0,9 per cento in più rispetto all’anno precedente ma con un -0,9 per cento nella quantità di vendite.
Il totale delle importazioni ha invece registrato con un +19 per cento, raggiungendo i 68,899 miliardi di dollari, con un aumento del 14,6 per cento delle quantità di beni acquistate. Riguardo allo scambio con l’area del Mercosur il deficit del 2017 è di 7,7 miliardi di dollari, secondo risultato negativo solo preceduto dal deficit commerciale con la Cina. Le esportazioni in quest’area hanno raggiunto gli 11,9 miliardi di dollari a fronte importazioni per 19,6 miliardi (+31 per cento). Lo scambio con il Mercosur rappresenta inoltre il 20 per cento del totale esportato ed il 29,3 per cento delle importazioni complessive.

Venezuela, alle presidenziali sfida tra chavisti?

Nelle presidenziali del prossimo autunno in Venezuela potrebbe esserci una sfida interna tra due fedelissimi del compianto presidente Hugo Chavez. Rafael Ramirez, già figura di primo piano dei governi bolivaristi, ha infatti deciso di sfidare il presidente Nicolas Maduro, a patto che questo garantisca primarie “libere” in vista delle elezioni generali.

Negli ultimi mesi ramirez aveva svolto il ruolo di rappresentante del Venezuela presso le Nazioni Unite, incarico abbandonato in seguito alle accuse di corruzione.

“Se torno nel paese sfido Maduro a delle primarie libere, con garanzie, per decidere chi affronterà il candidato della destra, chi sarà il candidato del ‘chavismo’”, ha detto l’ex ministro del Petrolio e presidente della compagnia petrolifera nazionale Pdvsa in una nota. Assieme a due successori nei posti chiave dell’energia – Nelson Martinez e Eulogio Del Pino – Ramirez è stato accusato di aver alterato i conti e tratto profitti illeciti durante la sua tappa alla guida della Pdvsa.

Dopo aver abbandonato il suo incarico diplomatico Ramirez aveva detto che sarebbe sempre rimasto fedele e leale al comandante Chavez

Secondo quanto più volte annunciato dallo stesso Maduro, entro la fine del 2018 si dovrebbero celebrare le elezioni presidenziali.

Tra i possibili candidati alle presidenziali il partito di Avanzata progressista (Ap), dell’ex governatore dello stato di Lara, Henri Falcon; tra i papabili anche Juan Pablo Guanipa, del partito Prima giustizia (Pj), eletto governatore dello stato di Zulia nelle regionali di ottobre, ma poi dimesso per non aver prestato giuramento presso l’Assemblea nazionale costituente (Anc), l’organo voluto dal presidente Maduro per ricomporre le fratture politiche interne al paese ma mai riconosciuto dalle opposizioni.

Vicenda Battisti, da tribunale ordinario parere favorevole ad estradizione

Un tribunale ordinario ha trasmesso al Supremo tribunale federale brasiliano (Stf) un parere positivo sulla revoca del permesso di soggiorno a Cesare Battisti e sulla sua estradizione in Italia, aprendo nuovi scenari su questa annosa questione.

Il parere è stato espresso dal 20simo tribunale del Distretto federale su una specifica richiesta in merito avanzata dal magistrato del Stf Luis Fux, lo stesso che ad ottobre dello scorso anno aveva riaperto il caso.

Nel parere il giudice ordinario, Adverci Tassi Mendes de Abreu, ha sottolineato come la richiesta del Pubblico ministero di cancellare il permesso di soggiorno a Battisti sia stata accolta dalla corte, e che quindi Battisti vada estradato in Italia.

Da anni rifugiato in Barsile dopo aver lasciato la Francia dove non godeva più dell’immunità garantita dalla “Dottrina Mitterand”, il terrorista italiano è stato arrestato lo scorso 5 ottobre con l’accusa di evasione fiscale, esportazione illegale di valuta e riciclaggio di denaro per aver cercato di attraversare la frontiera brasiliana con 1.300 dollari e 6.000 euro in contanti.
Battisti in Brasile è stato arrestato a Rio de Janeiro nel 2007. Nel 2009 il Supremo tribunale federale ha autorizzato l’estradizione dell’ex terrorista roso, negata dall’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva nel 2010, con un decreto firmato l’ultimo giorno del suo mandato presidenziale, il 31 dicembre, con il quale gli concedeva l’asilo politico.

