Fabrizio Di Ernesto

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Monthly Archives: marzo 2015

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Intervista esclusiva con S.E. Karlo Sikharulidze, ambasciatore della Georgia

Continuano a gran ritmo le interviste esclusive di Agenzia Stampa Italia. In questa occasione abbiamo incontrato per i nostri lettori S. E. Karlo Sikharulidze, rappresentante diplomatico di Tiblisi nel nostro Paese.

Con l’Ambasciatore georgiano abbiamo cercato di conoscere meglio la repubblica caucasica posta tra Russia e Turchia, e quindi in una posizione centrale per gli equilibri della regione fungendo da ponte tra Europa ed Asia. E proprio il Vecchio continente, con la sua cultura e la sua vocazione atlantica rappresenta il grande sogno e la grande speranza per il popolo georgiano che lasciatosi alle spalle il regime sovietico vuole ora aderire alla Ue, alla Nato e all’Occidente nel suo insieme.

Geograficamente parlando siete in una posizione centrale stretti tra Russia e Turchia. Strategicamente quali vantaggi vi offre questa collocazione e parimenti a quali rischi vi espone?

Innanzitutto tante grazie per la visita di oggi in ambasciata, do molta importanza alle relazioni con i media e avete espresso chiaramente l’interesse per il mio paese e lo apprezzo molto.

Per continuare a leggere cliccare qui —> http://www.agenziastampaitalia.it/speciali-asi/25062-intervista-esclusiva-con-s-e-karlo-sikharulidze-ambasciatore-della-georgia

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Venezuela: Maduro alza i toni dello scontro diplomatico

Clima sempre più teso a Caracas dove il governo democraticamente eletto di Nicolas Maduro, erede designato dell’indimenticato Hugo Chavez, è sotto attacco da parte della propaganda Usa.

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Ieri il primo mandatario venezuelano ha accusato apertamente il suo oppositore politico JJ Rendón di orchestrare una nuova “guerra psicologica” contro il suo paese, anche se con scarsi risultati visto che lo stesso presidente ha riferito di aver raggiunto tre milioni di firme per chiedere al suo omologo statunitense Barack Obama di abrogare le leggi contro il Venezuela, paese considerato a Washington una minaccia per la regione indio-latina

La nuova campagna mediatica a stelle e strisce anti-bolivariana ha avuto come effetto quello di rinsaldare i rapporti nel sud America; sostegno al Venezuela nella difesa della propria autonomia è infatti stato espresso, tra gli altri, dal presidente uruguaiano Josè Mujica.

Il ministro degli Esteri, Delcy Rodriguez ha ricordato che secondo le organizzazioni internazionali, l’aggressione degli Stati Uniti contro il Venezuela sarebbe una violazione del quadro normativo nazionale e internazionale. Le forze di sicurezza di Caracas riferiscono di essere a conoscenza di nuove campagne di destabilizzazione che si starebbero sviluppando sull’asse Bogotà-Madrid, ed esisterebbero perfino due piani di intervento ben definiti. Ha anche accusato di golpe l’ex premier spagnolo Gonzalez.

Maduro ha pesantemente attaccato Rendón accusando di aver creato dal nulla la “bugia sporca” sul

presunto rapimento di bambini per il traffico di organi in Venezuela, una notizia che avrebbe spinto molti giovani venezuelani a scrivere ad Obama per chiedergli aiuto.

Una situazione di cui lì opposizione ha provato a giovarsi destabilizzando il governo bolivariano.

I venezuelani non vogliono gli Usa a casa loro

Giù le mani dal Venezuela. Questa la chiara indicazione emersa da un sondaggio effettuato dal programma televisivo Hinterlaces in merito alle interferenze statunitensi nel paese.

Il risultato non lascia spazio a interpretazioni di sorta visto che l’86% degli interpellati ritiene che gli Usa non abbiano alcun motivo per ritenere Caracas una minaccia alla sua sicurezza regionale, idea invece condivisa da appena l’11% degli intervistati.

Sempre il sondaggio ha poi rivelato che il 94% dei venezuelani si è detto fermamente contrario all’ipotesi di un intervento militare dei berretti verdi statunitensi per rovesciare il presidente Maduro, un’opzione caldeggiata da appena un cittadino su venti.

