Fabrizio Di Ernesto

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Monthly Archives: aprile 2014

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Acqua inquinata anche in Calabria

Circa un mese fa ha suscitato molto clamore la notizia dell’acqua avvelenata che sgorgava nei rubinetti di oltre 700mila abruzzesi, una storia che ora sembra ripetersi in Calabria nei circa 90 comuni, tra Vibo e Catanzaro, serviti dal bacino artificiale di Alaco; inizialmente progetto anche per essere un polo attrattivo turistico, anche se questo proposito non ha mai ottenuto lo sviluppo sperato.

Nei giorni scorsi infatti la procura di Vibo Valentia ha chiuso le indagini, avviate nel 2012, che coinvolgevano 36 persone.

Le accuse mosse dalla procura calabrese sono quelle di avvelenamento colposo di acque, inadempimento di contratti di pubbliche forniture, omissione in atti d’ufficio e interruzione di un servizio di pubblica utilità. Gli inquirenti hanno anche deciso di mantenere sotto sequestro l’invaso e l’impianto di potabilizzazione in quanto i trattamenti in atto potrebbero, ad avviso degli inquirenti, risultare non idonei. Quanto alla rete di distribuzione dell’acqua, la Procura ha proceduto al dissequestro dei soli impianti che allo stato attuale non risultano utilizzati, confermando invece il sequestro per gli altri impianti in quanto anche nei siti con giudizio di conformità emesso dall’autorità sanitaria, i custodi giudiziari avrebbero rilevato la persistenza di visibili criticità.

 

L’opera

La diga di Alaco è stata terminata a metà degli anni ’80 con una spesa di quasi 140 miliardi di lire, senza contare gli esborsi straordinari avvenuti fino al 1996 per realizzare sei varianti al progetto originario con investimenti operati sia da parte della Regione Calabria sia della società francese Veolia. L’acqua di questa diga viene fornita a circa 400mila persone tra Vibo, Catanzaro e Reggio, alcuni dei quali si servono solo parzialmente del liquido proveniente dalle montagne della Lacina, altri invece, come Serra San Bruno, ne sono quasi totalmente dipendenti, anche perché quando la gestione dell’acqua è stata affidata a Sorical sono stati dismessi alcuni vecchi pozzi che per decenni hanno mandato acqua cristallina nelle case dei serresi, ponendo questo comune in una situazione di totale dipendenza, basti pensare che, come accaduto in passato, basta una nevicata particolare copiosa, per creare un black out elettrico in grado di lasciare senz’acqua una zona che ospitava acque minerali tra le più salubri di tutta Italia.

Per carità quello di Serra è un caso limite ma se a Vibo l’acqua arriva tutti i giorni va anche detto che molti giorni vi giunge quella non potabile e quindi teoricamente non utilizzabile dalla popolazione.

 

La vicenda

Gli inquirenti hanno iniziato a indagare sul bacino nel 2012 partendo da una semplice constatazione: gran parte della vegetazione che insisteva nell’area dell’invaso non è stata eliminata e smaltita, ma semplicemente ricoperta dall’acqua. La superficie dell’invaso, insomma, non è mai stata bonificata. Ciò avrebbe determinato l’inquinamento delle acque che arriva nelle case delle zone con un colore ed un odore che ne sconsigliavano l’uso, tanto che a Vibo da anni nessuno la beve, anche per già nel 2011 Francesco Russo, responsabile dei laboratori chimici dell’Arpacal denunciò come il torrente Alaca, un tempo noto per la purezza delle sue acque, erano diventate marroni e con presenza di ammoniaca, ferro e manganese segnalando una correlazione con la dalla vegetazione sommersa nel bacino in testa al fiume in putrefazione.

Sempre Russo denunciò poi come durante un suo sopralluogo effettuato su richiesta della prefettura di Catanzaro ebbe modo di notare la presenza di specie arbustive sommerse ipotizzando che che la pulizia del suolo, prima dell’allagamento della superficie prevista per il bacino, fosse stata fatta in maniera incompleta, probabilmente limitandosi solo agli alti fusti.

