Fabrizio Di Ernesto

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Monthly Archives: gennaio 2015

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A Roma trilaterale esteri Italia-Serbia-Albania

Si è tenuto oggi, 23 gennaio, a Roma il primo incontro della trilaterale Italia-Serbia-Albania che ha raccolto al tavolo di discussione i ministeri degli Esteri dei tre paesi.

Molti temi trattati dal nostro Paolo Gentiloni, dal serbo Ivica Dacic e l’albanese Ditmir Bushati che hanno auspicato di poter presto dare seguito a questa riunione per finire di sviluppare la cooperazione nell’area.

Economia, energia, infrastrutture ed integrazione europea gli argomenti che l’hanno fatta da padrona nella discussione anche se parte del tempo è stata ovviamente dedicata ai problemi dell’area balcanica, con Tirana che ha più volte sottolineato l’importanza del suo paese per arginare la nuova immigrazione di massa anche per invocare l’aiuto dell’Italia nel processo che dovrebbe in tempi relativamente brevi l’Albania ad avviare i colloqui per l’adesione alla Ue.

Commentando l’incontro al termine dei lavori il numero uno della Farnesina ha sottolineato “Albania e Serbia sono due Paesi chiave dei Balcani occidentali e naturalmente, per l’Italia, i Balcani sono insieme al Mediterraneo l’area più importante per vicinanza e importanza dei legami storici, economici e culturali”. E proprio in quest’ottica il nostro politico ha ricordato come Roma sia sempre stata al fianco di questi due stati nel loro processo di avvicinamento all’Europa.

Anche i rappresentanti di Tirana e Belgrado hanno sottolineato l’importanza di questo incontro anche per appianare le tante divergenze che ancora separano i due paesi, Kosovo su tutto, anche se negli ultimi anni si è avuta una forte normalizzazione nei rapporti diplomatici tra due dei principali paesi dei Balcani occidentali.

“Nei Balcani occidentali non siamo immuni al fatto che alcuni eventi storici importanti siano messi in secondo piano o alcune cose molto importanti sono messe da parte, come l’incontro tra il primo ministro serbo Aleksandar Vucic e il premier albanese Edil Rama”, ha spiegato il capo della diplomazia di Belgrado.

L’esponente albanese ha invece ricordato come l’Italia rappresenti un partner naturale e strategico, “un alleato verso il quale siamo riconoscenti, non solo per il sostegno politico e l’aiuto che ci sta dando per la trasformazione democratica ed economica, ma anche per la collaborazione che ci sta dando e che continueremo ad approfondire negli anni”.

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C’è la crisi e i giudici tagliano il sostegno ai disabili

La spending rewiew colpisce ancora il mondo dei disabili e quando la politica tace ci pensano i giudici ad agitare la scure dei tagli insensati

Una recente sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa della Regione Sicilia, per la cronaca la 617/2014, ha infatti negato il diritto all’aumento delle ore del sostegno e al risarcimento danni ad una studentessa i cui genitori hanno ritenuto insufficienti le ore di sostegno assegnate. Un pronunciamento che capovolge quella che era sempre stata la linea del Tar che in passato ha sempre, o quasi, accolto i ricorsi dei genitori

A preoccupare non è tanto la decisione dei giudici quanto la motivazione della stessa. Il Cga ha infatti ritenuto legittima la riduzione delle ore di sostegno in favore dell’alunna a causa della crisi economica sostenendo anche che “la supplenza dei genitori avrebbe compensato il vuoto generato dalla ridotta copertura oraria del sostegno” poiché il servizio offerto alla scuola può essere considerato solo come suppletivo rispetto a quello dei genitori che rimane, secondo i giudici, comunque un dovere primario nei confronti della figlia.

Una decisione che ha messo sul piede di guerra numerose associazioni di categoria che denunciano come, una volta passato il messaggio che il sostegno scolastico è un compito della famiglia in cui lo Stato interviene in modo solo sussidiario, potrebbe obbligare a breve i genitori dei ragazzi disabili a farsene carico materialmente ed economicamente.

 

Consulta docet

Questo pronunciamento rischia ora di creare un precedente devastante visto che l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo ha già iniziato a notificare numerosi appelli avverso le sentenze del Tar isolano con le quali è già stato riconosciuto il diritto all’integrazione delle ore di sostegno e al risarcimento del danno.