Più della metà della popolazione si è poi detto favorevole alla legge per rafforzare la difesa della pace e la sovranità del paese sudamericano.

yankee go home

Gli anni di Chavez hanno profondamente mutato il paese ed i venezuelani che dopo aver conquistato la propria indipendenza politica non hanno intenzione di tornare indietro, tanto che 81% degli intervistati si è detto contrario alle continue interferenze di Washington negli affari interni dello stato sudamericano, con il 60% che ha ormai una percezione negativa del governo statunitense.

Da segnalare che mercoledì scorso il governo di Caracas ha ha attivato 14 000 punti in tutte le piazze del paese, per la campagna contro Obama in risposta alla decisione della Casa Bianca che lo scorso 9 marzo ha annunciato l’implementazione di nuove sanzioni contro il Venezuela per presunte violazioni dei diritti umani e ha dichiarato lo stato di “emergenza nazionale” per il “rischio straordinario” rappresentato dal governo bolivariano. Un gesto che ha rafforzato il fronte pro Venezuela con Caracas che ha incassato il sostegno di decine di governi, dei cittadini e di organizzazioni di tutto il mondo.

A breve intervista esclusiva con S.E. Karlo Sikharulidze, ambasciatore della Georgia in Italia

Continuano a gran ritmo le interviste esclusive di Agenzia Stampa Italia. In questa occasione abbiamo incontrato per i nostri lettori S. E. Karlo Sikharulidze, rappresentante diplomatico di Tiblisi nel nostro Paese.
Con l’Ambasciatore georgiano abbiamo cercato di conoscere meglio la repubblica caucasica posta tra Russia e Turchia, e quindi in una posizione centrale per gli equilibri della regione fungendo da ponte tra Europa ed Asia. E proprio il Vecchio continente, con la sua cultura e la sua vocazione atlantica rappresenta il grande sogno e la grande speranza per il popolo georgiano che lasciatosi alle spalle il regime sovietico vogliono ora aderire alla Ue, alla Nato e all’Occidente nel suo insieme.

Brasile: indigeni sul piede di guerra

Giorni agitati in Brasile per gli indigeni, decisi a contrastare il governo di Dilma Rousseff e la proposta di legge che mira a rivedere i confini delle terre lasciate in mano alla popolazione originaria del paese.

Una delegazione di 100 persone, rappresentanti tutte le principali tribù concentrate nello stato di Bahia, tra cui i Pataxò, i Kaimbè e i Kariri, ha manifestato sulla Spianata dei ministeri contro l’eventualità di peggiorare la situazione sancita dalla Costituzione e spronare il Congresso a lasciare inalterata la loro situazione.

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Il Cimi, consiglio missionario indigeno, ha invitato il congresso a rispettare i diritti garantiti alle loro tribù salvaguardando in particolar modo le loro terre che rischiano di essere svendute alla multinazionali del legno e del settore minerario solo per fare cassa e lucrare.

La delegazione si è recata anche alla Corte Suprema per incontrarne il Presidente Ricardo Lewandowiski, che ha preferito tenere un profilo basso.

Dopo gli anni dorati della presidenza Lula il Brasile sembra non riuscire più a tenere quei ritmi di crescita e prosperità e così il governo appare ora costretto a scendere a patti con le grandi multinazionali per immettere denaro fresco nelle proprie casse anche se farlo a spese degli indigeni che già vivono ai margini della società appare la scelta peggiore che si potesse fare.

La Russia avvia esercitazioni militari in Artico

Grandi manovre in vista per l’esercito russo che ieri, lunedì 16 marzo, ha iniziato esercitazioni militari in Artico, dando seguito ad una decisione del presidente Vladimir Putin.

Per cinque giorni il polo nord vedrà all’opera poco meno di 40mila militari russe, oltre 50 navi di superficie e sottomarini e 110 aeromobili; obiettivo dell’operazione controllare l’efficienza delle truppe moscovite e la capacitò di dispiegarle in tempi rapidi all’occorrenza.

Parlando di questo evento il Sergei Shoigu, ministro russo della Difesa, ha sottolineato che “le nuove sfide e le minacce militari richiedono un aumento delle capacità delle forze armate”. L’esercitazione inoltre servirà anche a controllare l’abilità dei militari sugli impervi arcipelaghi Arctic Novaja Zemlja e nella Terra di Francesco Giuseppe, e la capacità di proteggere i confini settentrionali via terra, aria e mare.