 

Lotta a 5 stelle

Sulla vicenda si sono espressi in più di una occasione i deputati grillini Dalila Nesci e Paolo Parentela che anche nei giorni scorsi hanno scritto ai prefetti di Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria, promuovendo un tavolo tecnico per affrontare il pericolo acqua nei comuni serviti dal lago Alaco e richiesto l’intervento del ministero della Salute, anche se per il momento la Lorenzin non ha ancora preso una posizione in merito.

In merito all’intervento richiesto ai tre prefetti interessati i due esponenti M5S confidano nella volontà di avviare al più presto un tavolo tecnico in grado di coinvolgere anche rappresentanti non politici dei cittadini.

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Washington sposta i suoi militari verso la Russia

Grande fermento ad est dove la Russia sta cercando di rafforzare i suoi confini prima che gli Usa li circondino con i loro missili. Tutto d’un tratto sembra di essere tornati alla Guerra Fredda e come in quegli anni le due grandi potenze spostano soldati come pedine sulla grande scacchiera mondiale.

In quest’ottica il Petagono ha deciso di schierare 600 truppe tra la Polonia e gli Stati baltici, ufficialmente per realizzare esercitazioni congiunte di formazione di fanteria ma a ben vedere per rassicurare gli alleati nell’ex sfera di influenza sovietica preoccupati per la nuova politica russa.
Quattro squadre del 173 ° Combat Team Brigata di Fanteria, con sede a Vicenza verranno spediti, uno per parte, in Polonia, Lettonia, Lituania ed Estonia .
Questo sarà solo il primo di una serie di implementazioni di rotazione per esercizi di addestramento che continueranno per tutto il resto dell’anno e forse oltre, fanno sapere fonti del Pentagono.
L’addetto stampa della Difesa a stelle e strisce John Kirby ha spiegato che in tal modo si vuole ribadire a questi paesi che gli Stati Uniti prendono sul serio i loro obblighi Nato.

Dopo la secessione della Crimea Mosca ha ammassato circa 40.000 truppe e altri mezzi militari lungo il confine orientale dell’Ucraina e, per quanto concerne disordini politici in corso in Ucraina , il presidente russo Vladimir Putin ha detto che si riserva il diritto di usare la forza militare per proteggere i russi etnici in altri paesi.
In quest’ottica Washington ha deciso nelle ultime settimane di rafforzare la propria presenza nella regione, inclusa l’aggiunta di velivoli F-16 in Polonia per le missioni di formazione e di rafforzamento di polizia aerea nei Paesi Baltici . Aerei di sorveglianza Nato sono stati dislocati anche in Polonia e Romania per monitorare gli eventi in Ucraina .

La scorsa settimana l’Alleanza atalntica ha anche annunciato ulteriori misure volte a rassicurare gli alleati, e si è concentrata principalmente su una intensificazione di azioni di polizia aerea sui paesi baltici e la distribuzione di più navi alleate nel Mar Baltico e nel Mediterraneo orientale.
All’inizio di aprile, un jet da combattimento russo Su- 24 ha fatto una dozzina di close -range , a bassa quota passa vicino al cacciatorpediniere della marina statunitense Donald Cook che si trovava nel Mar Nero proprio al confine delle acque internazionali. Azioni puramente dimostrative che il Pentagono ha subito bollato come “provocatorie”

In questi giorni Varsavia ha chiesto una più robusta presenza di forze militari Usa e Nato nel Paese con il ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski che ha chiesto la presenza nel suo paese di 10mila soldati.

A est torna la Guerra Fredda e l’amministrazione Obama è pronta a rilanciare la politica imperialista degli Usa.