Non solo, sembra quasi essere messo in discussione il principio del diritto allo studio sancito dalla Corte Costituzionale. La giurisprudenza prevalente negli ultimi anni si è infatti adeguata alle indicazioni della Consulta secondo cui il sostegno scolastico va garantito al massimo delle ore necessarie agli studenti con grave disabilità e alle famiglie va riconosciuto l’eventuale danno patrimoniale comprovato come pure l’eventuale danno non patrimoniale.

L’ultima sentenza in tal senso è datata 25 novembre scorso quando il Tar di Trieste ha stabilito che assegnare un numero di ore di sostegno scolastico inferiore a quelle indicate nel Pei, il Piano Educativo Individualizzato.

 

I numeri dell’emergenza

Se ora però passasse la linea tracciata dai giudici siciliani molti studenti si troverebbero in difficoltà non potendo più contare sull’aiuto degli insegnanti specializzati con le famiglie che non sempre potrebbero sostituirsi a questi.

Secondo l’Istat nello scorso anno scolastico erano quasi 85mila gli alunni con disabilità solo nella scuola primaria, pari al 3,0% del totale degli alunni, mentre nella scuola secondaria di primo grado se ne contavano più di 65mila, il 3,8% del totale. Nella scuola primaria, il 21% degli alunni con disabilità non è autonomo in almeno una delle attività indagate, spostarsi, mangiare o andare in bagno, e l’8% non è autonomo in tutte e tre le attività. Nella scuola secondaria di primo grado le percentuali sono rispettivamente del 15% e del 5%.

Difficilmente anche quando l’handicap certificato vorrebbe un rapporto di 1 a 1 ovvero insegnante di sostegno in classe per 22 ore settimanali ciò avviene, visto che quasi sempre il docente o opera in più classi oppure segue più ragazzi all’interno della stessa aula. Una situazione questa determinata anche dai recenti sviluppi della pedagogia che ha visto crescere il numero dei Bes, bisogni educativi speciali, inserendo tra i disabili anche i ragazzi affetti da dislessia, disgrafia e discalculia. E non di rado diagnosi di questo tipo vengono fatte anche a ragazzi delle superiori.

Al posto della tanto decantata inclusione quindi tutti questi ragazzi rischiano di trovarsi esclusi non solo dalla programmazione della classe ma perfino dal basilare diritto allo studio lasciati soli al loro banco dallo Stato a causa della crisi economica.

L’Angola alla conquista dell’Africa

In questo periodo storico il mondo sta subendo molti mutamenti politici ed economici che stanno ridisegnando gli equilibri mondiali.

Molte sono infatti le nazioni che aspirano ad un posto al sole si stanno attivando per raggiungerlo. In questo senso, a fari spenti, si sta muovendo l’Angola che a dieci anni e poco più dalla fine della guerra civile sembra aver raggiunto un livello di stabilità interna tale da garantire la governabilità e la piena operatività del governo.

In questi anni sotto la guida di Josè Eduardo Dos Santos, il paese centroafricano ha saputo portare avanti importanti progetti con partner internazionali che ne hanno fatto una delle economie più dinamiche a livello africano, facendo registrare tassi di crescita a due cifre nell’ultimo decennio. Metà della ricchezza nazionale proviene dal petrolio e da questo dipendono, in massima parte, le aspettative di sviluppo di lungo periodo. La produzione dell’oro nero ha conosciuto un autentico boom dall’inizio del nuovo millennio, passando da 800.000 barili al giorno agli attuali 1,8 milioni, facendo dell’Angola il secondo produttore africano di greggio dopo la Nigeria ed il sedicesimo a livello mondiale.

Non occorre essere esperti di politica energetica per capire quindi l’importanza che questo paese sta assumendo a livello mondiale; non a caso in questi ultimi anni sono affluiti a Luanda ingenti capitali esteri che hanno permesso non solo di ricostruire le infrastrutture distrutte durante il conflitto fratricida ma anche lo sviluppo di molte attività economiche.