L’eco dell’operazione è subito giunta a Washington dove, una volta tanto, il Pentagono ha cercato di spegnere le polemiche sul nascere facendo saper che pur volendo monitorare le esercitazioni gli Usa riconosco il diritto russo di esercitare le proprie forze armate, se fatto entro i limiti del diritto internazionale.

Non solo artico visto che truppe russe, circa 3mila unità, si stanno addestrando ad oriente mentre in Siberia meridionale, l’aviazione russa si sta allenando al poligono di tiro in Buriazia, nel sud-ovest del paese, a queste esercitazioni sono impegnati appena 500 uomini.

Con l’Ucraina le tensioni stanno scemando ma Mosca sembra non fidarsi e continua a tenere alta la tensione.

La democrazia assediata di Marina Lalatta Costerbosa

Cos’è la democrazia e questa esiste ancora? A queste annose domande ha provato a rispondere Marina Lalatta Costerbosa nel suo saggio “La democrazia assediata – saggio sui principi e sulla loro violazione” edito da DeriveApprodi.

L’obiettivo del libro è sicuramente ambizioso ma l’autrice, docente presso l’Università di Bologna, sembra raggiungere lo scopo dopo una lunga e articolata analisi in cui sviscera ogni possibile forma di governo democratico e come i presupposti di questo oggi vengano continuamente stravolti.

democrazia

L’analisi parte da molto lontano e da quell’idea di popolo che dovrebbe essere alla base di questa concezione politica che può perfino arrivare ad essere radicale, tenendo presente che “il dominio della maggioranza, caratteristico della democrazia, si distingue da ogni altro tipo di dominio perché, secondo la sua più intima essenza, non soltanto presuppone, per definizione stessa, un’opposizione – la minoranza – ma anche perché riconosce politicamente tale opposizione e la protegge coi diritti fondamentali e con le libertà fondamentali”. Un’idea questa che ovviamente pone al centro della democrazia quel demos che la attua e che, secondo Aristotele, era proprio colui che “è capace di governare e di essere governato” anche senza la mediazione di rappresentanti concependo quasi una visione anarchica e autarchica della democrazia.

La questione si complica in tempi moderni con Kant e con l’introduzione dei concetti morali nella visione politica e con il ruolo di un mondo pubblico simbolo di “un potere che deve essere per esso pienamente accessibile, trasparente, emendabile o accettabile”.

Rousseau sembra invece rifarsi ad una concezione più aristotelica sostenendo che “l’umanità sarebbe l’ideale se si fosse in presenza della volontà generale” pur sottolineando che “l’umanità è la condizione peggiore, se si è in presenza della volontà di tutti”.

Per l’autrice oggi la democrazia non solo è sotto attacco da più parti ma rischia di essere superata dalla post-democrazia figlia di quell’uomo economico che oggi domina il mondo senza riguardo alle regole basilari del vivere civile. Tra i pericoli moderni la scrittrice individua la pervasività del neoliberismo, la privatizzazione della sfera pubblica , il dominio tecnologio, la corruzione, la precarizzazione e la burocrazia tratteggiando quindi un quadro che noi in Italia siamo ormai fin troppo abituati ad osservare.

Libro sicuramente non semplice ma indicato a tutti coloro che non solo si occupano di politica ma che si interessano alla cosa pubblica, anche perché l’autrice ha cercato di rendere il tutto assimilabile dalla gran parte dei lettori.


  • M. Lalatta Costerbosa “La democrazia assediata – saggio sui principi e sulla loro violazione” DeriveApprodi, pagg. 194, euro 17,00.

AAA Cercasi sponsor per le Frecce tricolori

Ascoltando il presidente del Consiglio Matteo Renzi si pensa quasi di vivere in un paese ricco con le imprese che investono, gli italiani che trovano lavoro e soldi che hanno iniziato a girare nuovamente. Peccato che la realtà sia molto diversa da quella sognata a Palazzo Chigi.

In Italia non c’è più un euro, né nelle tasche degli italiani, né nelle casse pubbliche e nemmeno nei forzieri delle nostre forze armate.

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Dopo che la politica ha venduto tutto ciò che si poteva, in attesa di poter mettere sul mercato altri gioielli di famiglia, non ci sono più soldi per nulla e così tutto ciò che è pubblico deve inventarsi il modo per ottenere qualche euro anche solo per sopravvivere.