Europee 2014: la calata degli euroscettici

Manca un mese o poco più alle prossime elezioni Europee ed in tutto il Vecchio continente spopolano i sondaggi per prevedere l’esito di questa consultazione. Ogni paese appare interessato a vedere quale partito vincerà nei propri confini ma è innegabile il dato che emerge incrociando tra loro i risultati che arrivano da ogni dove: il prossimo europarlamento ospiterà tanti euroscettici quanti non se ne erano mai visti, per rendersene conto basta dare un’occhiata al sito http://www.electio2014.eu/it/pollsandscenarios/polls che fornisce i dati di quasi tutti i paesi.
In particolare suscitano interesse i dati di Francia e Olanda dover Marine Le Pen e Geert Wilders guidano i sondaggi nei rispettivi paesi d’origine; i due hanno già formato una coalizione denominata “Alleanza per la Libertà europea” per condurre una campagna contro le attuali politiche imposte dall’Unione europea.
Alla coalizione partecipano anche i Democratici Svedesi, i fiamminghi del Vlaams Belang, gli slovacchi dello Slovenská Národná Stranala, la Lega Nord e il Partito della Libertà austriaco.Questo gruppo parlamentare si troverà su posizioni politiche simili a quelle dell’Ukip, fuori dalla coalizione ma comunque la principale forza di opposizione in questi anni. Tutti partiti che vengono dati in rapida ascesa e che hanno alla base del loro consenso proprio le critiche alle politiche economico-monetarie di Bruxelles.
Certo i numeri di Pse e Ppe, i due principali gruppi presenti a Strasburgo, permettono ai politici liberisti di continuare ad imporre le loro politiche ma a causa dei molti parlamentari euroscettici potrebbero avere qualche difficoltà ad attuare nuove misure di austerity, anche perché potrebbe esserci finalmente una maggiore informazione riguardo ciò che avviene tra Strasburgo e Bruxelles e che molti cittadini europei scoprono quando è ormai troppo tardi, ovvero nel momento in cui i parlamenti devono ratificare i provvedimenti perché “è l’Europa che ce lo chiede”.
L’eccezione, ancora una volta, rischia di essere l’Italia. Oggi Lega ed esponenti del centrodestra  tuonano contro l’Europa e l’Euro ma in questi anni i loro esponenti raramente hanno fatto mancare i loro voti nel momento di ratificare i provvedimenti della Ue.
Ci sono poi gli esponenti del Movimento 5 stelle che diventa ogni giorno più ambiguo in tema di Europa e che ha promesso battaglia su Fiscal compact e Mes, anche se il nostro Parlamento ha già ratificato questi provvedimenti e quindi i margini di manovra sono pressoché nulli.
L’unica certezza è che il prossimo Europarlamento sarà molto diverso dai precedenti ma non abbastanza per disegnare una nuova Europa, migliore di quella attuale tutta tasse lacrime e sangue.