Da Cina sottomarini, sottocosto, a paesi asiatici

Il governo di Pechino ha deciso di ampliare il numero dei propri partner commerciali nell’ambito della Difesa offrendo sottomarini d’attacco ai paesi litoranei dell’Oceano indiano; attualmente già beneficiano di questi accordi il Bangladesh, il Pakistan e la Thailandia.

La notizia ha ovviamente scosso l’India che vede in quello cinese un tentativo di ostacolare l’indutria bellica di Nuova Delhi e della stessa India come potenza navale regionale. Il Bangladesh è stato il primo paese ad approfittare dei vascelli a buon mercato offerti dalla Cina, acquistando due sottomarini diesel-elettrici usati Tipo 035 (denominazione Nato: classe Ming) nel 2013, ed iniziando ad operarli nel marzo dello scorso anno.
Nell’aprile dello scorso anno, la Thailandia ha concordato l’acquisto dalla Cina di due nuovi sottomarini Tipo 039A (denominazione Nato: classe Yuan), che secondo una fonte del governo di Bangkok costeranno circa 425 milioni di dollari ad esemplare; la Thailandia sta valutando l’acquisto di altri due sottomarini della stessa classe, tra i più silenziosi mai realizzati dall’industria della Difesa cinese.

L’acquisto di sottomarini cinesi da parte di altri paesi della regione consente a Pechino di estendere la propria influenza in diversi settori connessi, oltre a diffondere nell’area dell’oceano indiano una serie di infrastrutture e stabilimenti per la manutenzione e le riparazioni compatibili con la flotta di sottomarini da guerra di Pechino.

Tunisia nel caos

La Tunisia è ancora nel caso, dopo che nelle ultime tre notti si sono avute proteste contro il carovita e scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.

Khalifa Chibani, portavoce del ministero dell’Interno, facendo il punto della situazione ha cercando di smorzare le polemiche sostenendo che la notte scorsa è stata più tranquilla rispetto alle precedenti, anche se nel frattempo il numero delle persone arrestate è salito a 328. Le autorità nord africane sostengono che tra i manifestanti si sarebbero infiltrato anche diversi terroristi.

Un’imponente dispositivo di sicurezza è stato schierato a Cité Ibn Khaldoun, sobborgo della capitale Tunisi, per prevenire possibili attacchi.
Numerose proteste sono state registrate a Tebourba, a nord di Tunisi, dove un manifestante è morto in circostanze ancora da chiarire lunedì 8 gennaio. Gruppi di giovani si sono riuniti nella periferia sud della capitale, in particolare a Hammam Lif e a Chaabia, incendiando pneumatici e generando scontri con la polizia. A Jbel Lahmar, nella capitale, una pattuglia della polizia è stata presa di mira da una sassaiola. Gli agenti hanno cercato di disperdere gli assalitori usando gas lacrimogeni e cariche di alleggerimento. Altre manifestazioni hanno avuto luogo in altri governatpratorio del paese.

Tra gli eventi da ciatre il treno Tunisi-Sousse a Hammam Lif, località costiera circa 16 chilometri a sud di Tunisi, attaccato da alcuni manifestanti con bombe molotov e coltelli. Le forze di sicurezza sono intervenute immediatamente per contrastare l’assalto, ma gli stessi passeggeri hanno reagito riuscendo a bloccare tre aggressori armati di coltello.

Audio prima puntata Tutto il mondo è paese

La prima puntata di Tutto il mondo è paese, andata ieri in onda su Stapradio.it può essere riascoltata cliccando sul seguente link.

 

Tutto il mondo è paese 9/1/18

Tutto il mondo è paese. Sommario del 9 gennaio 2018

– 2018 anno di elezioni. Russia, Brasile, Venezuela ed Egitto alcuni dei paesi che andranno alle urne;

– Pax olimpica nella penisola coreana;

– Il mistero Ahmadinejad. Per media arabi ai domiciliari ma legale smentisce;

– Giovedì a Santo Domingo riprendono colloqui tra governo Venezuela ed oppositori;

– Un anno di Trump: la sua politica estera. Analisi con il saggista Giacomo Gabellini.