In questo quadro il fondo è stato toccato domenica scorsa quando su alcuni quotidiani nazionali è apparsa la pubblicità delle “Frecce tricolori” pronti ad offrire la loro livrea al miglior offerente. Sì avete capito bene, l’elitè della nostra aereonautica militare è in cerca di uno sponsor che portando liquidità nelle casse del gruppo possa permettere alla nostra pattuglia acrobatica di continuare a volare.

La ricerca di sponsor è mirata ad imprese, aziende e persino istituzioni che potranno sponsorizzare gli spettacoli delle Frecce, l’appuntamento più prestigioso tra quelli in vendita è fissato per il prossimo settembre quando nella base di Rivolto, nel friulano, si terrà il 55esimo anniversario del corpo.

Ancora una volta copiamo dagli Usa, a Washington, dove tutto ha un prezzo, è infatti pratica usuale approfittare di finanziatori per questo tipo di iniziative, si pensi ad esempio al Giorno delle Forze Armate.
Da anni il settore della difesa è vittima di tagli selvaggi, il tutto però mentre lo Stato spende per gli F-35, per avere sul proprio suolo 100 e più basi militari straniere e custodire 70 testate nucleari a stelle e strisce.

La buona scuola di Renzi ghettizza i disabili

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi nella sua opera di riformatore ha deciso di rifare l’istruzione. Senza falsa modestia ha chiamato il provvedimento “la buona scuola”, peccato che per il mondo dei disabili questa rischi di diventare un incubo riportandoli indietro di 40 anni.

Fino agli anni ‘70 i portatori di handicap erano relegati in apposite strutture poi faticosamente hanno iniziato a trovare spazio nelle scuole pubbliche. Inizialmente il sostegno era assegnato solo ai casi più gravi, non udenti, ipovedenti o psicofisici, poi negli ultimi anni con l’esplosione dei Bes, i bisogni educativi speciali, è sempre più frequente trovare in una singola classe diversi alunni, anche solo dislessici, disgrafici o discalculi, dotati di sostegno con il numero degli appositi insegnanti che è letteralmente lievitato.

scuola

Tutto, o quasi, da rivedere secondo il governo che tra un 5 per mille destinato alle scuole, un po’ di inglese in più e lavoratori gratuiti per le aziende, via stage, si prepara a dire addio al concetto di inclusione dei disabili nel nostro sistema educativo.

Sostegno a rischio

Se da un lato l’ipotesi di una maggiore formazione per gli insegnanti tramite un apposito aggiornamento annuale appare andare nella direzione giusta sono le altre ipotesi allo studio che preoccupano.

Sotto accusa infatti gli insegnanti di sostegno che secondo alcuni utilizzerebbero questa strada per ottenere l’agognato posto di ruolo; l’idea del governo è quindi quella di creare degli appositi corsi di laurea in Pedagogia e didattica speciale per formare questi docenti che poi dovrebbero rimanere a vita in questo canale senza possibilità di cambiare.

La Sipes, l’associazione italiana di pedagogia speciale, denuncia però i rischi di questa scelta che andrebbe ad annullare i benefici dell’inclusione sperimentata negli ultimi 30 anni, e creerebbe un modello superato che non a caso gli altri paesi stanno abbandonando. In Austria, ad esempio, da anni le figure delle insegnanti curriculari e di sostegno sono distinte e separata ma il governo di recente ha chiuso i percorsi separati proprio per ricercare la via dell’inclusione.

Atenei all’incasso

Se una maggiore professionalità degli insegnanti andrebbe a beneficio degli alunni va detto che questa si potrebbe benissimo ottenere formando in modo più approfondito anche quelli curriculari. A giovarsi della creazione di un apposito corso di laurea sarebbero in primis le università che potrebbero così aumentare le cattedre e gli insegnamenti con un conseguente ritorno economico. Si creerebbe così una corsia privilegiata per lavorare nella scuola che, nonostante gli annunci di Palazzo Chigi rischia di creare da subito nuovi precari. Nella bozza attualmente disponibile si distingue tra studenti con disabilità, che saranno seguiti come oggi da docenti specializzati, e studenti con Bes per i quali sarà redatto o il Pdp, Piano didattico personalizzato, o il Pei, piano educativo individualizzato, a seconda dei casi; difficilmente questi ultimi continueranno ad essere seguiti da insegnanti di sostegno, a meno che non siano così gravi da rientrare nella legge 104. Molte della attuali cattedre disponibili quindi saranno cancellate e gli attuali titolari dirottati altrove o lasciati a casa.