Aviano e le ambiguità della sinistra pacifista

Ad Aviano, in Friuli, è presente una delle principali basi militari statunitensi in Italia, e di tutta l’Europa. Da qui sono partiti gli aerei che quindici anni fa andarono a bombardare la Serbia e qui sono custodite decine di testate nucleari made in Usa.
Negli ultimi tempi però, anche in virtù dell’ampliamento della base Dal Molin di Vicenza e dal nuovo riposizionamento delle truppe di Washington motivate da ragioni geopolitiche si fanno sempre più insistenti le voci di un ridimensionamento di questo presidio, anche se i primi a voler evitare ciò appaiono proprio i rappresentanti della sinistra pacifinta, sempre divisa tra girotondini anti imperialisti e senso di responsabilità e dovere verso il potente alleato d’Oltreoceano.
Salvo imprevisti infatti si terrà in questi giorni il vertice tra Debora Serracchini, astro nascente del Pd targato Renzi e presidente della Regione, ed il ministro degli Esteri Federica Mogherini per fare il punto della situazione per salvare, questa la motivazione ufficiale, l’occupazione italiana legata al presidio.
Tramite la sua giunta la giovane piddina ha riferito che se le ipotesi di un ridimensionato della base trovassero conferma “rappresenterebbero un nuovo scenario di preoccupazione per una provincia già toccata in maniera molto forte dalla crisi economica e dalla conseguente perdita di posti di lavoro, considerato che alla base di Aviano trovano occupazione circa 700 italiani”.
Per la verità tutto sembra per il momento poco più di un sussurro visto che uno studio della Rand Corporation, pensatoi made in Usa, che in merito ai previsti tagli della Difesa allo studio del Pentagono ipotizza due scenari opposti con la chiusura della base della pedemontana o un suo potenziamento, oltre alla esercitazione che vede impegnato uno squadrone di F16 in Polonia, Paese visto come un concorrente.
Contro l’eventualità di perdere la base, e i pochi posti di lavoro legati a questa, la giunta regionale e in particolare la presidente Serracchiani, si sono fatti carico di portare questa problematica all’attenzione del governo per reperire informazioni dirette e per segnalare la rilevanza della base per l’economia della provincia di Pordenone e della regione e per la ricaduta positiva della presenza degli italiani nella struttura militare.
Anche se ciò conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, lo strano atteggiamento del centrosinistra verso le forze armate statunitensi. In tutta Italia, purtroppo, sono presenti basi militari degli Usa ma in tutte queste il ritorno economico per i nostri concittadini è bassissimo, i militari Usa frequentano i locali gestiti dai loro connazionali e destinano poco o nulla del loro onorario alla nostra economia.
Sostenere la necessità di salvare base con la scusa di voler difendere pochi posti di lavoro rappresenta inoltra una indiretta conferma dell’incapacità di riuscire a creare nuovi posti di lavoro e far uscire l’Italia dalla crisi.
Se davvero la base di Aviano chiudesse, e gli Usa si riportassero a casa le loro bombe atomiche e le loro troppo d’occupazione sarebbe una grande notizia, ma non ditelo ai pacifinti militanti del Pd che non potrebbero più giocare a fare i loro girotondi mentre i vertici del loro partito eseguono con premura tutti gli ordini che arrivano da Washington.

Passione assassina di Irene Sabeni

Ci sono libri gialli che annoiano il lettore e lo costringono ad interrompere la lettura a metà, ce ne sono altri invece che lo tengono incollato al testo dalla prima all’ultima pagina.

Rientra sicuramente in questa seconda specie Passione assassina, libro d’esordio della giovane Irene Sabeni. Thriller psicologico dai toni forti, la storia narrata si articola su vari piani, c’è quello criminale, quello amoroso e quello dell’amicizia che si intrecciano tra loro e in più di una occasione spiazzano il lettore con una sequenza di colpi di scena degni dei migliori interpreti di questo genere.

Tutto ruota intorno alle figure di Guido, il criminale, e Daniele, il poliziotto, che cresciuti insieme e persisi di vista si ritrovano anni dopo su fronti opposti con tutto ciò che ne consegue, fino ad un finale che sembra arrivare troppo presto e che, come nella miglior tradizione gialla, risulterà inatteso.

Da sempre la narrativa gialla viene utilizzata dagli scrittori per parlare di altro rispetto alla storia, anche la Sabeni rispetta questo cliché e sceglie di affrontare un tema forte e sconveniente come quello della pedofilia e dello strano intreccio che questa malattia sembra avere con il clero, in modo che nel testo si sviluppino in modo quasi parallelo due storie in una.

La giovane autrice romana, nella sua opera, ha il merito di tratteggiare in modo completo e preciso il profilo psicologico di tutti i principali personaggio di questo libro senza mai banalizzare o minimizzare quei particolari che, a cose fatte, risulteranno decisivi per la storia.

Amore e psiche, eros e thanatos si intrecciano così in tutte le pagine dove non mancano angeli caduti e diavoli che si ravvedono in un susseguirsi di emozioni e colpi di scena che in più di una occasione porteranno il lettore a rivedere le convinzioni precedentemente acquisite, seguendo anche una sorta di miglioramento o peggioramento interiore dei personaggi.