Questo e molto altro ancora nella prima, storica, puntata di Tutto il mondo è paese. Alle ore 18 su Stapradio.it

America latina, ancora tensioni tra Washington e Caracas

Continuano le tensioni tra Usa e Venezuela dopo che l’amministrazione di Washington ha nuove sanzioni contro quattro funzionari venezuelani, con l’accusa di essere coinvolti in azioni di “corruzione e oppressione”. Le sanzioni sono volte a colpire alti ufficiali militari in servizio o in pensione, precisamente l’ex ministro chavista e attuale governatore dello stato di Aragua, generale in pensione Rodolfo Clemente Marco Torres, il generale in pensione ed ex governatore di Bolivar Francisco José Rangel Gomez, il generale della Guardia nazionale bolivariana Faio Enrique Zavarse Pabon, e il tenente generale dell’Esercito e ministro di Frontiera Gerardo José Izquierdo Torres.
Le sanzioni, come riferito dal segretario del tesoro Usa, Steven Mnuchin, prevedono il congelamento di tutti i beni da loro posseduti negli Stati Uniti e il divieto a tutti gli statunitensi di fare affari con loro.
Il Venezuela sta vivendo da mesi una grave crisi politica, scatenata ad aprile, quando le opposizioni hanno iniziato ad organizzare una serie di manifestazioni per protestare contro la politica economica del governo e contro due sentenze con cui la Corte suprema (Tsj) privava il parlamento, controllato dalle forze antigovernative, dei suoi poteri. Gli scontri che ne sono seguiti hanno portato a circa 150 morti e oltre un migliaio di feriti.

L’Assemblea nazionale costituente (Anc), creata a fine luglio dal governo come camera di compensazione delle istanze del paese, non è masi stata riconosciuta dalle opposizioni, le quali – con il sostegno di parte della comunità internazionale – hanno poi contestato il procedimento delle elezioni regionali tenute a metà ottobre.

Venezuela, riprenderà giovedì 11 il dialogo politico per la pace

Riprenderanno la prossima settimana, per la rpecisione giovedì 11 gennaio, a Santo Domingo, gli incontridi dialogo politico per consolidare la pace in Venezuela, Lo riferisce l’emittente Telesur.

Come di consueto a guidare a la delegazione di Caracas ci sarà Jorge Rodriguez, che ha speigato che finalità dei prossimi incontri sarà quella di stabilire i meccanismi necessari affinché il paese superi la condizione di crisi in cui versa.
“Per la prima volta, l’opposizione riconosce che è seduta ad un tavolo di dialogo con il governo del presidente Nicolas Maduro. Ciò implica un livello di rispetto e riconoscimento per il nostro governo, per la nostra rivoluzione che non c’era in passato”, ha detto Rodriguez.

Il tavolo, fortemente voluto dai vertici della Repubblica Dominicana ha fra i punti fondamentali di risolvere la questione delle sanzioni economiche e finanziarie nei confronti del Venezuela, le garanzie elettorali e politiche del popolo venezuelano, e il riconoscimento dell’Assemblea nazionale costituente (ANC), organo voluto da Nicolas Maduro per ricomporre la crisi e mai riconosciuto ufficialmente dall’opposizione.

Secondo Luisa Ortega Diaz, ex procuratore generale del Venezuela ed oggi oppositrice del governo Maduro, questi incontri sono però solo un pretesto del presidente per consolidare il suo potere. “E’ un dialogo senza sbocchi e chi vi partecipa rischia di avallare la commissione di un reato”, ha dichiarato Ortega, affermando che Maduro sta solo “guadagnando tempo”. Ortega ha menzionato al proposito una conversazione avuta con Maduro durante la quale questi assicurava che non avrebbe “lasciato il potere a nessuno”. In queste condizioni, sostiene l’ex procuratrice, “cosa si può negoziare? La sua permanenza al potere? Il riconoscimento dell’Assemblea nazionale costituente (Anc)?”.
Chiamato al voto in ottobre, il Venezuela vive da mesi una grave crisi politica, divampata lo scorso aprile, quando le opposizioni hanno iniziato ad organizzare una serie di manifestazioni per protestare contro la politica economica del governo e contro due sentenze con cui la Corte suprema (Tsj) privava il parlamento – controllato dalle forze antigovernative – dei suoi poteri. Gli scontri che ne sono seguiti hanno portato a circa 150 morti e oltre un migliaio di feriti.