Fabrizio Di Ernesto

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Le basi militari russe nel mondo

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Se in tutti questi anni Putin, per far rinascere in grande la sua nazione, ha utilizzato sostanzialmente strumenti di soft power va detto che non disdegna occasionalmente l’hard power. In questa seconda categoria va annoverato l’aumento delle basi militari fuori dai confini nazionali, anche se per il momento il loro numero non è nemmeno lontanamente paragonabile a quelli degli Usa che solo in Italia ne posseggono un centinaio ed oltre 300 in tutto il Vecchio continente.

Durante la Guerra fredda, e nel momento di massima espansione, l’Urss aveva appena 16 servitù militari sparse per il mondo; dopo la dissoluzione dell’impero ne sono rimaste in funzione solamente due, peraltro di modesta entità, anche se di notevole importanza: Tartus in Siria, uno dei motivi per cui Putin ha sempre evitato azioni militari Nato e statunitensi nel paese, e quella di Sebastopoli, in Crimea, sul Mar Nero.

Nell’ottica della rinascita russa il Cremlino sta ora valutando la possibilità di riaprire, o quanto meno utilizzare congiuntamente con i governi locali, gli ex presidi navali di Cam Ranh in Vietnam, Lourdes nell’isola di Cuba, chiuso nel 2001 dallo stesso Putin, e perfino una alle Seychelles, che nell’Oceano indiano rappresentano un vero e proprio avamposto russo visto che da anni è sotto l’influenza di Mosca; nel 1981 la Marina sovietica ha aiutato il governo ad evitare  un colpo militare e prima del crollo dell’Urss i russi vantavano una costante presenza nell’area.

All’inizio del suo primo mandato presidenziale Putin aveva disposto la dismissione delle basi ancora attive, sia per motivi economici sia per mostrare al suo omologo a stelle e strisce, all’epoca Bush jr., la volontà di chiudere una volta per tutte l’epoca della Guerra fredda. Washington però ha approfittato di quel momento di debolezza per aumentare le proprie servitù militari, soprattutto sulla frontiera orientale. In quest’ottica il vertice Nato svoltosi in Galles nel settembre 2014 ha ribadito la volontà di blindare ancora di più la frontiera con la Russia, con cinque nuove basi in Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, e Romania anche se, almeno stando a quanto dichiarato da Obama, queste nuove installazioni non saranno permanenti, pur avendo a disposizioni mezzi di aviazione, navali, depositi ed arsenali aggiornati con tutte le ultime novità in materia.

Nuove basi russe potrebbero sorgere in Sud America, ad esempio in Venezuela ed in Nicaragua, oltre che nella regione asiatica in paesi come l’Ossezia del sud, l’Abkazia, il Kirghizistan, dove già si trovano militari russi, ed il Tagikistan, altra nazione dove la presenza di militari dell’ex armata rossa è particolarmente numerosa. Alla fine del 2014 inoltre c’è stato il dispiegamento di un nuovo reggimento dell’aviazione in Bielorussia.

rghei Shoigu, ha parlato di questo piano annunciando negoziati in corso con questi Paesi sembra aver notevolmente amplificato le reali possibilità di Mosca in tal senso, specie per quanto riguarda nuovi installazioni nell’Oceano indiano.

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1 commento

  1. Aldo genta ha detto:

    Scandalizzarsi perché la Russia ritorna dove già c’era mi pare strano considerato che l’occidente,la NATO e gli USA hanno continuato ad espandersi.Ancora di più stracciarsi le vesti se i russi dovessero aprire basi in Sud America mi pare ridicolo constatando che la NATO ha avuto il becco di posizionarsi in Lettonia,Lituania ed Estonia.

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