Come anticipato sopra per l’autrice si tratta del mio libro e quindi in alcune occasione la scrittura è apparsa un po’ da ammorbidire da certe spigolature eccessive, in alcuni passaggio la trama appare un po’ forzata e troppo alla ricerca del colpo di scena. Tutti scogli che già nel prossimo libro potrebbero essere tranquillamente superati perché a differenza di molti la Sabeni ha capito come si dovrebbe scrivere un libro giallo.

Biennale 2014: la contaminazione delle arti

Illustrato a Roma, nella suggestiva cornice dell’Ara pacis, il programma della Biennale di Venezia per quanto concerne Danza, Musica e Teatro.

Mai come quest’anno la rassegna si preannuncia ricca di novità e artisti in un ambizioso tentativo di fondere tra loro queste tre arti e legarle con l’architettura, da sempre punto di forza della Biennale.

A fare gli onori di casa il presidente Paolo Baratta accompagnato nell’occasione da Alex Rigola, direttore del settore Danza, Ivan Fedele, direttore del settore Musica, e Virgilio Sieni, direttore del settore Danza.

Come anticipato poco sopra, molto inteso il programma che coinvolgerà praticamente tutta la città lagunare da giugno a ottobre visto che molti degli eventi in programma si svolgeranno in spazi insoliti ed innovativi. Da segnalare all’interno della rassegna anche lo spazio Mondo Italia pensato per mettere in mostra le eccellenze del nostro paese.

Tra il 19 ed il 29 giugno si terrà il IX Festival Internazionale di Danza contemporanea che vedrà all’opera 30 artisti provenienti da tutto il mondo e che proporrà oltre 40 spettacoli di cui ben 28 in prima mondiale.

Per quanto attiene invece al Teatro quest’anno tutto ruoterà intorno alla Biennale college, il progetto dell’associazione rivolto specificatamente alla formazione di giovani artisti e si volgerà dal 30 luglio al 10 agosto, con un programma articolato in 8 workshop, momento di confronto tra maestri e giovani artisti, e 6 residenze , destinate al lavoro di giovani compagnie su nuovi progetti.

Infine la musica, con il 58° Festival Internazionale di Musica contemporanea che avrà una anteprima tra il 20 e il 21 settembre quindi si volgerà dal 3 al 12 ottobre. Questa rassegna, per volere del suo direttore, guarderà molto a musiche e culture lontane nel tempo e nello spazio con una menzione particolare che sembra meritare l’Orquestra sinfonica de Euskadi sospesa tra tradizione basca e modernità.

Condannata banca per aver fatto investimenti troppo prudenti

Le banche devono rischiare i soldi dei clienti, lo ha stabilito la Cassazione.

La I sezione della Cassazione civile, con la sentenza numero 4393, ha infatti stabilito che per quanto concerne la gestione dei rapporti mobiliari di un cliente l’istituto di credito deve sempre operare, anche in modo rischioso, per garantire al cliente il maggior profitto possibile. In virtù di ciò la Banca popolare di Verona e Novara dovrà risarcire un cliente il cui denaro non è stato investito nel più fruttuoso dei modi, poiché l’istituto, secondo i giudici, ha tenuto una condotta eccessivamente prudente optando per soluzioni a basso rischio che hanno comportato delle entrate minori rispetto a quello precedenti.

 

La vicenda

La storia è iniziata più di 20 anni fa ma, come da italica consuetudine, ha avuto fine solamente oggi dopo un lungo iter giudiziario.

Il Tribunale di Verona in I grado aveva già condannato l’istituto di credito al risarcimento del danno per la “negligente gestione” del patrimonio mobiliare del cliente. Secondo le toghe la banca

aveva tenuto un comportamento colposo, poiché, ispirandosi ad un criterio di prudenza, aveva ridotto la quota azionaria dell’investimento richiesto dall’investitore e così facendo aveva determinato un guadagno inferiore rispetto a quella realizzabile.