Molti che i paesi che stanno investendo in Angola su tutti Cina, Brasile e Germania, ovvero nazioni ricche, ma anche Spagna e Portogallo, non a caso si tratta di una ex colonia lusitana, che stanno investendo sia in piani di ricostruzione sia in progetti di potenziamento infrastrutturale funzionale allo sfruttamento delle risorse petrolifere. Ad oggi, dei circa 130 miliardi di dollari del Pil angolano, oltre 60 provengono dalla produzione di petrolio. Quest’ultimo, inoltre, garantisce il 95% degli introiti totali dell’export del Paese, relegando ad un ruolo assolutamente marginale le altre voci di esportazione. Il comparto dei diamanti, di cui l’Angola è il secondo produttore africano dietro il Botswana, ad esempio, arriva a pesare per appena l’1% del Pil.

Il greggio ovviamente rappresenta la croce e la delizia dell’economia locale e la fluttuazione dei prezzi incide in modo molto marcato sull’andamento interno. Di conseguenza il governo di Luanda punta ad una diversificazione economica non semplice; il petrolio pur fornendo oltre la metà della ricchezza nazionale impiega appena l’1% per cento della forza lavoro attiva in un Paese con un tasso di disoccupazione di circa il 26%. Il 95% del petrolio è destinato all’export come materia prima, mentre rimane assolutamente esigua la capacità interna di lavorazione e raffinazione e assorbimento.

Uno dei settori su cui il governo appare maggiormente interessato ad investire è quello agricolo che incide per appena un decimo sulla bilancia interna ma occupa 7 lavoratori su 10; in corso poi diversi programmi di potenziamento infrastrutturale che non mancheranno di fornire sostanziosi contributi alla ricchezza nazionale. Fra tutti spiccano gli ambiziosi progetti nel settore dei trasporti, tra cui la costruzione del porto di Lobito con un terminal ferroviario in grado garantire il collegamento con il confine orientale dell’Angola e, in prospettiva, anche con la ricca regione mineraria del Katanga nella Repubblica Democratica del Congo. In tema di infrastrutture Pechino ha stanziato oltre 6 miliardi di dollari per la costruzione di una linea di 600 km per coprire la distanza dal Katanga alla città di confine di Dilolo, in Congo, in vista della connessione con la storica linea ferroviaria di Benguela.

Non solo crescita economica nelle intenzioni del presidente Dos Santos che non nasconde le ambizioni di affermare il ruolo militare, diplomatico e economico del suo Paese in Africa e di espandere la propria influenza anche in settori diversi dal petrolio al di fuori dei confini nazionali. Corposi gli investimenti effettuati nel settore delle armi tanto che la spesa angolana ha già superato quella del Sudafrica, diventando la più alta nell’Africa sub-sahariana. Dal 2004 ad oggi si è registrato un aumento del 174% e, stando alle acquisizioni di navi e aerei annunciate recentemente, il budget è destinato a toccare nuovi record. Forecast International prevede che questo possa raggiungere anche i 40 miliardi di dollari entro il 2018 dagli attuali 5,7. Negli ultimi anni Luanda ha intensificato le trattative con diversi Paesi esteri per assicurarsi importanti appoggi in termini di assistenza e dotazioni sempre più sofisticate. La Spagna dovrebbe vendere allo stato africano la portaerei Principe de Asturia e quattro pattugliatori, tutte dismesse dagli arsenali iberici e destinate a potenziare la capacità d’intervento rapido di Luanda al largo delle coste. Anche col Brasile sono stati siglati accordi miliardari per la fornitura di navi e l’assistenza alla Marina Militare. Si tratta di sette pattugliatori classe Macaè, dei quali quattro saranno costruiti in Brasile e tre in Angola con l’aiuto di esperti brasiliani.

Per quanto riguarda le forze aeree, è da segnalare la conclusione di un accordo con Mosca per un valore di un miliardo di dollari relativo alla fornitura di aerei militari Sukhoi Su-30, elicotteri da trasporto Mi-17, armi leggere e munizioni. Con questo affare l’Angola è diventato il primo acquirente africano delle armi russe.

Intervista in Esclusiva per ASI a S.E. Ambasciatore Lettonia Dr. Artis Bertulis – I parte

Per vedere la I parte dell’intervista cliccare qui —>  https://www.youtube.com/watch?v=BtLFQpb2asA