L’esempio trentino

Dario Ianes, docente presso l’Università di Bolzano e membro del Sipes, ha più volte denunciato i rischi derivanti da una formazione ad hoc per i docenti di sostegno in primis su tutti quelli che l’alunno disabile anziché continuare a lavorare all’interno della sua aula venga portato fuori per fare un lavoro diverso da quello dei suoi compagni. Trattandosi di casi particolarmente gravi questi dovrebbero seguire una programmazione speciale, inoltre terminate le ore di sostegno assegnate, al massimo 22, rimarrebbe solo al suo banco senza essere seguito dalla docente curriculare non preparata per occuparsi di lui. Tra le alternative auspicate dall’associazione quella in via di sperimentazione nel trentino.

Nella città altoatesina infatti da due anni, in 17 classi, è in corso una sperimentazione; qui ogni settimana un consulente tecnico aiuta il curriculare nella programmazione settimanale con risultati positivi che mirano all’inclusione e non certo ad escludere. Tutto quello su cui invece sembrano puntare Renzi e i suoi.

Coppa Italia: la Lazio si complica la vita

Sotto una pioggia battente che rende il campo pesante scivoloso va in scena l’andata della semifinale di Coppa Italia tra Lazio e Napoli che giocano un tempo per parte rendendo alla fine giusto il risultato di pareggio per 1 a 1, anche se ai punti i partenopei avrebbero forse meritato qualcosa in più.
Partita tesa data l’importanza della posta in palio con gli allenatori, in lotta tra loro in campionato anche per il terzo posto che mettono in campo le formazioni migliori o quasi.
Tra un mese nella bolgia del San Paolo ci sarà un’altra battaglia cui non potranno prendere parte gli squalificati Mesto e Keita ma con il Napoli leggermente favorito per il passaggio del turno e la terza finale negli ultimi 4 anni.
Nota dolente l’arbitraggio di Damato, pur senza errori evidenti, non appare all’altezza del compito e anche distribuendo cartellini gialli in quantità non riesce ad evitare la caccia all’uomo dei napoletani su Klose, che alla fine prova a farsi giustizia da solo e viene ammonito..

La cronaca

Primo tempo su ritmi sostenuti con la Lazio che fa la partita e sugli sviluppi di un calcio d’angolo scheggia il palo con Klose. Il Napoli gioca di rimessa ma con Higuain al minuto 26 ha una palla gol clamorosa ma cerca la giocata di fino e non impensierisce Berisha. Al minuto 35 la svolta Felipe Anderson lancia Klose che entra in area e di destro porta in vantaggio i capitolini. Con il gol numero 301 della sua carriera il panzer tedesco sfata il tabù Napoli.
I partenopei reagiscono in modo veemente e al minuto 43 ancora con Higuain sfiorano il gol dopo un pasticciaccio della difesa biancoceleste; sul capovolgimento di fronte la Lazio vicinissima al raddoppio con una doppia occasione per Klose e Andreson ma la difesa campana salva sulla linea.
In avvio di ripresa solo Napoli che con Lopez Silva colpisce anche la traversa e la minuto 52 sfiora il gol con Gabbiadini, Berisha a terra devia in angolo.
Il pareggio è nell’aria è arriva al minuto 58 proprio con Gabbiadini che insacca su assist di Higuin, gravi responsabilità però sono da attribuire all’atteggiamento troppo morbido in marcatura di Radu sullo stesso centravanti argentino.
Nei secondi 45 minuti in campo solo il Napoli con la Lazio che oltre a qualche sporadica ripartenza non riesce a costruire azioni pericolose ed anzi rischia in più occasioni si subire il secondo gol, in pieno recupero Inler impegna severamente Berisha ma il risultato non cambio.
Tutto si deciderà al ritorno.

Il tabellino

Lazio: Berisha; Basta, De Vrij, Mauricio, Radu; Cataldi, Biglia, Parolo; Candreva (72′ Keita), Klose (81′ Perea), Anderson. All. Pioli
Napoli: Andujar; Mesto, Albiol, Britos (77′ Koulibaly), Ghoulam; Inler, Lopez Silva; Gabbiadini (72′ Callejon), De guzman (81′ Hamsik), Mertens, Higuain. All. Benitez

35′ Klose, 58′ Gabiadini

Ammoniti: per la Lazio Basta, Klose, Keita, per il Napoli Mesto, Albiol, Britos, Gabbiadini, Inler.