Successivamente la Corte d’Appello aveva riformato la sentenza negando la sussistenza della responsabilità della banca, anche perché nel triennio 1990-93 l’istituto aveva garantito al suo cliente un guadagno superiore, di circa il 2%, rispetto a quanto realizzabile con fondi azionari, bilanciati e comuni.

L’investitore però aveva presentato ricorso sostenendo che non dovesse essere preso in esame tutto il triennio ma solo ed esclusivamente il periodo, ovvero il quarto trimestre 1993, per il quale lui aveva fatto causa all’istituto. Motivazione ora accolta dagli ermellini che hanno stabilito che i rendiconti periodici inviati dal gestore di portafogli ai propri clienti non costituiscono un mero riepilogo di dati storici e contabili, bensì dei veri e propri rendiconti di gestione.

 

Le motivazioni

I giudici hanno motivato la decisione in quanto l’istituto di credito deve, in ogni caso, operare per tutelare al meglio gli interessi del singolo cliente per un obbligo di diligenza che deve durare per tutta la validità del contratto sottoscritto. A nulla è valso il fatto che la banca abbia tenuto una condotta ottimale nel restante periodo, permettendo al privato di ottenere un guadagno consistente per un lasso di tempo molto più ampio. Secondo i giudici la banca avrebbe dovuto adoperarsi allo stesso modo per tutta la durata del contratto, il guadagno di cui ha beneficiato il cliente in un momento pregresso non può pertanto essere posto in compensazione con i minori introiti del periodo successivo.

La Cassazione ha quindi stabilito che il cliente ha il diritto di pretendere in qualsiasi momento che la banca, nella sua qualità di gestore del portafogli di investimento, gli garantisca il miglior rendimento possibile, anche se ciò significa effettuare operazioni azzardate e rischiose.

 

(Articolo pubblicato sul quotidiano La Notizia del 09/04/2014)

Nordic Film Fest 2014

Presentata a Roma la III edizione del Nordic Film Fest che si svolgerà nella Capitale, nella cornice della Casa del cinema, dal 9 al 13 aprile. La manifestazione, più lunga di un giorno rispetto al passato, come da consuetudine nasce con l’intento di promuovere e diffondere la cinematografia delle 5 nazioni nordiche con il supporto delle 4 ambasciate presenti in Italia ed il supporto del Circolo Scandinavo di Roma, una vera e propria istituzione presente nella capitale da oltre 150 anni.

Tre le tematiche principali scelte per questa edizione: l’Avventura, anche per ricordare il centenario della nascita dell’esploratore norvegese Thor Heyerdahl ricordato con il film d’apertura Kon-Tiki, l’Amore e la Memoria. Grande novità rispetto al passato la sezione “Film per l’infanzia”.

Un po’ di numeri, la kermesse di quest’anno offrirà al pubblico 18, film, 7 documentari, 7 corti e 16 filmati visual/video art.

Per quanto riguarda gli ospiti più attesi da menzionare il regista norvegese Mikkel Brænne Sandemose, il regista finlandese Simo Halinen e l’attrice svedese Lia Boysen, già vista dal pubblico italiano nella pellicola “Racconti da Stoccolma”.

Per quanto riguarda le pellicole degne di speciale menzione appaiono il film finlandese “21 modi per rovinare un matrimonio”, l’attesissimo film svedese “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” tratto dal best seller mondiale di Jonas Jonasson e che in patria ha ottenuto un vero e proprio trionfo al botteghino ed il già citato “Kon-Tiki” sulla spedizione guidata dall’esploratore Thor Heyerdahl che attraversò il Pacifico su una zattera di balsa nel 1947 al fine di dimostrare che gli abitanti dell’America indio-latina avrebbero potuto raggiungere la Polinesia già in età precolombiana.

Le due cose più interessanti sembrano però arrivare dalla piccola Islanda, il paese al mondo con la più alta percentuale di frequentatori di sale cinematografiche. Realizzato nel 1985 arriva ora in Italia “The ring road” di Fridrik Thor Fridriksson. Qui una camera fissa è fissata sul cruscotto di una macchina che percorre l’unica autostrada dell’isola e che la circonda interamente. Particolare la tecnica con un fotogramma scattato ogni 10 metri ovvero a quella che è la velocità del suono.

Pensato per i più piccoli è invece il primo cartone animato islandese intitolato Thor – Legends of Valhalla, che sembra quasi un modo per riappropriarsi di un simbolo e mito della mitologia nordica ormai arruolato dal cinema di Hollywood.

 

Nordic Film Fest 2014 Roma – Casa del Cinema – Villa Borghese da mercoledì 9 a domenica 14 aprile.

La spending review ferma pure le ambulanze

I costanti tagli fatti ai danni dello Stato sociale continuano a infierire sulla sanità andando a colpire anche chi, facendo fronte a difficoltà e sacrifici, offre un servizio volontario per permettere a tutti di essere assisiti in modo adeguato.

In Italia infatti scarseggiano perfino le ambulanze, oltre ai medici e agli infermieri, tanto che il 70% del soccorso sanitario viene gestito e garantito dall’Anpas, l’associazione nazionale pubbliche assistenze, che gestisce oltre 1200 punti di intervento, e dalla Confederazione delle Misericordie d’Italia, che dispone di circa 700 sezioni locali. A breve però, anche a causa dei nuovi vincoli posti dalle istituzioni nazionali, dagli enti locali e dalle concessionaria pubbliche e private, questi due enti no profit potrebbero non poter più garantire il servizio fin qui fornito e garantito.

 

Telepass addio

Le due associazioni per il momento continueranno, non senza difficoltà oggettive, a prestare il loro operato ma in un futuro non troppo lontano potrebbero essere costrette ad alzare bandiera bianca. L’ultimo allarme lanciato è quello relativo alla scadenza della convenzione con Autostrade per l’Italia per il rilascio dei telepass gratuiti per le ambulanze; alle Misericordie questa agevolazione è già scaduta, anche se l’ente ha ottenuto una proroga fino al 15 aprile, mentre all’Anpas verrà tolta il prossimo 24 maggio e non sembrano esserci possibilità di un rinnovo o di una proroga. I vertici dell’associazione hanno denunciato che l’unica proposta ricevuta è stata quella di una “formula a rimborso dietro presentazione di giustificativi” ma, come fa notare il presidente Roberto Trucchi, ciò significherebbe, anche in condizioni di assoluta emergenza, il doversi fermare ogni volta al casello e perdere tempo prezioso per compilare vari fogli, ed il tutto in attesa di rimborsi che arriverebbero con tempi molto lunghi.

La revisione di spesa che ha portato alla chiusura di molti presidi ospedalieri ha inoltre fatto aumentare le distanze tra utenti e ospedali, rendendo quindi più frequente l’utilizzo delle autostrade non solo per velocizzare il servizio ma anche solo per fornirlo.

Quello del telepass è però solo la punta dell’iceberg visto che a minacciare questo servizio ci sono anche il rinnovo degli accordi con gli enti locali sull’affidamento dei servizi sanitari e sociali, la portata delle ambulanze, la definizione dei veicoli speciali, l’introduzione della patente di servizio per gli autisti soccorritori e il trasporto dei familiari su mezzi di soccorso.

 

Patenti non più idonee

A causa di motivi burocratici molti volontari potrebbero essere costretti a fare un passo indietro oppure spendere soldi e prendere una nuova patente. Le leggi attuali infatti prevedono l’obbligo per chi guida mezzi oltre le 3.100 tonnellate di essere in possesso della patente di tipo C. Sebbene le ambulanze siano al di sotto di tale soglia, va tenuto presente che con tutta l’attrezzatura da tenere obbligatoriamente a bordo rimanere nei limiti previsti dalla legge è diventato quasi impossibile.

Un problema questo che evidenzia le differenze sostanziali tra la Croce rossa e queste associazioni; gli autisti della Cri sono dotati di una speciale patente di servizio, mentre i volontari utilizzano le loro personali. La grande differenza rispetto alla Croce rossa è data però anche dalla diversa immatricolazione dei veicoli. Quelle della Cri hanno una targa speciale, mentre quelli di Anpas e Misericordie, essendo veicoli non pubblici, devono essere destinati appunto ad uso privato, e di conseguenza per svolgere il loro servizio potrebbero necessitare di una licenza comunale o arrivare ad essere mezzi a noleggio con conducente.

 

In attesa di risposte

Tutte questioni già discusse quattro mesi fa anche con il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi che da parte sua si era impegnato ad affrontarli rapidamente, a partire dalla questione del telepass, ma che ancora non ha sortito effetti. Proprio per questo le due associazioni questa mattina saranno in Piazza Montecitorio, e nei pressi dei caselli autostradali, per tornare a sollecitare un tempestivo intervento del governo e del Parlamento.

(articolo pubblicato sul quotidiano La Notizia anno II numero 66)

Armi: il made in Italy che non conosce crisi

Quello delle armi si conferma uno dei settori trainanti dell’export italiano, tanto che lo scorso anno sono arrivati nel nostro paese oltre 316 milioni di euro, poco più del 2012, ma con aumenti significativi per ciò che concerne le vendite ai paesi della regione mediorientale, con un aumento di quasi il 25%, e a quelli africani, qui il giro d’affari è cresciuto del 36%; proprio queste due regioni hanno permesso alla principale industria tricolore del settore di limitare le perdite derivanti dal crollo delle esportazioni verso i paesi asiatici, con una contrazione del 58%, e di quei paesi europei non ancora inseriti nella Ue, su tutti la Turchia dove gli acquisti bellici sono calati del 25%. Nonostante ciò però Ankara, insieme agli Usa ed all’Inghilterra rimane tra i principali importatori di armi italiane.

Da segnalare che a giovare di maggiori importazioni belliche sono stati paesi come l’Egitto, impegnato in una cruenta guerra civile, ed il Libano che, sottoposto ad embargo in materia, non potrebbe acquistarne e che invece anche lo scorso anno, senza trovare evidentemente ostacoli, solo dal nostro paese ha potuto far arrivare armi e munizioni per due milioni di euro. In riferimento al paese nord africano il fatto è ancora più sorprendente se si considera che dallo scorso agosto, in seguito alle proteste di varie associazioni, l’ex ministro degli Esteri Emma Bonino ha deciso di bloccare le esportazioni di armi verso Il Cairo. Secondo i dati forniti dall’Istat in circa sette mesi il commercio di armi e munizioni con l’Egitto ha fruttato comunque oltre 4 milioni di euro.

Gli Usa sono sempre i primi acquirenti di armi made in Italy, lo scorso anno hanno comprato mezzi e munizioni per oltre 130 milioni di euro, ciò nonostante dopo la strage nella scuola di Newtown siano entrate in vigore oltre 100 nuove leggi restrittive sul possesso di armi.
Come anticipato sopra, un vero e proprio crollo si è registrato nelle esportazioni belliche verso l’India, tra le cause ipotizzabili il lungo tira e molla con le autorità locali per via della vicenda legata alla detenzione dei due marò. Se Nuova Delhi nel 2012 aveva importato armi nostrane per oltre 10 milioni di euro lo scorso anno sono stati fatto acquisti, munizioni comprese, per appena 600mila euro, anche se nonostante gli attriti tra i due paesi vedrà comunque il principale gruppo italiano impegnato nella nuova gara per la fornitura di fucili d’assalto all’esercito indiano.
Quello delle armi rimane un settore in cui l’export non conosce crisi.